Stefano Raffaele e l’amore alla fine del mondo

Stefano Raffaele e l’amore alla fine del mondo
All'interno dello Spazio Nudo troviamo in questa occasione Stefano Raffaele e le sue donne, che Stefania Vian spoglia da capo a piedi per scoprire cosa sia per lui la sensualità e l'amore e come si manifestino.

Rimasi colpita dai disegni erotici di , per la precisione uno, nel quale si vedono le mutandine abbassate lungo le gambe di una donna sui tacchi a spillo: una scena che evoca un sacco di cose. Raffaele riesce con i suoi disegni a raccontare una scena che non c’è ma che potrebbe esserci stata o diventare altro e questo ti tiene incollata lì a guardare una situazione particolare e a immaginarne già un’altra. Ho cercato di spogliare Stefano per capire cosa c’era sotto la sua pelle di fumettista metropolitano di fama internazionale e ho scoperto un uomo dalle radici forti e dalla sensibilità vibrante che riesce ad essere un romantico apocalittico, in grado di ridisegnare l’universo mentre il mondo sta implodendo.

Ciao Stefano, benvenuto nello Spazio Bianco, dentro lo Spazio Nudo.
Ciao Stefania! Grazie per avermi accolto in questo spazio bellissimo e intrigante.

Eccomi pronta a dedicarti tutta la mia attenzione e spogliarti un pezzo alla volta, dal basso verso l’alto. Per conoscerti nel profondo cominciamo dalle scarpe che rappresentano le radici: tu e il tuo alter ego che scarpe usate, ginniche o di cuoio? Con i lacci o senza? (Attento a come rispondi perché dal tipo di scarpe si capiscono un sacco di cose).
Generalmente parlando preferisco indossare scarpe di cuoio, classiche, con stringhe. Ma non disdegno anche quelle senza, purché non siano mocassini, che detesto (mi fanno un po’ lo stesso effetto delle ballerine ai piedi delle donne: si salvi chi può!). Le scarpe da ginnastica le indosso solo durante l’attività sportiva, mai al di fuori.

Tralasciando i calzini, mi piacerebbe sapere che rapporto hai con i tuoi piedi, se ti piace camminare scalzo e se ti piace disegnarli.
Ho un ottimo rapporto con i miei piedi e non ho nessun problema a mostrarli. Capisco poco chi si vergogna di stare a piedi nudi. Camminare scalzi è bellissimo, liberatorio, e lo faccio anche in inverno. Aborro calze pesanti e pantofole.

I supereroi hanno dei piedi speciali o sono speciali le divise che indossano?
Supereroi… non saprei! Credo che tutti i piedi siano speciali!

Immaginandoti in un travestimento trasgressivo, le indosseresti un paio di scarpe rosse con il tacco a spillo?
Secondo me nessun travestimento può essere trasgressivo. Al massimo, solo divertente. Scarpe rosse con tacco a spillo mai. Troppo volgari. Decisamente meglio nere, e senza plateau.

Quando disegni donne con le mutandine abbassate, spesso sono in punta di piedi o con delle scarpe con il tacco alto: sei un feticista o un cultore dei particolari?
No, non sono un feticista, ma trovo che l’erotismo sia nascosto nei dettagli, nei modi di fare, di muoversi, di guardare. Per me non esiste un solo concetto di bellezza. E sicuramente non quello standard attuale che vuole che tutte le donne siano manichini di plastica sempre troppo sottili. Proprio per questo disegno donne sempre diverse.

Come sono nate queste serie di donne eroticissime? Stanco di disegnare maschioni? Ci farai un Art Book?
È nato tutto da un mio desiderio di uscire un po’ da quello che mi si richiede nel fumetto commerciale. Quando disegno le mie donne posso lavorare sulla sintesi e soprattutto posso disegnare senza stare a preoccuparmi di vendere o non vendere. Rappresentano la mia libertà. In molti sensi. Riguardo all’Art Book, devo ammettere di non averci ancora mai pensato, ma forse dovrei!

Tu sei più maschio da mutanda, boxer attillato o altro?
Rigorosamente slip neri. I boxer li ho sempre trovati abbastanza ridicoli.

Ora che ti ho messo in mutande, parlami un po’ della tua carriera: debutti nel 1994 con Lazarus Ledd, poi mi scappi negli stati uniti a disegnare super eroi muscolosi e imbattibili e diventi un grande disegnatore.  Nel 2010 hai vinto il premio Boscarato al Treviso Comic Book Festival come miglior disegnatore con “Fragile” (SaldaPress). Lavori con il mercato francese e pure con la Cina per un futuro progetto ancora top-secret. Sei insomma un disegnatore internazionale. Ti senti appagato in questo mondo di nuvole e balloon?
Amo raccontare storie, moltissimo. Appagato… direi di sì, ma mai soddisfatto. Cerco sempre nuove strade, nuovi modi per esprimermi. Ho cambiato stile tantissime volte, negli anni, e so che lo farò ancora. Mi piace sperimentare e non mi piace restare troppo fermo sulle stesse cose. Recentemente ho realizzato un paio di cortometraggi, ed è una strada che voglio continuare a percorrere, insieme a tantissime altre idee che ogni giorno mi vengono fuori.

La cura che hai del dettaglio mi fa pensare di te a un cecchino del fumetto pronto a colpire nel segno chi ti guarda e chi ti segue ma anche chi ti vede solo di passaggio. Qual è il tuo bersaglio?
Il mio inconscio, credo. Fare arte è fare autoanalisi. Sto iniziando a stancarmi del dettaglio, adesso sento di voler virare anche verso direzioni diverse. Magari tenere il fucile da cecchino sulle spalle, e alternarlo al corpo a corpo.

Disegni spesso immagini apocalittiche, catastrofi terrestri e distruzioni, è una richiesta del mercato americano o fa parte del tuo essere profondo e sensibile all’essere umano, pronto a distruggerlo per poi salvarlo?
Ahahah, fa anche parte di me, sì. Adoro disegnare catastrofi e mondi post-apocalittici. Mi piace raccontare la disperazione, le emozioni forti come l’amore, l’orrore, la rinascita, il riscatto. Ecco, quello che pochi sanno è che tra tutti i generi, in cima alla lista delle mie preferenze ci sono le storie d’amore.

Uh, le storie d’amore…. Se dovessi raccontarci qui la trama, come si svolgerebbe e in che contesto la faresti vivere?
Così, su due piedi, non saprei. Vediamo… La immaginerei in un Paese caldo. L’oceano vicino. Una passione autentica, impossibile da negare, vissuta velocemente e altrettanto velocemente interrotta, che poi resta nel tempo, distruggendo tutto sul suo cammino. Con i protagonisti che ne escono profondamente cambiati. Migliori. Ma non più insieme.
Ecco, una cosa così. Più o meno.

Ti piacciono le storie d’amore con il lieto fine o con il finale drammatico?
Tutte le storie d’amore finiscono e il finale non è mai bello. Come potrebbe? Dove ci sono stati amore e passione autentici, non riesco ad immaginare una fine con stretta di mano, ringraziamenti e sorrisi. Dopo qualche tempo, magari, sì.
Troppo spesso quello che viene scambiato per amore eterno tra due persone altro non è che un accordo eterno. Uno scambio di benefit. Un calcolo. Spesso inconscio, ma pur sempre un calcolo.
Detto questo, anche se parrà un controsenso: nell’amore eterno continuo a crederci! Continuerò a sbagliarmi, e ancora continuerò a crederci! Non è una cosa, in fondo, molto romantica?

Alla fine di questa intervista, ho l’immagine di un uomo con le scarpe di cuoio con i lacci mentre bacia una donna scalza che alza il piede destro come simbolo di piacere, mentre il mondo sta per esplodere: ecco questo per me sei tu in tutta la tua intensità.
Ahahah! Mi piace molto, come immagine!

Grazie a Stefano Raffaele per avermi concesso di poter entrare nei meandri della sua persona e della sua arte per poter sfogliare e spogliare entrambi dall’interno verso l’esterno e guardare il tutto da una prospettiva a volo d’uccello la complessità  di chi riesce ad essere se stesso continuando a ricercare nuove identità di segno e di trame che lo stupiscono e che ci stupiscono.

Intervista rilasciata via mail a dicembre 2019/gennaio 2020.

Galleria

Biografia di Stefano Raffaele

Stefano Raffaele fa il suo debutto nel mondo del fumetto nel 1994, sul numero 4 di Lazarus Ledd, di cui diviene successivamente copertinista. Nel 1995, dopo la miniserie Il Potere e La Gloria, per la Liberty di Ade Capone, parte per gli Stati Uniti dove lavora su numerose altre serie, quali Eternal Warrior, X-O Manowar, New Gods, Birds of Prey, Batman, X-Men, X-Factor, Conan il Barbaro. Nel 2001 disegna Arkhain, una miniserie pubblicata da Marvel Italia. Nel 2002 realizza per la Dark Horse la miniserie The Blackburne Covenant e il primo numero di Hellboy: Weird Tales. Nel 2004 è la volta della miniserie Hawkeye per la Marvel. È anche l’autore della serie horror Fragile sulla rivista Métal Hurlant. Dal 2007 lavora con Christophe Bec sulle serie Pandemonium (2007), Sarah (2008), Under (2010), Prométhée (2011), Deepwater Prison (2014), Sanctuaire: Genesis (2015), Olympus Mons (2016) e Spider (2019) co-scritto da Giles Daoust. Ad ottobre 2017, per la Marvel Comics, partecipa al crossover Generations con il one-shot Generations: Hawkeye & Hawkeye 1, scritto da Kelly Thompson. Ad ottobre 2018, sempre per la Marvel Comics, disegna il numero 1 di Marvel Zombie, per il reboot della collana, scritto da W. Maxwell Prince. Per la DC Comics partecipa alla graphic novel Suicide Squad: Hell to Pay, stampata a febbraio 2019, scritta da Jeff Parker. Il suo sito è www.stefanoraffaele.com.

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su