{"id":2147,"date":"2026-06-08T12:30:00","date_gmt":"2026-06-08T10:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/?p=2147"},"modified":"2026-06-08T01:07:07","modified_gmt":"2026-06-07T23:07:07","slug":"rider-duck-e-i-predatori-del-fumetto-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/rider-duck-e-i-predatori-del-fumetto-perduto\/","title":{"rendered":"Rider Duck e i predatori del fumetto perduto"},"content":{"rendered":"\n
In appena 15 tavole, soltanto 50 vignette, Francesco Pelosi<\/strong> alla penna e Giampaolo Soldati <\/strong>alle matite, firmano sul numero 3680 di \u201cTopolino\u201d una storia piccola, piccola che se ne porta tante, grandi, dentro:<\/p>\n\n\n\n Capita spesso che amici o semplici conoscenti, riconoscendomi una certa competenza e una smodata passione, mi chiedano consigli su fumetti da leggere. E mentre il mio ego <\/em>mi porta a sfoggiare, come fosse la ruota del pavone, consigli da scaffale tagliati su misura, quel minimo senso della misura che ancora ho, mi spinge a mettere le mani avanti.<\/p>\n\n\n\n Non esiste il fumetto bello per tutti, non esiste la storia giusta per chiunque. Il piacere che ricaviamo dalla lettura dipende dal momento in cui ci imbattiamo in quel racconto: come incontra le nostre aspettative, stimola i nostri desideri, conforta le nostre paure. <\/strong>Vale per i fumetti, il cinema, la letteratura, la musica, qualsiasi cosa.<\/p>\n\n\n\n Ovviamente non sto dicendo che la qualit\u00e0 non esista, ma che la qualit\u00e0 non basta a conquistarci. E, infatti, ci sono opere perfette o quasi che, tuttavia, ci lasciano indifferenti, anche se magari usciamo a percepirne il valore artistico, storico, morale, etc. Al contrario, capita che emerite “ciofeche” ci entrino un giorno nel cuore e poco importa che siano dozzinali, kitsch<\/em>, o astruse. Per qualche misterioso motivo, finiscono per risuonarci dentro per giorni, settimane, a volte persino anni.<\/p>\n\n\n\n Vi chiederete che cosa ha a che fare tutto questo con la storia in questione. Beh, il punto \u00e8 che io non so se Il Paperotto che leggeva Rider Duck<\/em> vi innescher\u00e0 le stesse emozioni che ha innescato in me.<\/p>\n\n\n\n Credo che sia una bella storia, fatta bene, scritta con gusto e disegnata con garbo. Ma credo che quello che ho provato non sia decifrabile solo in questi termini. O per meglio dire, come ci ha spiegato prima e meglio di tutti Umberto Eco<\/strong>, le qualit\u00e0 espressive di un testo per funzionare hanno bisogno di un lettore che le possa attivare.<\/p>\n\n\n\n S\u00ec certo, “attivare” vuol dire, ad esempio, cogliere gli easter egg<\/em> seminati nelle vignette, le strizzate d\u2019occhio al pubblico competente per una storia che quelli forbiti definirebbero \u201cmeta<\/strong>\u201d, per il suo parlare del destino del fumetto popolare attraverso un fumetto popolare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n Eppure, se ci fermassimo a quel livello non coglieremmo la dimensione profonda su cui si gioca il racconto di Pelosi e Soldati, che ha a che vedere con il “metta-linguaggio\u201d, in un senso pi\u00f9 poetico e meno retorico.<\/p>\n\n\n\nIl Paperotto che leggeva Rider Duck<\/em><\/h2>\n\n\n\n
<\/a><\/figure>\n\n\n\n