{"id":1501,"date":"2020-01-15T15:31:12","date_gmt":"2020-01-15T14:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/?p=1501"},"modified":"2020-01-15T22:27:29","modified_gmt":"2020-01-15T21:27:29","slug":"dylan-dog","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/dylan-dog\/","title":{"rendered":"Arrivederci amore ciao: un post(moderno) su Dylan Dog 400"},"content":{"rendered":"

Abbiamo aspettato che il ciclo fosse completo, chi per affetto verso l\u2019old boy<\/em>, chi per semplice curiosit\u00e0 editoriale. Abbiamo aspettato che questa fatidica\/famigerata Meteora arrivasse e travolgesse il mondo di Dylan Dog<\/strong> cos\u00ec come l\u2019aveva ideato Tiziano Sclavi<\/strong> oltre trent\u2019anni fa e cos\u00ec come, da lettori, l\u2019abbiamo amato a migliaia, per generazioni.<\/p>\n

Con il numero 400<\/strong> della serie si \u00e8 concluso un ciclo di episodi che, sotto la guida del curatore editoriale attuale del personaggio, Roberto Recchioni<\/strong>, va avanti ormai dal 2013, con l\u2019obiettivo dichiarato di rivoluzionare le avventure del detective dell\u2019incubo<\/em>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

Non star\u00f2 a discutere se il cambiamento sia giusto, necessario e via dicendo. Come per qualsiasi prodotto dell\u2019industria culturale, il dibattito attiene le \u201cparti in causa\u201d, ovvero chi realizza il fumetto e chi, se ne ha voglia e risorse, ne fruisce. Come lettore non che mi sento escluso dalla discussione, ma in questa sede pi\u00f9 che il piacere di leggere i fumetti, condivido quello di studiarne i linguaggi<\/strong>. Cos\u00ec provo a scrivervi, tra il serio e il faceto, alcune cose che penso di aver capito di questo, curioso e faticoso, percorso editoriale di Dylan Dog.<\/em><\/p>\n

[ATTENZIONE, SPOILER: CHI NON HA LETTO LE STORIE DI RECENTI\u00a0 DI DYLAN DOG E VOGLIA FARLO…. SI FERMI QUI! Come avrebbe detto Carlo Collodi,\u00a0 lettore informato\/mezzo salvato<\/strong>] \u00a0<\/em><\/p>\n

insieme a te non ci sto pi\u00f9<\/h2>\n

E’ iniziato tutto con l\u2019ispettore Bloch, vecchio mentore di Dylan Dog, finalmente in pensione come da sempre anelava. A Scotland Yard l’hanno sostituito con l’omologo Tyron Carpenter, incazzoso incrocio tra Ginko e l\u2019ispettore Tibbs, che ha odiato l\u2019old<\/em> boy<\/em> ancora prima di conoscerlo. Poi sono seguiti: arresti; amici che tradiscono la fiducia; ragazze che, prima facevano a gara per infilarsi nelle tue lenzuola, e ora ti rapiscono e seviziano; galeoni e nervi che vanno in pezzi\u2026 Una sequenza di sfighe che nemmeno Wil E.Coyote. Ah, ovviamente, Dylan \u00e8 stato pure sfrattato dallo storico appartamento a Craven Road e costretto a dormire nel maggiolone. Questo prima che il maggiolone si\u00a0 scassasse\u2026<\/p>\n

\"\"<\/a>Al di l\u00e0 di ogni boutade<\/em>, in termini di scrittura seriale<\/strong>, il pericolo incombente sul protagonista e sul suo mondo, \u00e8 stato sfruttato da \u201ctirante\u201d orizzontale<\/strong> di una serie sviluppata, invece, per oltre trent’anni sulla drammaturgia tutta verticale<\/strong> degli episodi classicamente autoconclusivi<\/strong>.\u00a0 Fino ad arrivare all’arco di episodi del \u201cciclo della Meteora<\/strong>\u201d, in cui il collasso dell\u2019universo finzionale ha assunto una spettacolare evidenza figurativa e, perfino, plastica<\/strong>.<\/p>\n

Il cambiamento ha implicato un rovesciamento del patto con il lettore<\/strong> ed una riconfigurazione complessiva degli elementi presenti in ciascun episodio per rendere comprensibile al pubblico il cambiamento di statuto narrativo all’insegna della continuity<\/em>. L’episodio 399<\/strong>, quello del fatidico matrimonio, \u00e8 stato in questo senso “serialmente” tenerissimo, con tutti quegli a asterischi<\/strong> in coda\u00a0 alle vignette con \u201cVedi Dylan Dog n\u2026\u201d, a ribadire che ogni elemento presentato nei vari episodi era stato pensato per stare insieme, per arrivare a questa, e solo a questa, conclusione<\/strong>.<\/p>\n

\"\"Salvo che lo stressarlo con quell’insistenza Marvel d\u2019antan<\/em> mostra quanto la nuova continuity\u00a0<\/em> finora sia risultato un “botulino” narrativo, inoculato per rifare il lifting ad un corpus seriale dalle logiche drammaturgiche comunque diverse<\/strong>.\u00a0In vari episodi del ciclo, si ha la chiara percezione di come questi elementi di continuit\u00e0 orizzontale siano stati aggiunti su sceneggiature pre-fabbricate di Dyd \u00a0–\u00a0 come ha scritto Alberto Brambilla<\/a> – \u201ca colpi di martello\u201d.<\/p>\n

Dunque, non potevano bastare \u201cle istruzioni per l\u2019uso\u201d in vignetta per dare coerenza a una tale disequilibrio seriale: c’era bisogno di\u00a0incarnare le ragioni del cambiamento dentro le storie in\u00a0un avatar <\/em>dell\u2019apparato editoriale<\/strong> o meglio un fantasma finzionale su misura<\/strong>. \u00a0John Ghost.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

quella persona non sei tu<\/h2>\n

In una catena di racconti classicamente iterativa<\/strong>, in cui il lettore non \u00e8 abituato\u00a0 – salvo le informazioni fondamentali sull’eroe e sul cast<\/em> – a lavorare di memoria,<\/strong>\u00a0 ci si \u00e8 trovati nell’esigenza di imprimere un ritmo tragico alla serie<\/strong>, per cui i problemi “di puntata” dovevano essere invece giustificati e organizzati in un unico (diabolico) piano tale da cambiare per sempre l\u2019esistenza dell\u2019old boy.<\/em>\u00a0Cos\u00ec nasce John Ghost<\/strong>, l\u2019algido antagonista creato ad hoc<\/em> per quest\u2019opera di drastica ristrutturazione del Dylan-verso, come lui stesso ci suggerisce la prima volta che appare nelle storie, nell’episodio 341, Al servizio del Caos<\/em>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

La teoria del caos. Una farfalla batte le ali all’equatore e scatena un uragano dall’altra parte del mondo. Il mio nome \u00e8 John Ghost… e sono quello che costringe la farfalla a battere le ali.<\/p><\/blockquote>\n

A parte la palese contraddizione nel rivendicare un ruolo causale rispetto alla Teoria del Caos<\/strong> di Lorenz, \u00e8 fin troppo facile cogliere gli omaggi\/citazioni che costruiscono il DNA e la figurazione fumettistica di Ghost. Ci sono Xabaras<\/strong> (ovvio) ma anche l\u2019Ozymandias<\/strong> di Watchmen<\/em>, il Mister Sinister<\/strong> della saga degli X-Men<\/em>, Il Moriarty<\/strong> di Sherlock Holmes<\/em> e (soprattutto, per come \u00e8 orchestrata la caduta di Dylan) il Kingpin<\/strong> di Daredevil:\u00a0 Born Again<\/em>\u2026 Si tratta di rimandi talmente esibiti da togliere, pi\u00f9 che aggiungere, specificit\u00e0 ad un arci-cattivo che finisce per essere un (non) personaggio<\/strong>, o per dirla alla Vladimir Propp, un “personaggio-tipo”, una mera funzione narrativa<\/strong>.<\/p>\n

Ghost nelle storie pi\u00f9 che parlare, spiega, o meglio meta-spiega tutto quello che fa<\/strong>, con frasi come questa:<\/p>\n

Noi siamo il padre che educa il figlio, lo scudo che protegge il nostro stile di vita, siamo la lancia pronta a colpire chiunque minacci i nostri interessi. In poche parole, signor Dog\u2026 noi siamo l\u2019Inghilterra<\/p><\/blockquote>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

O ancora:<\/p>\n

Al mondo ci sono alcuni luoghi di particolare rilevanza che, come snodi ferroviari del multiverso, fanno convergere tutte le infinite realt\u00e0 possibili in un solo punto. Moonlight \u00e8 uno di questi luoghi\u2026 Ho fatto costruire i miei palazzi su questa cittadina nella speranza di ridurre il potere che il luogo ha su di te\u2026<\/p><\/blockquote>\n

La summa<\/em> di questo “spiegonismo<\/strong> seriale<\/strong>” si raggiunge, al culmine della vicenda del matrimonio, quando l’arci-nemico si rivolge a Dylan in questi termini:<\/p>\n

Il tuo archetipo narrativo \u00e8 piuttosto impermeabile ai mutamenti. Sei cristallizzato nella tua essenza, proprio come tanti personaggi seriali<\/p><\/blockquote>\n

E\u2019 evidente la totale sovrapposizione tra avatar<\/em> grafico che abita le vignette\u00a0 e sceneggiatore\u00a0 che gli offre la sua voce in modo trasparente<\/strong> (beh, d\u2019altronde parliamo di un fantasma<\/em>\u2026).\u00a0\u00a0 Siamo di fronte a un Deus ex machina<\/em><\/span>, divinamente macchinoso e talmente autoreferenziale, da far crollare insieme alla quarta parete, anche la credibilit\u00e0 del racconto e il coinvolgimento del lettore<\/strong>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

Tant\u2019\u00e8 che quando si \u00e8 trattato, finalmente, di svelarci per filo e per segno la portata del proprio mefistofelico piano e la funzionalit\u00e0 di Dylan nel disegno complessivo, abbiamo scoperto che John Ghost l\u2019ha ordito sulla base di una scienza tutta personale. La \u201cfisica fantastica<\/strong>\u201d\u00a0 (una variazione pop<\/em> della patafisica <\/em>di Alfred Jarry direi)\u00a0 che “combina la teoria del tutto con la narratologia”\u00a0 ed \u00e8 basata su calcoli \u201coltre la tua portata intellettiva\u201d\u2026 Ecco appunto. Oltre la portata intellettiva di Dylan Dog e direi pure emotiva di lettori,<\/strong> John Ghost resta una figura su carta,\u00a0 incomprensibile al di fuori dall’ingegneria narrativa per cui \u00e8 stato pensato come motore della nuova continuity <\/em>della serie.<\/strong><\/p>\n

quella persona non sei pi\u00f9<\/h2>\n

Dicevamo delle tante complicazioni intervenute progressivamente nella vita dell’eroe fino all’epilogo dell’episodio numero 400.\u00a0 Per far percepire il cambiamento ai lettori, si \u00e8 scelto di riscrivere tutti i topoi<\/em> e gli aspetti figurativi \u201ccanonici\u201d del personaggio.<\/strong> Ma questi elementi come funzionavano rispetto alla struttura delle storie create da Sclavi e, soprattutto, che cosa comporta modificarli in modo tanto drastico?<\/strong><\/p>\n

Per provare a rispondere a questa domanda, parto da quello che Umberto Eco<\/strong> diceva di Dylan Dog.<\/p>\n

Il semiologo piemontese ha sempre considerato le avventure del detective<\/em> dell’incubo un magistrale esempio di sgangheratezza espressiva<\/strong>. Diversamente dall’accezione comune del termine (\u201csgangherato\u201d = raffazzonato, poco coerente, etc.), l\u2019idea di Eco \u00e8 che parlando di testi estetici (letteratura, cinema, fumetti etc.) questa sia invece una caratteristica espressiva<\/strong> in molti casi vincente, capace di determinare il fascino, ed a volte persino il successo, del racconto<\/strong>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

In pratica, si tratti di Amleto<\/em>, la Bibbia<\/em> o Casablanca<\/em>, se una storia\u00a0 \u00e8 stata costruita a \u201cpezzi\u201d e questi pezzi (smontabili) riescono a funzionare anche fuori dalla sequenzialit\u00e0 del racconto complessivo<\/strong>, diventano essi stessi nel tempo memoria, citazione, archetipo<\/strong>. Lo spiegava Eco\u00a0 proprio a Tiziano Sclavi nella deliziosa intervista\/dialogo<\/strong><\/a> che ebbero qualche anno fa :<\/p>\n

\u2026\u201csgangheratezza\u201d e \u201csgangherabilit\u00e0\u201d come condizioni essenziali perch\u00e9 un\u2019opera diventi di culto, sia essa la Divina Commedia, The Rocky Horror Picture Show, l\u2019Ulisse\u2026 o Dylan Dog!<\/p><\/blockquote>\n

In questa prospettiva, Dylan Dog<\/em> \u00a0\u00e8 una serie strutturalmente sgangherabile come Sclavi stesso nel dialogo riconosce:<\/p>\n

\u2026alla fine, le singole sequenze si possono comunque \u201csmontare\u201d e leggere singolarmente\u2026 Fermi restando gli elementi di base, i \u201critornanti\u201d, vale a dire Dylan che suona il clarinetto, costruisce il galeone e vive quasi sempre un\u2019intensa storia d\u2019amore, gli interventi a sproposito di Groucho, Bloch perennemente in ansia per la sua pensione e cos\u00ec via\u2026<\/p><\/blockquote>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

Guarda caso, sono proprio questi elementi che Sclavi definisce come \u201critornanti\u201d<\/strong> \u00a0a essere stati rimossi\u00a0 o, comunque problematicizzati\u00a0 nel corso dell\u2019attuale restyling. Si potrebbe obiettare che se Dylan Dog trasloca da\u00a0 Craven Road a Baker Street, o se rimpiazzo Xabaras con Ghost cambia poco.\u00a0 Ma nell’ambito dell\u2019universo seriale, anche se il lettore non \u00e8 portato a percepirlo in maniera consapevole, i cosiddetti punti fissi o \u201critornanti\u201d contribuiscono al piacere della fruizione (periodica) e alla (reiterata) emozione<\/strong>. Sempre Eco lo spiega in uno dei suoi saggi:<\/p>\n

La serie in tal senso risponde al bisogno infantile, ma non per questo morboso, di riudire sempre la stessa storia, di trovarsi consolati dal ritorno dell’identico, opportunamente mascherato e fasciato di novit\u00e0 superficiali.<\/p><\/blockquote>\n

C’\u00e8 un altro aspetto di cui tener conto che vale per Dylan Dog e pi\u00f9\u00a0 in generale per tutta la factory<\/em> Bonelli<\/strong>, dove la mole di tavole scritte disegnate richieste dal classico formato “quaderno” (un centinaio al mese),\u00a0 implica da sempre l’apporto alla serie di pi\u00f9 scrittori e pi\u00f9 disegnatori, oltre ai creatori effettivi dei personaggi. In tutti questi anni, il ritorno dell’identico ha permesso di costruire e omogenizzare <\/strong>– a partire dal layout delle pagine con la cosiddetta “gabbia bonelliana” – uno stile di serie omogeneo.<\/strong><\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

Il che non vuol dire che non si possano mandare Bloch in pensione o Madame Trelkovski in ospizio. Le variabili figurative possono essere infinite, ma gestirne la rimozione complessiva dall’impianto seriale \u00e8 pi\u00f9 difficoltoso di quanto si pensi, perch\u00e9 questi elementi sono innervati al corpus narrativo<\/strong> della serie, all’identit\u00e0 stessa del personaggio<\/strong>.<\/p>\n

Al \u201ccaso di puntata\u201d ogni volta diverso, cos\u00ec legato alla sensibilit\u00e0 degli interpreti occasionali (sceneggiatore e disegnatore), si salda il macro racconto della serie iterativa<\/strong> \u2013 come i ritornelli nelle canzoni pop<\/em> \u2013 che ripropone sempre gli stessi elementi, rinnovando in ogni episodio il patto con il pubblico,<\/strong> in un sostanziale equilibrio tra lettori occasionali e lettori fedeli<\/strong>.<\/p>\n

Riscrivere o, addirittura rimuovere, i \u201cpunti fissi\u201d\u00a0 della serie significa mettere appunto in discussione<\/strong> quel patto di complicit\u00e0<\/strong> che gli autori e il personaggio avevano instaurato con i lettori. E’\u00a0 l’aspetto che cerco di chiarire nell’ultima parte di questo (lungo) post.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

chi se ne va che male fa<\/h2>\n

Partiamo dalle variant<\/em> cover <\/em>\u00a0che hanno introdotto in edicola l\u2019ultima avventura del Dylan Dog \u201ccanonico\u201d. \u00a0<\/em>\u00a0Il titolo E ora, l\u2019Apocalisse! <\/em><\/strong>\u00a0\u2013 culmine del ciclo della Meteora \u2013 prefigura al lettore la tragedia che sta per travolgere il mondo di Dylan. Al contrario, le 4 diverse immagini ritraggono l\u2019old boy<\/em> in altrettanti momenti di quiete seriale: la scrittura del diario, la costruzione del modellino di galeone, gli esercizi al clarinetto, il caricamento delle pallottole nella pistola<\/strong>.<\/p>\n

Sono tutti momenti che (suggerisce implicitamente l\u2018arrivo della Meteora distruttrice) forse non torneranno pi\u00f9 nella vita editoriale di Dylan Dog<\/em>. Il richiamo \u00e8 comprensibile solo per il lettore fedele<\/strong> che gi\u00e0 conosca e apprezzi \u2013 tanto per dirla alla John Ghost \u2013 \u00a0la rilevanza di quei topoi <\/em>seriali<\/strong> nella mitografia del detective<\/em> dell\u2019incubo.<\/p>\n

Tutta la tensione dell\u2019albo<\/strong>, esattamente come era stato in forma di \u201ccommedia\/melodramma\u201d per il numero precedente relativo al matrimonio, si rapporta alle attese di un pubblico competente, costantemente sollecitato, di tavola in tavola, attraverso il gioco delle memorie<\/strong>. Citazioni e riferimenti alle avventure passate di Dylan vengono impastate nelle vignette a mille mila echi multimediali, dalle canzoni dei Doors <\/em>a Cuore di tenebra <\/em>di Joseph Conrad.\"\"<\/a><\/p>\n

Lorenzo Barberis, mio ottimo vicino di blog<\/em>, nonch\u00e9 una delle penne pi\u00f9 colte de\u00a0 \u201cLo Spazio Bianco\u201d,\u00a0 si \u00e8 divertito a cercare e sviscerare tutte le citazioni presenti nell’albo, in un post<\/em> che vale la pena leggere<\/a>. Barberis sostiene che lo strabordante mash-up<\/em><\/strong> andrebbe proprio nel senso di una estremizzazione della positiva \u201csgangherabilit\u00e0<\/strong>\u201d della serie<\/strong> ma su questo non riesco ad essere d\u2019accordo con lui.<\/p>\n

\u00c8 indubitabile che\u00a0 lo stile di scrittura di Tiziano Sclavi<\/strong>, caratterizzato anch’esso da frequenti rimandi all’immaginario contemporaneo (cinema, letteratura, musica, etc.)<\/strong>, rendesse ciascun episodio della serie un moltiplicatore esponenziale di \u201csgangherabilit\u00e0\u201d al quadrato, anzi all\u2019(in)cubo! Ma anche quando Sclavi frammenta il racconto attraverso le citazioni, non perde mai di vista la coerenza complessiva della narrazione<\/strong>.\"\"<\/a>Persino quando l\u2019autore mette in bocca ai personaggi del fumetto parole “di seconda mano”, le battute servono prima di tutto a restituire l\u2019intensit\u00e0 emotiva dei caratteri<\/strong> e, solo a un secondo livello, sono interpretabili come rinvii ad opere diverse<\/strong>.\u00a0Lo stile di Sclavi \u00e8 sgangherabile, ma non sgangherato. Le sue storie sono egualmente appetibili per un lettore occasionale (che gode dell\u2019intreccio) e un lettore fedele (che gode anche del ritorno dell\u2019identico e delle citazioni intessute all\u2019intreccio)<\/strong>.<\/p>\n

Viceversa, nell’episodio E ora, l\u2019Apocalisse! <\/em>\u00a0\u00a0\u2013 ma si pu\u00f2 rintracciare la stessa tendenza anche in altre storie scritte da Recchioni in questi anni come Mater Dolorosa<\/strong> – <\/em>\u00a0l\u2019affastellamento dei riverberi multimediali sovrasta la progressione della trama vera e propria<\/strong>. Il gioco del riconoscimento delle citazioni, delle contaminazioni e degli inside joke <\/em>prescinde, in molti casi, dalla loro funzionalit\u00e0 all’interno del racconto. Per certi versi, potremmo dire che citazioni e pastiche<\/em> sostituiscono (quasi) la storia<\/strong>.\"\"<\/a>Il galeone, l\u2019oceano, l\u2019Isola del Teschio, gli interventi del disegnatore Crandall \u201cStano\u201d Reed e poi il confronto tra personaggio e creatore\u2026 Tutti gli\u00a0 elementi e gli attori in scena<\/strong>, pi\u00f9 che condividere emozioni e pensieri, commentano il loro ruolo nel copione<\/strong>. Da questo punto di vista, l\u2019arci-nemico John Ghost ha davvero trionfato: morto lui, lo \u201cspiegonismo seriale\u201d ha ormai contagiato chiunque compaia nelle vignette.\u00a0Tutto si consuma su un piano cos\u00ec metaforico e metanarrativo<\/strong>, da impedire<\/strong> qualsiasi accesso al lettore occasionale<\/strong> che volesse avvicinarsi al racconto.<\/p>\n

Il ciclo della Meteora<\/strong> che, in teoria, deve aprire la serie a un pubblico diverso, parla quasi esclusivamente a chi Dylan Dog<\/em> lo leggeva gi\u00e0<\/strong>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

si muore un po’ per poter vivere…<\/h2>\n

A cosa \u00e8 servito il Ciclo della Meteora?<\/strong> A dirci che Dylan Dog <\/em>cos\u00ec com’era non andava pi\u00f9 bene per il mondo di oggi, che doveva cambiare, perch\u00e9 era ormai un personaggio fuori dal tempo.<\/p>\n

Anche se, a pensarci bene, Dylan Dog era gi\u00e0 \u201cfuori tempo\u201d nel 1986<\/strong>, quando si ostinava a usare inchiostro e calamo, mentre tutti (compreso Martin Mystere<\/em>) stavano scoprendo il pc\u2026 Era fuori tempo, quando per distendersi costruiva velieri e suonava il clarino, mentre gi\u00e0 impazzavano videogiochi e walkman<\/em>\u2026 Era fuori tempo quando, da romantico, si ostinava a vivere ogni relazione come se fosse l\u2019amore della vita, mentre nel contesto edonista degli anni Ottanta\u00a0 contava solo il sesso. In un\u2019epoca in cui ci venivano proposti come valori della vita abiti firmati e successo individuale, Dylan si batteva – in logore polacchine e semplici jeans – per gli ultimi e i dimenticati<\/strong>.<\/p>\n

Per questo motivo, per quanto fosse brutto il mostro da affrontare, noi lettori eravamo sempre disposti a credere che, al momento giusto, sarebbe arrivato Groucho a lanciargli la pistola. Dylan Dog non \u00e8 mai stato un fumetto realistico, ma \u00e8 sempre stato un eroe credibile<\/strong>.<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

Non basta oggi mettergli in mano uno smartphone alla<\/em> page<\/em>, cambiargli taglio di capelli o domicilio per \u201caggiornarlo\u201d. Perch\u00e9 sono la psicologia stessa del personaggio<\/strong>, la sensibilit\u00e0 di Sclavi<\/strong> nel raccontarne le vicende, a portare i segni di un tempo diverso<\/strong>. Un tempo di cui la serie \u00e8 riuscita a cogliere in modo tanto magistrale lo spirito \u2013 quelli bravi direbbero lo zeitgeist<\/em> \u2013 da diventare icona generazionale e opera cult <\/em>dell\u2019immaginario \u2013 non solo fumettistico \u2013 di un intero Paese.<\/strong><\/p>\n

E poi perch\u00e9 dovremmo pretendere da un personaggio di carta quello che in un individuo di carne ci procurerebbe l\u2019Orrore vero? L\u2019idea di \u201ccancellare il tempo che passa\u201d, che qualcuno che aveva trent’anni negli anni Ottanta, debba ancora percepire la realt\u00e0 come un ventenne o un trentenne di oggi, \u00e8 una mostruosit\u00e0 ben peggiore di vampiri, zombie e serial killer\u2026<\/p>\n

\"\"<\/a><\/p>\n

L\u2019ha capito meglio di tutti, Alessandro Bilotta<\/strong> con la saga del Pianeta dei morti<\/em><\/strong>, laddove invece di tentare un impossibile ringiovanimento del personaggio, l\u2019ha invecchiato,<\/strong> immergendolo in un futuro zombificato (con una sua coerente ed efficace continuity<\/em>), che porta alle estreme conseguenze la poetica di Sclavi<\/strong>. E lo fa senza la pretesa di rimuovere trent’anni di \u201cgiuda ballerino\u201d, di pistole scariche, di freddure assurde, di storie, meravigliose, belle o brutte… Semmai\u00a0 lascia che tutto questo entri nel presente, in termini di vecchi rimpianti<\/strong> e nuove<\/strong> speranze<\/strong>.<\/p>\n

Il ciclo della Meteora si \u00e8 limitato, invece, a raccontarci che Tiziano Sclavi \u00e8 morto, Groucho Marx pure, e anche Dylan Dog<\/em> non se la passa molto bene. Del suo futuro, non sappiamo ancora granch\u00e9, tranne che (scorrendo le ultime pagine dell\u2019episodio 400) di qui poi avr\u00e0 una barba da hipster<\/em> e una spalla\/assistente meno logorroica e (forse) poetica.<\/p>\n

Nel 2006<\/strong>, molti anni prima di essere chiamato a definirne le sorti editoriali, Roberto Recchioni da autentico innamorato e conoscitore del personaggio quale \u00e8, scrisse un pezzo che si trova anche in rete<\/a>, sul Dylan Dog del 1986<\/strong>:<\/p>\n

Dylan era molto ma molto pi\u00f9 avanti di noi.\u00a0E a rileggerlo oggi, lo \u00e8 ancora.<\/p><\/blockquote>\n

La penso esattamente cos\u00ec anche io, ancora oggi.<\/p>\n

Nota bibliografica<\/h3>\n

Questo \u00e8 un\u00a0post\u00a0<\/em> e non un saggio. Ma visto che nella lunga disamina faccio riferimento a una serie di questioni sul fumetto seriale – che tra l’altro sono quelle su cui lavoro da tempo in ambito critico – vi propongo una piccola bibliografia da cui prende le mosse il discorso.<\/p>\n

Marco Arnaudo,”Il mondo reale riflesso nel Dylan Dog<\/em> delle origini” in www.arabeschi.it (link<\/a>)<\/span><\/p>\n

Lorenzo Barberis, “Dylan Dog 400: il postmoderno di Recchioni” in www.lospaziobianco.it , blog: “Come un romanzo” (link<\/a>)<\/p>\n

Daniele Barbieri, I linguaggi del fumetto, <\/em>Milano, Bompiani, 1991<\/p>\n

Daniele Barbieri, I<\/em>l pensiero disegnato. Saggi sulla letteratura a fumetti europea<\/i>, Coniglio Editore, 2010<\/p>\n

Daniele Barbieri, Letteratura a fumetti? Le impreviste avventure del racconto\u00a0<\/em>, Comicout 2019<\/p>\n

Alberto Brambilla, “Il ciclo della Meteora: l’impossibilit\u00e0 di coordinare il caos” in www.fumettologica.it (link<\/a>)<\/p>\n

Sergio Brancato, “Martin Myst\u00e9re e Dylan Dog. La Bonelli da fabbrica a network” in www.lospaziobianco.it (link<\/a>)<\/p>\n

Omar Calabrese, L’et\u00e0 neobarocca<\/i>, Laterza, 1987<\/p>\n

Fausto Colombo, La cultura sottile: media e industria culturale in Italia, <\/em>Bompiani 1999<\/p>\n

Marco D’Angelo – David Padovani, “La gabbia bonelliana, questa sconosciuta” in www.lospaziobianco.it (link 1<\/a> e link 2<\/a>)<\/p>\n

Umberto Eco, Il superuomo di massa. Studi sul romanzo popolare<\/i>, Cooperativa Scrittori, 1976<\/p>\n

Umberto Eco, Sugli specchi e altri saggi<\/i>, Bompiani, 1985<\/p>\n

Alberto Ostini (a cura di), Dylan Dog \u2013 Indocili sentimenti, arcane paure, <\/em>Euresis, 1998<\/p>\n

Luca Raffaelli,\u00a0 “Dylan Dog”\u00a0 in Wikiradio – podcast 29\/06\/2016 (link<\/a>)<\/em><\/p>\n

Luca Raffaelli,\u00a0Il fumetto<\/em>, Il Saggiatore 1997<\/p>\n

Luca Raffaeli, Tratti & Ritratti<\/em>, Minimum Fax 2009<\/p>\n

Roberto Recchioni, “L’eredit\u00e0 perduta di Dylan Dog” in www.comicus.it (link<\/a>)<\/p>\n

…Molti saggi e una canzone<\/a>, che non ha a che vedere con la serialit\u00e0 di Dylan Dog, ma che per vari motivi, ho finito per utilizzare come “fil rouge<\/em>” del post.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Provo a spiegarvi perch\u00e9 il “ciclo della Meteora”, pi\u00f9 che aprire ad un pubblico nuovo, parla quasi esclusivamente a chi Dylan Dog lo leggeva gi\u00e0…<\/p>\n","protected":false},"author":195,"featured_media":1593,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Arrivederci amore ciao: un post(moderno) su Dylan Dog 400 - Sono Fumetti","description":"Provo a spiegarvi perch\u00e9 il \"ciclo della Meteora\", pi\u00f9 che aprire ad un pubblico nuovo, parla quasi esclusivamente a chi Dylan Dog lo leggeva gi\u00e0..."},"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[14,11,9,10],"class_list":["post-1501","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riscritture","tag-dylan-dog","tag-roberto-recchioni","tag-sergio-bonelli","tag-tiziano-sclavi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/users\/195"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1501"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1501\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1593"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}