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Il peso di un’intervista mozzata: Akab & Ratigher

Akab e Ratigher: due autori dal segno forte, che non lascia indifferenti, segni che si rispecchiano nei rispettivi fumetti; vi riportiamo una chiacchierata virtuale sul loro lavoro in generale e...
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher

Akab: perché fai i fumetti? O meglio, perché PROPRIO i fumetti?

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher: Più passa il tempo più mi convince e attrae fare PROPRIO i fumetti. Ho iniziato a farli perché leggerli mi piaceva più di ogni altra cosa (intendo cose paragonabili, tipo il cinema e i libri; non sto parlando di fare rapine, uscire con belle pupe o andare in Portogallo con il dunebuggy).
L’aspetto che più mi coinvolge in questo momento è la sintesi: il fumetto che mi interessa realizzare si fonda su l’equilibrio di due forme di racconto, quella grafica e quella letteraria, estremizzandone l’asciuttezza, togliendo gli orpelli, sintetizzando appunto. Ma questi due modi di raccontare sono molto distanti; secondo me, anche dentro il nostro cervello, le zone utilizzate per processarli e assimilarli sono diverse.
Non è facile leggere i fumetti ed è molto difficile farli.
Queste difficoltà mi affascinano e mi fanno produrre adrenalina; mi sento un fumettista a livello agonistico e non mi è mai successo con nessun altra disciplina umana.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherAkab: Usciamo subito da ogni logica e fammiti fare una domanda che ho davvero voglia di farti. (poi si editerà)
Ma come cazzo fate (fai) a starvene così calmi? Voglio dire, io lo so che la merda la subite pure voi (Superamici) ma questa aplomb (che vi invidio) è strategico? Siete illuminati? Ignifughi al male? Dimmi, ti prego, io sputo fuoco (e poi un po’ me ne pento) al solo pensiero di ‘sti maledetti babbioni criminali che vanno in giro a far danni su danni con la spavalderia delle medie ma l’esperienza del asilo.

Ratigher: Ogni Super Amico avrebbe probabilmente una risposta diversa. Cito ad esempio la ormai celebre massima del Pettinato Tuono: “la cortesia è una raffinata forma di sadismo”, che tanto ci racconta del nostro araldo pisano e della sua primordiale voglia di sbranarci tutti.
Per quanto mi concerne, vivo il buonumore come fosse un’arte marziale. Proprio come le discipline di combattimento orientali, l’esercizio di ostentata serenità fonda la sua forza sullo sfruttamento dell’energia eccessiva che il nemico imprime allo scontro; dialettico o fisico poco cambia.
Io ho il terrore di trovarmi coinvolto in scontri urbani con catene e coltelli tipo Double Dragon, ma ho imparato una mossa fenomenale: bisogna afferrare la maglietta dell’avversario, possibilmente di lato, sul fianco, e strattonare. A quel punto, anche se ti trovi ad affrontare una montagna di muscoli, il contendente perderà l’equilibrio roteando su se stesso, permettendoci di darcela a gambe. La fuga pone le fondamenta per una futura vittoria, l’orgoglio è la solida base di ogni sconfitta.
Pazienza fuori, Scòzzari dentro.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher

Akab: Usti!
A me un pazzo che diceva di aver fatto il mercenario in mille guerre, mi disse che l’unico modo che hai di sfuggire durante un massacro civile è infilarti tra le pila di cadaveri e fare il morto sperando che il nemico non passi con i lanciafiamme tutti i cumuli di corpi per sicurezza. La non morale che ci traggo io è che in guerra non hai speranze. Tanto vale farsi detonare. La roba della maglietta, mi sa, che vale solo nelle zuffe in cortile.
Cmq usti!

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherRatigher: Però purtroppo a me non mi sembra che siamo in guerra mannaggia!

Akab: Vuoi dirmi che è finita, e nessuno mi ha avvertito?
Vuoi dirmi che tu non lo senti che siamo tutti sotto le bombe?
Vuoi dirmi che sono pazzo? Come quei giapponesi dispersi nella foresta?
Cazzo se siamo in guerra; e nella peggiore delle guerre. La guerra contro l’umanità. Terribile.
(valgono come domande, non pensare di farla franca)

Ratigher: Hmmm… a me non sembra una guerra seria, al massimo una guerriglia, qualche pistolettata ogni tanto. E’ una guerra di posizione in cui ognuno ha la sua. Sono convinto che non valga la pena schierarsi. Ribadisco la ricetta di prima, bisogna fuggire davanti agli scontri inutili. Se e quando la minaccia verrà dall’esterno, tipo gli ufo, le foche zombie o una tempesta di meteoriti con sopra dei vulcani, allora e solo allora varrà la pena combattere e dare vita così a qualcosa di raccontabile.
Tu ad esempio ti chiami Akab, quello si che era un soldato, quella si che era una guerra che valesse la pena di vivere. Io combatto solo se lo scontro è epico, altrimenti non alzo un dito. Elevando il discorso a livello fumettistico, sto allenando un branco di mercenari a diventare un elegante reggimento a cavallo, poi si vedrà.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherAkab: Se pensi che io per guerra intenda scrivere sulla bacheca di Recchioni “sei scemo” ci stiamo fraintendo (ma il linguaggio è sempre un fraintendersi).
È che io capisco le cose per contrasto. E il contrario di guerra è pace. A te sembrano tempi di pace questi? (questa è la domanda)
Poi se vogliamo parlare del Achab di Melville, intanto non era un cazzo di soldato, ma un capitano (il che vuol dire che gli ordini li dava, non li eseguiva). E poi la sua guerra era simbolica ed epica tanto quanto la nostra (la mia?). La sua è una guerra contro dio, anzi, DIO. Il Dio che è nel sistema. Il Dio che ti mette le catene e poi dice: va, e sii libero. E Dio è ovunque e in chiunque.
No, non siamo in pace.
E in generale non mi piace questo senso implicito di superiorità per cui “con lui, neanche ci discuto” (e non sto dicendo te, bada), io non ho paura di sporcarmi le mani, né tanto meno di passare per coglione. Chi mi conosce sa chi sono e tanto mi basta. ‘Sta cosa del pubblico proprio non mi riguarda. Ti giuro. Sono uscito dal software. Per me “gli altri” non esistono.
Non faccio libri che devono essere letti da gente che non conosco.
Faccio libri per quelli che già mi sanno.
Il resto è un incidente.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherRatigher: Metto le mani avanti, non ho la tempra dello spaccatore di capelli in quattro. Quindi risponderò sfoltendo con la falce. Non stavo assolutamente parlando delle tue diatribe con Recchioni o di altre situazioni uguali ma con diversi protagonisti.
Mi riferivo esattamente ai nostri tempi: concordo sullo stato di conflitto continuo in cui versiamo, ma sono convinto che la ritirata sia l’unica mossa tatticamente e militarmente plausibile, intendo per vincere (accludo un fumetto vecchio che avevo messo su futuro anteriore, ratigher.blogspot.com/2009/04/resa-totale.html).
E’ vero che faccio un poco quello che “con lui, manco ci discuto“, ma ci tengo a precisare che quel lui sono io; tento di essere “superiore” a me stesso.
Per quanto riguarda Moby Dick intendevo che quella è un tipo di guerra che mi piacerebbe un giorno combattere, o rimanere così fascinosamente deturpato nel tentativo.

Akab: Cmq mi accorgo che è già la terza volta che ti chiedo la stessa cosa. Forse, stringi stringi, è solo questione di indole. È come mi dice sempre giustamente Ausonia, io ho bisogno di un nemico. Vero o immaginario che sia.
Quindi sterzo in testacoda e ti chiedo la più normale e banalizzante delle domande.
Come lavori? Cioè, sei metodico, ti guardi un film mentre disegni, prima di scrivi la storia, ascolti gli Eiffel 65… insomma, hai capito.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher

Ratigher: Io scrivo prima di tutto la storia, anzi, non la scrivo, la tengo in testa per un po’ aggiungendo mano a mano particolari. Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherPoi mi scrivo i dialoghi, e questa è la fase più divertente perché per me i dialoghi comandano; se imbrocco uno scambio che mi sembra bello, anche se mi allontana dalla sceneggiatura iniziale, preferisco seguirlo. La scrittura dei dialoghi è l’unico momento di improvvisazione nel mio modo di fare fumetti. Poi faccio a matita dei bozzetti delle tavole con quattro segni comprensibili solo a me stesso, mi servono per decidere gli ingombri.
La musica la ascolto solo in fase di inchiostrazione, prima mi distrae.
Questo è lo schema classico, a volte parto invece da un idea grafica, da qualcosa che voglio disegnare, ma questo modo di agire produce risultati altalenanti. Diciamo che non sono uno di quelli che si abbandona al flusso creativo, ho bisogno di avere tutto molto chiaro, mi piace costruire meccanismi. Per fare Trama ho adottato alcuni dei suggerimenti di Scòzzari, primi tra i quali indossare un sacco e avere più di trenta anni.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherAkab: Azzz… che roba difficile!
Hai messo giù due cariconi e se penso a una cosa l’altra mi si esclude e viceversa. Ok. Suppongo funzioni una cosa alla volta. Ma quale!? Andrò in ordine di urgenza.
RESA TOTALE.
Per parlare della tua storia di 3 pagine devo fare una premessa fondamentale, che in parte fa il paio sulla questione “come lavori?
Per quanto mi riguarda io non mi compro la droga grazie ai fumetti. I fumetti in termini economici mi danno cifre intorno allo zero e, lo sai meglio di me, esso è un “hobby”. Un hobby molto impegnativo. Da qui, la mia soluzione.
Ok.Li faccio.
Ma ci metto 10 minuti (per dire poco), non ci spendo una lira. Cioè li faccio sui quaderni che recupero e non mi aspetto niente indietro.
Si può ben dire che “parlo da uomo ferito” è un cazzo di amore non corrisposto il mio.
Detto questo. Ho un solo progetto di libro da 7 anni che voglio fare con i controcazzi. Il suo titolo di lavorazione è “il sistema” vuoi sapere di cosa parla?
Diciamo che il tema tu lo hai messo in quelle tre pagine. Con tanto di riflessione sulla non nascita finale. Ma, di questo, davvero, vorrei parlartene in una dimensione 3D.
E poi volevo dire che sulle strategie di guerra una cosa la so anche io ed è questa:  sempre farsi sottovalutare dall’avversario.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherRatigher: Vedi che è impossibile con internet! Mille spunti che viene voglia di approfondirli tutti!
Applico l’arte marziale di cui sopra e vedo di sparare bene su pochi obbiettivi.
Questione soldi/tempo: sono convinto (da 5 anni circa) che bisogna impegnarsi a guadagnare con i fumetti tanto quanto a farli. Da questo viene anche l’esperimento di Pic Nic e mille altri progetti a conoscenza dei Super Amici che non rivelerò fino a quando non partoriranno cash fumante.
La tua soluzione per me non può funzionare, io veloce (ci ho provato) non li so fare i fumetti, intendo una velocità comparata all’assenza di guadagno. Quindi? Devo farci i soldi o vivrò una vita triste.
Questione “il sistema”: ti stupirà sapere che il prossimo libro che sto facendo è sul tema delle 5 Fasi. Sarà un libro sul lutto.
Questione strategica: farsi sottovalutare dall’avversario è una grandissima tattica, che ho usato e continuerò ad usare, anche se ora mi trovo a pensare con trasporto bellico ad una sua evoluzione o biforcazione: da un lato “sparire” come i ninja, e il colpo arriverà dal nulla, da qualcosa che nemmeno sottovaluti perché non sai che esiste.
Dall’altro lato… non te lo dico, sarei l’unico generale che rivela i suoi piani prima di metterli in pratica. Mi sono da poco trasferito in Abruzzo, non voglio passare per ‘vocca ‘perta.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher

Akab: Ma la mia non è una non soluzione! La mia è più una ripicca infantile! Tipo, o mi pagate e non mi impegno!Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher
Il punto è che io vendo un quadro fatto in un giorno e guadagno il doppio di quanto mi si possa dare il massimo (1000 euro) per un fumetto che ci metto un anno a fare. Se non 2. Se non 3. Se non 4, ecc ecc…
Quindi, in realtà anche il mio obbiettivo è arrivare ad essere pagato (più che il giusto!) per quello che faccio. Impresa che sfiora l’utopia. D’altra parte che sfida sarebbe se fosse facile?
Cmq, anche se non puoi rivelarle, posso solo dire che tutto ciò che ancora non è stato fatto è la giusta via.
E adesso dovrei farti una altra domanda… In teoria l’idea di farmi questa chiacchierata fuori sincrono con te nasceva dall’idea di tenere l’argomento vendetta come punto centrale… poi avevo altre robe che ti volevo chiedere sul discorso (osceno) dei fuori scena. Ma in realtà la domanda che ti faccio (e che mi faccio) ora è: ma a che punto sapremo che l’intervista è finita?

Ratigher: Te la ammazzo io l’intervista!
Facciamo un gioco; tu mi dici quale era il tuo albo preferito (e perché) della prima ondata Image e qual è l’ultima graphic novel che ti è piaciuta (e perché). Lo stesso faccio io e poi realizziamo due disegni facendo un team-up impossibile. Tipo i Wildcats v.s. Wilson o Savane Dragon contro Asterios Polyp.
Se non concordi rilancia con qualcosa di più tamarro.

Akab: Ahahahahahh!! Figuriamoci se non concordo! Avrei presto mie nuove..

Ratigher: Ho già le mani in fiamme! Evviva!

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherAkab: Cmq, anche questa in realtà è difficile. È difficile perché se ci penso con gli occhi di allora, direi il negro con il trucco da teschio in faccia degli Joungblood Strikefile, se penso con lo sguardo di oggi ti direi Hellshock, e se penso che poi dovrei disegnarlo direi The Maxx.
Quindi ti contro-propongo (che parola!!) che pure tu me ne dici 3 per 1 (come al supermercato) ed io scelgo tra i tuoi quello che dovrai fare. Et viceversum. Per le graphic novel è una bastardata. Dico 1) Trama; 2) Le 5 fasi; 3) Occhi vuoti di Cattani (che è vecchio, ma io l’ho letto da poco).
I perché.
Allora. Per i primi 3 la risposta è sicuramente la stessa. Perché mi piacevano le forme.
Invece per i libri intelligenti dico:
1) ricordo che ho iniziato a leggerlo mentre ero in ballo con telefonate e mi muovevo in giro per le stanze tenendolo in mano. Perché se anche percepivo che quello non era il momento giusto per leggerlo, lo avevo iniziato e, cosa che succede assai raramente (leggi mai), non riuscivo a rimandarlo. Che cazzo faceva la tipa dopo essersi fatta una riga? Che tipo di paranoie sarebbero arrivate? Perché qui, manca un pezzo? Usti, senti che dialogo qui! E via discorrendo. Quindi il valore universale di Trama è: ti tira in mezzo. Bravo.
2) mio Dio… parlare delle 5 fasi è un delirio.. Tra le altre cose io posso metterlo dentro perché il fatto di essere un libro collettivo mi delegittima da sentirmi arrogante. Detto questo è il libro che mi ha più disorientato che abbia letto fin ora. Proprio un senso di nausea e di malessere. È un libro che fa star male. Quel male che sembra male e poi, invece, è bene.
3) per me è il capolavoro di Cattani. È un libro impietoso sopratutto con se stesso. Una vera testimonianza del vago nulla che tutto inghiotte. Cattani chiude con un “ma cosa ho dimenticato?”: dimenticare di dimenticare. Genio.

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherRatigher: Madonna che complicato!
Vado con la Image: per primo dico Savage Dragon, perché quando uscì trovavo che l’alchimia tra supereroismo e tratto grosso e underground di Larsen fosse una novità e mi mandava in sollucchero gli occhi (per me Larsen ha un fascino esotico). Poi dico Brigade, forse la peggio porcheria mai partorita da Liefeld, ma allora come oggi mi attrae come fosse un concerto dei Manowar con alla voce Britney Spears. Per terzo dico Gen 13: lo so che era una trappola per nerd brufolosi, insincera e qualunquista, ma la prima miniserie era disegnata benissimo, Campbell sembrava l’unico erede di Art Adams e c’erano le pupe alternative e i problemi adolescenziali. Ho ancora 4 pagine che avevo disegnato a 17 anni con i Gen 13 ad un concerto dei Nofx…
E ora graphic novel: di italiano dico Lise&Talami con il loro “Morte ai cavalli di Bladder town” e anche il più recente “Eschaton”. A me piacciono un sacco, sembrano degli americani molto europei che stanno in fissa con il Giappone; non sono capace di fare recensioni ma vi dico che seguono strade non battute e lo fanno bene.
Poi “Death ray” di Daniel Clowes, che nuovo non è ma è stato appena ristampato e a me piace di più questo Clowes che quello di Wilson; chissà com’è il nuovissimo libro.
Per ultimo recupero quello che a mio avviso è un libro seminale (nel senso proprio che spruzza semi) uscito qualche anno fa: “Teratoid heights” di Matt Brinkman. Per me è una lezione di come si possa raccontare a fumetti e soprattutto di come si potrà raccontare in futuro. Uno dei pochi esempi fecondi di recupero dell’immaginario bimbesco anni 80 per creare qualcosa di epico e senza tempo.
Ecco, e ora decido che tu, Akab, devi fare la copertina dell’impossibile incontro tra The Maxx e Cattani.
Io che faccio?

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & RatigherAkab: Ahahahhh!! Fa riderissimo!!
E pensa che io, mai come questo mese, avrei cose serissime a cui dedicarmi!!
Art Adams era un idolo. (pure Michael Golden era un eroe del disegno). Quando sono andato a seguire la stampa delle 5 fasi mi sono portato via tutti i Savage Dragon che ho trovato. La cosa che mi ha sempre attirato di quella enorme cazzata è la evidente ultra onestà. È il fatto che lui mese per mese si faccia da solo il suo pupazzetto verde. È roba di psicoanalisi. Sono sicuro che se conoscessi personalmente bene Larsen troverei mille parallelismi tra le storie che vive il drago selvaggio nel tempo e la sua vita privata. Quindi per la image fai lui. Invece in maniera imbarazzata ti dico che non ho letto nessuna delle 3 novel che premi in questo campionato spastico. Ma siccome penso che Clowes sia il king, hai loro due da teamuppare.

Ratigher: Senti, ma se invece fai bimbo fango contro Strikefile? è che mi è venuta curiosità. Scegli tu.

Akab: No. No. ormai sto ragionando su Maxx e Cattani…

 

Il peso di un'intervista mozzata: Akab & Ratigher

Akab: Invece oggi mi era venuta in mente una cosa interessante sulla Image, tipo che io ne compravo moltissimi, e tutti in lingua originale (che ancora non conoscevo) ma non me ne fotteva molto ne delle storie ne dei disegni, cioè, io li seguivo perché ero rimasto colpitissimo dal fatto che fossero una casa editrice gestita da autori.
Erano gli umanoidi americani, i nostri cannibali o valvolinici. È quello che fate anche voi con i Superamici o il gruppo Canicola, che abbiamo fatto con lo Shok Studio e che stiamo facendo con i Dummy.
Unirsi.
Una parola tanto ripetuta a sproposito da essere stata completamente svuotata.
Eppure penso che quello sia ancora il punto.

Riferimenti:
Akab, il blog: mattatoio23.blogspot.com
Ratigher, il blog: ratigher.blogspot.com

 

Si ringrazia Akab per la testata dell’intervista.

1 Commento

1 Commento

  1. The Passenger

    7 ottobre 2011 a 10:21

    bella, almeno diversa da molte cose!

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