Vangelo David Ratte

Il Vangelo di “seconda mano” di David Ratte

Si può narrare ai lettori una storia che già conoscono in maniera efficace e attrattiva? David Ratte con Il viaggio dei padri ci propone una curiosa, affascinante, risposta al quesito rivisitando non una storia qualunque, ma la Storia tra le Storie, quella che da duemila e passa coinvolge miliardi di persone: il Vangelo.

Galilea, un paio di millenni fa. Una bella mattina, Giona, vecchio pescatore ebreo, vede con una punta di stupore i suoi figli, Pietro e Andrea, mollare tutto per seguire un certo Gesù di Nazareth. Decide allora di fare tutto il possibile per ritrovare i figli e riportarli alla casa e alla vita di tutti i giorni. Presto sarà raggiunto da altri due padri altrettanto preoccupati di vedere i loro figli diventare seguaci di quello strambo Nazareno…

Vangelo David Ratte

Il Vangelo, un momento dopo

I tre padri (in)seguono i loro figli e il Nazareno in ogni tappa del viaggio verso Gerusalemme, ma ogni volta che sembrano sul punto di raggiungerli, per qualche accidente o incontro particolare, non riescono mai a farlo. Nella tradizione più tipica della narrativa picaresca, declinata in questo caso in balloon e vignette, il viaggio diventa un tempo narrativo continuamente dilatato. La sintassi fumettistica di Ratte trasforma ogni tappa del pellegrinaggio geografico e morale dei Padri in una “virgola” o una “parentesi” drammaturgica che approfondisce psicologie, rovescia stereotipi, ribalta certezze.

Non assistiamo al racconto “in presa diretta” dell’esistenza di Gesù e delle sue azioni miracolose ma a un repertorio di testimonianze a posteriori degli eventi, rese da personaggi per lo più secondari, rispetto alla narrazione evangelica ufficiale.

Vangelo David Ratte

L’umorismo, lieve e al tempo stesso tagliente, del racconto deriva dalla diversa percezione del Mistero che ciascuno ha secondo vissuto: dall’esaltazione del miracolato al disinteresse del soldato romano, dalla commozione dei fedeli alla rabbia “politica” dei farisei.

Ogni volta che i Padri interrogano i diversi personaggi incontrati sul proprio cammino per avere notizie di Gesù e dei discepoli, le sequenze si traducono in soggettive dei protagonisti e in “sguardi in camera” dei testimoni.

Dicevo nel post precedente di come, Alessandro Bilotta abbia utilizzato spesso la soggettiva in Mercurio Loi per determinare uno scarto “disturbante” tra lo scorrere tradizionale degli eventi davanti al pubblico (in)visibile e quei momenti speciali in cui – “guardandoci in faccia” – i personaggi mettono nei fatti in discussione lo statuto finzionale del racconto.

Vangelo David Ratte

Ratte adopera lo stesso dispositivo ma con strategie ed esiti differenti. Da un lato, c’è un evidente richiamo al reportage/giornalismo grafico (stile Joe Sacco in Palestina per intenderci). Gli sguardi in camera non portano i personaggi fuori dal racconto, ma immergono ancor di più il pubblico dentro la cronaca dei fatti.

Dall’altro lato, è proprio l’alternarsi degli sguardi, dei punti di vista, a restituirci il senso di questo “Vangelo di seconda mano”, che permette ai protagonisti (e di conseguenza ai lettori) di constatare, da tante angolazioni diverse, gli effetti degli insegnamenti e delle azioni del Nazareno sul mondo.

Il Vangelo nello sguardo

E in un fumetto come questo in cui, certo, le parole hanno un peso determinante, colpisce come Ratte riesca al tempo stesso a ritagliare delle vignette mute, o comunque verbalmente parsimoniose, in cui l’afflato passa per un semplice gesto, o nel volgere di uno sguardo. Lo (stra)ordinario della vicenda ci arriva sempre filtrato dall’ordinario delle diverse figure, perfino quando la loro piccola storia personale incontra la grande Storia collettiva.

Vangelo David Ratte

Esemplare il caso del “Discorso della Montagna”, laddove uno dei Padri protagonisti della storia può finalmente ascoltare lui stesso la predicazione di Gesù. Ratte ci regala una straordinaria sequenza silenziosa in campo lungo. Non sentiamo cosa dice il Nazareno, da lettori siamo chiamati a colmare l’assenza di suono con la nostra competenza culturale, oppure ad affidarci alla muta lettura degli astanti dentro l’immagine.

Così, una storia vecchia di Duemila anni torna a interrogarci in un delicato racconto a fumetti come se fosse accaduta due giorni fa, o forse due ore fa. Come se il giardino dei Getsemani fosse qui, fuori dalla nostra finestra, separato soltanto dal bordo bianco che ci separa da un’altra vignetta.