Sotto il segno dello Scirocco

Sotto il segno dello Scirocco
Nel suo ultimo volume edito da Bao Publishing, Giulio Macaione racconta, viaggiando da nord a sud Italia, gioie e dolori di una famiglia atipica, inquieta e piena d’amore.

Scirocco_coverIl vento è un’entità mutevole e capricciosa. Può essere una brezza gentile, simile a un tocco delicato, o una raffica violenta e spropositata come un uragano. A seconda dell’occasione si trasforma in un simbolo di libertà, ansia, ispirazione o malessere; può manifestarsi come energia che prelude a un cambiamento o furia cieca che distrugge ogni cosa al suo passaggio. Forse non è un caso se è l’elemento che associamo di più alla vita, allo spirito infuso con un soffio nella materia pulsante dell’esistenza. Urliamo affamati d’aria quando veniamo al mondo e lo lasciamo esalando quell’ultimo respiro che all’improvviso diventa fondamentale, dopo una vita passata a respirare in modo inconsapevole e continuo.

Non stupisce quindi che Scirocco di sia un racconto di vita, anzi di tante vite intrecciate in maniera indissolubile, tra legami di sangue e affetto. Al cuore della storia ci sono tre vite: tre generazioni a confronto che si ritrovano di fronte a un evento inaspettato e spaventoso; tre membri di una famiglia che, nonostante tutto, riescono a non perdere la speranza.

Elsa, la più anziana, in effetti potrebbe essere definita “una sciroccata”: fin dalla sua infanzia trascorsa in Sicilia ha sempre avuto un comportamento stravagante e imprevedibile, soprattutto per gli abitanti del paese arroccato sulle montagne dov’è nata. Un posto troppo piccolo e soffocante per lei, che a un certo punto se n’è andata al Nord con l’uomo che amava e ha seguito il suo sogno di dedicarsi alla scultura. Bizzarra, irrequieta e appassionata, Elsa è l’incarnazione del vento che non solo porta lo scompiglio nella sua terra d’origine con raffiche poderose e improvvise, ma che contribuisce pure al fenomeno dell’acqua alta a Venezia, la città dove si è trasferita.

Anche il caffè gestito da Gianni, il figlio di Elsa, porta il nome di quel vento. Affettuoso e profondamente legato alla figlia adolescente, l’uomo è molto diverso da sua madre: serio e coscienzioso, a tratti pure troppo, è l’elemento più quieto della famiglia. Padre single e gay, ha riversato tutto il suo amore nell’essere genitore e forse non ne ha lasciato abbastanza per aprire il suo cuore al resto del mondo.

Mia invece è più simile alla nonna, pur giovanissima ha già una passione che funge da bussola della sua vita: quella della danza, che le richiede molto impegno e altrettanto sacrificio. Quando le si presenta la possibilità di entrare all’Accademia de La Scala, seppur elettrizzata, ha paura di quel salto nel vuoto che la costringerebbe a trasferirsi lontano dai suoi cari. Come una ballerina, Mia danza su quell’equilibrio tra entusiasmo e sconforto, gioia e dolore, concretezza e voglia di seguire i propri sogni che è tipico della sua età. Le parole di Thomas Mann in Morte a Venezia sembrano adatte per descrivere questo sentimento ambivalente: “Più egli andava più si sentiva depresso per la nocività dello scirocco, uno stato combinato di supereccitazione e di abbattimento, una specie di angoscia uscita dai suoi pori”.

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A scombinare l’esistenza dell’insolito terzetto è una brutta notizia che arriva a tradimento, rompendo la quiete prima della tempesta. Com’è sua natura, Elsa non ci sta a pensare troppo su e, seguendo un antico richiamo, parte conducendo il lettore in uno dei due luoghi dove si svolge il racconto: San Mauro Castelverde, il suo paese natale. A porre l’accento sulla netta linea di demarcazione che separa nord e sud è la scelta dei colori. Avendo una certa familiarità con i lavori precedenti dell’autore, è facile notare come questo sia un suo marchio di fabbrica: anche in storie come Basilicò o Stella di mare – che con Scirocco condividono l’ambientazione siciliana – Macaione ricorre a particolari bicromie per enfatizzare le atmosfere di determinati posti o indicare sbalzi temporali nella narrazione. Perciò, se le tavole ambientate a Venezia si distinguono per il blu che ben si sposa con la città che sorge dalle acque (si può notare un cambio nella sfumatura, più avanti), gli scorci siciliani risplendono di un giallo ocra scuro e allo stesso tempo abbagliante; una tonalità particolare che restituisce l’eco della bellezza nobile e un po’ selvatica di quella terra.

A proposito di scorci, se ne possono ammirare diversi: l’autore gioca spesso con le inquadrature per ricreare vedute dall’alto, panoramiche, sbirciate nei vicoli o vedute sulle piazze, con una certa dovizia di particolari si architettonici sia naturalistici. L’effetto è quello di città che sembrano vive anche quando sono deserte ed è come osservare delle cartoline di luoghi ben radicati nell’animo di chi li ha disegnati.

Scirocco_2Se Scirocco si caratterizza per il salto geografico, è quasi sorprendente non trovare i salti temporali che il lettore inizialmente potrebbe aspettarsi. Il tempo della narrazione non si rivolge al passato che, sebbene evocato, è solo accennato nei racconti dei protagonisti: è tutto incentrato sul presente e teso al futuro, come il costante scorrere delle giornate. Anche se ogni tanto ci si lascia andare al flusso dei ricordi, la vita è sempre qui e ora; possiamo solo cercare di vivere il presente al meglio che possiamo e aggrapparci alle nostre speranze per il futuro per non annegare nei momenti più difficili. A tal proposito, pur non risparmiandosi momenti drammatici, Scirocco è un fumetto dal quale traspare un certo ottimismo realista: non indora la pillola e non si lascia andare alla tristezza; semplicemente descrive gli alti e bassi della vita con i suoi personaggi amorevoli, imperfetti, irragionevoli, determinati, spaventati e molto umani. Coerentemente, i dialoghi sono realistici e scorrevoli, nel pieno stile dell’autore che predilige il genere dello slice of life.

A voler trovare il pelo nell’uovo, i personaggi secondari sono – anche per ovvie ragioni di spazio – meno sfaccettati dei protagonisti e più polarizzati su due estremi, che in questa storia priva di buoni e cattivi sono “simpatico” e “antipatico”; tuttavia, svolgono bene il loro ruolo di contorno senza grossi problemi. Lo stesso Gianni, che comunque ha una bella evoluzione personale, finisce messo in secondo piano rispetto a Elsa e Mia che sono un po’ le protagoniste privilegiate in questa narrazione corale. Beninteso, i tratti salienti del personaggio ci sono tutti, ma proprio perché è interessante e non banale sarebbe stato bello dedicargli un momento in più. D’altro canto, può essere una scelta azzeccata per una persona che ha paura a lasciarsi andare e si rivela poco agli altri.

In alcune interviste rilasciate per l’uscita del volume, ha raccontato come l’ispirazione per la storia sia nata dal suo vissuto e di come scriverla l’abbia aiutato a metabolizzare, almeno in parte, un episodio doloroso del suo passato. Personalmente, trovo che gran parte del suo talento risieda proprio in questo: la capacità di attingere a qualcosa dentro di sé, trasformandolo in storie coinvolgenti, empatiche e dalla bellezza suggestiva, nelle quali è quasi impossibile non riconoscersi e trovare, inaspettatamente, un pezzetto di noi stessi.

Abbiamo parlato di:
Scirocco

Bao Publishing, maggio 2021
208 pagine, cartonato, bicromia – 20,00 €
ISBN: 978883273486

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