Radici III: ritorno in superficie.

Radici III: ritorno in superficie.
Giorgio Pandiani tira le fila della sua trilogia sul rapporto indissolubile tra uomo e natura, svelando il mistero dietro il rapimento di Giano.

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Ci sono due cose che, senza il giusto nutrimento, si prosciugano fino a avvizzire: le piante e la coscienza umana. Il trentunenne Silvio, detto Giano, deve fare i conti con entrambe.

Dopo l’uscita del primo volume, nel 2014, e il successo del secondo, nel 2016, la raccolta Radici di Giorgio Pandiani giunge a conclusione. Un viaggio tortuoso e profondo come le radici degli alberi che intrappolano il protagonista, in un impietoso faccia a faccia con il proprio vissuto. Alla base del racconto, un’idea semplice quanto efficace: e se l’ambiente si ribellasse?

Come spesso accade, il miglior strumento per interpretare la realtà si rivela la fantascienza. Forse per la capacità di offrire uno sguardo inedito e risvegliare la consapevolezza su questioni che l’abitudine ha reso opache e invisibili. In Radici, l’autore ribalta il punto di vista dotando le piante di mente e pensiero, ma la situazione che descrive è tutt’altro che immaginaria. L’ambiente, in effetti, si sta ribellando ma, proprio come Giano, ciascuno è troppo assorto nelle proprie insoddisfazioni quotidiane per decidere di occuparsene. Solo nel momento in cui non ha più scelta, perché intrappolato nell’oscurità, a tu per tu con il mondo vegetale, Giano è costretto alla riflessione. Non un semplice mea culpa sulle proprie azioni, tutt’altro che edificanti, a danno degli altri e di se stesso. Piuttosto, un percorso a ritroso attraverso la propria vita e la “scoperta” dell’intrinseco legame tra questa e l’ambiente che l’ha accolta.

La forza del racconto di Pandiani risiede soprattutto in questo: nella capacità di allontanarsi dall’enfasi delle argomentazioni per concentrarsi su aspetti più autentici e quotidiani. Le sensazioni del protagonista bambino, il rapporto con il contesto naturale, la perdita delle proprie ambizioni sono esperienze comuni a ogni essere umano. Un sottotesto di concretezza che fa da contraltare alla dimensione fantastica e la rende, in qualche modo, credibile e pregnante, in un meccanismo analogo a quello delle favole. Al netto delle singole vicende, la storia di Giano è comprensibile a tutti perché almeno in parte condivisa. Il messaggio ambientalista, ma il termine appare qui riduttivo, arriva dunque a destinazione perché è affidato alle emozioni e all’empatia prima ancora che alla ragione. La crisi ambientale è anche crisi umana, l’urgenza ecologica riguarda da vicino tutta l’umanità, ma anche il singolo individuo, in quanto parte dell’ecosistema.

Un altro tema già in nuce nei primi due volumi, che trova qui pieno sviluppo, è infatti la connessione non solo tra uomo e natura ma tra l’essere umano e i propri simili. Le vite accennate dei personaggi in gioco, finora apparentemente distinte e circostanziali, si rivelano intimamente legate da progetti, speranze e delusioni. Di nuovo un comune sentire che, paradossalmente, ha come risultato il progressivo isolamento di ognuno nella propria gabbia di egotismo. Ecco allora che le radici, già metafora dell’appartenenza sociale nei primi due volumi, rivelano ulteriori significati. Il legame indissolubile con l’infanzia e quello, ancora più radicato, con una coscienza unitaria che comprende gli uomini come l’ambiente. I rapitori di Giano appartengono a quel mondo sotterraneo, relegato alle profondità, mano a mano che la superficie reclama spazio e contingenza. Un limbo del rimosso che tuttavia è anche il nocciolo più autentico di ogni identità.

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Dal viaggio canonico verso la presa di coscienza, Giano, novello Dante sulle orme di un Virgilio/Silvio bambino, riemerge con uno sguardo nuovo. Una prospettiva più ampia sulle proprie opzioni ma anche sul suo intrinseco appartenere alla natura.

I disegni di questo terzo volume riflettono questa evoluzione, con tavole di più largo respiro e un progressivo passaggio dall’ombra alla luce. I tratti si fanno più accurati e il paesaggio si popola di dettagli. Permane, come nei precedenti, la scissione tra le chine nitide della veglia, con chiaroscuri in netto contrasto, e le più sfumate tonalità acquerello delle visioni del protagonista. Ma la claustrofobica dimensione che imprigionava Giano nel buio indistinto delle vignette nei primi due volumi si apre ora a scenari aperti di foresta e vegetazione minuziosamente restituita. Anche l’inquadratura si amplia, dal susseguirsi dei primi piani che lasciavano al fuori campo ogni possibilità di orientamento a plongée e totali che includono i personaggi nella circostante cornice ambientale.

Acqua, china e carta sono del resto le materie prime scelte da Giorgio Pandiani per i tre volumi autoprodotti. Tre graphic novel stampate su carta riciclata, con energie rinnovabili e inchiostri a cera, per affrontare uno dei temi più allarmanti dell’attualità: la profondità del danno ambientale e la piena responsibilità di ognuno nella sopravvivenza del proprio habitat.

Abbiamo parlato di:
Radici Vol. III
Giorgio Pandiani
Giorgio Pandiani, febbraio 2019
82 pagine, digitale/ cartonato, bianco e nero – 5,00€ digitale/ 10,00€ cartaceo 

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