
Ed è appunto tra le mani di Palloni (tra i fondatori del collettivo Mammaiuto e recentemente nominato miglior sceneggiatore italiano al premio Boscarato per The Corner) che un soggetto ormai abusato in numerose storie horror – quello del gruppo di amici che vanno a passare un week end in una casa sperduta durante il quale vengono in contatto con orrori indicibili che da quel momento iniziano a devastare le loro vite – risorge a nuova vita dimostrandosi solido, affascinante e – cosa rara nei fumetti horror – davvero spaventoso.
Sulla trama non è necessario dire molto altro. I cultori del genere hanno già capito a grandi linee di cosa stiamo parlando (anche se di certo non possono immaginare i vari twist che intervengono a migliorare il canovaccio classico coinvolgendo un misterioso spaventapasseri, forze maligne, misteri, sparizioni ed omicidi efferati), mentre chi fosse all’oscuro di certi meccanismi narrativi può ritrovarli ben esibiti all’interno del fumetto stesso.

Ciascuno dei personaggi che appaiono in Scary Allan Crow infatti ha una base solida, delle fondamenta di carattere e una storia personale che muovono i suoi passi, al punto che anche chi è poco più di una comparsa ci viene raccontato con quel tanto di profondità necessaria a rendercelo realistico e credibile.
È una finezza che non tutti gli sceneggiatori offrono, dato che solitamente quando si tratta di horror preferiscono concentrarsi sul “mostro” o sull’esibizione di atrocità quanto più possibile “originali” nella rappresentazione. In questo caso invece c’è spazio sia per la prima che per le seconde: l’approfondimento non toglie spazio all’azione o alle atmosfere, non risparmia morti tra le più orribili, riuscendo però a donare maggiore ricchezza al prodotto finale, a creare tensione ed empatia.
Se Palloni si fosse limitato a mettere al centro di tutto il “male” e a usare i ragazzi come pedine necessarie solo a mettere in luce efferati omicidi, il risultato sarebbe stato di molto inferiore. Invece l’esatto equilibro tra i vari elementi, frutto anche di un’abilità nella sceneggiatura che in questo caso fa davvero la differenza, riesce a soddisfare tutte le possibili richieste di un fan dei fumetti di questo tipo.

Nelle pagine di Scary Allan Crow il male è infatti palpabile grazie a personaggi molto espressivi, a una rappresentazione del mondo nel quale si svolge il racconto ricca e tendente al realismo, grazie a sfondi sempre presenti e curati, a un uso dei neri che riesce a sottolineare i momenti più cupi, a pagine che non perdono mai di leggibilità ma si mantengono di livello costante dall’inizio alla fine, ottimamente comunicative.
I protagonisti sono immediatamente riconoscibili e la tavola si piega alle esigenze della storia, sottolineando le svolte della trama e il mutare delle emozioni da trasmettere grazie a una vasta gamma di “effetti speciali”, deformazioni e deviazioni del disegno sempre più esasperate ma mai fini a loro stesse, che forniscono con efficacia un solido complemento a ciò che ci viene raccontato.
Da un rigore geometrico e da un “respiro” tranquillo le pagine passano a costruzioni irregolari, diagonali, distorte; vengono usate ripetizioni ossessive di vignette azzeccate per raccontare i momenti più ansiogeni e claustrofobici così come inserti sempre sotto forma di piccole vignette che intersecando quelle principali ricordano ossessioni sotterranee che non riescono a essere sepolte. In altri casi è la pagina stessa a “disintegrarsi”: le vignette esplodono e si disperdono negli spazi vuoti, perdono logica e stabilità, echeggiando il caos che rappresentano.
Il tutto contribuisce a dar vita a una prova artistica di grande efficacia, dal segno carico e ricco, curato nel dettaglio e di immediata presa. Lontana dal “fotorealismo” ma proprio per questo più emozionale e comunicativa, e degno complemento per un racconto come questo.

Aladyn ha rispolverato il suo monicker non solo per il fumetto, ma per crearne una vera colonna sonora divenuta un disco in tiratura limitata a 300 pezzi, stampato in vinile color sangue. Un’unione perfetta per un’opera talmente compiuta che potrebbe senza particolari difficoltà essere trasformata in un film o una serie tv, dato che dal punto di vista della storia, delle suggestioni e delle atmosfere non ha nulla da invidiare e forse qualcosa da insegnare alle pellicole dell’orrore più blasonate.
La storia concreta, la precisione con la quale sono tratteggiati i personaggi, la solidità con la quale è stato affrontato un concetto classico senza tentare di pervertirlo con sterili tentativi di originalità a tutti i costi, la crudezza di una violenza che è parte essenziale del racconto senza mai essere morbosa, l’eleganza della rappresentazione anche nelle parti più truci, l’asciuttezza dei dialoghi, l’ambientazione italiana ottimamente ricreata, la potenza espressiva dei disegni, la capacità di creare atmosfere e molti altri elementi rendono in definitiva Scary Allan Crow un fumetto davvero notevole, che un appassionato di orrore, ma anche di buone letture e di musica, non può farsi sfuggire.
Abbiamo parlato di:
Scary Allan Crow
Lorenzo Palloni, Dj Aladyn
Edizioni Inkiostro, 2017
144 pagine, bianco e nero, cartonato – 25,00 €
ISBN: 9788899413699








