{"id":186,"date":"2016-10-05T14:00:45","date_gmt":"2016-10-05T12:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/?p=186"},"modified":"2016-10-05T14:34:07","modified_gmt":"2016-10-05T12:34:07","slug":"sgargabonzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/sgargabonzi\/","title":{"rendered":"Ospiti: Alessandro Gori aka lo Sgargabonzi"},"content":{"rendered":"<p><em>Il secondo ospite di questo blog che ci racconta il suo rapporto con i fumetti \u00e8\u00a0<strong>Alessandro Gori<\/strong>, conosciuto anche come\u00a0<strong>Lo Sgargabonzi<\/strong>, caustico satiro\/blogger\/saltimbanco o qualsiasi altra definizione gli si voglia appioppare.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-302 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/bustasorpresa.jpg\" alt=\"busta sorpresa sgargabonzi\" width=\"194\" height=\"259\" \/>Ogni venerd\u00ec di tutti gli anni &#8217;80, quando mio babbo usciva di banca, andava a fare la spesa alla Coop e prima di rientrare a casa mi passava all&#8217;edicola di Piazza Saione.\u00a0Da buon ragioniere, gli pareva misero comprarmi un giornalino a fumetti, quindi optava per una <strong>busta sorpresa<\/strong>, che non si sapeva cosa conteneva ma come minimo era piena di roba. Lo capivo, per lui era un po&#8217; come comprare un pacchetto azionario alla cieca al prezzo di una singola Italcementi.<br \/>\nLe buste sorpresa erano un feticcio tipico di quel decennio. Sacchettoni colorati che promettevano mille caleidoscopici regali al loro interno. L\u00ec trovavi le cose pi\u00f9 disparate e tristi.\u00a0Albi da colorare per ragazzi problematici, trasferelli che non appiccavano pi\u00f9, adesivi dei paninari, palloncini promozionali, album di figurine degli animali\u00a0con un sacco di pacchetti di figurine ma, poich\u00e9 fuori catalogo e quindi con figurine non richiedibili, destinati a rimanere incompleti. A Mantova in una busta sorpresa trovarono addirittura una siringa e ne parlarono al telegiornale.<\/p>\n<p>Ricordo che, un venerd\u00ec dei tanti, da una di quelle buste salt\u00f2 fuori qualcosa proprio che non mi aspettavo. Era un albo a fumetti che incuteva timore e ispirava rispetto per diversi motivi: le tante pagine, il bianco e nero e il formato piccolo e tozzo. Inoltre aveva la costa superiore imbrattata di inchiostro verde, che ai tempi era la procedura degli editori per segnare quei rientri da poter mettere successivamente in offerta, di solito in pacchi convenienza nelle localit\u00e0 di mare. Quell&#8217;albo era un numero di <strong>Alan Ford<\/strong>\u00a0di dieci anni prima. Lo sfogliai e ne rimasi sconvolto. Non sapevo ancora leggere, ma ero affascinato da quello che trovavo nelle vignette. Mi <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-310 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/gommaflex.jpg\" alt=\"gommaflex\" width=\"153\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/gommaflex.jpg 349w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/gommaflex-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 153px) 100vw, 153px\" \/>chiedevo com&#8217;era che l&#8217;autore di quel fumetto poteva disegnarci di tutto,\u00a0pure le cose pi\u00f9 incredibili, invece aveva scelto di riempirle solo di torsoli di mela, sedie sfondate, mantelline scozzesi con le toppe e gente brutta e povera? Ero rapito e mesmerizzato, completamente. Imparai a leggere con\u00a0l&#8217;urgenza di leggermi esattamente quelle pagine. Nel momento esatto in cui ci riuscii, scoprii che era la seconda parte di una storia tripla (la\u00a0prima saga di <strong>Gommaflex<\/strong>), bestemmiai e venni mandato fuori dalla classe.<br \/>\nIl mio primo fumetto comprato con consapevolezza fu il numero 222 di Alan Ford, dal titolo <strong>A.V.E.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-304 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/alan-ford-ave.jpg\" alt=\"alan-ford-ave\" width=\"133\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/alan-ford-ave.jpg 350w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/alan-ford-ave-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/><\/strong>, Assicurazione Vita Eterna. Una storia disegnata da <strong>Marco Nizzoli<\/strong>, d&#8217;un nero da far paura, tutt&#8217;oggi una delle cose pi\u00f9 belle e scioccanti che io ricordi di aver letto. Solo che purtroppo, se la rileggo con gli occhi di adesso, \u00e8 ancora pi\u00f9 bella di quanto lo fosse trent&#8217;anni fa e mi annienta anche cose notevolissime che leggo oggi.<\/p>\n<p>Da una pubblicit\u00e0 su Alan Ford scoprii poi le ristampe di <strong>Kriminal<\/strong> e in seguito di <strong>Satanik<\/strong>. Due fumetti cosiddetti &#8220;neri&#8221;. Mi era capitato di leggere <strong>Diabolik<\/strong> perch\u00e9 lo leggeva mio babbo, ma lo trovavo un fumetto noioso e triste, a partire dalla casa dei protagonisti, che pareva arredata a Mondo Convenienza e i dialoghi che mi parevano quelli di una coppia in crisi che per\u00f2 non se lo dice e recita la normalit\u00e0. Insomma fra Douglas Sirk e Fran\u00e7ois Ozon.<\/p>\n<p>Invece Anthony Logan (Kriminal) e Marny Bannister (Satanik<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-305 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/satanik4.gif\" alt=\"satanik\" width=\"173\" height=\"261\" \/>) uccidevano con estrema crudelt\u00e0 e per il semplice piacere di farlo. Ma questo m&#8217;interessava fino a un certo punto, visto che lo facevo anch&#8217;io. Quello che conta \u00e8 che erano capaci d&#8217;una violenza psicologica raffinata e impalpabile, poco prevedibile anche per lo stesso lettore. E\u00a0le loro vittime, essendo il disegnatore lo stesso, erano i personaggi caricaturali che parevano in libera uscita da Alan Ford, vestiti per una volta da ricchi in questa gita senza ritorno. Questo mi mandava in cortocircuito il cervello.\u00a0Del resto io da bambino ero affascinato da quello che non capivo e <strong>Braccio di Ferro<\/strong> lo lasciavo volentieri ai miei compagni di classe.<\/p>\n<p>Presto per\u00f2 i fumetti tascabili mi fecero venire la voglia di qualcosa di pi\u00f9 impegnativo. Fu allora che scoprii la <strong>Bonelli<\/strong> e non ne sarei mai pi\u00f9 uscito. Da appassionato di horror, mi attrasse subito <strong>Nick Raider<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-309 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/30dca10e8bd3e22fd3540e0be9a499b1.jpg-la_tela_del_ragno.jpg\" alt=\"nick raider la tela del ragno\" width=\"133\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/30dca10e8bd3e22fd3540e0be9a499b1.jpg-la_tela_del_ragno.jpg 381w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/30dca10e8bd3e22fd3540e0be9a499b1.jpg-la_tela_del_ragno-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 133px) 100vw, 133px\" \/>. Del resto il sottotitolo parlava chiaro: &#8220;Squadra omicidi&#8221;. E io m&#8217;immaginavo tutta una ghenga di assassini seriali eccentrici e perversi. E invece no, il protagonista era un poliziotto con la faccia di <strong>Tex<\/strong> e nel primo numero che lessi, &#8220;<strong>La tela del ragno<\/strong><br \/>\n&#8220;, il serial killer c&#8217;era ma faceva pure una figura di merda.<\/p>\n<p>Quello stesso mese mi rifeci col mio primo <strong>Dylan Dog<\/strong>. Era il numero 33, dal titolo &#8220;<strong>Jekyll!<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-307 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/dydjekyll.jpg\" alt=\"dylan dog jekyll\" width=\"201\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/dydjekyll.jpg 402w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/powertothestory\/wp-content\/uploads\/sites\/9\/2016\/10\/dydjekyll-228x300.jpg 228w\" sizes=\"auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/strong>&#8220;. Anni dopo, per tutti gli esami alla Facolt\u00e0 di Psicologia, avrei pronunciato Freud come &#8220;Fru\u00e0&#8221;, fingendo di saperlo francese e cadendo dalle nuvole quando me lo dicevano austriaco. Mi toglievano sempre cinque o sei voti, ma era un mio fiero tributo ad una battuta spettacolare di quel numero. Fu l\u00ec infatti che\u00a0conobbi lo stile, la caratura e l&#8217;umanit\u00e0 di <strong>Sclavi<\/strong>, che era semplicemente meglio della vita e lui un autore dal quale non mi sarei (fortunatamente) mai emancipato e che darei via mia figlia Melody per poter conoscere.<\/p>\n<p>In poche parole,\u00a0Sclavi e la Bonelli sarebbero stata due mie ragioni di vita, forse addirittura le uniche (ma lo sapr\u00f2 fra qualche anno). Da quel momento in poi avrei letto solo Bonelli, esclusivamente Bonelli.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 della Bonelli mi piace tutto, anche quello che mi piace meno.\u00a0Del resto dopo che ti sei viziato col Dylan Dog di Sclavi, lo <strong>Zagor<\/strong> di <strong>Nolitta<\/strong>, tutto <strong>Ken Parker<\/strong>, le serie di <strong>Medda<\/strong>, <strong>Ambrosini<\/strong> e <strong>Manfredi<\/strong>&#8230; come fai ad avvicinarti a buffonate tipo <strong>Frank Miller<\/strong> senza richiudere l&#8217;albo completamente deluso e annoiato?<\/p>\n<p>Non puoi. Semplicemente non puoi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><em><strong>Alessandro Gori<\/strong> d<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>al 2005 cura il famigerato blog Lo Sgargabonzi (<a href=\"http:\/\/sgargabonzi.com\/\">http:\/\/sgargabonzi.com<\/a>), una pagina di umorismo nero pece. Nel 2013 Lo Sgargabonzi diventa anche una pagina Facebook (<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/sgargabonzi\">https:\/\/www.facebook.com\/<wbr \/>sgargabonzi<\/a>) che oggi conta pi\u00f9 di 20.000 lettori. \u00a0<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Nel 2013 scrive per Internazionale ed esordisce in libreria con \u201cLe avventure di Gunther Brodolini\u201d(Edizioni FuoriOnda, 2013). Inoltre negli ultimi tre anni ha portato in giro per l&#8217;Italia, in settanta diverse date, il suo spettacolo comico \u201cLo Sgargabonzi Live!\u201d.\u00a0<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Il 12 novembre 2014 \u00e8 uscito il suo secondo libro, \u201cBolbo\u201d (Edizioni FuoriOnda), scritto insieme a\u00a0Gianluca Cincinelli, a cui ha fatto seguito &#8220;Il problema purtroppo del precariato&#8221; l&#8217;anno successivo. Scrive articoli di satira e fumetti sul mensile Linus e ha una rubrica fissa, Gorgo, sul portale di arte e design Pixarthinking. Recentemente definito da Internazionale &#8220;il miglior scrittore comico italiano&#8221; e poi al centro di un&#8217;invettiva di Daniele Luttazzi che non c&#8217;ha capito una sega.<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il secondo ospite di questo blog che ci racconta il suo rapporto con i fumetti \u00e8\u00a0Alessandro Gori, conosciuto anche come\u00a0Lo Sgargabonzi, caustico satiro\/blogger\/saltimbanco o qualsiasi altra definizione gli si voglia appioppare. Ogni venerd\u00ec di tutti gli anni &#8217;80, quando mio babbo usciva di banca, andava a fare la spesa alla Coop e prima di rientrare a casa mi passava all&#8217;edicola di Piazza Saione.\u00a0Da buon ragioniere, gli pareva misero comprarmi un giornalino a fumetti, quindi optava per una busta sorpresa, che non si sapeva cosa conteneva ma come minimo era piena di roba. 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