
La prerogativa saliente della sceneggiatura di Ennis in quest’occasione è la capacità di utilizzare il topos della “storia delle origini” al meglio, senza sfruttare all’esasperazione concetti triti e ritriti. Al contrario, lo sceneggiatore riesce a approfondire la personalità psicotica ma non congenitamente malvagia di Castle, insinuando non troppo velatamente il dubbio che il vigilante sanguinario fosse già dentro di lui e fosse in atto un conflitto interiore fra il lasciarlo emergere o rifiutarlo come estraneo.

Ma lo scrittore nordirlandese non si limita a una praticamente perfetta caratterizzazione delle origini del Punisher, approfitta dell’ambientazione per fare le sue considerazioni sugli orrori della guerra, sulle colpe dei buoni, sul fatto che la storia è scritta dai vincitori senza mai raccontare tutti i punti di vista, celando orrori che sarebbero disdicevoli per la gloria della nazione che si è dichiarata innocente di molti accadimenti di cui è colpevole: una chiara e diretta critica al militarismo statunitense. 1
Dal lato dei disegni, Parlov offre una prova straordinaria, con una nota di particolare merito nel riuscire a rendere espressiva la mancanza di emozioni sul volto di Frank Castle, interiormente in conflitto ma apparentemente impassibile – se non a suo agio – di fronte alla violenza con cui si trova a confrontarsi. Sono suggestive le scene di battaglia e nella giungla, scandite da uno storytelling quasi geometrico nella sua precisione, così come quelle fra i veterani che raccontano la storia in un bar 2.
La scansione delle vignette è sempre sapientemente adeguata ad assecondare e sostenere il ritmo della narrazione. Il lavoro del disegnatore è arricchito dai colori di Jordie Bellaire, dai toni plumbei anche quando le tinte sono calde, che rendono efficacemente l’atmosfera sporca delle zona di guerra.
Abbiamo parlato di:
Punisher – The Platoon
Garth Ennis, Goran Parlov
Traduzione di Pier Paolo Ronchetti
Panini Comics, 2018
136 pagine, cartonato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788891239617
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Tema del resto ricorrente ed evidentemente importante per lo scrittore, come si può evincere anche dalla lettura di questi articoli di Alessandro Bottero: Garth Ennis: la guerra è una cosa mortalmente seria (prima parte) e Garth Ennis: la guerra è una cosa mortalmente seria (seconda parte). ↩
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il nostro Federico Beghin in First Issue #11 ha descritto bene la tecnica utilizzata ↩
