Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955

Com’era il Topolino che agiva sui quotidiani USA degli anni Cinquanta? Terza parte dell’approfondimento sul Mickey Mouse di Floyd Gottfredson.

Siamo arrivati alla terza a ultima parte di questo lungo approfondimento sulle avventure a strisce di Topolino.
Dopo un primo segmento dedicato all’origine del Mickey Mouse avventuroso e una seconda puntata che approfondiva le avventure dei primi anni Quaranta, tra le più celebri del personaggio e in bilico tra giallo e azione, è tempo di dedicarsi agli ultimi dieci anni di strisce “a continuazione”, caratterizzati in particolar modo dallo sceneggiatore che affianca in questo periodo: Bill Walsh.

L’inquietudine onirica di Bill Walsh

Nel film Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore il piccolo protagonista Totò si appassiona al cinema grazie al proiezionista del suo paese. Questa bella e appassionata storia non è irrealistica ed è anzi ciò che è accaduto al giovane William Crozier Walsh. Nato il 30 settembre del 1913 a New York da padre canadese e madre irlandese, visse la sua adolescenza a Cincinnati presso la zia Agnes e lo zio William Newman, proiezionista. Il giovane Bill divenne il suo assistente, proprio come il protagonista del film di Tornatore. Questa passione non si perse con gli anni, e durante il periodo universitario lo spinse a entrare in un gruppo di teatro.

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955

Nel 1933 Walsh lavorò per la compagnia di Barbara Stanwyck e Frank Fay scrivendo anche alcune opere per Broadway. Dopo questa breve esperienza, nel 1934 iniziò a lavorare presso un’agenzia pubblicitaria fino a che, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, dopo essere stato riformato a causa del diabete, iniziò nel 1943 a lavorare presso i Disney Studios. Assegnato alle strisce quotidiane di Topolino, iniziò la sua collaborazione con Floyd Gottfredson con Topolino nella Seconda Guerra Mondiale (The Nazi Submarine), quasi un modo per vivere comunque quella guerra cui non poteva partecipare attivamente.

D’altra parte il clima di tensione bellica che caratterizzava quegli anni influenzò fortemente le storie scritte da Walsh, che comunque nel frattempo proponeva sia sulle strisce sia nelle tavole domenicali delle semplici gag autoconclusive. In particolare, in queste ultime, collaborò con Bill Wright per le tavole dedicate a Mickey Mouse e con Paul Murry per quelle di Panchito Pistoles.

La prima storia lunga dove emergono con forza gli elementi caratteristici dello stile di Walsh è Topolino e la casa misteriosa: atmosfera noir al limite dell’horror, fantasmi, personaggi loschi, minacce di morte, situazioni inquietanti e un comprimario femminile forte, affascinante e ambiguo.
Più o meno sulla stessa linea narrativa fa il suo esordio il personaggio più noto di Walsh, Eta Beta.

Il ciclo di Eta Beta

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955

Il personaggio esordisce ne L’Uomo del 2000, trovato da Topolino e Pippo durante una spedizione in versione speleologi dilettanti. Eta Beta si rivela essere un ominide proveniente dal futuro o, per meglio, dire da un mondo sotterraneo nel quale il tempo scorre più velocemente e viene “adottato” da Topolino.
Nelle prime storie in cui compare Walsh si diverte soprattutto a mostrarne le insolite caratteristiche, tanto che L’Uomo del 2000 si può quasi definire un insieme di gag labilmente collegate assieme più che una storia compatta. In quella continuity e nelle successive i lettori scoprono l’alimentazione di Eta Beta (mandarinetti sottaceto in originale, diventati naftalina nella traduzione italiana), il formidabile gonnellino che sembra contenere qualunque oggetto possibile, l’abitudine di dormire in bilico sul pomolo del letto e l’avversione al denaro.

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955Nel complesso il personaggio si configura quindi come un “diverso”, con un rapporto conflittuale con il mondo del XX secolo: studiato da alcuni scienziati, temuto dai più, adorato dalle ragazze, ignorato da Pippo.
Il tema dell’individuo difforme dalla norma costituita e messo quindi ai margini della società è uno dei temi ricorrenti delle strisce firmate da Walsh, e trova proprio nel primo Eta Beta maggior espressione, specialmente nella storia Il processo a Eta Beta, dove viene messo sotto accusa proprio per i suoi comportamenti borderline.

Oltre che dalle proprio stramberie, Eta Beta è caratterizzato anche da una sorta di ingenuità e genuinità di carattere che rendono il “diverso” spesso migliore delle cosiddette “persone normali”, di fatto anticipando alcuni temi portanti di romanzi di fantascienza come Pianeta che vai (1962) di Erik Frank Russell o Ed egli maledisse lo scandalo (1965) di Mack Reynolds, dove vengono descritte società in cui i rapporti interpersonali sono molto più semplici e sinceri grazie a una sorta di abbandono dell’uso del denaro (quanto meno nel senso capitalistico).
D’altra parte si potrebbe accostare Eta Beta il protagonista del romanzo di Reynolds, Ezechiele Giosué Tubber che mostra alcuni tratti ingenui e bislacchi non molto dissimili da quelli presenti nel personaggio di Walsh e Gottfredson. In questo senso Eta Beta rappresenta splendidamente la tendenza anarchica di buona parte della fantascienza classica, così come i due romanzi citati ne sono un fulgido esempio.

Il ciclo di Eta Beta viene ricordato anche per la seconda tranche di storie, che virano sull’avventura di stampo classico. Se Topolino e lo strano potere di Flip – che introduce anche lo strano animale domestico di Eta, un gangarone – si tinge di thriller con il nuovo amico di Topolino sotto ricatto di Gambadilegno, è alle vicende esotiche che guardano episodi come Il pianeta minorenne, Topolino ed Eta Beta nel Texas e Il tesoro di Mook: si tratta di storie di ampio respiro, dove i due protagonisti viaggiano nello spazio incontrando strani popoli, si imbattono in un particolare minerale capace di donare l’eterna giovinezza e vengono a contatto con un vero e proprio Genio della lampada alla fine di un’avvincente caccia al tesoro. Racconti dove l’azione e l’adrenalina si sposano quasi sempre con un certo gusto per il fantastico, cifra stilistica di Walsh.

Guerra fredda e grandi viaggi

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Una delle avventure più note vissute da Topolino ed Eta Beta è la doppia L’atombrello – La Spia Poeta, che rivela l’abilità scientifica dell’Uomo del 2000 e catapulta i personaggi in piena atmosfera da guerra fredda. Proprio come era capitato nel decennio precedente, quando la realtà della Seconda Guerra Mondiale era entrata di prepotenza anche nelle avventure a fumetti giornaliere del Topo dalle grandi orecchie, anche la successiva fase storica che vide contrapposti i due grandi blocchi USA e URSS non manca di toccare le strisce di Mickey Mouse, sebbene in misura minore.
D’altronde un’epoca segnata dal dilagare dello spionaggio internazionale contagia facilmente la narrativa di un certo tipo, visto il fascino che possiedono le spie e le loro avventure. Non a caso anche Carl Barks nel 1950 tratta l’argomento nella sua Paperino e le spie atomiche (Dangerous disguise).

Tornando a L’atombrello – La Spia Poeta, la trama è brillante fin da subito: Eta Beta ha inventato un marchingegno – l’atombrello, appunto – in grado di proteggere chi lo indossa da ogni pericolo, compresi gli effetti della bomba atomica. All’incredulità ed esaltazione iniziali subentrano le preoccupazioni relative a chi potrebbe mettere le mani su tale invenzione, ed è qui che esordisce uno dei villain più temibili di tutta l’epopea gottfredsoniana: la Spia Poeta.
Inquietante individuo di alta statura e dal volto luciferino e subdolo vagamente ispirato a Oscar Wilde, è caratterizzato da un impermeabile come abito e dalla parlata costantemente in rima, caratteristica che giustifica il suo nome. Al servizio di una potenza straniera, probabilmente filorussa, è in realtà più attento al proprio tornaconto che alle esigenze del proprio committente, e ingaggia sul finale un epico scontro con Topolino.

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955

Altri riferimenti alla guerra fredda erano emersi anche nella già citata Il tesoro di Mook: il viaggio intorno al mondo dei due protagonisti li ha portati fino in Russia, dove la satira di Bill Walsh contribuiva a svelare la decadenza dietro alla magniloquenza propagandata dal regime sovietico.
D’altra parte ne Il deserto del nulla, una delle storie successive alle continuity con Eta Beta come coprotagonista, dove Topolino e Pippo incontrano un gruppo di alieni nascosti in un luogo arido e disabitato serviti da automi, Walsh si permette di allargare il suo occhio critico anche sugli Stati Uniti con l’accoglienza finale riservata ai due amici di ritorno dall’avventura spaziale che costituisce la seconda parte della storia.

Dopo Eta Beta: verso un Topolino borghese

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955Con l’abbandono di Eta Beta, evidentemente dovuto anche alla difficoltà nel trovare sfide all’altezza del personaggio, i due autori sostituiscono non solo con Pippo, come visto poc’anzi, ma con vari altri comprimari il simpatico uomo del futuro, dedicandosi spesso ad avventure leggere e ricche di atmosfere fantastiche.

La fervida immaginazione di Walsh, seguito a ruota da un Gottfredson che serve al meglio, con il proprio tratto guizzante, queste avventure veloci e visionarie, si evidenza per esempio ne La città subacquea, in cui Topolino esplora un mondo nascosto alla civiltà; ne La macchina Toc-Toc, dove un’invenzione di uno zio di Pippo, Sfrizzo, fa viaggiare indietro e avanti nel tempo l’anziano pippide e Topolino; in La scarpa magica, in cui Mickey incontra dei veri e propri folletti durante un viaggio in Irlanda.

Molte di queste tematiche vennero trasportate da Walsh nei film di cui fu scrittore e produttore, pellicole brillanti e divertenti come Un professore tra le nuvole, Mary Poppins, F.B.I. – Operazione gatto.
Non mancano comunque anche avventure più concrete, su cui si riverbera il lato più inquietante della narrativa walshiana: la storia di riferimento in tal senso è Topolino contro Topolino, dove un sosia del protagonista ruba l’identità di Mickey spacciandosi per lui e rovinandogli la reputazione. Un thriller psicologico ad alto tasso ansiogeno, uno dei punti più alti della carriera a strisce di Topolino che, purtroppo, di lì a poco si sarebbe bruscamente ridimensionata.

Con Il piccolo Davy Crockett del 1955 si conclude infatti l’epopea di storie lunghe a continuazione sui quotidiani: per ordine del King Features Syndicate – l’agenzia con licenza di produrre e distribuire fumetti Disney – da quel momento in poi si sarebbero dovute realizzare solo strisce autoconclusive, che si esaurissero nell’arco delle 3-4 vignette giornaliere, riducendo così i fumetti quotidiani di Topolino a semplici gag immediate ed eliminando la componente avventurosa che aveva caratterizzato e plasmato in modo così iconico il personaggio.

Segnali di stile

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955Lo stile grafico delle strisce quotidiane continua la sua perenne evoluzione.
È da rilevare che in questi anni Floyd Gottfredson torna ad occuparsi di ogni parte del disegno, dal layout alle matite alle chine, senza più il supporto per queste ultime di altri autori, che a volte con le loro chine modificavano il suo stile con esiti non sempre positivi.

Ora invece si può notare un controllo maggiore, soprattutto sui personaggi, che porta ad un Topolino dalla figura certamente piacevole. Meno magro di quanto non apparisse nei primi anni Quaranta, fisicamente si pone come una via di mezzo tra quel decennio e quello precedente.
Il viso acquisisce maggior espressività, essendosi ormai attestato il modello degli occhi con le orbite. Gottfredson segue poi sempre fedelmente i model sheet provenienti dagli animatori, apportando così alcune modifiche all’aspetto generale del Topo in concordanza con quanto fatto dal reparto di animazione.

Quello che colpisce maggiormente nello stile dei primi anni Cinquanta resta comunque l’approccio al mondo femminile: le donne di Gottfredson sono ben lontane dall’essere classici animali antropomorfi o figure caricaturali.
Al contrario, quelle che appaiono nelle strisce del periodo sono umane fatte e finite, bellissime e affascinanti: dalla temibile agente russa Cirilla alla giovane aliena Dynamina innamorata di Pippo, dall’inquietante Drusilla della storia dark La casa misteriosa all’irlandese Bridget Muldooney ne La scarpa magica, non sono poche le presenze femminili in questi anni, caratterizzate da un aspetto marcatamente sensuale al quale Topolino e amici dimostrano di non essere affatto insensibili.

Eredità e omaggi

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955

Anche le storie del decennio preso in esame hanno avuto una certa influenza sugli autori degli anni successivi, che ne sono stati decisamente catturati al punto di riprendere certe situazioni o dal creare addirittura sequel delle storie di questo periodo.

Romano Scarpa, che si poneva come continuatore a tutti gli effetti dell’operato “avventuroso” delle strisce americane, crea nella storia del 1959 Topolino e la Dimensione Delta Atomino Bip, un atomo ingrandito un birillione di volte, che a partire da quella storia affianca Topolino in diverse avventure di largo respiro.
Sia per aspetto che per ruolo, Atomino non può non ricordare Eta Beta, svolgendo infatti l’analoga funzione di spalla bizzarra ma dotata di abilità straordinarie. Non a caso anche Atomino segue il destino del personaggio di Walsh e Gottfredson, venendo ad un certo punto accantonato dal proprio autore perché troppo potente e perché rischiava di rubare la scena al protagonista.

Sempre a proposito dell’Uomo del 2000, nel mese di agosto del 2016 compare su Topolino Il segreto di Eta Beta, scritta da Pietro Zemelo e disegnata da Carlo Limido. La citiamo qui perché lo sceneggiatore realizza una sorta di prequel del primo incontro tra Topolino ed Eta Beta, immaginando che questo fosse avvenuto prima dell’avventura in cui ha esordito il personaggio a causa di un paradosso temporale, senza che Mickey potesse ricordarlo. Spiace però osservare come tale idea, oltre ad essere al servizio di una storia poco solida, sembri incastrarsi difficilmente con quanto narrato nel 1947 e non rispetti nemmeno adeguatamente il carattere originario del personaggio.

Alla scoperta del Mickey Mouse a strisce: 1945-1955Per quanto riguarda invece due villain creati da Bill Walsh come la Spia Poeta e Miklos, il sosia visto in Topolino contro Topolino, vengono ripescati da Casty in due storie memorabili.
Il mondo che verrà, prima storia di largo respiro scritta dallo sceneggiatore e disegnatore goriziano, vede il ritorno sulla scena dell’inquietante spia ancora una volta in cerca di potere personale, arrivando a minacciare il mondo intero; Topolino e i 7 Boglins, realizzata insieme ad Enrico Faccini, riporta invece sulla scena il temibile doppelganger di Mickey in un’avventura serrata e sorprendente, che sfrutta il compleanno del protagonista per confezionargli un incubo dal quale è difficile uscire.
In entrambi i casi l’autore si dimostra più che in grado di gestire questi due nemici che, pur pensati da Walsh come “one-shot”, non vengono sviliti da questi ideali seguiti e riconfermano le proprie caratteristiche.

Citiamo, infine, una storia di Giorgio Salati e Alessandro Gottardo del 2014: Topolino, il topo del momento racconta infatti una sorprendente quanto effimera scalata al successo cinematografico di Mickey nei panni di attore hollywoodiano. Per quanto con uno sviluppo e una direzione diverse, l’idea di base sembra guardare a Topolino e Pippo a Hollywood del 1951, nella quale il miglior amico di Topolino diventa una star del grande schermo, montandosi però la testa e perdendo la propria umiltà.

Bibliografia essenziale
Gli anni d’oro di Topolino #8-16 – RCS: Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport
Tesori International #3 – Panini Comics
I Maestri Disney # 5, #12, #28
Floyd e Mickey, di Alberto Becattini – Comic Art

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