Piccolo Vampiro va a scuola

Piccolo vampiro conferma la capacità di Sfar di saper costruire atmosfere cariche di magia e la sua facilità di resa dei personaggi, sia attraverso il tratto sia attraverso i dialoghi.
Articolo aggiornato il 29/07/2016

Piccolo Vampiro va a scuolaVita noiosa per un piccolo vampiro (o per Piccolo Vampiro? L’espressione è usata come fosse il nome proprio del protagonista): avrà pure tutte le libertà che gli enumerano i suoi cimiteriali vicini, ma sicuramente non ha nessun bambino della sua età con cui giocare (Cosa vuol dire della sua età? – si chiede il cane Fantomato – Un vampiro non ha età. Quando uno diventa vampiro smette di invecchiare.. Questo tanto per chiarire alcuni concetti fondamentali sui vampiri). E quale posto più adatto della scuola, per cercare compagni di giochi? Certo, i bambini umani frequentano la scuola di giorno, mentre il Nostro può uscire solo di notte (non perché altrimenti muoia, ma solo, par di capire, per evitare gli umani – questo tanto per confondere alcuni concetti fondamentali sui vampiri).
Comunque sia, il piccolo vampiro riesce a stabilire un contatto con un bambino, Michel Douffon (personaggio che ritroveremo, cresciuto, ne Il piccolo mondo del Golem), risolvendo i suoi compiti lasciati in bianco e dimenticati a scuola – e li risolve brillantemente! Fra i due nasce una corrispondenza, che prepara e causa il loro incontro. Incontro che avviene, finalmente, una notte: nei luoghi dei morti e dei mostri è una notte di giochi (e disastri), che coinvolge tutti gli abitanti del cimitero. Alla fine, Michel si impegna a non tradire i suoi nuovi amici, così come piccolo vampiro a non svolgere più i compiti di Michel (con un certo disappunto di questi).

Piccolo vampiro è un piacevole divertissement, quasi una visione scanzonata e spensierata de Il piccolo mondo del Golem. La si può dire una sua versione infantile, nel senso stretto di visione di quello stesso mondo nel suo primo stadio formativo, prima della fusione fra il mondo degli umani e quello delle altre creature. In queste tavole, infatti, troviamo sì una varia popolazione “mostresca”, ma il racconto si dipana su un registro allegro. Il massimo problema è l’aver infangato la sala che ospiterà il ballo dei vampiri, ma per rimediare basta impegno ed olio di gomito. Certo, il capitano dei morti obbliga Michel ad un giuramento di segretezza, ma il loro colloquio è del tutto sereno, tanto che il capitano trova anche parole di conforto per il bambino, che scopre essere orfano. In effetti, Michel sembra trovarsi del tutto a propro agio con il popolo del cimitero: riesce a parlare ed a giocare con tutti loro. Alla fine, anche il cane Fantomato, inizialmente geloso del bambino umano, non avrà problemi a riaccompagnarlo a casa dei nonni.

Piccolo vampiro conferma la capacità di Sfar di saper costruire atmosfere cariche di magia e la sua facilità di resa dei personaggi, sia attraverso il tratto sia attraverso i dialoghi. L’integrazione di queste abilità ci regala tavole di una semplicità forse solo apparente, ma sicuramente esemplare per efficacia: le lezioni notturne nell’aula, il colloquio fra il capitano dei morti e Michel (in entrambe, da notare il ruolo centrale del giallo); la corsa nella vasca piena di fango, e la pulizia dopo il disastro (Michel puliva ancor più coscienziosamente perché aveva paura di non essere più invitato a casa di piccolo vampiro se combinava qualche altro guaio – peccato solo l’omissione di virgole…); il ritorno a casa di Michel, etc. All’altezza del compito, i colori di Walter (ci chiediamo: perché non dare l’onore della firma in copertina anche ai coloristi?).
In conclusione, uno Sfar all’altezza delle aspettative: se siete suoi fan, non c’é motivo di rinunciarvi; se non lo siete (ma perché non lo siete?), fate almeno lo sforzo di sfogliarlo in fumetteria.

Abbiamo parlato di:
Piccolo Vampiro va a scuola

Kappa Edizioni, 2004
30 pagg. C. col. – 13.50euro

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