{"id":929,"date":"2017-06-29T12:07:57","date_gmt":"2017-06-29T10:07:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/?p=929"},"modified":"2017-06-29T12:07:57","modified_gmt":"2017-06-29T10:07:57","slug":"texone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/texone\/","title":{"rendered":"All’ombra dei Texoni in fiore"},"content":{"rendered":"
Nel giugno<\/strong> del 1988,<\/strong> esisteva ancora l\u2019URSS, in Italia il Presidente del Consiglio era Ciriaco De Mita e, nel calcio, l\u2019Olanda di Van Basten e Gullit era la squadra pi\u00f9 ammirata.<\/p>\n Io avevo tredici anni e pensavo che il mondo si dividesse in buoni e cattivi. Tra i buoni c\u2019era Tex Willer<\/strong> <\/em>(anzi Tecs Uiller<\/em>), il mio adorato ranger del West,<\/em> il decano degli eroi bonelliani, il fratello maggiore di Dylan Dog<\/em> e Nathan Never<\/em><\/a>.<\/p>\n Per questo, quella mattina di giugno, ero andato in edicola presto, presto, tutto eccitato ad aspettare che scaricassero quell\u2019albone speciale dal camion.<\/p>\n Attesi, con ossequioso rispetto, che l\u2019edicolante li sistemasse in una pila ordinata. Poi, mi avvicinai e lo vidi: il titolo era\u00a0Tex il grande<\/em><\/strong>.<\/p>\n E grande lo era davvero, come nessun altro fumetto di Tex che avevo visto in precedenza.<\/p>\n Ma che dico grande? Nel rigirarmelo fra le mani mi sembrava colossale: 250 pagine in un formato da librone, grosso pi\u00f9 o meno come l\u2019Atlante De Agostini di geografia.<\/p>\n Era l\u2019albo speciale con cui l\u2019editore Sergio Bonelli celebrava i quarant\u2019anni del personaggio e, per l\u2019occasione, ne aveva affidato i disegni a un maestro del fumetto, Guido Buzzelli<\/strong> alla sua prima avventura texiana. Avevo una voglia matta di sfogliarlo subito, ma non volevo sciuparlo, per cui corsi a casa con l\u2019albo sotto braccio. Arrivai in camera senza fiato e, finalmente, iniziai a leggere.<\/p>\n Ogni pagina era un\u2019emozione, con Tex disegnato in uno stile tutto diverso, da quello con cui ero abituato a conoscerlo. Aveva un volto cos\u00ec realistico, fatto di mille tratteggi, di segni a un tratto morbidi e, allo stesso tempo, energici. E poi, anche gli scenari del West mi sembravano ancora pi\u00f9 maestosi nel formato gigante delle vignette\u2026 Mi sembrava un Tex girato per il “grande schermo\u201d, si sarebbe detto un tempo in cinemascope, oggi forse diremmo in HD<\/strong>.<\/p>\n
<\/a><\/p>\ntexONE<\/h1>\n