Quando il fumetto parla di fumetto: Lupo Magazine #4

Quando il fumetto parla di fumetto: Lupo Magazine #4
Il quarto numero del bimestrale Panini dedicato a Lupo Alberto affronta il fumetto come tematica, con costanti autoriflessione e autoironia che permeano tanto le storie quanto gli articoli a corredo.

Lupo Magazine costituisce, dallo scorso novembre, l’opportunità per , i comprimari della Fattoria McKenzie e i suoi autori di rilanciare nel panorama italiano una delle serie a fumetti storiche per eccellenza.

Sul mensile ufficiale le storie inedite latitano ormai da anni, o vengono presentate con il contagocce, e la possibilità di dimostrare che il personaggio gode ancora di ottima salute e può dire ancora la sua è certamente positiva, specialmente con un editore forte come Panini, che già pubblica in edizione ordinata e filologica il materiale d’annata delle strisce.
L’impostazione monotematica di ogni numero della testata si rivela un’idea interessante per creare una linea editoriale e mostrare la versatilità con cui gli argomenti possono essere trattati dal cast di personaggi. Dopo i numeri dedicati al sesso, ai social network e al cibo, il quarto albo spicca per un argomento molto vicino agli appassionati: il fumetto stesso.

Fumettopatica

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La storia lunga Fumettopatica vede Enrico La Talpa nella veste di cultore sfrenato della nona arte, con tanto di stanza dedicata interamente alla sua collezione e senza trascurare atteggiamenti al limite del patologico nella cura e nel feticismo verso i propri volumi.

Lo sceneggiatore Piero Lusso riutilizza in questo frangente il lato maniacale e tendente all’eccesso tipico del personaggio, già rivelato in più occasioni e verso i più disparati argomenti, che qui diventa anche facile parodia del nerd più accorato. Al contrario di altri esempi, però, la comicità della situazione non diviene mai sfottò ma è quasi complice e fa da buon preludio allo sviluppo della storia, nella quale i più celebri personaggi della storia del fumetto escono dalle pagine degli albi di Enrico per invadere la fattoria.

È questo l’elemento più azzeccato dell’avventura: Lusso non si fa scrupoli ad attingere in toto alla mitologia fumettistica italiana, statunitense, franco-belga e sudamericana, facendo interagire la gallina Marta con Zagor, il cane da guardia Mosè con Diabolik e la moglie di Enrico, la signora Cesira, con il piccolo Nemo delle strisce di Winsor McCay.

Lupo_Alberto_Magazine_4_Recensioni Quella che poteva limitarsi a mera carrellata di citazioni e di strizzatine d’occhio fini a se stesse viene arricchita da diverse gag e battute che riconfermano l’abilità umoristica dello sceneggiatore.

Buona parte della riuscita di Fumettopatica si ritrova inoltre nei disegni di Giacomo Michelon, che conforma il suo stile morbido e umoristico alle più disparate influenze fumettistiche, adattandosi di volta in volta a personaggi e scenari da visualizzare, senza mai scimmiottarli, ma contaminando il mondo di Lupo Alberto alle influenze esterne o viceversa.
Il disegnatore si approccia così all’estetica di Moebius per Arzach così come a quella di Krazy Kat and Ignatz Mouse di George Herriman, fino a quella Disney, idealmente più vicina al suo tratto umoristico solito, mentre raffigura in versioni più cartoonesche eroi bonelliani e supereroi americani.

Oltre all’intrattenimento, quindi, la storia contenuta in Lupo Magazine riafferma la vocazione alla sperimentazione (che si ritrovava già nel secondo numero, soprattutto per quanto concerneva il disegno), non certo inedita nella normale produzione di Lupo Alberto ma qui presente in misura più marcata, portando a esiti decisamente apprezzabili.

La storia breve, di , calca maggiormente la scia del metafumetto più classico, con tanto di Mosè che esce dalla pagina per dare una lezione all’autore, un po’ troppo spiritoso per i suoi gusti. Per quanto non manchino la verve e un certo umorismo paradossale, ben calati nel contesto, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a una gag allungata. Per quanto concerne i disegni nulla da eccepire sullo stile di Silver, fresco ed elaborato, che regala anche una buonissima simulazione di tridimensionalità nella scena della rottura della quarta parete.

Gli articoli

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A corredo delle due storie vengono presentati alcuni articoli inerenti al tema del numero, così come nelle uscite precedenti. Il pezzo di apertura a firma di Diego Cajelli riflette sulla diffusione dei fumetti presso il grande pubblico, nel tentativo di vedere oltre la realtà di autori e appassionati che, nella propria bolla, ne parlano e ne sentono parlare così tanto da rischiare di dimenticare che esiste una grossa fetta di persone che non ha mai neanche letto un fumetto in vita sua. L’interessante analisi, che interpella autori come Davide La Rosa, Francesco Artibani e Emiliano Pagani (tra gli altri), cerca di indagare anche il rapporto tra nuovi lettori e crisi delle edicole e quello tra nuovi fumetti e web, ragionando inoltre sul tipo di umorismo funzionale al giorno d’oggi nel medium.

L’intervista a uno dei gestori della fumetteria “Waste of Time” di Milano offre un altro punto di vista interno sulla questione, mentre le testimonianze dall’estero delineano pur in maniera troppo stringata la situazione negli USA, in Giappone, a Londra e a Berlino.

Mentre in questo catalogo di contenuti appare fuori posto e superflua l’intervista al Mago Casanova, al di là della sua passione per i fumetti, si riscontra con piacere la lista di 10 fumetti sconosciuti, indie e underground stilata da Cajelli, che porta all’interno di una rivista a tiratura nazionale realtà come Millennials di Lorenzo Ghetti e Claudia Nuke Rizzoli, Gestopo Propaganda e Giganteschio, note solo ad una nicchia di cultori.

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Lupo Magazine deve ancora trovare una sua identità precisa, a due numeri dalla conclusione dell’esperimento: l’equilibrio, la scelta e la coerenza dei contributi realizzati per la parte editoriale risultano perlopiù azzeccati e ben equilibrati, pur con margini di miglioramento, mentre il formato e la copertina con strilli, foto e richiami – che omaggiano le cover dello storico Lupo Alberto Magazine degli anni Novanta – ricordano i giornali che si trovano nelle sale d’attesa di barbieri e dentisti e ora come ora rischiano di avere poco appeal.
L’idea è comunque buona e senz’altro vincente dal lato fumettistico: questa quarta uscita risulta del resto già meglio calibrata nel complesso, forse anche per il fatto di “giocare in casa” per quanto riguarda il tema.

Abbiamo parlato di:
Lupo Magazine #4
Silver, Piero Lusso, Giacomo Michelon, Diego Cajelli
, giugno 2018
63 pagine, brossurato, colori – 4,50 €
ISSN: 977242110200780004

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