La scommessa di Hellboy e il coraggio di Ed Skrein

La scommessa di Hellboy e il coraggio di Ed Skrein
In questa puntata attenzione puntata sul nuovo Hellboy, le polemiche sul whitewashing e altre news di cinema e animazione.

La scommessa del nuovo

La prima foto promozionale che ritrae l’attore David Harbour nel ruolo di Hellboy, diffusa nei giorni scorsi a inizio riprese, ha colpito positivamente gli addetti ai lavori e il pubblico, inizialmente scettico su un reboot cinematografico del personaggio creato da . Il progetto ha comunque ancora molto da rivelare ai fan del personaggio, e da qui alla data di uscita (prevista a gennaio 2019), Lionsgate e Millenium Films hanno molte carte da giocare per risollevare l’immagine della pellicola dopo le polemiche sul casting.

La querelle nata in seguito al casting di Ed SKrein nel ruolo di Ben Daimio, ha infatti acceso i riflettori su una questione mai sopita a Hollywood, quella del cosiddetto whitewashing. La coraggiosa decisione dell’attore di abbandonare il ruolo e consentire a un collega effettivamente asiatico di avere la parte (poi andata a Daniel Dae Kim) ha in parte sopito le ombre di negatività intorno al progetto, ma non le ha del tutto cancellate. A parte la questione riguardante Skrein, è stato il casting in generale a non convincere pienamente gli addetti ai lavori e una fetta del pubblico di appassionati. Lasciando da parte in questa analisi il protagonista David Harbour, è stato il cast di contorno ad alzare forti domande sulla futura riuscita della pellicola per quanto concerne il settore marketing.

La figura di nel ruolo della villain principale evidenzia infatti la scelta da parte della Lionsgate e di Millenium Films di puntare su un volto certamente noto al grande pubblico, ma che negli ultimi anni si è fatto notare solamente per avere partecipato alla saga di Resident Evil, il cui ultimo capitolo tra l’altro è risultato essere un flop al box office USA e mondale.
Può un’attrice che ha legato gran parte della sua carriera negli ultimi anni a un solo franchise, considerato dai critici fin troppe volte ripetitivo nella narrazione e negli elementi presentati, attirare il pubblico nelle sale? Oltre a questo, c’è anche da considerare il fatto che, nonostante la notorietà della Jovovich grazie a pellicole quali Il Quinto Elemento di Luc Besson, i film di Resident Evil non hanno mai riscosso un grande seguito negli Stati Uniti, dimostrandosi molto forti solo al box office oltreoceano, cosa questa che ne ha decretato la sopravvivenza per anni.
Si può quindi ritenere questo un fattore di rischio per il nuovo progetto sul personaggio di Mike Mignola?

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Milla Jovovich. L’attrice, i cui film di Resident Evil non hanno mai avuto un grande seguito negli USA, saprà catalizzare l’attenzione del pubblico nel ruolo della villain di Hellboy?

Da questo punto di vista la campagna promozionale potrebbe incentrarsi più che altro sul concetto di reboot di Hellboy, sottolineando in più di una occasione il rilancio del franchise rispetto ai due capitoli diretti da Guillermo Del Toro e interpretati da Ron Perlman.

Oltre alla Jovovich, sono da considerare anche gli altri partecipanti al progetto, che vede il coinvolgimento di attori provenienti in larga parte dalla televisione (Ian McShane, Penelope Mitchell e il già citato Daniel Dae Kim) e l’aggiunta di un volto relativamente nuovo come Sasha Lane. Un casting di questo tipo ha di fatto confermato le indiscrezioni su un budget abbastanza basso per il film (cosa a cui è molto abituato il regista ), lasciando però aperti interrogativi sempre in campo promozionale. Lionsgate e Millenium decideranno di puntare il tutto per tutto sulla figura di Hellboy per quanto concerne il marketing, o sceglieranno anche di evidenziare con character poster le figure dei personaggi di Alice Monaghan, del Professor Broome, della strega Ganeida e, soprattutto, della villain Nimue, nonostante questi non siano (eccetto che per un caso) in prevalenza nomi noti al grande pubblico?

Il coraggio di Ed Skrein

La scelta di rinunciare al ruolo di Ben Daimio da parte di Ed Skrein nel nuovo Hellboy cinematografico è stata salutata con favore dal mondo di Hollywood e da attivisti della comunità asiatica, tra i quali numerosi colleghi dell’attore.
Un lungo articolo pubblicato da Variety nei giorni scorsi ha evidenziato come il gesto dell’attore britannico possa aiutare a invertire o addirittura cancellare il metodo del whitewashing, che ha soprattutto riguardato molte produzioni cinematografiche basate sui fumetti.

Quello che ha fatto Ed avrà una forte eco per l’industria – ha detto Cindy Chu, attrice nella serie TV della CBS “MacGyver” – ha fissato un nuovo livello di integrità per gli attori bianchi nel contribuire all’interruzione del whitewashing.

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Ed Skrein. La scelta di rinunciare al ruolo di Ben Daimio potrebbe avere aperto gli occhi di Hollywood sul sistema del whitewashing.

Variety sottolinea che la Chu fa parte di numerosi attori asiatici americani che sono diventati protagonisti negli ultimi anni, protestando per la carenza di ruoli significativi per le minoranze nel cinema e nella televisione. La paura degli attori asiatici americani di essere inseriti in apposite liste nere per avere chiesto cambiamenti nel settore ha lasciato il posto a un crescente coro di personalità che hanno richiamato l’attenzione su altre disparità, tra cui la retribuzione. Tra le vicende più recenti basti pensare infatti agli attori Daniel Dae Kim e Grace Park, che hanno portato al centro dell’attenzione la questione quando la CBS ha rifiutato di aumentare i loro stipendi, rendendoli pari a quelli dei loro colleghi bianchi, portandoli a lasciare la popolare serie TV Hawaii Five-O.

Ren Hanami, presidente del SAG-AFTRA’s Asian Pacific American Media Committee, ha affermato di sperare che l’azione di Skrein incoraggerà altri attori a seguire i suoi stessi passi, ma allo stesso tempo non chiama questo un punto di svolta per la lotta al whitewashing, aggiungendo che solo l’attenzione dei media sostenuta da critiche da parte dei fan può portare a un cambiamento nell’intera industria cinematografica e televisiva.

Abbiamo bisogno di mantenere il dialogo in corso. Dovranno esserci diversi Ed Skrein e pressioni pubbliche e vendite basse di biglietti per i film che non considerano la diversità. Allora potremo veramente evidenziare il successo di cose come “Fast and the Furious”, film che hanno cast assortiti e inclusivi.

Una recente ricerca sottolineata dalla rivista di spettacolo ha messo al centro il fatto che grandi produzioni con un cast che rispetta la diversità, come ad esempio il recente Spider-Man Homecoming hanno avuto un grande successo al box office, mentre pellicole che sono state al centro delle polemiche sul whitewashing, come Ghost in The Shell (ndr: che ha incassato appena 40 milioni di dollari) sono state invece un fallimento su tutti i fronti.

I film con più diversità ottengono più soldi – ha dichiarato l’attrice Stephanie Sheh, che è spesso intervenuta sul tema del whitewashing sui social – quello che è stato di grande impatto nella scelta di Ed non è stato solo l’allontanarsi dal ruolo ma l’affermazione che ha fatto. Non ha detto che lo stava facendo a causa della pressione. Lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare. Spero davvero che più persone ai piani alti lo abbiano ascoltato.

Super Day Care

Alan Schoolcraft e Brent Simons, il team di sceneggiaori dietro il film di animazione della DreamWorks Megamind, sono saliti abordo di Super Day Care, un progetto animato realizzato da Skydance.
L’attore Michael B. Jordan parteciperà come produttore attraverso la sua società Outlier Productions, in collaborazione con Scott Glassgold di Ground Control Entertainment e Jarod Einsohn.
I dettagli del film sono ancora pochi ma Super Day Care sarà ambientato in un mondo in cui ci sono supereroi e supercriminali ma solo un supergiorno per tutti i superbambini.

Frank Darabont contro AMC

La querelle legale, che ormai dura da qualche tempo, tra il regista e sceneggiatore Frank Darabont e la rete televisiva AMC sui profitti derivati dal serial , ha toccato un nuovo interessante capitolo nei giorni scorsi, quando vi è stato un acceso dibattito tra le parti in causa, che ha visto in primis gli avvocati del network cercare di convincere il giudice Eileen Bransten che gli AMC Studios (a cui il regista ha fatto causa assieme all’agenzia CAA) non esistevano al momento del contratto di Darabont e quindi non si possono applicare le disposizioni di transazione più potenzialmente redditizie.

Il giudice ha ascoltato le argomentazioni trovandole, secondo indiscrezioni, abbastanza fumose soprattutto quando è stata affrontata anche la vicenda del licenziamento di Darabont, avvenuto senza alcuna particolare ragione nel corso della seconda stagione.
In merito, il collegio legale di AMC ha sostenuto che erano nati seri problemi in fase di produzione, citando anche il comportamento del regista nei confronti di altre persone, il quale avrebbe al tempo minacciato fisicamente alcuni suoi collaboratori.

In vista dell’uscita nelle sale di Thor: Raganrok, i Marvel Studios hanno lanciato l’iniziativa “Thor: Ragnarok Superpower of STEM Challenge. Supportato dall’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza, Broadcom Master e la Società per la Scienza e il Pubblico, il nuovo programma inviterà ragazze, di età compresa tra i 15 ei 18 anni, a utilizzare il potere di STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per creare un progetto originale che può essere replicato da altri. Saranno quindi selezionati cinque finalisti per presentare i loro progetti ad un gruppo di esperti e partecipare alla premiere della pellicola Marvel Studios.
Inoltre, sarà selezionato un vincitore del grande premio per partecipare ad un evento mentale di tre giorni con Disney Imagineering per creare un video professionale per insegnare agli altri come ri-creare il suo progetto vincente. Il vincitore farà anche breve una apparizione su Good Morning America per dimostrare il proprio progetto.

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