Quando i supereroi erano Leggende

Quando i supereroi erano Leggende
La rinascita della Justice League post Crisis degli anni ‘80 è un manifesto sull’essere eroi e al tempo stesso un monito sulle insidie della propaganda mediatica.

Legends - copertina Se c’è una lettura perfettamente compatibile con l’uscita del kolossal Justice League nella versione director’s cut di Zack Snyder questa è proprio Legends: una saga consegnata alla storia dei comics americani che, sebbene appannata nella sua importanza a causa dell’evoluzione della figura del supereroe, rimane a livello narrativo e di continuity una delle pietre miliari della storia editoriale della DC comics.

Pubblicata per la prima volta tra il novembre del 1986 e l’aprile del 1987, questa miniserie in sei capitoli è stata un tassello importante per il riassetto dell’universo della DC azzerato dalla maxiserie Crisi sulle Terre Infinite che fece tabula rasa di tutte le storie (e tutte le realtà alternative), narrate precedentemente al 1985, in favore di un nuovo inizio editoriale. Dopo le miniserie di , Year One di e la serie di Wonder Woman ideata da George Perez che rilanciavano in chiave moderna i personaggi più conosciuti della casa editrice, occorreva un nuovo starting point anche per la , la cui serie era percepita come un prodotto ristagnante dalla maggior parte dei lettori e necessitava dunque di un rilancio epico e di grosso peso. Legends si presentava al pubblico con un team artistico di tutto rispetto, partendo da John Byrne che era uno dei più vulcanici e richiesti disegnatori americani di quegli anni, coadiuvato dalle chine pulite e precise di Karl Kesel, su sceneggiatura scritta da John Ostrander e testi firmati da un veterano di lunga esperienza come Len Wein (che fu editor del di Alan Moore nonché creatore di personaggi come e ).

Quella di Legends è una saga dalla prosa ricca, epica e stratificata che intrattiene il lettore nonostante abbia un’impostazione concettuale molto classica rispetto al modus operandi degli autori di oggi, apparendo altisonante, didascalica e semplicistica nello sviluppo della trama a discapito non solo di buone idee danneggiate dalla forma un po’ obsoleta, ma anche di sagaci intuizioni inerenti il duplice tema dell’opinione pubblica manipolata dal cicerone mediatico di turno e il rischio che tv e giornali fungano da macchina del fango piuttosto che da strumento di approfondimento e informazione.

Legends - 1

Un cuore narrativo interessante che, mescolando avventura e supereroismo nella sua accezione più pura, si rivela anche un manifesto sulla figura dell’eroe inteso tanto come paladino dalla rigorosa morale quanto mito al di sopra degli esseri umani, ma sempre in stretto rapporto con la percezione della gente. Personaggi come Superman e Batman vengono idealizzati fino a essere elevati a un ruolo semi divino, pronti però a essere gettati nella polvere dalle macchinazioni di un servitore del tiranno galattico Darkseid che usa un potere di persuasione mentale per discreditarli e spianare così la strada all’invasione della terra.

Peccato però che questa caratterizzazione altisonante degli eroi non venga sviscerata in maniera costruttiva facendo invece da semplice riflesso al modo in cui sono ritratti all’interno della storia; questo va ovviamente a discapito di qualsiasi approfondimento da un punto di vista umano, con le azioni dei protagonisti puramente funzionali alla trama e al loro essere leggende come la sceneggiatura sottolinea in maniera netta, concedendo dei momenti di dubbio e di riflessione esistenziale solo in Legends - 2alcune figure (come quelle di Billy Batson/Shazam e Wally West/Flash), anche se enunciate in maniera sommaria. Una caratterizzazione dei personaggi che narrativamente e psicologicamente appartiene al suo tempo – quando quel processo di decostruzione della figura supereroistica e della conseguente umanizzazione che la contraddistingue oggi era appena cominciato con Watchmen -, ma di per sé non rappresenta un difetto se consideriamo il valore simbolico di figure titaniche superiori, sia a livello fisico che etico, a un’umanità egoista e volubile.

Lo stile del racconto presenta un impianto quasi teatrale nell’esposizione narrativa, diviso in atti che vengono spesso introdotti da lunghi sunti (i terribili “spiegoni”) inseriti in didascalie oppure mimetizzati tra i dialoghi per aiutare il lettore a fare il punto della situazione numero dopo numero, andando a discapito della fluidità narrativa: esposizioni in terza persona oppure monologhi dove buoni o cattivi esternano le proprie intenzioni rievocando quanto era successo appaiono oggi un trucco narrativo ormai sorpassato che appesantisce non poco la lettura, rendendola in alcuni punti quasi stantia. Per fortuna i dialoghi di Wein, una volta ottemperate le esigenze riepilogative, si dimostrano agili e briosi quando serve, oppure più profondi o lirici nei momenti drammatici, riservando anche degli spunti brillanti con personaggi non allineati come Guy Gardner oppure la Suicide Squad che, ricordiamo, fa la sua prima comparsa in assoluto proprio in Legends.

Legends - 3I disegni di Byrne, plastici ed eleganti, rappresentavano in quegli anni il non plus ultra della modernità e del dinamismo nei comics e grazie alle trovate sceniche, la costruzione delle sequenze d’azione e la cura del dettaglio sono ancora oggi uno spettacolo per gli occhi, ma al tempo stesso possono risultare ai lettori più giovani e meno nostalgici irrimediabilmente datati per postura, recitazione ed espressività dei personaggi.

Ovviamente è una lettura che va contestualizzata al periodo in cui è uscita (c’è un chiaro riferimento all’allora presidente USA Ronald Regan, oppure una presa in giro da parte di Byrne nei confronti dell’editor della Marvel e della sua serie Starbrand) ed è quindi rivolta soprattutto ai lettori che leggevano fumetti sia negli anni ’70 che ’80, ma potrebbe risultare ugualmente interessante anche per le nuove generazioni, fornendo loro sia un’occasione che una chiave di lettura per conoscere l’evoluzione della figura del supereroe nel corso degli anni, partendo dalla sua impostazione più basica ed epica. Non dimentichiamo che, nonostante gli anni, stiamo parlando di un fumetto scritto e disegnato con estrema cura, dove il tema di un’ invasione aliena è trattato anche in maniera differente dalle tante viste sui fumetti, con l’idea affatto scontata di disonorare i difensori della Terra togliendogli l’appoggio della gente e contrastando così il loro compito di protezione.

In sintesi, Legends fornisce una dose d’intrattenimento probabilmente datato ma comunque di alto livello, con una storia corale dove tutti gli elementi e i personaggi sono ben usati e intersecati tra loro, tra Terra e pianeti alieni come Akopolis, facendo emergere tra le pieghe del racconto temi importanti e attualissimi come il convincimento delle masse attraverso discorsi retorici e populisti tramite dirette televisive, interviste e proclami che ha visto oltre tre decenni dopo il trionfo della politica arrogante, egoriferita e pericolosa di Donald Trump. Un risultato certo da apprezzare in un fumetto quello di contenere spunti intellettuali importanti che suscitano non poche riflessioni nel lettore.

Abbiamo parlato di:
Legends – Collana Eventi DC
John Ostrander, John Byrne, Len Wein, Karl Kesel
Traduzione di
Panini Comics, 2020
160 pagine, cartonato, a colori – € 19,00
ISBN: 9788828731146

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