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XVII Salón del Manga di Barcellona: l’anno dei samurai

In un breve reportage direttamente da Barcellona, tiriamo le somme sulla XVII edizione appena conclusasi. Tra mostre, ospiti e incontri, gli elementi più significativi di un appuntamento ormai tra i...
Articolo aggiornato il 22/09/2017

XVII Salón del Manga di Barcellona: l’anno dei samuraiSi è conclusa in Spagna la XVII edizione del Salón del Manga, uno dei maggiori appuntamenti internazionali del settore. Nato nel 1995 come Salón del Manga y del Videojuego dall’organizzazione Ficomic – curatori anche del Salón del Cómic – l’avvenimento ha quest’anno accolto circa 65.000 appassionati di anime, manga e cultura giapponese per l’ultima volta nello spazio La Farga a L’Hospitalet de Llobregat (Barcellona): per l’edizione 2012 l’appuntamento si trasferirà infatti nella centrica Fira de Barcellona, nella zona del Montjuïc. Moltissimi quest’anno i cosplayers, che hanno colto la vicinanza di Halloween per travestirsi dai loro personaggi preferiti. La quattro giorni (sabato 29 ottobre – martedì 1 novembre) ha ravvivato non solo il centro di Llobregat – dove erano situati anche il Poliesportu del Centre, consacrato ai concorsi, e il Centre Cultural Barradas, che ospitava le proiezioni – ma la stessa Barcellona, dove molti ragazzi hanno scelto di riversarsi tra un evento e l’altro.

Se il maggior impatto con l’ambiente barcellonese è stata propria la massiccia presenza di cosplayers, il Salón ha quest’anno presentato un interessante programma tra mostre, eventi, ospiti d’eccezione, conferenze e workshop a tema artistico, culturale e linguistico. Dal Giappone è arrivata la giovane Kazue Kato (Tokyo, 1980), autrice del popolare shonen dalle tematiche sovrannaturali Blue Exorcist. Acclamato anche il regista Keiichi Hara (Prefettura di Gunma, 1959), vincitore al prestigioso Festival International du Film d’Animation di Annecy della Mention Spéciale e del Prix du Public per il capolavoro Colorful (2010). Già apprezzato dalla critica per il delicato Un’estate con Coo (2007), Hara vanta una carriera decennale nell’industria dell’animazione nipponica grazie al suo lavoro sulla serie televisiva comica Shin Chan.

Più particolari gli incontri sui samurai e sulla sicurezza di Tokyo con Fujo Hirata, discendente di samurai, ex commissario di polizia e ora monaco scintoista; e l’ospite Morinosuke Kawaguchi, sostenitore di una produzione industriale che attinga agli elementi tipici della sottocultura nipponica. Completavano gli invitati Carlos Rubio López de la Llave, traduttore ed esperto della letteratura giapponese; Cécile Corbel, musicista francese autrice della colonna sonora di Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento dello , e il gruppo pop sudcoreano JYJ.

XVII Salón del Manga di Barcellona: l’anno dei samuraiLa vera star è stata tuttavia Hiroshi Hirata, di cui una selezione di lavori era esposta all’interno della mostra principale “Samuráis de papel” (Samurai di carta). Hirata (Tokyo, 1937) è una figura storica nel manga nipponico, soprattutto per essere uno dei maestri del genere jidaigeki (1) e gekiga (2) . Autore non prolifico avvicinatosi al manga fin dagli anni Cinquanta, ha influenzato profondamente sia mangaka che personaggi della cultura del calibro dello scrittore Yukio Mishima.

I pregiati originali esposti – dotati di un tratto realistico e dettagliato – troneggiavano nel centro della sala, accompagnati da una dissertazione sulla storia e la terminologia di samurai e guerrieri curata dall’autore stesso:

«Anche se oggi la parola samurai si usa come sinonimo di “persona dotata di grande valore e temprato nel corpo e nell’animo”, conviene ricordare il significato di “vassallo” implicito nel termine. Durante il periodo Heian, le casate nobili condussero una vita di lusso e opulenza tenendo questi samurai come vassalli mentre si disputavano potere e territorio […]. La maggior parte delle persone senza lignaggio né status sociale abbandonarono Kyoto poco a poco. […] Fu nelle province, dove sorsero persone che pretendevano migliorare le condizioni di vita per la via della “forza militare”. Queste persone si raggrupparono e, con l’aumentare del numero di membri, costituirono gruppi di guerrieri. A differenza della èlite samurai che obbediva ciecamente al suo signore, questi guerrieri (bushi) avevano un’attitudine radicalmente distinta. […] Un guerriero aspira a un mondo di pace dove si imponga la comprensione mutua della verità e della giustizia e dove il dialogo e l’aiuto reciproco si antepongano all’uso delle armi. Il mio desiderio è che si intenda il guerriero con questo significato e che questa sua meta sia anche la nostra»  (3) .

XVII Salón del Manga di Barcellona: l’anno dei samuraiUn allestimento semplice ma elegante incorniciava il resto della mostra “Samuráis de papel”, incentrata sui vari elementi di influenza dei samurai nella cultura contemporanea sia nipponica che occidentale. Faceva da gustosa scenografia l’esposizione di oggetti legati al mondo dei samurai (armi e armature antiche) e soprattutto la piccola, ma preziosa mostra “Kimono, arte y espíritu de Japón” a cura della Asociación Cultural Kimono Club di Barcellona e della Asociación Edo Syouten d Tokyo.

Se la carta vincente di questo Salón è stata la presenza di un fitto calendario di appuntamenti e incontri, incentrati sugli invitati che hanno presenziato a sessioni di autografi e a taller (workshop), alcuni meccanismi restano perfezionabili, come la gestione spesso troppo da fan delle interviste agli autori. Altro elemento dissonante è stata la retrospettiva “Luz en la oscuridad de Victoria Francés”, illustratrice spagnola dall’intrigante stile gotico, ma la cui relazione con il mondo nipponico è piuttosto flebile.

Si è però respirata aria di vivacità grazie al tentativo di affrontare manga e anime da un punto di vista critico e accademico. L’interazione tra consolato nipponico, Japan Foundation, istituzioni culturali quali Casa Asia – dove si svolgevano alcuni eventi collaterali, tra cui la mostra “Japón: paraíso de las mascotas” sui personaggi più amati nel Giappone contemporaneo – e istituzioni accademiche, rappresentate dall’Ateneu Barcelonès (dove si sono tenuti incontri specialistici sul manga nelle settimane precedenti al Salón), con la conseguente moltiplicazione degli spazi dedicati alla cultura contemporanea giapponese, sembrano l’elemento maggiormente interessante di questa edizione, su cui si spera che il direttore di Ficomic, Carles Santamaria, investa in futuro per proporre un evento indirizzato non solo ai friki (nerd spagnoli).

 

Riferimenti:
Sito di Ficomic, organizzatori del Salón del Manga e del Salón del Cómic di Barcellona: www.ficomic.com
XVII edizione del Salón del Manga: mangaxvii.ficomic.com
Presentazione della mostra “Japón: paraíso de las mascotas”: www.casaasia.es/actividad/detalle?id=203468


Note:
  1. Il jidaigeki (“rappresentazione del periodo”) è un genere cui ci si riferisce per indicare opere in costume nel cinema, nel teatro e nel manga. Sono spesso lavori ricchi d’azione, basati su storie classiche e ambientati nell’era Tokugawa (1603-1868), anche se il confine non è ferreo. Solitamente i protagonisti sono samurai ed eroi delle classi più umili. 

  2. Termine coniato da un gruppo di mangaka del Kansai guidati da per un genere di opere attente al fattore realistico sia nella caratterizzazione e nell’ambientazione dei personaggi, sia nella grafica. Altri autori di gekiga sono , e

  3. Dal colophon introduttivo della mostra. Nel taller a lui dedicato, Hirata ha inoltre realizzato un originale di grandi dimensioni, donato al futuro Centro de las Artes del Cómic y la Ilustración (CACI) che sorgerà a Badalona (Barcelona). 

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