Nel segno del pulp: intervista a Francesco Francavilla

A Lucca Comics 2016 abbiamo intervistato Francesco Francavilla, apprezzato disegnatore italiano al lavoro stabilmente negli USA per Marvel, DC Comics e Dynamite.

Francesco Francavilla esordisce nel mercato USA nel 2005 lavorando per la Ape Entertainment. Notato dalla Dynamite, inizia a lavorare sulla serie dedicata a Zorro. Da lì inizia una esaltante carriera che lo porta a come disegnatore e copertinista in Marvel (Black Panther, Hawkeye), DC Comics (Detective Comics, che gli è valso un Eisner Awards nel 2012, Swamp Thing), e Archie Comics (con cui ha pubblicato Afterlife with Archie, presentato da Edizioni DB a Lucca 2016).  Nel 2012-2013 ha realizzato la sua prima serie creator owned, The Black Beetle per Dark Horse, e prossimamente realizzerà una miniserie del più grande eroe pulp dei fumetti, The Spirit. Abbiamo parlato con lui della sua carriera, delle sue influenze e dei suoi lavori.

Nel segno del pulp: intervista a Francesco Francavilla

Ciao Francesco e grazie per il tempo che ci concedi. Sul web non si trovano molte informazioni sulla tua formazione e gli inizi della tua carriera: vorresti raccontarceli di prima persona?
Ho cominciato con una miniserie indipendente, una specie di Zorro ma ambientato nella rivoluzione americana (NdR The Black Coat, APE Entertainment, 2006). La miniserie ebbe successo di critica ma non di pubblico, poiché pubblicata da una piccola casa editrice. Questo però fu sufficiente per farmi notare dalla Dynamite che mi chiamò per realizzare Zorro. E da lì poi è cominciato tutto.

Nel segno del pulp: intervista a Francesco FrancavillaSei un autore che predilige  il genere pulp. Da cosa è nato questo amore?
Beh, la mia passione è nata dai film in bianco e nero, sia pulp che horror classici. Mi ha sempre affascinato l’uso delle ombre, l’atmosfera, il fatto che suggerisca delle cose più che mostrarle.

Parlando più in generale di questo tipo di narrativa, il pulp ha visto la sua massima espressione negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso ma ancora oggi molti scrittori e fumettisti ne subiscono il fascino e tentano di reinterpretarlo in chiave moderna senza tradirne gli stilemi. Cosa pensi che possa dare questo genere alla narrativa contemporanea, sia essa fumetto, letteratura o cinema?
Le nuove generazioni non hanno molte possibilità di vedere queste cose ed è per questo che, non avendole mai viste e sperimentate, sono così attratte da questo genere e lo stanno rivivendo adesso usando comunque un approccio più moderno.

Il tuo stile è molto particolare, a tratti retrò, utilizzi sia il gioco di luci ed ombre che il colore in maniera espressionistica, rappresentando situazioni molto realistiche con una colorazione acida e innaturale. Quali sono stati gli artisti, non solo in ambito fumettistico, che ti hanno inspirato?
Quando decisi di colorare da solo i miei disegni sapevo che un approccio completamente realistico avrebbe richiesto molto tempo, quindi ho deciso di usare il colore più per creare un’atmosfera. Il colore è equiparabile alla colonna sonora di un film, è lì per suggerire, per dire che qualcosa sta per accadere, perciò lo utilizzo come strumento narrativo più che come strumento grafico.

Nel corso della tua carriera hai realizzato non solo molti fumetti ma anche molte copertine. Ci sono dei cambiamenti necessari nella tecnica e nella disciplina del lavoro passando dalla narrazione alla pura illustrazione?
La copertina deve catturare l’attenzione, richiede un po’ più di tempo di progettazione, per esempio nei layout. Deve spingere il lettore a comprare il libro dallo scaffale quindi deve risaltare e per questo ha bisogno di più progettazione.

Il tuo lavoro si è svolto principalmente negli States, dove hai disegnato praticamente di tutto, oltre a realizzare storie tue. Da poco è stata annunciata la tua miniserie di The Spirit per Dynamite. Come è nato il progetto e come ti senti a confrontarti con il più famoso eroe pulp della storia del fumetto mondiale?
Il progetto mi è stato proposto dalla Dynamite, per cui ho realizzato vari lavori e copertine su titoli come Zorro, The Shadow, The Spider, Lone Ranger. Quando mi contattarono dicendosi interessati per una miniserie scritta e disegnata da me, beh era un’offerta che non potevo assolutamente rifiutare. Certamente c’è un po’ di pressione perché grandi autori come Will Eisner, Frank Miller, Matt Wagner e Darwyn Cooke hanno lavorato sul personaggio, quindi c’è aspettativa e il livello va mantenuto alto.

Oltre a disegnare hai avuto esperienza anche come autore unico dei testi per la tuaNel segno del pulp: intervista a Francesco Francavilla miniserie The
Black Beetle. Hai mai pensato di sceneggiare una storia da affidare a matite altrui? E se avessi carta bianca, a chi le affideresti e perché?

Sì è qualcosa che mi interessa. Quando ho lavorato con Matt Wagner, che è un artista completo che scrive per un altro artista, ho capito che le cose che tu hai visualizzato in mente verranno necessariamente realizzate secondo quella visione. Però è una cosa che mi interessa, magari lavorare con alcuni amici italiani come Luigi Siniscalchi e Bruno Brindisi, che mi hanno aiutato all’inizio a migliorarmi come artista.

Passando invece all’Italia, mercato per il quale non hai mai lavorato, ci sarebbe un personaggio su cui vorresti lavorare o quale opera vorresti realizzare?
Io sono un grande appassionato di Dylan Dog, perciò vorrei lavorare su questo personaggio. E forse potrebbe accadere anche prima di quello che pensassi…

A Lucca presenti Archie e i morti viventi (Afterlife with Archie in originale), realizzato con Roberto Aguirre-Sacasa. Come è nata quest’opera così particolare, che unisce un personaggio famosissimo del fumetto “soap-operistico” statunitense con atmosfere horror?
Archie Comics mi chiese di realizzare una copertina variant per Life with Archie e mi diede carta bianca. Visto che il numero usciva ad ottobre, intorno ad Halloween, decisi di usare un gioco di parole, invece di Life trasformarlo in Afterlife with Archie, mettendo degli zombie in copertina. Tutti comprarono il fumetto pensando che fosse una storia horror e invece era una storia normale! A quel punto Roberto Aguirre-Sacasa parlò con l’editore presentando l’idea di questo fumetto. Quindi l’idea per una variant cover, un gioco, è diventato un vero e proprio fumetto! (Ride)

Grazie mille Francesco e buon lavoro!
Grazie a voi per l’intervista.

Intervista realizzata dal vivo il 30 ottobre 2016

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