Sherlock e l’eterno ritorno del Mastino

Sherlock e l’eterno ritorno del Mastino
Russell Punter e Andrea Da Rold firmano per Usborne Publishing una inedita versione a fumetti dedicata a bambini e ragazzi del detective per antonomasia Sherlock Holmes nel classico romanzesco Il mastino dei Baskerville.

È davvero curioso il destino di un personaggio, ormai mitico del nostro immaginario, come . Il suo creatore, sir Arthur Conan Doyle – malgrado il successo dell’eroe, o forse proprio per il clamoroso successo di racconti e romanzi dedicati al detective di Baker Street – avrebbe voluto liquidarlo, per dedicarsi ad altre produzioni letterarie.

E invece, Sherlock non solo è sopravvissuto a Conan Doyle, ma ha persino valicato la fama romanzesca, conquistandosi una carriera multimediale ormai ultracentenaria fatta di film, serial, fumetti e videogiochi… Rifacimenti, apocrifi, pastiche: non c’è generazione dal 1887 ad oggi, che non abbia avuto il “suo” Sherlock Holmes, anzi i suoi tanti Sherlock Holmes e altrettanti “mastini”.

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La graphic novel di Russell Punter e Andrea Da Rold si inserisce, quindi, in un contesto di riscritture fumettistiche estremamente ricco e variegato che non smette di regalarci novità quasi ogni anno (1) .

Gli autori hanno tagliato la loro versione de Il Mastino dei Baskerville per una platea di giovani e giovanissimi lettori, secondo i dettami di una casa editrice come Usborne che a quella fascia di pubblico rivolge principalmente la sua sterminata produzione letteraria.

La parola chiave dell’operazione è certamente “rispetto”. L’aderenza all’originale letterario è riscontrabile infatti sia nelle scelte di scrittura e di regia fumettistica di Punter, sia in quelle di rappresentazione grafica e stile visivo prodotte di Andrea Da Rold. La prosa di didascalie e dialoghi, così come la scansione degli eventi, ripercorrono in maniera lineare, seppure con qualche semplificazione obbligata, lo sviluppo narrativo del romanzo. Allo stesso modo, la messa in scena non si distacca dall’ortodossia figurativa di un’icona ormai fortemente cristallizzata nel nostro immaginario.

D’altronde, in una versione che, in modo consapevole, si rivolge a un pubblico di giovanissimi lettori alle prese (potenzialmente) per la prima volta con il personaggio, l’ossequio al canone (per usare l’espressione cara ai lettori sherlockiani in riferimento al corpus di storie originali scritte da Conan Doyle) è una via quasi obbligata.

Viceversa, chi cercasse in queste pagine un approccio “iconoclasta” al detective di Baker Street rimarrebbe inequivocabilmente deluso. Il fumetto di Punter e Da Rold non vanta, per esempio, i guizzi espressionisti riscontrabili nella pure accurata interpretazione del Il mastino dei Baskerville, realizzata qualche anno fa dagli inglesi Ian Edginton e Ian Culbard. Così come, pur cercando di dare un forte impatto visivo al racconto, gli autori di Usborne non seguono la strada espressiva intrapresa da Martin Powell e Jamie Chase per Dark Horse nel 2013, con uno stravolgimento gotico e pulp del romanzo.

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Sherlock oggi

In che termini si può allora analizzare questo ennesimo mastino holmesiano? La misura è quella di una “compassata” modernità che – tenendo conto della lezione di cinema e televisione – cerca di adattare la fabula di Conan Doyle ai ritmi fumettistici adeguati al pubblico contemporaneo.

A livello di regia scenica, l’approccio di Russell Punter alla materia del romanzo si esprime soprattutto nella capacità di integrare i vari piani lessicali e informativi (il racconto in prima persona di Watson, le testimonianze degli altri personaggi, etc.), ricorrendo ad articoli di giornale, mappe, e lettere, in un mix di graphic journalism e “avventura grafica” di derivazione videoludica che alleggerisce il peso delle didascalie e dei dialoghi e permette di declinare i contenuti adulti di Conan Doyle per una platea di lettori ragazzi.

Contribuisce all’operazione anche la scansione dei layout delle tavole, piana e regolare, contraddistinta da una forte leggibilità, anche nelle gabbie più serrate. Solo di rado le sequenze di vignette planari lasciano spazio ad ariose splash page (l’entrata nel maniero dei Baskerville, la comparsa del Mastino, lo spuntare di Holmes nella brughiera, etc.) e sono momenti accuratamente calibrati, in rapporto ai climax del racconto.

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Tutto il lavoro artistico di Da Rold si contraddistingue per pulizia e accuratezza, anche se certi stilemi produttivi cartooneschi (assenza degli sfondi, etc.), pensati forse proprio per il pubblico di riferimento, a volte impoveriscono più che arricchire l’impatto visivo delle tavole. È interessante anche notare come il disegnatore offra dell’eroe una caratterizzazione forse non sensazionale, ma comunque originale e lontana dagli ammiccamenti iconici di tanti precedenti fumettistici. Il volto di Sherlock ha una sua fisionomia autonoma e non scimmiotta i tratti degli interpreti mediali più celebri (da Basil Rathbone a Peter Cushing, da Jeremy Brett a Benedict Cumberbatch). A questa scelta di pulizia visiva si salda quella figurativa, peraltro non inedita in altre riscritture recenti del personaggio, di alleggerire il guardaroba del detective da quel vestiario fedele, quanto posticcio, al canone letterario, fatto di cappello da cacciatore, mantellina e pipa calabash…

È uno Sherlock semplice ed essenziale, insomma, quello che ritroviamo in questo ennesimo adattamento a fumetti dell’opera letteraria. E se i giovani lettori vorranno seguire il detective di Baker Street nelle nebbiose campagne del Devonshire, anche stavolta la forza del racconto di Conan Doyle saprà fargli correre un piacevole brivido d’inquietudine, in attesa della comparsa del misterioso mastino ringhiante, laggiù nella brughiera.

Abbiamo parlato di
Il mastino dei Baskervilles. Sherlock Holmes a fumetti
Arthur Conan Doyle, Russell Punter, Andrea Da Rold
Traduzione di P. A. Livorati
Usborne Publishing, 2018
100 pagine, cartonato, colori – 13,90 €
ISBN: 1474954324


Note:
  1. per una panoramica rinviamo allo studio di Luigi Siviero, Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti, Edizioni ProGlo, 2017 

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