Rasputin il patriota: un duello politico per Junji Ito

Rasputin il patriota: un duello politico per Junji Ito
Junji Ito, per i testi di Masaru Sato e Takashi Nagasaki, racconta luci e, soprattutto, ombre del governo giapponese nell’avvincente “Rasputin il patriota”.

rasputin1-1200pxRasputin, il mistico legato alla famiglia degli zar russi Romanov, è una figura che ha colpito l’immaginario collettivo al punto da renderlo presente, come personaggio o persino antagonista, in un enorme numero di romanzi, film e fumetti. è uno dei maestri dell’orrore a fumetti giapponese, reso famoso a livello internazionale non solo dai suoi perturbanti manga ma anche dalle diverse trasposizioni su altri media che ne sono state tratte.
Il fatto che questi due nomi (e nel caso del monaco russo anche la sua immagine) si trovino a condividere la copertina del primo di tre volumi di quest’opera può facilmente creare un’aspettativa molto distante dal suo contenuto.

Rasputin il patriota infatti, disegnato da Ito e scritto da Masaru Sato e e tradotto da per la collana Umami, non è né un horror, né una storia legata al controverso personaggio storico. Si tratta invece di un avvincente thriller politico che si ispira a reali vicende di cui lo stesso Sato è stato protagonista durante il suo periodo di lavoro per il Ministero degli Esteri giapponese, in cui curava i rapporti con la Russia.

Il soprannome “Rasputin” è quello che viene affibbiato al protagonista della storia, il diplomatico Yuki Mamoru, ovvero il corrispettivo narrativo di Sato, quando questo viene accusato di essere un traditore della patria.
Da questo momento Yuki viene arrestato e il corposo volume affronta il vero e proprio duello che si svolge, a colpi di interrogatori, tra il detenuto e il Dipartimento Investigativo Speciale della procura di Tokyo. Quello che risulta immediatamente evidente è come le accuse e la stessa indagine siano state costruite ad arte: lo scopo del pubblico ministero è quello di colpire il diretto superiore di Yuki e per farlo utilizza qualsiasi pretesto necessario per piegare la realtà e le varie vittime dell’indagine a confessioni che confermino la loro ricostruzione dei fatti.

Di fatto, questo corposissimo volume (440 pagine), mette in scena una storia che si svolge quasi completamente tra la cella di detenzione del prigioniero e la sala interrogatori, in un unico, lungo, susseguirsi di dialoghi, inframezzati da qualche flashback. Basare la parte preponderante del racconto sul solo confronto dialettico e in pochissime location, è una scelta che ad esempio il cinema ha tentato, come vera e propria sfida, diverse volte, con alcuni lodevoli risultati. È il caso di pellicole come Gli Insospettabili – Sleuth, di Joseph L. Mankiewicz con Laurence Olivier e Michael Kane, di cui è stato realizzato anche un remake nel 2007; La parola ai giurati – 12 Angry Men di Sidney Lumet; Nodo alla Gola – Rope di Hitchcock o persino In linea con l’Assassino – Phone Booth di Joel Schumacher con Colin Farrel.
Se nel caso del cinema però entrano in gioco diversi elementi, molti mutuati dal teatro a cui spesso si ispirano queste pellicole – come le performance e le presenze sceniche dei protagonisti, l’ausilio della musica e altri escamotage propri di quel linguaggio – la stessa idea immaginata su carta fa pensare immediatamente a qualcosa di estremamente statico. Non a caso la rappresentazione di lunghe scene di dialogo è spesso una vera e propria sfida per i fumettisti, chiamati a trovare soluzioni che riescano a darle ritmo senza creare pesantezza, noia o il canonico “effetto spiegone”.

Rasputin-1-11Nel rigore della sua costruzione estremamente costante, con tavole composte da una gabbia molto regolare e ortogonale, a differenza delle classiche variazioni e diagonali cui spesso ricorrono i mangaka, gli autori riescono invece a costruire un ritmo serrato, mantenendo un ottimo equilibrio tra la tensione del vero e proprio duello tra il pubblico ministero – che intesse e cerca di costruire le proprie trappole – e il protagonista – che fa il possibile per rimanere fermo sulle proprie posizioni etiche e sulle proprie ragioni – e le componenti di approfondimento storico-politico necessarie a comprendere fatti, scelte e contesto. Ad aiutare la parte più “saggistica” della narrazione, arrivano diverse metafore visive, che, spesso tra l’ironico e il grottesco, esemplificano in maniera molto efficace (in almeno un paio di caso forse anche fin troppo semplicisticamente) fatti concreti (come questioni politiche e antropologiche) o processi psicologici raccontati.

È in questi elementi he diventa più riconoscibile la mano di Ito. Se infatti, per ovvie esigenze legate alla storia stessa, il suo tratto mantiene una forma molto pulita e realistica, qui e lì emergono alcune peculiarità delle sue attitudini più grottesche e orrorifiche. Un esempio è una delle metafore principali di questo primo volume, replicata anche nell’immagine che si trova al di sotto della sopra copertina, ovvero la trasformazione della fisionomia del protagonista in una serie di lattine di bibite: uno degli obiettivi degli interrogatori è infatti quello di trasformare gli interlocutori in veri e propri “distributori automatici di confessioni”.
Come si è detto, uno degli elementi che contribuiscono alla riuscita di quei film basati su poche location e i dialoghi è sicuramente il contributo dei suoi protagonisti. In Rasputin il patriota questo si traduce nel lavoro di Ito sulle espressioni dei personaggi, a cui riesce ad attribuire un’ampia gamma recitativa e dove, ancora, in alcuni passaggi lascia emergere il suo più canonico lato oscuro: soprattutto in certi sguardi, che il tratteggio arriva a caricare di note inquietanti e a tratti disturbanti.

Rasputin il patriota è un fumetto che riesce a coniugare in maniera efficace l’interessante (con lo spaccato socio politico riguardo aspetti meno noti del Giappone e del mondo della diplomazia internazionale) e l’intrigante, rendendo avvincente una sfida basata principalmente su scambi di battute. Certo, dato l’argomento e i suoi risvolti, non avrebbe guastato un apparato redazionale che fornisse qualche approfondimento o elemento in più al lettore italiano per permettergli di maneggiare e comprendere meglio contesto geografico, politico e storico, anche se non si può escludere che l’editore non abbia previsto di farlo nella pubblicazione dei prossimi episodi.

Abbiamo parlato di:
Rasputin il patriota vol. 1
Masaru Sato, ,
Traduzione di Ernesto Cellie e Chieko Toba
, 2022
440 pagine, brossura, bianco e nero – 15,00 €
ISBN: 9788822629944

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