Sergio Giardo: “Sulla Stazione Spaziale con un fumetto”

Sergio Giardo: “Sulla Stazione Spaziale con un fumetto”
Il copertinista e disegnatore di Nathan Never, Sergio Giardo, ci racconta il dietro le quinte dell’albo speciale, scritto da Bepi Vigna, in cui l’eroe di fantascienza incontra l’astronauta Luca Parmitano sulla ISS.

Da bambino sognava avventure spaziali e, ora, da grande si è ritrovato a raccontare quelle dell’astronauta Luca Parmitano in un fumetto. Abbiamo incontrato il cartoonist , copertinista e disegnatore di che, nel volume “Nathan Never: Stazione Spaziale Internazionale” appena pubblicato, incontra l’astronauta italiano sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’albo, scritto da , è stato presentato in anteprima a Lucca Comics & Games 2019, ed è prodotto dalla in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e con quella Europea.  Hanno collaborato alla realizzazione dell’intervista Caterina Cardillo e Claudia Santoro y Recio.

Sergio Giardo: “Sulla Stazione Spaziale con un fumetto”_Interviste

Ciao Sergio, bentornato su Lo Spazio Bianco.
Solitamente le storie di fantascienza sono ambientate in luoghi fittizi: come è stato disegnare un’ambientazione spaziale realmente esistente come la ISS (International Space Station)?
È stato complicato per il fatto che gli interni della ISS non sono lineari, “puliti”, ordinati come di solito li visualizziamo nei film o nei fumetti di Fantascienza… Sono ambienti reali di lavoro e di vita degli astronauti, ogni parete è piena di strumenti… È un “disordine” fantastico e pieno di suggestioni.
Nel disegnarla avevo gli stessi timori di quando ho lavorato, in passato, a storie con ambientazioni storiche e personaggi realmente esistiti. C’è la necessità di documentarsi con accuratezza, anche perché eventuali imprecisioni sarebbero subito colte da lettori esperti della materia. In questo caso, visto che si tratta di un progetto in collaborazione con l’ASI, sapevo dall’inizio che mi sarei confrontato con addetti ai lavori “spaziali”, quindi un poco di ansia di prestazione c’è stata!
Per fortuna, rispetto al passato, quando un disegnatore doveva farsi una biblioteca sterminata per documentarsi, oggi la rete ti dà accesso a un gran numero di informazioni dettagliate. Per esempio, ci sono i tutti i materiali che trovi sui siti web degli enti spaziali e le riprese su youtube degli astronauti in orbita.  Per disegnare gli ambienti interni, ho trovato utilissimo una sorta di “street view”, grazie al quale ho potuto realmente “fluttuare” all’interno nei moduli della ISS.

Sergio Giardo: “Sulla Stazione Spaziale con un fumetto”_Interviste

E per disegnare la configurazione esterna della Stazione Spaziale Internazionale?
Lì ho avuto qualche difficoltà in più, perché sapendo che è stata costruita in tempi diversi, non era sempre facile capire se le foto che stavo utilizzando come reference fossero più o meno recenti… Poi quando mi sono reso conto che i pannelli della ISS ruotano, nel suo orbitare attorno alla Terra, ho capito che certe foto erano scattate in momenti diversi. Sono stati utili anche i modelli 3D, ma qualche dettaglio sfugge sempre… Per esempio, a un certo punto, mi sono reso conto che in una vignetta, seguendo il modellino, avevo disegnato l’airlock di uno dei moduli montato al contrario ed ho dovuto correggere in corsa!

Hai avuto modo di incontrare Luca Parmitano per prendere ispirazione e capire meglio la sua personalità anche attraverso la sua espressività?
Non ho ancora avuto occasione di conoscerlo. In realtà la difficoltà di rappresentare dei personaggi reali, come per le ambientazioni, è sempre quella di essere più fedeli possibile alla realtà, ma rispettando il proprio stile. L’altro aspetto complesso è che nella nostra storia si mescolano insieme personaggi reali come Luca e i personaggi di fantasia della serie (come il nostro eroe Nathan Never), che hanno fisionomie grafiche consolidate… Ho dovuto lavorare per armonizzare queste differenze.

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Credi di aver dato di Luca un ritratto accurato o hai messo del tuo nel personaggio?
Per quanto riguardo il suo aspetto, per fortuna anche in questo caso la rete mi è stata di grande d’aiuto. Ci sono moltissimi filmati suoi, sia delle missioni, sia degli incontri che fa. Luca è anche un bravissimo divulgatore, con una mimica efficace. Questo mi ha permesso di catturare molta della sua gestualità. I video sono importanti perché dalle fotografie cogli i tratti somatici statici, ma in un fumetto i personaggi vanno resi in maniera dinamica. Devono recitare ed esprimere emozioni come la paura, l’allegria, etc.. Spero di essere riuscito a farlo bene nel caso del nostro @Astroluca. L’unica cosa che non sono riuscito a trovare è una sua foto da bambino, quindi lì ho lavorato di pura immaginazione!

Qual è stata la tua reazione quando hai saputo che la copertina del fumetto sarebbe stata inviata sulla ISS con il modulo cargo PCM-Cygnus, sviluppato in Italia?
Una grande emozione. Appartengo a una generazione, quella degli anni Sessanta, per cui lo Spazio ha rappresentato una grande fonte d’ispirazione fantastica. Nel ’69, all’epoca dell’allunaggio, avevo appena cinque anni, ma ricordo bene le emozioni di quella missione e di quelle successive, in particolare la trepidazione collettiva per l’Apollo 13… E poi, la domenica c’era l’appuntamento fisso con i mitici telefilm inglesi della serie “UFO” di Gerry Anderson… Così trascorrevo i pomeriggi a costruire con i lego razzi, astronavi e… ruspe. Sì perché, abitando in una zona periferica di Torino, piena di cantieri, l’altra mia passione di allora era quella. Sognavo di diventare astronauta oppure escavatorista. La terza opzione era disegnatore di fumetti e direi che è andata bene così…

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Appunto, sei nato e tuttora vivi a Torino. Sapevi che proprio nel capoluogo piemontese, sono stati costruiti molti moduli della ISS e quello che ha portato in orbita la tua copertina?
Si lo sapevo, perché comunque anche nel condominio dove abitavo da bambino c’erano un paio di persone che lavoravano nel settore e io, come dicevo, ho sempre seguito, per passione personale, l’ambito spaziale. Quando mi hanno detto che questa copertina sarebbe andata sul PCM-Cygnus tra le stelle, mi è venuto da sorridere. In qualche modo – mi sono detto – il cerchio si chiude. Non riuscirò mai ad andare nello Spazio, a meno che qualcuno tipo Elon Musk non lo renda possibile e abbordabile economicamente per un turista curioso… Però che un “pezzettino di me”, che ho vissuto e vivo fantasticando di astronavi e mondi fantastici, sia arrivato sulla ISS è una grande soddisfazione.

Sergio Giardo: “Sulla Stazione Spaziale con un fumetto”_Interviste

Intervista realizzata su Skype il 18 ottobre 2019, ringraziamo Sergio Giardo per la sua simpatia e disponibilità. L’intervista è stata realizzata originariamente per  Thales Alenia Space e qui ripubblicata con il permesso dell’intervistato. 

Biografia di Sergio Giardo

Sergio Giardo si è diplomato in discipline artistiche e grafica pubblicitaria. Ha intrapreso la carriera di grafico, visualizer e illustratore nel campo della pubblicità fino a quando, nel 1994, è entrato a far parte dello staff di Zona X, fumetto edito dalla Sergio Bonelli Editore. Da allora Giardo ha continuato la sua carriera nel mondo del fumetto lavorando a diversi progetti. Attualmente, oltre ad insegnare alla Scuola Internazionale di Comics di Torino, è all’opera come copertina e disegnatore per Nathan Never. Con lui avevamo già parlato, in occasione del nostro speciale per i 25 annidi Nathan Never,  in questa intervista che ripercorre in particolare il suo lavoro di cover artist della serie.

Per saperne di più su Nathan Never: Stazione Spaziale Internazionale

Videotrailer del fumetto

L’astronauta Luca Parmitano parla del fumetto

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