So long, Rusty Dogs

So long, Rusty Dogs
Con la messa on line degli episodi #49 e 50 si conclude "Rusty Dogs", webcomic dalla vita decennale scritto e ideato da Emiliano Longobardi e illustrato da cinquanta disegnatori diversi. Le due storie che concludono la serie portano la firma di Giancarlo Caracuzzo e Giorgio Pontrelli.
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#49

Sono online Con queste mani e Ultimo canto, rispettivamente quarantanovesimo e cinquantesimo episodio di Rusty Dogs.
Con questi ultimi due episodi, la serie giunge giunge alla fine del proprio percorso a dieci anni dalla pubblicazione del primo episodio.
Ai disegni delle due parti conclusive del mini-arco narrativo finale troviamo rispettivamente  e .

Qualche anno fa, facemmo una lunga intervista insieme a , dove affrontammo anche il tema di Rusty Dogs. Riportiamo qui sotto alcuni stralci di quella chiacchierata, che può essere letta in maniera integrale qui e qui.

Com’è iniziata l’avventura di Rusty Dogs?
Il primo post, se non ricordo male, risale all’ottobre 2009. Per la verità, la cosa è cominciata un annetto prima come una semplice suggestione: in un periodo nel quale erano ancora i blog il mezzo per la diffusione d’informazioni, oltre che un modo per condividere le proprie passioni, anche io ne tenevo uno in cui aggiornavo costantemente una lista di link ai blog di autori di fumetti. Più di una volta, mi ero divertito a incrociare i nomi un po’ come quando uno inizia a incrociare i nomi dei calciatori per costruire la sua formazione ideale.
Mi ero dunque divertito a immaginare quale potesse essere il filo conduttore che avrebbe potuto legare alcuni degli autori che mi piacevano di più, e lo trovavo in una sorta di propensione verso il segno scuro, declinato nelle sfumature più diverse, a volte anche antitetiche tra loro.
Rimanevo però con l’amaro in bocca perché nessuno in Italia pubblicava quegli autori seguendo quel tipo di linea guida.
Tutto è davvero nato come un gioco, non essendo un editore e non volendolo essere in alcun modo, ma dopo l’esperienza con Rorschach e Comics Code mi ero riavvicinato alla scrittura. Mi è venuto così in mente un modo per coinvolgere questi autori e ho iniziato a contattarli, con la convinzione personale che al primo no mi sarei fermato; invece i circa trenta autori cui ho scritto all’inizio hanno tutti dato la propria disponibilità e da lì è partito tutto.

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Rusty Dogs #50

In ogni pagina di Rusty Dogs si respira quell’atmosfera tipicamente – volendo cedere alla cattiva abitudine delle etichette – noir. Ci sono degli autori che hanno particolarmente influito sulla tua formazione? Anche in virtù della tua professione, come ti sembra l’attuale panorama letterario relativamente a tale genere?
Parto dalla seconda parte della domanda. Gialli, thriller, noir, crime, polizieschi in senso lato sono ancora una delle categorie merceologiche librarie che hanno i risultati migliori in termini di vendite, basta guardare i primi 25-30 posti di qualsiasi classifica di vendita: almeno un terzo dei titoli presenti ha a che fare con quei generi. Se vogliamo, anche un certo tipo di attuale giornalismo e di saggistica ha a che fare con questo tipo d’argomento: per fare un solo nome, Saviano si occupa di crimini, tanto in Gomorra quanto in Zero, zero, zero.
Ricollegandomi alla prima parte della domanda, invece, è stato Cormac McCarthy con Non è un paese per vecchi che ha cambiato il mio modo di leggere libri e anche il mio modo d’intendere ciò che volevo scrivere, oltre al modo di guardarmi attorno. Quello è stato il classico libro che ha funzionato da turning point, mi ha realmente cambiato lo sguardo interiore ed esteriore su ciò che leggo, guardo e ascolto, ma non solo: ho deciso di creare in libreria un intero settore dedicato esclusivamente al noir e al crime anche grazie alla lettura di quel libro.
In ambito fumettistico, poi, il primo nome che mi viene in mente è quello di Ed Brubaker, che per me ha saputo reinterpretare i codici espressivi del genere tra hard-boiled, noir e crime, in maniera esaltante. Criminal è un’opera straordinaria, ma anche alcune cose precedenti come Sleepers o successive come Incognito, Fatale, lo stesso suo ciclo di Capitan America, o Gotham Central fatto insieme a Greg Rucka, sono tutte opere in cui si ritrova un livello medio eccellente.
Ripeto, Criminal resta per me la sua opera migliore, ma non mi ha ispirato perché in italiano (ahimè, non conosco l’inglese) è uscito quando già avevo iniziato a scrivere Rusty Dogs. E – devo dire – per fortuna: quando guardavo la preview del primo numero originale, mi ero spaventato perché pensavo di scrivere un fumetto non solo dello stesso genere, ma simile anche nel modo di declinare, di reinterpretare quei codici.
Proprio perché non volevo esserne influenzato, ho rimandato la lettura di Criminal per molto tempo dopo la sua uscita in italiano, ma poi non ho più resistito e, letto il primo, sono andato a cascata con tutti gli altri.  Ho amato tantissimo anche lo splendido Scalped di Jason Aaron.
Ma il libro che veramente sta alla base di tutto, della passione di leggere ma anche di scrivere, è Storia di cani di Peppe Ferrandino e Giancarlo Caracuzzo, che uscì negli anni ’90, prima a puntate sulla rivista Nero della Granata Press di Luigi Bernardi e poi in volume unico. In qualche modo la visione del noir che aveva Bernardi ha condizionato il mio gusto, e Storia di cani è stato un libro importante come Non è un paese per vecchi; sono le due colonne sulle quali si sono formati non solo i miei gusti, appunto, ma anche il mio modo di intendere ciò che sta attorno a ciò che leggo o guardo. Se la lettura, oggi come ieri e come spero domani, deve essere non soltanto un modo di evadere ma anche un modo per ri-leggere ciò che ci circonda, questi due libri sono le due lenti di quegli occhiali che mi hanno fatto leggere meglio, ascoltare meglio e selezionare meglio: per me, le letture che ti cambiano la vita devono servire soprattutto a questo. Se facessimo tutti realmente così, io per primo, molto probabilmente ci sarebbero in giro molte cose più belle e molte meno schifezze.

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Vignetta tratta da Rusty Dogs #39 – Disegni di Daniele Serra

Nel tempo hai collaborato con molti disegnatori, sia giovani promesse che veri e propri maestri. Tra le tante collaborazioni, c’è qualcuna che ricordi in maniera particolare?
Non vuole essere una risposta ruffiana, ma quella che ricordo in modo particolare è una collaborazione che non si è concretizzata, perché a suo modo dà un senso a tutte le altre. Quando ho iniziato a coinvolgere i disegnatori nel progetto Rusty Dogs, ho chiesto esplicitamente che, se avessero accettato, non avrebbero dovuto farlo per amicizia, visto che in molti casi esisteva già un rapporto di amicizia tra me e gli autori, a volte amicizia stretta, altre buona conoscenza, altre ancora simpatia reciproca nata dal fatto che ognuno seguiva il blog dell’altro. Non ho contattato persone che non conoscessi almeno minimamente perché non volevo che si creasse alcun fraintendimento sulla questione retribuzione, visto che chiedevo di partecipare al progetto a titolo gratuito, non essendo un editore e non avendo capitali a disposizione. L’unica carta che potevo giocarmi era la bontà dell’idea e garantire ai disegnatori  che si sarebbero divertiti a realizzare le storie.
Quando ho contattato Maurizio Di Vincenzo, mio carissimo amico, lui mi ha risposto di no. Maurizio mi ha dato una risposta onesta, dicendomi che l’idea gli piaceva ma che, in quel momento, non avrebbe potuto gestirla, non avendo tempo nemmeno per una storia di sole quattro tavole.
Ecco quel no io l’ho conservato come una cosa preziosa, non lo dico né con ironia né con ruffianeria: io a quel no ci sono molto affezionato, perché forse è stata la risposta più importante che sia stata data a Rusty Dogs. Nel senso che il progetto non è stato visto come semplicemente il giocattolo di uno sceneggiatore praticamente senza esperienza, com’era e come in parte continua a essere il sottoscritto, ma è stato invece inquadrato in una prospettiva professionale.
Poi ricordo in modo particolare tutti quelli che si sono proposti; all’inizio i disegnatori coinvolti dovevano essere una trentina, successivamente gli episodi, e di conseguenza autori, sono diventati cinquanta – e cinquanta resteranno perché confermo che con l’episodio 50 Rusty Dogs chiude – e il fatto stesso che in molti si siano proposti è stato molto gratificante.

Esiste una sorta di filo rosso che lega tutti gli episodi di Rusty Dogs?
Sì, esiste. Ho l’ambizione che tutte le storie siano leggibili individualmente, ma esiste un legame tra di esse. Detto questo, però, mi fermo, perché se c’è una cosa che detesto è quando un autore si mette davanti al proprio lavoro e lo “impalla” provando a spiegarlo o a indicare in che modo deve essere letto.
Se questo filo rosso verrà fuori, vorrà dire che siamo stati bravi, se no saremo stati scarsi, oppure, legittimamente, qualcuno non ha letto Rusty Dogs con l’attenzione dovuta, ma questo fa parte del gioco. Nel momento in cui tu offri al lettore una cosa, poi devi prenderti quello che viene, detesto indirizzare le letture. Però non nascondo che mi piacerebbe che ci fosse qualche lettore che avesse il piacere e la curiosità di leggere gli episodi tutti assieme.

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Vignetta tratta da Rusty Dogs #40 – Disegni di Walter Venturi

Trovo grandissima la tua capacità di scrivere una storia, godibile anche al di fuori dell’opera nel suo insieme, in appena quattro tavole. Immagino che questo limite però ti abbia creato non poche difficoltà, spiegaci a cosa è dovuto questo limite che ti sei autoimposto.
È stato un limite imposto per motivi produttivi. All’inizio, quando ho contattato i primi disegnatori, dicevo loro che le storie sarebbero dovute essere di 1, 2, 3 o 4 pagine. Ero appena reduce dall’esperienza di pubblicazione sui primi tre numeri di Mono, la rivista di Tunuè composta da storie di una sola pagina, e mi ero molto divertito a scrivere tre storie diverse, disegnate da tre disegnatori diversi e in cui con poco eravamo riusciti a raccontare tanto. Fra l’altro, fino ad allora, oltre alle storie per Mono avevo pubblicato solo altre storie brevi: due capitoli di Killer Elite, entrambi di otto pagine e una storia breve di tre pagine comparsa in appendice a una pubblicazione di Massimo Dall’Oglio.
Quando materialmente ho iniziato a scrivere le storie di Rusty Dogs, mi sono reso conto che una, due o tre pagine non servivano a niente; o meglio, io non avevo le capacità di condensare su distanze così brevi un qualcosa che somigliasse a una storia e che non fosse semplicemente una suggestione o uno spunto. Poi, dato che a tutti gli effetti Rusty Dogs è un prodotto seriale, la serialità è fatta anche di codici produttivi e non solo contenutistici,  così, visto che i primi due o tre episodi scritti erano di quattro pagine, ho pensato di usare quel limite come un codice. Infine, visto che gli autori partecipavano a titolo gratuito, non potevo chiedere loro una storia di 100 pagine, né mi piaceva l’idea di un’unica storia disegnata da tanti disegnatori diversi. Dati tutti questi limiti, narrativi e produttivi, mi sono ritrovato, dopo aver già scritto le prime tre storie e avendo già buttato giù la scaletta dei primi dieci episodi, con questo standard. Fra l’altro, colgo l’occasione per sottolineare una cosa cui tengo davvero molto: se Rusty Dogs ha una sua riconoscibilità, tanto dal punto di vista narrativo quanto grafico in senso lato, lo devo a due figure fondamentali come quella di Andrea Toscani, che mi fa da editor e mi aiuta sempre a capire al meglio come far emergere determinati aspetti cui tengo, e come quella di Mauro Mura, che non si occupa solo del lettering di tutti gli episodi, ma che cura ogni aspetto relativo alla cura grafica della serie.

Nei vari episodi di Rusty Dogs ci hai presentato una lunga sequela di personaggi, di solito molto complessi e mai monodimensionali. C’è qualche personaggio di cui avresti voluto narrare di più, rendendolo magari protagonista di più storie?
Tutti i personaggi, e anche questa non vuole essere in nessun modo una risposta ruffiana.
Quello che faccio quando scrivo Rusty Dogs è di sapere il meno possibile dei personaggi che racconto, perché per me è quella la strada migliore per poter dare al lettore la parvenza che ci sia più di quanto non si veda: è un’illusione che finora mi ha portato a dei risultati positivi.
Quindi tutti i personaggi, e nessuno, in questo senso. È altrettanto chiaro, naturalmente, che di certi personaggi-chiave conosco di più di quanto non sia finito nelle storie o di quanto conosca degli altri personaggi, però neanche in quei casi so tutto.

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Vignetta tratta da Rusty Dogs #41 – Disegni di Fabio Detullio

Rusty Dogs è stata una serie a fumetti composta da storie brevi crime-noir e pubblicate su un blog:
http://www.rustydogs.com

Storie:
Emiliano Longobardi

Disegni:
Paolo Armitano, Elisabetta Barletta, Antonello Becciu, Michele Benevento, Giacomo Bevilacqua, Lelio Bonaccorso, Riccardo Burchielli, Giancarlo Caracuzzo, Raul Cestaro, Luca Claretti, Massimo Dall’Oglio, Davide De Cubellis, Andrea Del Campo, Werther Dell’Edera, Fabio Detullio, Fabrizio des Dorides, Michele Duch, Pasquale Frisenda, Andrea Gadaldi, Pier Gallo, Davide Garota, Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Giuliano Giunta, Emanuele Gizzi, Simone Guglielmini, Antonio Lucchi, Giuseppe Marinello, Alberto Massaggia, Francesco Mortarino, Guido Nieddu, Lorenzo Palloni, Giuseppe Palumbo, Davide Pascutti, Michele Petrucci, Rossano Piccioni, Giorgio Pontrelli, Maurizio Ribichini, Andrea Rossetto, Armando Rossi, Lorenzo Ruggiero, Antonio Sarchione, Daniele Serra, Marco Soldi, Cristiano Spadoni, Claudio Stassi, Joachim Tilloca, Riccardo Torti, Jacopo Vecchio e Walter Venturi.

Rusty Dogs su Lo Spazio Bianco:

Rusty Dogs #39

Rusty Dogs #40

Rusty Dogs #41

Rusty Dogs #42

Rusty Dogs #43

 

 

 

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