{"id":765,"date":"2019-02-14T17:10:25","date_gmt":"2019-02-14T16:10:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/?p=765"},"modified":"2019-02-15T10:39:20","modified_gmt":"2019-02-15T09:39:20","slug":"tema-non-tesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/tema-non-tesi\/","title":{"rendered":"Il tema non \u00e8 la tesi"},"content":{"rendered":"
Ho parlato tante volte dell’importanza che ha per me l’inserimento di un\u00a0tema<\/strong> quando scrivo una storia. Su questo blog ne ho scritto qui<\/a> e qui<\/a>.<\/p>\n Alle volte per\u00f2 ho l’impressione che si faccia confusione tra mettere un tema in una storia e\u00a0scrivere a tesi<\/strong>.<\/p>\n Un conto \u00e8 fare un passo indietro, chiedersi che cosa si vuole raccontare con una determinata storia, individuare il proprio tema e far procedere la narrazione secondo la propria interpretazione di quel determinato tema.<\/p>\n Un altro conto \u00e8 scrivere a tesi, ossia avere una determinata opinione\/visione del mondo\u00a0prima<\/em> di scrivere la storia, e usare il mezzo narrativo come scusa per indottrinare il pubblico secondo le proprie convinzioni.<\/p>\n Per questo alcuni, facendo secondo me un po’ di confusione, non gradiscono riflessioni sui temi delle storie (proprie o altrui), come se fosse sinonimo di scrittura a tavolino.<\/p>\n Ma il tema, appunto, non \u00e8 la tesi.<\/strong><\/p>\n Non significa avere gi\u00e0 la risposta prima di iniziare a scrivere. Significa anzi – dopo aver gi\u00e0 avuto un’idea buona per una storia, si spera – porsi una domanda e cercare la risposta\u00a0mentre<\/em> si scrive la storia, per poi arrivare alla fine con una delle possibili risposte alla domanda.<\/p>\n Per esempio, quando scrissi\u00a0SOSPESO Ma qual era il tema? Cosa volevo raccontare? Rimuginandoci sopra, capii che la domanda che volevo pormi era:\u00a0Se avessimo dei superpoteri diventeremmo davvero dei supereroi?\u00a0<\/em>(O dei supercattivi?) Applicare questa domanda a un ragazzino di tredici anni sarebbe stato ancora pi\u00f9 efficace, visto che a quell’et\u00e0 non si ha ancora chiarissimo il limite tra il bene e il male.<\/p>\n Prima di scrivere la storia non avevo ancora una risposta a questa domanda. Semplicemente, me l’ero posta iniziando a scrivere. La risposta arriv\u00f2 man mano che progettavo la struttura della storia. E non \u00e8 una risposta definitiva: \u00e8 la\u00a0mia\u00a0<\/em>risposta a questo quesito. Una fra le tante.<\/p>\n Mettere un tema in una storia significa scegliere una barca e una direzione e mettersi in viaggio col lettore, e cercare di capire insieme a lui quale sar\u00e0 l’approdo, significa imparare qualcosa di se stessi, mettendosi a nudo davanti al mondo.<\/p>\n \u00c8 insomma un processo onesto, a differenza della scrittura a tesi.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Ho parlato tante volte dell’importanza che ha per me l’inserimento di un\u00a0tema quando scrivo una storia. Su questo blog ne ho scritto qui e qui. Alle volte per\u00f2 ho l’impressione che si faccia confusione tra mettere un tema in una storia e\u00a0scrivere a tesi. Un conto \u00e8 fare un passo indietro, chiedersi che cosa si vuole raccontare con una determinata storia, individuare il proprio tema e far procedere la narrazione secondo la propria interpretazione di quel determinato tema. 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<\/a><\/strong> (Tunu\u00e9<\/a> Editore, disegni di Armin Barducci<\/a>), l’idea di partenza era:\u00a0Un ragazzino bullizzato scopre di avere il potere di fermare il tempo<\/em>. E quella era l’idea.<\/p>\n