Ross, Lucia e gli altri: Nuke Razzoli e l’adolescenza smarrita

Ross, Lucia e gli altri: Nuke Razzoli e l’adolescenza smarrita
Piccola storia di adolescenza inguaiata e di una ricerca di identità: Ross di Claudia “Nuke” Razzoli racconta senza sentimentalismi e nostalgie un racconto intriso di realtà e mitologie di quartiere. Una ricerca di identità attraverso anni di vita quotidiana.

claudia-nuke-razzoli-ross-cover_Recensioni Asfissia. Soffocamento. Agorafobia. Queste le sensazioni intense che colgono immergendosi in Ross, racconto di vita in forma di romanzo grafico, scritto e disegnato da Claudia “Nuke” Razzoli e pubblicata da Mammaiuto.

Tavole affollate, quasi saturate, da corpi, volti e parole: anche quando i personaggi si trovano in esterni, le inquadrature sono ravvicinate, tali da far loro riempire le vignette. I corpi letteralmente invadono lo spazio, ingombranti, e la stessa scarsa profondità delle immagini (peraltro tipica dello stile dell’autrice) amplifica l’atmosfera claustrofobica della vicenda, così come il frequente ricorso a griglie dense di vignette divise da minime separazioni. Quando serve, le stesse onomatopee diventano elemento grafico che consuma l’aria della vignetta.

Le tavole a immagine unica si contano sulle dita di una mano e solo in due casi (di fatto: la stessa vista ripetuta) offrono allo sguardo il sollievo di una veduta di quiete. L’assenza di spazi vuoti impedisce di respirare, distaccarsi dal flusso della narrazione e scrollarsi di dosso la realtà appiccicosa e disagevole che riempie il racconto.

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Fig. 1. Claudia “Nuke” Razzoli, Ross, p. 100, Mammaiuto, 2018.

Scena dopo scena, viviamo un progressivo restringersi della libertà della protagonista Lucia, la cui adolescenza viene interrotta da una maternità imprevista, ma comunque abbracciata, che prende uno spazio crescente nei suoi giorni (progressione resa visivamente mostrando in ogni pagina lo sviluppo del feto, che poi diventerà Rossella, cfr. Fig. 1); l’inesperienza (letteralmente immaturità) nel confrontarsi con il mondo degli adulti; lo squilibrio fra diritti e doveri riconosciuti; la considerazione di sé minata da un malcelato disprezzo nei suoi confronti da parte della famiglia del fidanzato e marito Renato.

Tutto questo dispiegato attraverso scene di vita quotidiana: il racconto procede incalzante, tiene lo sguardo incollato sui personaggi, che Razzoli via via introduce e caratterizza attraverso i comportamenti e i dialoghi e rende vivi attraverso l’espressione e la deformazione dei volti (cfr. Fig. 2). È infatti attraverso la mimica ricca di sfumature, rese sempre con variazioni di pochi segni, che fluiscono emozioni e passioni e proprio in questa capacità di rendere con estrema economia di tratti ciò che resta non detto, lo spirito che anima ogni personaggio, sta la cifra visuale di maggiore impatto dell’opera.

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Fig. 2. Claudia “Nuke” Razzoli, Ross, p. 20, Mammaiuto, 2018.

Seppure il racconto non diventi mai corale, perché tutti i pezzi di vita che vediamo servono a delineare meglio la crescita di Lucia e non hanno esistenza propria, la definizione dei personaggi anima la scena, infondendo un senso di naturalezza nello svolgimento dell’intreccio che è alla base della fluidità del racconto.

Dato fondamentale: siamo di fronte a personaggi sopra le righe, da piccola mitologia di provincia – esemplare in questo senso, il racconto della vita della madre di Renato: ogni atto, ogni scelta, infatti, è una proposizione di sfida, per affermarsi, per ritagliarsi un proprio spazio e, nel caso di Lucia, per sfuggire al soffocamento progressivo della sua esistenza.

La ragazza percorre il suo personale viaggio eroico di caduta, orientamento e ricostruzione della propria identità: non più derivata dallo sguardo altrui, ma fondata sulla propria visione della vita. Servono quasi due decadi alla protagonista per riappropriarsi della propria identità, momento sancito dal ritorno a scuola: qui Lucia riannoda il filo della propria vita, fra timore del ridicolo e spavalderia, tanto mossa per aprirsi nuove strade quanto riconoscimento e risarcimento a sé stessa.

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Fig. 3. Claudia “Nuke” Razzoli, Ross, p. 229, Mammaiuto, 2018.

Detto questo, non si deve tuttavia pensare a un racconto buio: non mancano i momenti di alleggerimento di questa cappa e proprio nella gestione della tensione narrativa sta la caratteristica strutturale migliore dell’opera, che, curiosamente, patisce un inciampo nella costruzione della scena cardine della vicenda, quella che mostra gli eventi che portano a riequilibrare le relazioni fra la protagonista e la suocera.

Più complessa l’analisi del racconto della crisi fra la protagonista e il marito: arrivando dopo un salto temporale nel racconto e molto più veloce del resto della narrazione, lascia un’impressione di estemporaneità, ma, in effetti, porta a compimento sintomi ampiamente emersi nella parte precedente.
A questo punto della vicenda, il profilo dei personaggi è ormai consolidato e la lettura più ragionevole è che le condizioni per la crisi fossero già presenti e il caso fornisca semplicemente l’innesco o, se si preferisce, il pretesto (Fig. 3). Semplicemente, questa fase riguarda più la vita e la ricerca di identità da parte di Renato e Ross non è la sua storia.

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Fig. 4. Claudia “Nuke” Razzoli, Ross, p. 246, Mammaiuto, 2018.

D’altra parte, la scena della piccola indagine condotta dal padre di Lucia nel bar non solo ha una ritmica comica perfetta ma, soprattutto, crea anche uno spazio fuori dal tempo, popolato da personaggi che potrebbero essere usciti da un racconto folclorico. Ci ritroviamo in una casa di folletti, dove il gusto di raccontare colora di vita le memorie: scena fondamentale, perché lascia su tutto il racconto che segue una sfumatura favolistica (è facile immaginare che in quello stesso bar si tramanderà la storia di Lucia e Renato), che il tratto della Razzoli, lontano dal realismo e alla bisogna caricaturale o espressionista (Fig. 4), ha buon gioco a mantenere viva lungo tutta la narrazione.

È probabilmente grazie a questo approccio che Ross evita lo stereotipo del racconto nostalgico: l’ambientazione di tutta la prima parte negli anni ’80 è connotata attraverso auto, motorini, musiche e programmi televisivi, che però restano felicemente marche funzionali, intessute nella trama della vicenda, senza imbellettamenti che invadano la scena. Gli anni ’80 di Ross non hanno alcun glamour né patina brillante ma sono scenario di una piccola storia con curve e spigoli costruita con grande sensibilità e rispetto verso i personaggi, precisione di dettaglio e ironia affettuosa.

Disponibile ovviamente in libreria e fumetteria, Ross è messo a disposizione per lettura gratuita anche sul sito di Mammaiuto: il nostro caloroso suggerimento è di cogliere l’occasione.

Abbiamo parlato di:
Ross
Claudia “Nuke” Razzoli
Mammaiuto, 2018
263 pagine, brossurato colori – 22,00 €
ISBN: n.d.

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