Pennac e Cestac, un romanzo esemplare

Pennac e Cestac, un romanzo esemplare
Daniel Pennac e Florence Cestac realizzano "Un amore esemplare", romanzo a fumetti dedicato a una eccezionale storia d'amore e di letteratura, che inaugura la collana di Feltrinelli dedicata al fumetto.

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La nuova collana di , che si inaugura con questo volume di Daniel Pennac e con La fine della ragione di Roberto Recchioni, rappresenta sicuramente un passo importante nel processo in corso in questi anni che vede aumentare sempre più il peso e la rilevanza del fumetto nelle librerie di varia. Innegabilmente, si tratta di un fenomeno che accompagna e corrobora lo sdoganamento del medium nella cultura alta; un fatto che dovrebbe essere ormai da tempo scontato, ma che non lo è ancora completamente.

Daniel Pennac, in questo processo, rappresenta un nome fondamentale. Da un lato è il più importante scrittore francese tra anni ’80 e ’90, con il suo ciclo dedicato al signor Malaussène, inaugurato da Il paradiso degli orchi (1985), e il saggio Come un romanzo (1992), che ha rivendicato il diritto del lettore al “piacere della lettura”, svincolato da sovrastrutture moralistiche di tipo etico, politico, di impegno culturale o sociale.

Dall’altro, Pennac ha sempre praticato la sceneggiatura fumettistica, sia pure a latere della sua attività principale di scrittore. Il primo suo romanzo a fumetti è Gli esuberati (2000), disegnato da , ma ha anche collaborato col fumetto seriale francese, scrivendo alcune avventure di una serie come Lucky Luke dove, tra l’altro, accetta pienamente le regole della narrativa popolare.

Questo nuovo romanzo fumettistico si colloca quindi nella scia di un lavoro importante di legittimazione del medium; per questa ragione, toccante e sentita è la dedica “Ai dodici di Charlie, nostri unici apostoli.” che apre il volume. In una ulteriore contaminazione tra forme espressive, da questo romanzo a fumetti è stato tratto un adattamento teatrale, recentemente andato in scena anche in Italia (ne parla qui la nostra Angela Pansini Valentini)

Come nei casi precedenti, e come tipico della linea principale del fumetto francese, Pennac si affida al segno di una disegnatrice molto cartoonistica, in questo caso Florence Cestac, nome importante del fumetto francese, contraddistinta da un tratto di sintesi all’apparenza sbrigativo ma molto efficace. Il marchio di fabbrica dell’autrice sono i grandi nasi rotondi, tutti uguali, dei suoi personaggi: una voluta esasperazione caricaturale che Pennac le fa violare in un caso, per connotare meglio il protagonista maschile della esemplare storia d’amore che si va a raccontare.

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Con un tipico procedimento postmoderno (ma molto usato anche nella narrazione popolare), la storia è incastonata nella cornice della discussione iniziale tra lo scrittore e la fumettista, in cui Pennac rievoca in un ristorante affollato la love story che l’aveva affascinato da bambino. Naturalmente, tutti gli avventori del locale rimarranno sedotti dal suo racconto, lasciando le loro occupazioni per seguire la narrazione. Certo è anche un modo un po’ gigione con cui Pennac, subliminalmente, celebra il suo potere di cantastorie seduttore quale, indubbiamente, è: ma è anche un modo di dichiarare, ancora una volta, il carattere di narrazione popolare, non elitaria, del suo racconto: una “storia da bar” di quelle che sarebbero care al suo grande amico italiano Stefano Benni.

Non solo il segno e la cornice della narrazione vanno in questa direzione, ma anche la griglia fumettistica adottata, estremamente semplice e regolare: la classica – e difficile – gabbia a nove vignette perfettamente allineate ortogonalmente. Naturalmente vi sono alcune variazioni, tavole a due vignette o a tutta striscia, qualche rarissima quadrupla, una efficacissima splash page verso il finale: ma per il resto il modulo è usato in modo rigoroso.

A margine, si può notare che non è nemmeno la pura adozione del modulo tipico del fumetto francese, che predilige le quattro strisce, ma più vicino al limite a quello italiano (che però propone una gabbia diversa): in ogni caso una scansione “rassicurante” per il lettore lontano dalle graphic novel, senza sperimentalismi e vicina per molti versi al fumetto della sua infanzia.

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La storia, per contro, è nel perfetto stile di Pennac e del suo piacere per l’affabulazione, senza particolari concessioni a una tensione di tipo avventuroso, o a eclatanti colpi di scena. L’amore esemplare di Jean e Germaine Bozignac parte dal momento in cui l’autore li conosce, quando è ancora un bambino,  e procede a ritroso scavando in un passato ricco di piccoli episodi romanzati che Pennac riesce a rendere nella loro dimensione al tempo stesso romantica ed umoristica.

Lo studio sui personaggi è, come tipico di Pennac, accuratissimo: anche macchiette laterali come i vari avventori che ascoltano la vicenda riescono ad essere connotati in modo convincente, e in particolare i due protagonisti appaiono come due adorabili sfaccendati di quelli cari all’autore, non privi di qualche ombra nella rappresentazione complessiva che però serve più a dare spessore ai personaggi, senza intaccarne la positività. L’amore dei due, ovviamente, è “esemplare” nel senso opposto al sentire comune degli anni ’50, in cui è ambientata la vicenda: appartenenti a classi sociali lontanissime, sfidano ogni convenzione borghese pur di rimanere insieme.

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La citazione di Marcel Proust – testuale e visiva – che appare procedendo nella narrazione inaugura però anche un livello metaletterario: l’amore esemplare dei due protagonisti non è solo quello provato dall’uno per l’altra, ma anche quello per la letteratura.
L’unico patrimonio che resta a Germaine è un ricco lascito librario, che i due divorano ma, al tempo stesso, non si fanno problemi di vendere agli ingenui bibliofili (“quei tizi che preferiscono i libri alla letteratura”) per comprarsi una felicità godibile qui ed ora. Tra le collezioni vendute, anche quelle di fumetti pregiati, che consentono l’acquisto della macchina: i fumetti sono così posti a fianco di Cervantes, Prévert e degli innumerevoli altri colossi letterari citati en passant nelle pagine.

Una vicenda così paradigmatica che in più punti viene il sospetto su quanto l’autore abbia interpolato la narrazione originaria: e Pennac ci mette del suo, ovviamente, ponendo di nuovo in discussione, come narratore nella cornice esterna, quanto avviene nella vicenda che racconta. L’episodio del prete all’inizio e la fine della villa in conclusione sono, dichiaratamente, falsi: ma anche di molti altri passi riporta dei sentito dire o delle narrazioni altrui vistosamente poco credibili.

Il punto, ovviamente, è che non importa, che è inutile cercare di indagare la verità banalmente realistica della vicenda, ma dobbiamo invece limitarci ad ammirarne l’esemplarità. Un romanzo, quindi, anch’esso esemplare nel mostrare a chi nutrisse ancora dei dubbi le possibilità espressive del fumetto, e il fascino universale della letteratura in cui esso – per Pennac – è inserito.

Abbiamo parlato di:
Un amore esemplare
Daniel Pennac, Florence Cestac
Traduzione di Yasmina Melaouah
Feltrinelli Comics, gennaio 2018
80 pagine, brossurato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788807550010

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