{"id":1046,"date":"2018-01-31T18:44:00","date_gmt":"2018-01-31T17:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/?p=1046"},"modified":"2018-01-31T17:20:37","modified_gmt":"2018-01-31T16:20:37","slug":"darkwood","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/sonofumetti\/darkwood\/","title":{"rendered":"Incantesimo a Darkwood"},"content":{"rendered":"

Qualche settimana fa, ho partecipato a Roma a un bell’incontro<\/a> di Moreno Burattini<\/strong>, sceneggiatore di lungo corso e curatore della serie bonelliana Zagor<\/em><\/strong>, con un appassionato manipolo di lettori dello\u00a0spirito con la scure<\/em>.<\/p>\n

Il legame viscerale che lega il personaggio ai suoi aficionados<\/em> perdura da oltre cinquant’anni: gli permette di resistere sugli scaffali, laddove chi prima o chi dopo, tanti nobili fratelli di “Bonellanza” hanno dovuto arrendersi ai cambi di stagione. Il soldato Zagor invece resta l\u00ec, nella trincea dell\u2019edicola, a difendere la foresta di Darkwood e i sogni fumettistici di diverse generazioni di appassionati.<\/strong><\/p>\n

\"Darkwood\"<\/a><\/p>\n

So che in molti guardano con distacco al fenomeno, quasi che non ci sia nulla d’interessante dal punto di vista critico in questo perdurare d’un eroe\u00a0d\u2019antan<\/em>. \u00a0Intendiamoci: \u00e8 indubbio che prevalga un certo fascino vintage<\/em> nel leggere le avventure di un tizio che va in giro per il West<\/em>, appeso alle liane, urlando a squarciagola come Tarzan<\/em>, armato di una improbabile scure di pietra, con indosso un ancor pi\u00f9 improbabile costume, a met\u00e0 strada tra il supereroe e il trapezista del circo… Nondimeno, o forse proprio per questo, il fatto che la serie incanti ogni mese migliaia di lettori ha un ch\u00e9 di meraviglioso<\/strong>, anzi di magico<\/strong>.<\/p>\n

Analizzando nel tempo le storie, la risposta critica che mi sono dato \u00e8 che Zagor continua a “funzionare” perch\u00e9 rappresenta la summa del paradigma seriale bonelliano e della sua gabbia narrativa<\/strong> (per un approfondimento vi rimando al pezzo scritto con David Padovani qualche tempo fa<\/a>). Le avventure del signore di Darkwood sono regolate da una leggibilit\u00e0 piana e lineare che riesce a soddisfare lettori con orizzonti d’attesa, vissuti e sensibilit\u00e0 anche molto diversi gli uni dagli altri. La formula – gi\u00e0 messa a punto per Tex Willer – viene potenziata dalla struttura\/palinsesto a “contenitore” del mondo finzionale, in grado di accogliere all’interno della stessa cornice (fanta)western tutti i generi dell’avventura dalla fantascienza all’horror.<\/p>\n

\u201cQuand\u2019ero bambino, ogni volta che aprivo l\u2019albo non sapevo mai cosa aspettarmi: indiani spietati, alieni, robot, vampiri, civilt\u00e0 scomparse\u2026\u201d<\/p><\/blockquote>\n

Rievoca Alessandro, uno degli zagoriani presenti all\u2019incontro, per spiegarmi il fascino speciale che il personaggio esercita su di lui da oltre quarant’anni.<\/p>\n

\"Darkwood\"<\/a><\/p>\n

A Darkwood vince sempre il\u00a0sense of wonder<\/em><\/h2>\n

…Il gusto dell\u2019avventura per l\u2019avventura che, oggi tanti di noi, sommersi dalla pantagruelica e immanente disponibilit\u00e0 multimediale di cinema, serie tv, cartoni animati, giochi e videogiochi, hanno in parte smarrito. Scafati dal consumo bulimico di emozioni on demand,\u00a0 abituati al’ingegnerizzazione sofisticata dei generi cui lo stesso fumetto \u00e8 andato incontro, facciamo ormai fatica a meravigliarci.
\nZagor<\/em> e i suoi sciamani narrativi (in primis<\/em> Moreno Burattini), invece, riescono ancora oggi a regalarci questo semplice incantesimo, a \u201cimporci\u201d la cadenza seriale, la periodicit\u00e0 mensile, il perenne ritorno dell\u2019eroe in cerca d\u2019avventura.<\/p>\n

E fateci caso: nella variegata geografia dell’universo bonelliano, dall’Arizona<\/em> di Tex<\/em> alla Manaus<\/em> di Mr. No<\/em>, dalla Washington di Martin Mystere<\/em> alla Londra di Dylan Dog<\/em>, la foresta di Darkwood ancorch\u00e9 calata in un contesto \u201crealistico\u201d \u00e8 il solo luogo autenticamente fittizio. La foresta di Zagor non ha bisogno di appigli cartografici, lo sceneggiatore Nolitta l\u2019ha edificata sui ricordi emozionanti del giovane fumettaro Sergio<\/strong>.<\/p>\n

Darkwood \u00e8 la giungla del Bangalla de L’Uomo Mascherato<\/em>, \u00e8 la Xanadu di Mandrake<\/em>, la Gotham di Batman<\/em>, forse persino la Paperopoli di Paperino<\/em>… Darkwood \u00e8 da qualche parte nel Nord-Est degli Stati Uniti, ma \u00e8 ovunque nell’immaginario collettivo, ricolma com’\u00e8 di echi multimediali, a volte entusiasmanti, a volte ingenui e na\u00ecf<\/em>, ma comunque sempre produttivi<\/strong>.<\/p>\n

\"Darkwood\"<\/a><\/p>\n

Per rendere conto delle qualit\u00e0 una serie come Zagor, varrebbe la pena prendere in prestito la definizione di \u201copera mondo\u201d<\/strong> del critico letterario Franco Moretti. Moretti l\u2019ha coniata per quei grandi romanzi (Faust, Moby Dick, Ulisse, Cent’anni di solitudine<\/em>, etc.), capaci di restituirci la variet\u00e0 della nostra esperienza umana in termini epici di digressioni, stratificazioni, pluralit\u00e0. Cosa che, a suo modo, riesce a fare anche Zagor<\/em>, protagonista di una ormai colossale odissea (fanta)americana, avventurosamente frammentaria, piacevolmente disordinata, programmaticamente interminabile<\/strong>\u2026<\/p>\n

\u201cA volte mi soffermo a guardare la copertina per diversi minuti, senza aprire l\u2019albo. E\u2019 il momento migliore quello in cui non so ancora dove Zagor mi porter\u00e0\u2026\u201d<\/p><\/blockquote>\n

Mi racconta con una punta di commozione Michele, altro zagoriano<\/em> doc, e a me non resta che annuirgli, restando in ammirato silenzio di fronte all’incantesimo che ogni mese si compie a Darkwood.<\/p>\n