Riflessioni su “CTRL-Z”: intervista ad Alyah Patané

Riflessioni su “CTRL-Z”: intervista ad Alyah Patané
A Lucca Comics & Games 2018 abbiamo intervistato Alessandra Alyah Patané , ospite allo stand Panini Comics, con cui abbiamo parlato dei temi presenti in CTRL-Z riflettendo sui rischi insiti nell’avanzamento delle tecnologie.

(chiamata da tutti Alyah) è nata in Sicilia e ha vissuto in tutte le regioni tranne… la Sicilia. Attualmente vive a Berlino.Hue-1_Interviste

Ha debuttato nel 2014 con la serie Greedy Flower, nata inizialmente come webcomic e successivamente pubblicata da Shockdom Edizioni. Parallelamente, Alyah lavora a CTRL-Z, progetto che viene presto accolto dalla scuderia .
Alyah adora ridere, adora parlare e adora mangiare. Spesso le tre cose avvengono contemporaneamente. In occasione di Lucca Comics 2018 è uscito il terzo volume di CTRL-Z: HUE.

L’abbiamo incontrata proprio a Lucca Comics 2018, allo stand Panini Comics, dove l’abbiamo intervistata.

Ciao Alyah, e grazie del tempo che ci dedichi.
Nel secondo volume di CTRL-Z il protagonista – Hugo – è in totale balìa di un potere che l’ha intossicato e riempito di un senso di onnipotenza incontrollabile, fenomeno che è possibile osservare comunemente: molti agiscono irresponsabilmente anche senza un app come “Change” (che, nella serie, permette di cancellare l’ultima azione compiuta). A cosa corrisponde “Change” nella vita reale? Qual è la tua fonte d’ispirazione?
Io ho sempre pensato che “Change” (inteso come cambiamento, chance) rappresenti la possibilità di fare ciò che normalmente si ritiene impossibile; quest’app tuttavia può avere effetti collaterali nelle mani di una persona avida. Questo potere intossica Hugo, dal momento che non è capace di porsi dei limiti e vuole osservare gli avvenimenti che scaturiscono da ogni errore che compie. Hugo è un adolescente che vuole esplorare ogni sfaccettatura dell’esistenza e quindi abusa di “Change” perché l’app lo rende immune dalle conseguenze dei suoi errori. Ciò è pericoloso sia per lui che per le persone che lo circondano.

Mi viene spontaneo chiederti se addebiti questo comportamento, così comune, alla mentalità umana. In altre parole, secondo te perché le persone ritengono di avere sempre un’altra possibilità e agiscono irresponsabilmente?
In base alla mia esperienza personale tutti noi abbiamo sempre nutrito, sulla base anche dei film e dei cartoni animati che abbiamo visto, la speranza
di avere qualcosa di più dalla vita che ci è capitata. Ci sono tanti modi per cambiare la propria esistenza, quelli sani per cui si lotta onestamente con le unghie e con i denti per ottenere ciò che si vuole e quelli che invece, attraverso scorciatoie, possono abbreviare i tempi ma non senza conseguenze pericolose e impreviste.

Alla fine del secondo volume lasci capire che “Change” non è un potere esclusivo di Hugo, sembri quasi suggerire ai lettori che chiunque può rischiare di comportarsi scorrettamente nell’inseguire i propri sogni. Rappresentare i cambiamenti della realtà operati da un solo personaggio è stato difficile, ma finora sei riuscita a conservare una linea narrativa chiara e scorrevole: come sarà possibile gestire in maniera comprensibile i continui cambiamenti effettuati da altri personaggi?
In realtà in CTRL-Z viene resettata solo l’ultima azione, non c’è un vero e proprio viaggio nel tempo e non ci sono paradossi per il momento, ma nel cellulare di un altro personaggio (Eliantho) si è creato un backup di “Change”, e quindi la ragazza può vedere gli stessi reset di Hugo e sapere esattamente cosa sta succedendo. Esiste inoltre un’altra persona che ha usato “Change” e ne è rimasta scottata, per questo mette in guardia, inutilmente, Hugo, accecato dal successo e incapace di vedere le conseguenze negative che l’app provoca ai suoi amici e a lui stesso.

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Foto a cura di Michela Melo ed Emiliano Billai

A proposito di questo rischio, ho notato che nel secondo volume Hugo è disorientato e mente di continuo, forse perché pensa che essere semplicemente sé stesso non basti a essere interessante e a ottenere ciò che vuole. È questo che secondo te provoca  la rinuncia all’espressione sincera della sua identità?
Sì, nel caso di Hugo si tratta di conquistare una ragazza per lui irraggiungibile, per questo mente per cercare di essere affine a lei e risultare interessante. La loro conoscenza e il loro legame finisce così per basarsi sulla menzogna, ma se ne renderà conto solo quando sarà troppo tardi e nemmeno l’app potrà più aiutarlo.

Pensi che questa incapacità di sviluppare un’identità personale e l’appiattimento del proprio carattere su quello altrui sia influenzata dai mass-media? Hugo in fondo non insegue un sogno realmente suo, ma quello che lo porta a vincere più facilmente e rapidamente.
Hugo è presentato come un ragazzo molto sfortunato, un perdente, ed è proprio per questo che vuole vincere appena ne ha la possibilità, anche se in un campo, quello musicale, che a malapena gli piace. In realtà ha accantonato il suo vero sogno, come si vedrà nell’ultimo volume.
Ha raggiunto il successo ma sacrificando i suoi amici, sé stesso e la sua idea della musica. Per diventare il chitarrista perfetto e osannato dal pubblico ha smesso di interessarsi dei bisogni degli altri, in primis dei suoi amici, che sono coloro che davvero lo hanno sostenuto. Sono stati i compagni della band e l’amore di Eliantho a guidare Hugo a realizzare il suo sogno, infatti, non “Change” che invece ha rovinato tutto.

Il background di Hugo è complesso e tormentato: nel secondo volume abbiamo scoperto che suo padre è stato in carcere e per tale motivo è rimasto a lungo lontano da lui.
La difficile situazione familiare di Hugo ha sicuramente aumentato la sua insicurezza, un tema che ci riporta alla tua opera precedente, Greedy Flower: continuerai a sviluppare questo argomento, di cui abbiamo parlato in un’altra intervista [LINK] anche nei tuoi progetti successivi, dal momento che ti è così caro?
Io penso che sia un po’ la mia firma, questo tema rende le mie storie reali: più che raccontare a me piace riuscire a creare un rapporto tra il lettore e il personaggio, farlo affezionare a lui. Perché sia reale il personaggio, devono essere tali anche i suoi affetti e i suoi legami affettivi. Una situazione, che sia sgradevole o meno, deve rispecchiare la realtà per essere credibile dal punto di vista narrativo. La famiglia perfetta non esiste e siccome questo riguarda tutti, credo sia un bene poterne ridere e avere la possibilità di rifletterci con un fumetto.

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Foto a cura di Michela Melo ed Emiliano Billai

Il secondo volume si chiude in circostanze che sembrano la premessa di una catastrofe inevitabile, eppure Hugo non ha scaricato volontariamente l’app di “Change” e cerca anche di liberarsene. Il protagonista non è quindi completamente responsabile di quanto gli sta capitando: vuoi suggerire ai lettori che l’intrusione della tecnologia nella nostra vita è inevitabile? Da dove nasce questa tua riflessione?
Per me la tecnologia non poteva che imporsi, sia per motivi di mercato, sia perché ha facilitato la vita delle persone. “Change” del resto dovrebbe agevolare la vita di Hugo, in teoria.
È anche vero che certe tecnologie e certe applicazioni non sono veramente necessarie, però ormai siamo talmente assuefatti da esserne schiavi. Inizialmente Hugo crede di non avere bisogno di “Change”, non crede nemmeno che funzioni davvero, per questo tenta di disfarsene. Quando vede tuttavia che riesce a trarne dei benefici e che la sua vita si semplifica, inizia a diventarne dipendente e a non poterne più fare a meno. Anche se il personaggio vorrebbe liberarsene, ormai è stato catturato dal meccanismo ed è troppo tardi per recuperare la sua indipendenza. Credo anch’io di essere, per forza di cose, schiava della tecnologia, per esempio sono passata dal disegno tradizionale a quello digitale perché è più veloce e confortevole e ci rinuncerei difficilmente. Anche i miei committenti non rinuncerebbero alla velocità di esecuzione che la tecnologia consente, ormai questo è un elemento imprescindibile della realtà. L’importante è riuscire a non abusarne.

Quindi è per questo che Hugo non riesce a sottrarsi alla tentazione di usare un sistema artificiale per cambiare la sua vita?
Sì, la tecnologia è qualcosa che dobbiamo accettare. Certo, c’è chi riesce a vivere senza, è una questione di scelta di vita, però per determinati lavori è più facile, comodo ed efficiente usufruirne: d’altronde anche questa intervista è registrata con uno smartphone! Chi non vuole ricorrere alla tecnologia ha comunque la possibilità di non farlo, ma resta il fatto che, se usata con misura, è utile. Così dovrebbe essere anche “Change”, in teoria, ma quando un potere è troppo grande, come in questo caso, diventa incontrollabile. Questo è il messaggio di CTRL-Z, un invito ad essere più responsabili nei confronti delle possibilità che si possiedono, come scopriremo meglio nel quarto volume.

Intervista realizzata dal vivo a Lucca Comics 2018

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