Premio Lucca Junior 2019: le menzioni speciali

Premio Lucca Junior 2019: le menzioni speciali
Il premio Livio Sossi – Lucca Comics, oltre al primi premio, andato a Anna Aparicio Català che illustrerà un libro per Kite, ha distribuito menzioni varie, che hanno premiato la tecnica, la colorazione, i personaggi e lo storyboard. Ha intervistato per noi le vincitrici Elisabetta Zocca.

Il premio Livio Sossi – Lucca Comics, oltre al primo premio, andato a Anna Aparicio Català che illustrerà un libro per Kite, ha distribuito menzioni varie, che hanno premiato la tecnica, la colorazione, i personaggi e lo storyboard. Ha intervistato per noi le vincitrici Elisabetta Zocca.

Adalgisa Masella

Premio speciale dell’editore per la storyboard

Prima di iniziare, potresti raccontarci qualcosa di te? Come è cominciata la tua passione per l’illustrazione?
È sempre difficile raccontare di sé, quindi sarò breve, amo il disegno, gli animali (eccetto gli insetti purtroppo) e le piante. Attualmente vivo a Reggio Emilia. In realtà ho scoperto il mondo dell’illustrazione relativamente tardi: mentre frequentavo il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Lecce, un insegnante, vedendo un mio disegno, mi parlò di questo campo artistico. Da allora ho iniziato a informarmi, a leggere e comprare libri e non ho più smesso.

Ti aspettavi di vincere il premio speciale dell’editore per la tua storyboard? Come è stato sviluppare le tue illustrazioni, basandoti solo sulle poche parole proposte dagli organizzatori?
Non me l’aspettavo, anche perché all’inizio questo premio non era previsto! Quando partecipo a un concorso ho voglia di mettermi in gioco, al di là di quale sarà il risultato, quindi quando ho letto l’email è stata letteralmente una sorpresa. In realtà avere poche indicazioni è stato uno stimolo, mi son sentita libera di potermi concentrare solo sul testo, illustrandolo senza farmi condizionare da aspettative di alcun tipo.

Cosa attrae di più la tua attenzione del mondo sul piano creativo e cosa ti ispira generalmente nel tuo lavoro?
In generale traggo inspirazione da ciò che mi piace e da ciò che mi circonda, oltre che dalla storia dell’arte, in particolare dalla pittura, da altri illustratori e fotografi. Quando inizio a lavorare, però, cerco di distaccarmene in modo da poter avere un lavoro il più autentico possibile.

Preferisci le tecniche tradizionali, quelle digitali o un mix di entrambe? Come lavori normalmente?
Ho lavorato con entrambi, però al momento preferisco lavorare con tecniche tradizionali, le sento più mie e il rapporto con la carta per me è fondamentale. Non escludo però in futuro di poter lavorare in digitale o in tecnica mista, se il progetto lo richiede.

Se potessi scegliere un libro da illustrare a tuo piacimento, quale sceglieresti?
Quest’ultima è una domanda complessa, perché ci sarebbero davvero molti racconti che vorrei scegliere. Credo che ogni storia possa dare nuovi stimoli per crescere. Mi piacerebbe illustrare svariate tipologie di racconti: da un classico come Cappuccetto Rosso, a qualcosa di più dolce e delicato, o ancora una raccolta di leggende, dove realtà e magia si sfiorano.

Maria Cristina Trapanese

Menzione speciale per la miglior tavola digitale

Prima di iniziare, potresti raccontarci qualcosa di te? Come è cominciata la tua passione per l’illustrazione?
Sono Cristina, vivo a Napoli con il mio bianconiglio e insegno illustrazione alla Scuola Italiana di Comix. Amo dipingere, mi piace il collage e sorseggiare tè bollente quando fuori piove. Io ho sempre disegnato, come afferma in genere qualsiasi disegnatore, ma non sapevo in cosa si sarebbe evoluta la mia passione. Mi sono accorta di quanto l’illustrazione fosse ampia e meravigliosa, passando del tempo nell’area bambini delle librerie. Era un mondo che non aveva regole predefinite, ma si piegava all’esigenza della storia. Ho capito che c’erano infiniti modi di raccontare, tantissime interpretazioni, materiali e tecniche utilizzabili.

Ti aspettavi di vincere il premio per la miglior tavola digitale? Come è stato sviluppare le tue illustrazioni, basandoti solo sulle poche parole proposte dagli organizzatori?
Assolutamente no, non credo che sia una cosa che solitamente ci si aspetti. È una sorpresa meravigliosa, anzi quasi non ci si crede, si rilegge attenti per aver paura di aver frainteso qualcosa. Quando un testo è così breve, ma così incalzante, in realtà più che un limite io lo vedo come una guida che ti porta con un certo ritmo narrativo fin dove hai bisogno di arrivare. Attraverso quelle poche parole possiamo perseguire diverse strade, diversi livelli di lettura e scegliere quanto andare a fondo, in parte ci lascia liberi di interpretarlo, d’altro canto ci indica dei momenti di pathos.

Cosa attrae di più la tua attenzione del mondo sul piano creativo e cosa ti ispira generalmente nel tuo lavoro?
Tutto attrae la mia attenzione, osservo quello che mi circonda. Mi appunto così tante idee che poi non so quale sviluppare. Poi le riguardo, le scarto, le giudico male. Di certo, mi piace associare i sensi ai disegni che faccio.

Preferisci le tecniche tradizionali, quelle digitali o un mix di entrambe? Come lavori normalmente?
Adoro le tecniche tradizionali, con loro hai un confronto fisico, le consumi, le fai vivere. Il digitale è stato per tutti una svolta, è ottimo per lavorare e con le giuste attenzioni può simulare la tecnica tradizionale. Visto che entrambe hanno i loro lati positivi quello che mi piace di più è lavorare in tecnica mista, ma ammetto che per questioni di tempo e altri parametri spesso finisco per utilizzare unicamente il digitale.

Se potessi scegliere un libro da illustrare a tuo piacimento, quale sceglieresti?
È una domanda difficile. Sono tantissimi i classici che mi piacerebbe illustrare. Sicuramente vorrei illustrare qualche storia o filastrocca di Gianni Rodari.

Giulia Maidecchi

Menzione speciale per il miglior uso della tecnica tradizionale

Prima di iniziare, potresti raccontarci qualcosa di te? Come è cominciata la tua passione per l’illustrazione?
Un po’ come per tutti i bambini la passione per l’illustrazione è iniziata molto presto, scarabocchiando la storia di un topolino che voleva vivere da solo. Dal punto di vista professionale invece l’ho scoperta piuttosto tardi e attraverso un percorso poco convenzionale. Dopo un Dottorato di ricerca in Scienza e Tecnologia dei Materiali, mi sono occupata di nanotecnologie in parallelo all’attività di illustratrice fino a tre anni fa, quando è diventata la mia attività principale. Credo di aver sviluppato così la mia predilezione per i dettagli più minuscoli.

Ti aspettavi di essere una menzionata speciale al Premio “Livio Sossi”? Come è stato sviluppare le tue illustrazioni, basandoti solo sulle poche parole proposte dagli organizzatori?
No, non me lo aspettavo, soprattutto di ricevere la menzione per il miglior uso della tecnica tradizionale, considerando che la mia formazione di base è quella di un’autodidatta. A tal proposito credo di dover ringraziare Daniela Volpari per i suoi preziosi consigli. L’anno scorso ho seguito un suo workshop, è stato davvero illuminante! Sviluppare le illustrazioni per il Premio non è stato un processo immediato, prima di iniziare a disegnare ho impiegato molto tempo a definire il personaggio e le sue intenzioni, anche ascoltando le opinioni di vari amici a cui ho fatto leggere il testo. Il colore invece è stato un processo istintivo, senza bozze, alla “buona la prima”.

Cosa attrae di più la tua attenzione del mondo sul piano creativo e cosa ti ispira generalmente nel tuo lavoro?
Temo che la mia attenzione sia attratta da tutto o quasi: cinema, fumetti, foglie che volano per aria, pubblicità delle agenzie di viaggio, giardini botanici, tweed scozzese multicolore…

Preferisci le tecniche tradizionali, quelle digitali o un mix di entrambe? Come lavori normalmente?
Utilizzo sia tecniche tradizionali che digitali, queste ultime soprattutto per le illustrazioni di giochi a cui sto lavorando da un anno a questa parte. Tuttavia la mia prediletta è sicuramente la tempera.

Se potessi scegliere un libro da illustrare a tuo piacimento, quale sceglieresti?
Difficilissimo sceglierne uno solo. Da piccola sono sempre andata pazza per i racconti mitologici, sono arrivata a consumare il vecchio dizionario di mitologia classica di mia madre. Illustrare l’Odissea sarebbe bellissimo. Anzi, epico!

Flavia Zuncheddu

Menzione speciale per la caratterizzazione del personaggio

Prima di iniziare, potresti raccontarci qualcosa di te? Come è cominciata la tua passione per l’illustrazione?
Disegnare mi è sempre piaciuto e fino alla fine del liceo artistico è andato tutto liscio, ma poi, confrontandomi con una grande indecisione, mi sono ritrovata dentro un agenzia pubblicitaria. Ho lavorato come grafica per 1000 anni, prima di accorgermi che disegnare mi mancava e così ho ripreso in mano la matita.

Ti aspettavi di essere una menzionata speciale al Premio “Livio Sossi”? Come è stato sviluppare le tue illustrazioni, basandoti solo sulle poche parole proposte dagli organizzatori?
Quando ho letto il testo di Davide Calì era già estate, la testa era già in vacanza e il tempo per la consegna cominciava a stringere, ma mi è piaciuto così tanto che, tra un gelato e una fetta di anguria, ho cominciato a pensare alle illustrazioni per il concorso. Dopo le vacanze, ho ripreso tutto in mano, realizzato le due tavole definitive e inviato lo storyboard senza pensarci troppo. Ero molto contenta del lavoro che avevo fatto, ma speravo al massimo nella selezione per la mostra. La menzione è stata davvero una sorpresa inaspettata!

Cosa attrae di più la tua attenzione del mondo sul piano creativo e cosa ti ispira generalmente nel tuo lavoro?
Per me le piccole e ripetitive cose di tutti giorni sono una fonte inesauribile di ispirazione. Inoltre, osservare le persone è uno dei miei passatempi preferiti!

Preferisci le tecniche tradizionali, quelle digitali o un mix di entrambe? Come lavori normalmente?
Solitamente comincio a pasticciare su carta e poi riordino le idee con Photoshop. Usare sia tecniche tradizionali che digitali, mi permette di disegnare liberamente, senza preoccuparmi troppo degli errori, di cambiare idea o di come sarà il risultato finale.

Se potessi scegliere un libro da illustrare a tuo piacimento, quale sceglieresti?
In questi giorni sul mio comodino c’è un edizione speciale de “La storia infinita” di Michael Ende…

Irene Penazzi

Menzione speciale per la caratterizzazione del personaggio

Prima di iniziare, potresti raccontarci qualcosa di te? Come è cominciata la tua passione per l’illustrazione?
Abito a Lugo di Romagna, in una casa con un grande giardino e un gatto. Mi piace leggere, annusare la carta stampata, il blu del mare e il verde dei giardini, fare la punta alle matite, nuotare, suonare l’arpa celtica e ballare. Ma soprattutto mi piace disegnare e raccontare storie, e creare libri per bambini. Ho studiato illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, con un periodo di studio presso la HAW di Amburgo. Amo viaggiare, parlo tre lingue, organizzo laboratori creativi per i bambini, collaboro con case editrici italiane e francesi, e sono stata recentemente selezionata per una residenza d’artista in Svizzera. Quest’ultima è un progetto della città di Berna e di Hamelin Associazione Culturale, per il quale ho creato insieme all’illustratrice svizzera Johanna Schaible una doppia guida illustrata tutta da colorare di Bologna e Berna. Ho anche sviluppato un progetto per RAM2019. Ho sempre amato molto le illustrazioni dei libri che leggevo da bambina, Roald Dahl e Bianca Pitzorno su tutti. Forse proprio perché, oltre ad essere delle storie divertenti e appassionanti, hanno in comune proprio il mio illustratore preferito: Quentin Blake. Guardando le sue figure, copiandole, ho iniziato a pensare che avrei voluto fare anche io il suo mestiere, da grande.

Ti aspettavi di essere una menzionata speciale al Premio “Livio Sossi”? Come è stato sviluppare le tue illustrazioni, basandoti solo sulle poche parole proposte dagli organizzatori?
Nonostante fossi abbastanza soddisfatta del mio lavoro, non mi aspettavo di essere una menzionata speciale ed è stata una bellissima sorpresa. Leggendo il testo, mi sono subito immaginata un protagonista che non fosse mai pienamente appagato, ma sempre pronto ad affrontare le più diverse situazioni. Ho cercato di delineare in lui un’espressione prima insoddisfatta e un po’ sbuffante, poi più rassegnata ma positiva. Un protagonista alla costante ricerca di ciò che potesse renderlo felice, che valesse quindi la pena essere portato a termine. Mi sono appassionata molto alla tavola del giardino, ho immaginato che fosse chiuso tra mura, magari su una terrazza, in vaso: limitato ma pieno di vita, proprio come il protagonista. Mi sono divertita ad immedesimarmi in lui e a intraprendere un percorso in continuo movimento dall’inizio alla fine del testo, insieme alla sua tartaruga.

Cosa attrae di più la tua attenzione del mondo sul piano creativo e cosa ti ispira generalmente nel tuo lavoro?
Sono attratta dalla natura in generale e mi scopro spesso incantata ad osservare come i bambini più di tutti si rapportino con essa in modi diversi e unici. Ci sono alcuni luoghi che preferisco più di altri, i giardini e i parchi per esempio, gli orti e il bosco, il mare. Amo viaggiare e questo mi aiuta a cambiare punto di vista. Però, la maggior parte delle mie ispirazioni ispirazioni vengono dalla mia vita e da quello che ho vicino, dalla mia infanzia, dalle esperienze vissute con la mia famiglia e con gli amici. Inoltre amo molto leggere e curiosare tra i lavori di altri illustratori.

Preferisci le tecniche tradizionali, quelle digitali o un mix di entrambe? Come lavori normalmente?
Preferisco le tecniche tradizionali, che padroneggio un po’ meglio, anche se a volte mi ritrovo a tentare un mix di entrambe. Normalmente lavoro con le matite colorate, a volte con la china, le ecoline, il collage, o utilizzando tecniche miste. In ogni caso, ciò di cui ho sempre più bisogno è tanto spazio!

Se potessi scegliere un libro da illustrare a tuo piacimento, quale sceglieresti?
Mi piacerebbe poter illustrare “Il gatto con gli stivali” di Perrault. Perché il gatto protagonista, con astuzia e furbizia, riesce a fare la fortuna sua e quella del suo padrone.

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