{"id":94,"date":"2016-04-15T18:33:44","date_gmt":"2016-04-15T16:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/?p=94"},"modified":"2016-04-15T18:34:40","modified_gmt":"2016-04-15T16:34:40","slug":"hermann","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/hermann\/","title":{"rendered":"Hermann: un disegnatore chiamato cavallo"},"content":{"rendered":"
All\u2019epoca in cui mi sono imbattuto nella tavola qui di seguito, \u00a0realizzata per la serie \u201cComanche\u201d da Hermann<\/strong> – disegnatore belga premiato all’ultimo Festival di Angouleme<\/strong> con il prestigioso <\/a>riconoscimento<\/a> alla carriera<\/a> – la cosa che mi ha colpito \u00e8 il particolare punto di vista\u00a0della vignetta<\/strong> pi\u00f9 grande\u00a0attorno a cui \u00e8 stata costruita l\u2019impalcatura grafica della tavola. La testa del cowboy di spalle in primo piano \u00e8 tagliata\u00a0fuori dall\u2019inquadratura: in effetti, qui pi\u00f9 che i volti dei personaggi contano le battute<\/strong>\u00a0tra di loro. Ma se il racconto va in una certa direzione, l\u2019inquadratura mette al centro della rappresentazione anche un altro elemento: il cavallo<\/strong>.<\/p>\n Il quadrupede occupa il centro della vignetta<\/strong>: la taglia esattamente in due, ponendosi in coincidenza con l\u2019asse verticale mediano della composizione<\/strong>. E\u2019 impossibile non soffermarsi almeno per un momento sull\u2019animale.<\/p>\n S\u00ec il centro di questa vignetta \u00e8 il culo di un cavallo. E non \u00e8 messo l\u00ec per caso. Il cavallo identifica immediatamente il mondo e l\u2019immaginario<\/strong> che la storia mette in scena: il classico west. Ma, in aggiunta, definisce la cifra stilistica peculiare del racconto: \u00e8 un western \u201crivisitato\u201d, un classico ri-visto<\/strong> da una prospettiva originale<\/strong>.<\/p>\n Cos\u00ec come per il taglio dell\u2019inquadratura, anche lo stile espressivo<\/strong> di Hermann Huppen rappresenta (per l\u2019epoca in cui la storia \u00e8 stata pubblicata, 1977) un marcare le distanze dal classico. Si tratta di una fitta costruzione di segni, ombre, panneggi, una figurazione \u201csporca\u201d e densa, contrapposta alla canonica e essenziale linea chiara del fumetto francese<\/strong>. Uno stile, se vogliamo, molto vicino alla cifra revisionista<\/strong> che gi\u00e0 da qualche tempo si era affermata nel cinema western (da Sam Peckinpah a Sergio Leone).<\/p>\n Ed \u00e8 un culo di cavallo disegnato benissimo<\/strong>. Cosa che non \u00e8 affatto scontata, a pensarci bene.<\/p>\n ” A me stanno antipatici. Molti invece sono dei veri e propri esperti nel disegno del cavallo, che \u00e8 uno dei soggetti pi\u00f9 difficili: ci vuole niente per alterarne le proporzioni.\u201d <\/span><\/p><\/blockquote>\n Cos\u00ec raccontava il maestro Magnus<\/strong>, al secolo Roberto Raviola, alle prese con i disegni de \u201cLa valle del terrore\u201d, il suo ormai leggendario Texone<\/strong>. E sentiva tanto il problema \u201cquadrupedi\u201d, che alla fine si risolse ad affidare il disegno dei tanti odiati cavalli all\u2019amico e collega Giovanni Romanini<\/strong>.<\/p>\n Una certa equinofobia serpeggia tra molti cartoonist anche bravi. Il cavallo<\/strong>\u00a0\u00e8 animale tanto maestoso quanto complesso<\/strong> da rappresentare in termini di anatomia<\/strong> (le fasce muscolari, etc.), proporzione<\/strong>, armonia<\/strong>. E poi c\u2019\u00e8 la sfida consistente della resa fluida del movimento<\/strong> che propone diverse modalit\u00e0: passo, galoppo, salto, etc.<\/p>\n Questo per dire che non tutti i grandi disegnatori sanno rappresentare bene un cavallo ma disegnare bene cavalli \u00e8 una prova da grande autore.<\/strong> Persino in una posa statica, come quella scelta da Hermann.\u00a0 Sono cinquanta e passa anni che Hermann disegna cavalli e disegna fumetti.<\/strong> Non vi dir\u00f2 che questo anziano signore, con la stessa faccia segnata ormai dei suoi personaggi western pi\u00f9 riusciti, si \u00e8 meritato il premio ad Angouleme solo per via dei suoi spettacolari\u00a0quadrupedi. Ma certo i suoi cavalli<\/strong> sono un convincente esempio fumettistico di come si possa restituire su carta, con una matita, la dignit\u00e0 del reale<\/strong>.<\/p>\n Quando ho scritto il post non avevo ancora visto l’omaggio grafico<\/strong> che un altro grande disegnatore d’oltralpe, Francois Boucq<\/strong>, ha voluto rivolgere ad Hermann, all’indomani del premio ad Angouleme. Eccolo qui di seguito, divertente, ironico e ovviamente… a\u00a0“cavallo”!<\/strong><\/p>\n
<\/a><\/p>\nIl culo del cavallo (secondo Hermann)<\/h2>\n
<\/a><\/p>\nEquinofobia, equinomania<\/span><\/h2>\n
<\/a>
\n<\/span>All\u2019epoca in cui Hermann realizzava questa vignetta lavorava nel mondo del fumetto da 13 anni. Ne aveva gi\u00e0 disegnati tanti di cavalli per \u201cComanche\u201d , per \u201cJeremiah\u201d e tanti altri ne avrebbe disegnati, nelle pose e nei frangenti pi\u00f9 diversi, per \u201cLes Tours de Bois-Maury\u201d e persino per \u201cBernard Prince\u201d.<\/p>\nPost-illa<\/h3>\n