Quarantine Prophets: insolite connessioni, con Fabio Guaglione e Giovanni Timpano

Quarantine Prophets: insolite connessioni, con Fabio Guaglione e Giovanni Timpano
Abbiamo intervistato Fabio Guaglione e Giovanni Timpano riguardo al progetto trans-mediale di cui è parte Quarantine Prophets, pubblicato in sinergia tra Panini Comics e Harper Collins.

 Il progetto trans-mediale, pubblicato in sinergia tra e Harper Collins, cui è legato il graphic novel Quarantine Prophets ha la particolarità di presentare una connessione fra media un po’ diversa dall’ormai abituale trasposizione da fumetto a live action, ossia una interconnessione tra romanzi e fumetti, che rimangono però fruibili singolarmente. Abbiamo intervistato e Giovanni Timpano per saperne di più su questo progetto… ma senza spoiler!

Un saluto a e Giovanni Timpano, benvenuti!

Quarantine Prophets_coverQuarantine Prophets si propone di sfruttare media diversi (fumetti e romanzi) per raccontare un affresco globale che è al tempo stesso un unicum, ma le cui singole parti possono anche essere fruite a sé. Da cosa nasce l’ispirazione per un progetto così ambizioso?
Fabio Guaglione:
Nasce da due componenti primarie. La prima è la volontà di dare vita a nuove storie, nuovi personaggi, nuovi mondi, di intrecciarli in un modo inedito, e far perdere i lettori in questo crocevia di idee. La seconda è l’evoluzione della fruizione delle storie nei nostri tempi. Gli utenti vogliono scegliere non solo “quanto” di una storia vogliono sapere ma anche quali personaggi seguire, quali aspetti della vicenda approfondire e con quale diverso mezzo narrativo farlo. Stiamo creando un sistema di lettura “modulare”: ogni volume può essere letto in maniera a sé stante, ma a sua volta è il pezzo di un puzzle molto più ampio. Non vogliamo che i lettori siano costretti a comprare un libro invece di un altro per sapere come si evolvono le vicende. Ovviamente, la speranza è una storia che faccia venire voglia di scoprire l’altra, anche se non abbiamo ancora svelato al momento il come tutte le parti siano connesse tra loro e quale sia il collante di questo universo.

Ovviamente senza spoiler, potete anticipare come si collegheranno i capitoli di questo universo condiviso? Soprattutto – sapendo che i vari tasselli sono interconnessi in modo tale da restare fruibili singolarmente – che tecnica narrativa avete adottato?
FB: Per ora sono stati annunciati Quarantine Prophets, Carisma e Carnivalia. Un prison-drama sci fi, un thriller-horror e un fantasy-adventure young adult, in cui i linguaggi e le tecniche narrative saranno molto diverse tra loro. Siamo abituati al grande progetto narrativo dell’MCU, dove l’architetto ha deciso di uniformare il tono di tutti i film e di tutte per rendere più digeribile i mega-crossover. Con il nostro universo per ora stiamo andando in direzione diversa, ognuna di queste storie avrà un tono diverso e quando si incontreranno… be’, sarà tutto molto imprevedibile.
Nello specifico di Quarantine Prophets, nel fumetto abbiamo scelto di raccontare una vicenda con ritmi più pop e iperdensi, ispirandoci alla narrativa di Warren Ellis o Straczynski, focalizzandoci soprattutto sui prigionieri, i profeti. Nel romanzo, invece, assieme a Luca Speranzoni, abbiamo scelto di utilizzare un’ampiezza narrativa tipica della grande fantascienza. In quella sede avevamo molte più pagine a disposizione per esplorare il mondo di Prophets e il carcere di Clearwell con calma e ulteriore approfondimento.
Abbiamo scavato nell’interiorità di ogni personaggio sfruttando il formato narrativo che una non ci permetterebbe. Il nostro Caronte nella vicenda del romanzo Futuro Fragile è una guardia e non un carcerato. Sam viene chiamato a diventare uno dei carcerieri di Clearwell e questo ci ha dato lo spunto di affrontare le vicende da un punto di vista ancora più realistico, in cui una persona normale, come noi, si immerge gradualmente nella situazione inedita che ha portato la diffusione del virus chiamato Epifania, nelle celle del Pozzo, nella comunità parallela di cultura profetica, eccetera. Romanzo e graphic novel hanno una collocazione temporale precisa, ma credo si capisca solo alla fine della storia.
La cosa molto interessante di giocare in un’arena narrativa come quella di Quarantine Prophets è quella di pescare dal fumetto i personaggi che servivano alle vicende del romanzo e viceversa, ma magari solo leggendo entrambi i volumi si ha un quadro completo del loro profilo: per esempio, in un volume un tizio sembra uno stronzo ma nell’altro si capisce perché fa lo stronzo. Cosa cambia nel leggere prima il fumetto e dopo il romanzo o viceversa? Beh, fondamentalmente il tipo di esperienza. Se leggi prima il fumetto, quando affronti il romanzo hai già chiaro in mente il look di Clearwell, delle guardie, e di tutto il mondo del Pozzo, mentre se inizi con il romanzo sei libero di immaginare tutto. Quindi non c’è un ordine preciso di lettura, ma l’ordine di lettura condiziona l’esperienza.

Tra le cose interessanti di Quarantine Prophets c’è l’idea dei visionari, i profeti, che emerge già dal titolo. Come si è arrivati all’elaborazione dell’impatto che queste persone hanno sul tessuto sociale, quale evento reale è stato il seme che ha portato a questo sviluppo?

FB: Nessun evento reale. Il progetto nasce a febbraio 2019 quando ancora i termini quarantena o virus non facevano parte come oggi del nostro vissuto quotidiano. Lo spunto di base è sempre stato: cosa succederebbe se da domani alcuni individui fossero in grado di vedere cose che altri non possono vedere? Vedere il futuro, vedere il passato, vedere un’altra zona del pianeta, vedere i segreti di chiunque, farsi vedere con un altro aspetto e via dicendo. Probabilmente questi individui sarebbero in grado di cambiare il mondo. Per questo le autorità li confinerebbero in un luogo unico, per studiarli, per capire se sono davvero Profeti – così vengono chiamati – o persone che soffrono di una nuova malattia mentale. Una volta dentro questa struttura di massima sicurezza, Clearwell detta The Wellil Pozzo, c’è chi vorrà studiarli, chi vorrà usarli, chi vorrà ucciderli, chi vorrà curarli e chi vorrà renderli nuove divinità. Questo concept ci è sembrato forte dall’inizio: super-tizi in un carcere. Era chiaro che avremmo avuto a disposizione innumerevoli spunti per creare personaggi, poteri, conflitti interiori, dinamiche di gruppo e soprattutto il grande mistero: cosa sono i Profeti? Qual è il loro destino?
In questo senso, il virus e la quarantena non sono riferimenti ad eventi reali, ma non sono nemmeno eventi fondamentali nel plot. Servono come starting point alle vicende e come meccanismi di metafora. Ovviamente il paragone più immediato è quello tra i mutanti degli X-Men e i profeti. Mentre i primi sono l’allegoria delle minoranze, del diverso, i nostri profeti incarnano il concetto del visionario. I profeti rappresentano tutti coloro che hanno una visione, appunto, un’idea in grado di rivoluzionare la società. Cosa succede a persone come queste? Spesso il tentativo del sistema è quello di inglobarle, di sfruttare la loro idea, e quasi sempre con fini diversi da quelli del visionario. L’idea è il virus più potente. Come verrebbe gestito un virus in grado di far vedere a un centinaio di persone come cambiare il mondo? La cosa che vogliamo sia chiara è che non stiamo dicendo che il sistema sia “cattivo”. Il punto è che governi e corporazioni si troverebbero all’improvviso a dover gestire un’emergenza inedita… e ognuno, chiaramente, penserà ai propri interessi, individuali o per la collettività.

Fabio, tempo fa hai scritto a quattro mani un romanzo, La fondazione immaginaria, in cui veniva esplorato il potere creativo dei narratori. Troveremo qualcuno dei profeti con un potere simile e, trasferito alla tua esperienza, potendo scegliere (anche in virtù del lavoro cinematografico che ti permette di dare vita alle tue narrazioni) è un potere che vorresti?
FB:
Per ora non è previsto alcun potere profetico in cui un narratore potrà concretizzare le sue visioni… E diciamo che direbbe che non lo sarà mai!
Quando mi chiedi se è il potere che vorrei mi fai una delle domande più difficili a cui rispondere di tutta la mia vita. Perché da un lato, dare vita a quello che uno ha in testa, così da poterlo comunicare agli altri, è lo scopo delle persone come me. Dall’altro, credo che il valore di ciò che si imprime sulla carta o sullo schermo sia dovuto proprio allo sforzo collettivo, all’avventura di un gruppo di persone che lotta per trasportare nella nostra realtà una visione che all’inizio è solo dell’autore e poi, pian piano, si diffonde nella mente degli altri proprio come un virus. Quel valore non lo baratterei con un super potere o un incantesimo che renderebbe nullo il viaggio dall’immaginazione alla manifestazione della storia. Quindi no, preferirei altri poteri. Come il fattore rigenerante di .

Quanto è importante oggi la costruzione della narrazione e quali sono le opportunità e i pericoli dello storytelling?
FB:
Credo sia la cosa più importante di tutte, soprattutto per il mondo in cui viviamo. Non scherzo. Ogni cosa può apparire diversa a seconda di come la si racconta. Per questo il concetto di “narrativa” è diventato importante anche nel discernere e analizzare le notizie che ci arrivano. Il concetto di storytelling – è ora evidente – è il perno fondamentale della comunicazione degli enti politici e corporativi. Per questo direi che… da un grande storytelling deriva una grande responsabilità. Ma non solo. Ora più che mai, sono diventate un bene di scambio primario. La gente ha un bisogno quasi bulimico di fruire delle storie, di immergersi in mondi immaginari. Gli schermi sono il nuovo fuoco attorno a cui radunarsi per ascoltare un racconto. Mi auspico che non diventino però motivo di divisione o di isolamento. Non sono un grande fan del metaverso, ad esempio. O, meglio, preferirei vederlo sviluppato attraverso la realtà aumentata piuttosto che un visore Oculus. Ammetto che le possibilità di esperienze narrative con questi nuovi mezzi diventerebbero pressoché infinite, ma ho molta paura che la società stia andando a tutta velocità verso il mondo di Ready Player One. Tutti a condurre una vita reale miserabile barattata con grandi avventure virtuali. La narrazione serve a stimolarci a scoprire o ricordarci chi siamo, e non per sostituirsi alla nostra vita quotidiana.

L’ambientazione dei tuoi disegni è particolarmente accurata. Soprattutto il Pozzo richiama alla mente molta fantascienza, soprattutto cinematografica di varie prigioni “spaziali”. Giovanni, ci parli delle tue fonti di ispirazione?
Giovanni P. Timpano:
Molta fantascienza, ma mai quanta era in partenza. Nella mia testa, nelle prime bozze, l’istituto era ancor più avveniristico a livello di design, ma Fabio aveva un’idea di Clearwell come qualcosa che potesse prendere vita da qui a una ventina di anni circa; io ero molto più in avanti, stavo andando quasi verso una stazione spaziale. Chiaramente la sua versione aveva più senso, perché per Fabio era importante che una roba del genere potesse succedere oggi, senza elementi che portassero tutta la storia verso un futuro troppo lontano. Quindi le mie prime bozze di ambienti, mobilia, e design che viravano fortemente verso una fantascienza più plateale, mista al brutalismo di opere come Control (il videogioco) e i Blade Runner, ma anche quella retro sci-fi che amo in film come Gattaca, In Time o Anon (non a caso tutti dello stesso regista; ndr: Andrew Niccol) hanno subito diciamo un “downgrade” giustificato. Gli elementi citati prima sono ancora lì, ma in dosi decisamente minori.

Come sei stato coinvolto in questo progetto così ambizioso e cosa significa per te esserne parte?
GT:
Fabio aveva parlato di me alla Panini ancora prima di contattarmi, cosa che ha fatto poi semplicemente attraverso Facebook (alla faccia di quelli che “i social non servono per il lavoro”), mi ha proposto il progetto e io me ne sono innamorato subito. Lavoravo (e lavoro) solo ed esclusivamente per il mercato americano, sin dalla gavetta, prima non avevo mai pubblicato una pagina in Italia, ma negli ultimi anni mi era venuta la voglia di fare qualcosa per il mercato italiano. Avevo fatto dei timidi tentativi ma non era mai arrivato il progetto giusto. Quarantine Prophets lo è stato, era quella roba il giusto moderna, senza esserlo troppo in maniera ruffiana, che guardava anche al passato (soprattutto di lettori come me e Fabio), ma senza sembrare vecchia, per il giusto editore, al momento giusto. Non poteva andarmi meglio. È esattamente quel tipo di progetto per cui volevo essere conosciuto anche qui in Italia.

Grazie a Fabio Guaglione e Giovanni Timpano per aver risposto alle nostre domande!

Intervista condotta via e-mail a febbraio 2022.

Potete ammirare qui sotto alcuni bozzetti preparatori in esclusiva per Lo Spazio Bianco

BIOGRAFIE

Fabio Guaglione 400pxFabio Guaglione (1981), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, raggiunge la notorietà come parte della coppia Fabio&Fabio (insieme con Fabio Resinaro), con cui realizza dei cortometraggi, spot pubblicitari e clip musicali. Nel 2016 Fabio&Fabio hanno debuttato nella regia di un lungometraggio, il thriller psicologico Mine. Si occupa anche di VFX.

Giovanni Timpano 400pxGiovanni Timpano (1979), è un disegnatore italiano attivo nel mercato statunitense. Fra i suoi lavori ricordiamo Eclipse (Image), Shadow/ (Dynamite/DC), Cyberforce (TopCow) e The Lone Ranger/Green Hornet (Dynamite). Ha disegnato anche per Discovery e History Channel.

 

 

 

 

 

Intervista condotta via e-mail a febbraio 2022.

Quarantine prophets: visionari in quarantena

 

 

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