Pestilence: dalla Terra Santa a Londra per sfuggire al contagio

Pestilence: dalla Terra Santa a Londra per sfuggire al contagio
La miniserie "Pestilence", edita negli Stati Uniti da AfterShock Comics, trova pubblicazione in Italia grazie a saldaPress. Frank Tieri e Oleg Okunev sviluppano come fumetto un soggetto inizialmente pensato per un videogioco.

pestilence-cover-e1562230273773_Recensioni Pestilence è una miniserie di sei capitoli editi negli Stati Uniti da AfterShock Comics e raccolti in un cartonato da saldaPress per la pubblicazione italiana. Pensato inizialmente per un videogioco, il soggetto di , Erik Bromberg e Brandon Auman ha preso la forma di un fumetto, sceneggiato dallo stesso Tieri per i disegni di Oleg Okunev.
I due mettono in scena una lunga missione della squadra Fiat Lux, capeggiata dalla leggenda vivente, narratore e protagonista, Roderick Helms. Questo gruppo di guerrieri al servizio del Papa deve scoprire le cause della pestilenza che ha colpito luoghi importanti per la geografia socio-politica del Trecento, periodo in cui è collocata la narrazione, per poi mettervi fine.

Concluso il volume, la sensazione che rimane è quella di una moderata soddisfazione che peraltro ha accompagnato tutta la lettura. In tale stato d’animo può essere ricercata una chiave di lettura della storia e proprio l’oggettivazione di questa sensazione si pone come base di questa analisi.

Chi scrive è rimasto in primis colpito dal titolo del cartonato e dalla sua “vicinanza” con l’orientamento editoriale di chi l’ha pubblicato: Pestilence e saldaPress portano subito a pensare agli zombie.
Prima ancora di iniziarne la lettura, completamente all’oscuro del tipo di storia e di fumetto che mi accingevo a leggere, ho optato per una rapida ricerca in rete di immagini a esso legate. Va da sé che le copertine di Tim Bradstreet, già apprezzato quando lavorava a The Punisher e a Hellblazer, sono state il primo incentivo a stendere un’analisi dell’opera.

Sebbene sia molto distante da quello di Bradstreet, lo stile di Okunev è a suo modo peculiare e interessante. Se a questo aggiungiamo che si tratta di un fumetto ambientato nel Tardo Medioevo, nel quale la Storia si mescola alla fantasia, ossia al dilagare di un’infezione e a un’atmosfera di violenza ancora più estrema rispetto alla realtà, tutti questi elementi insieme mi hanno fatto pensare a un racconto dal ritmo serrato, sopra le righe e abbastanza trash.

Probabilmente la soddisfazione viene dall’aver effettivamente trovato tutti questi aspetti nel soggetto e nella sua messa in scena, quindi nella gratificazione delle aspettative. Allora perché “moderata”? Perché forse è lecito pensare che esistano alternative a uno sviluppo che fa ampio ricorso ai cliché delle narrazioni horror con gli zombie, o infetti che dir si voglia, e delle vicende collocate in epoche passate. Invece, ecco il classico mondo sporco e rozzo con sesso in occasione di ogni incontro tra uomo e donna, depravazioni di vario tipo, efferate e compiaciute torture, alcol a fiumi, assedi e fughe.

Da storia di generica barbarie Pestilence degenera in una rapida sequenza di morte, non-morti, desolazione e anelito alla sopravvivenza in un contesto in cui i protagonisti, che hanno il compito di salvare gli altri, faticano essi stessi a restare vivi. Proprio la repentina evoluzione della trama porta i personaggi, definibili come archetipici, ad evitare la mera stereotipia, quando iniziano a nutrire dei dubbi su ciò che accade, smettendo di essere ingenuamente al di sopra di tutto. Pur continuando a esprimersi con dialoghi prevalentemente sboccati, a cui fanno da contraltare le didascalie pacate con le quali Roderick racconta in un lungo flashback le sue disavventure, assumono quel tanto di spessore necessario perché il lettore provi qualcosa per loro.

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Dunque, se attori e situazioni sono tipici del genere, con un semplicismo di fondo innegabile, oltre che per la fluidità con la quale scorre destando la curiosità di conoscere le origini dell’epidemia, il fumetto di Tieri si fa notare per il fascino dell’ambientazione: è interessante e divertente osservare la Terra Santa, Roma, Avignone, Parigi e Londra avvolte da un’atmosfera apocalittica, mentre pochi soldati sani affrontano orde di infetti. Conoscendo la Storia, è facile associare il virus zombificante alla Peste nera che attraversò l’Europa mietendo vittime nel Quattordicesimo secolo. Proprio il Trecento segnò un cambio di marcia nella politica del Vecchio Continente, con la crisi e la successiva rinascita, e qualcosa di simile si percepisce in Pestilence, dove il fervore delle crociate ha lasciato il posto a uno smarrimento diffuso e a una necessità di rinnovamento.

PESTILENCE-stretta-e1562230339221_Recensioni Le città sopra citate vengono ripetutamente mostrate da Okunev in alcune panoramiche, utili per introdurre scenari e circostanze. Successivamente le ritroviamo nei dettagli architettonici – in questo senso è bene evidenziare la presenza di una bella splash-page con inquadratura dal basso di un palazzo avignonese – ma non negli sfondi dei combattimenti: o vengono nascoste dagli innumerevoli personaggi ai quali viene data la precedenza nelle tavole oppure scompaiono, sostituite da macchie di colore distribuite da Rob Schwager o dal nero che fa anche le veci dello spazio bianco tra i riquadri.

Maggior rilievo, quindi, dal punto di vista estetico hanno i corpi, sia quelli dei vivi – viene difficile definirli “buoni” – che quelli dei non-morti. Se i secondi assecondano le regole già codificate da altri prodotti horror, alcuni dei primi si distinguono per le loro dimensioni, dato che possiedono corporature enormi con proporzioni fantasiose ma ben riuscite quanto a impatto visivo. Sono persone dai tratti rozzi e spigolosi che devono sopravvivere in un mondo rozzo e sozzo, sempre pronte a uscire dagli schemi così come le loro sagome sconfinano dalla gabbia. In alcune vignette Okunev nel disegnare visi e movenze ricorda Humberto Ramos, in particolare quello che ha firmato le saghe dell’Uomo Ragno Venom si sveglia a mezzanotte e Countdown.
Se c’è da muovere una critica al lavoro del penciler russo, il cui segno si rivela comunque adatto e funzionale alla trama, va fatto prendendo in considerazione gli occhi dei personaggi, perché gli sguardi talvolta sono innaturali, persi o strabici.

Perché “moderata soddisfazione”, infine? Forse proprio perché Pestilence non è niente di più e niente di meno di ciò che ci si può aspettare osservando la copertina e sfogliando il volume. Pur restando nella zona di comfort circoscritta dalle basi del genere, è un racconto capace di intrattenere sia il lettore alla ricerca di una veloce storia di sopravvivenza sia l’appassionato di avventure di ambientazione storica, che mescolino elementi reali con elementi fantastici, con l’obiettivo dell’intrattenimento.

Abbiamo parlato di:
Pestilence
Frank Tieri, Erik Bromberg, Brandon Auman, Oleg Okunev
Traduzione di Stefano Formiconi
saldaPress, 2019
144 pagine, cartonato, colori – 19,90 €
ISBN: 9788869195846

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