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Paranoid Boyd: un’analisi della prima lisergica stagione

Analizziamo il primo arco narrativo di Paranoid Boyd, la serie horror creata da Andrea Cavaletto per Edizioni Inkiostro.
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Paranoid Boyd: un’analisi della prima lisergica stagioneCon l’uscita del terzo numero, Il cavaliere triste , si è chiusa la prima stagione di Paranoid Boyd, con la seconda già in cantiere introdotta da uno speciale numero extra-continuity che è stato pubblicato in occasione di Riminicomix 2016.

William Boyd è un sopravvissuto agli attentati dell’11 settembre 2001. Sappiamo che è (o era) un pittore, ma soprattutto sappiamo che la sua mente lo porta spesso a confondere il piano del reale con quello della sua immaginazione. Purtroppo per lui, il suo immaginario è popolato da demoni inquietanti che alimentano il disagio dovuto a una situazione familiare tutt’altro che serena.

Si tratta di una storia dalle tinte fosche, che scava con cruda precisione negli abissi della follia, della paranoia, tanto attraverso le spaventose visioni del protagonista quanto per mezzo della rappresentazione di situazioni perverse e decisamente gore. Non manca ad la capacità di evocare sentimenti di angoscia: l’orrore dello sceneggiatore piemontese è maledettamente immerso nel quotidiano, potrebbe aspettarci dietro l’angolo, è vicino ed è spaventoso come le allucinazioni di William Boyd.

La struttura narrativa, come anticipato nella nostra intervista, è scandita dai cliffhanger di fine episodio e procede con frequenti stacchi, dalle vicende del protagonista a quelle di comprimari e antagonisti. L’intreccio soffre in verità di alcune svolte un po’ troppo frettolose, ma l’ultimo numero si chiude in crescendo con un fragoroso colpo di scena, che lascia interdetti e allo stesso tempo crea grosse aspettative per la seconda stagione. Bisogna però sottolineare una certa compressione della narrazione, cui manca un respiro più ampio: è necessario fare uno sforzo per seguire una trama solo accennata, una sorta di lungo preludio che lascia una sensazione di incompiuto.

A ben vedere, nel corso di questa prima serie, manca anche una caratterizzazione forte di William, i cui tratti peculiari rimangono avvolti in un alone misterioso, a partire dalle conseguenze dirette della sua presenza al World Trade Center l’11 settembre 2001. Questo è il secondo limite dal punto di vista della sceneggiatura, che per il resto si avvale di dialoghi diretti e realistici e della citata capacità di suggestione.

Rimarchevoli alcune finezze stilistiche, come il montaggio ne La principessa senza sogni (contenuta nel #3), che gioca sul parallelo tra la concitata sequenza dell’inseguimento e la serenità che ispira una madre che racconta una favola alla figlia. Oppure il disinvolto utilizzo di sequenze splatter, con numerose scene piuttosto forti ma sempre funzionali alla storia: una vera e propria cifra stilistica, più che una ricerca fine a se stessa del grottesco.
Singolare infine la scelta di Cavaletto di utilizzare il fanatismo religioso per fare da sfondo alla storia di William, una chiave di lettura azzeccata, anche per il contrasto tra la bizzarria della madre spirituale e la fredda meticolosità dei killer dell’organizzazione.
Paranoid Boyd: un’analisi della prima lisergica stagione

Per quanto riguarda i disegni, la scelta di avvalersi di numerosi artisti, soprattutto in rapporto al numero di pagine prodotte, non gioca a favore della caratterizzazione dei personaggi. D’altro canto, però, si ha la possibilità di apprezzare le diverse sensibilità dei disegnatori coinvolti. Stesso discorso per le copertine: firma quella del numero zero, a Lucio Parrillo è affidata quella del numero uno, le rimanenti due sono opera di Blake Malcerta. Tutte le cover però presentano bene l’opera e si distinguono per l’indole evocativa piuttosto che descrittiva, donando quindi un certo senso di continuità.

All’interno degli albi, invece, passiamo dalle esasperate sovraesposizioni di , con un segno suggestivo nelle vignette in campo totale, che perdono vigore nel momento della rappresentazione di anatomie e volti, al tratto preciso di Simone Delladio, che regala l’episodio migliore della serie: quindici pagine di azione pura che ne esaltano la capacità di comporre tavole ricche e precise nella realizzazione di figure, ambientazioni e veicoli.

Paranoid Boyd: un’analisi della prima lisergica stagioneIl numero due, disegnato da Matteo Pirocco ed , appare quello nel complesso più riuscito dal punto di vista grafico. Pirocco è autore dal disegno molto dettagliato, con ombreggiature minuziosamente tratteggiate e raro ricorso al nero pieno. Particolarmente intensa risulta l’espressività dei personaggi, con una scelta delle inquadrature molto ricercata, prediligendo punti di osservazione insoliti e prospettive accidentali.

Ancora più audace in questo senso il lavoro di Enrico Carnevale, anch’egli scrupolosamente attento ai particolari (emblematica a questo proposito la sequenza sotto la pioggia), dalle fisionomie molto espressive, a suo agio anche nei momenti d’azione grazie all’utilizzo di visuali distorte in stile fisheye che donano elevata dinamicità alle tavole, inclusa una notevole vignetta a tutta pagina che chiude l’albo.

Molto interessante il percorso di Renato Riccio, che nel capitolo conclusivo arricchisce il suo stile di tinte di grigio che donano alle tavole profondità e drammaticità.
A Rossano Piccioni e allo Studio Creative Comics il compito di disegnare i due episodi centrali dell’ultimo numero. Il primo realizza delle tavole a sfondo nero di sicuro impatto, ma che tradiscono nei tratteggi delle fisionomie e palesano una generale legnosità delle anatomie; difetto quest’ultimo comune anche alle matite di Emanuele Baccinelli, i cui personaggi sono però in generale più espressivi.

Con Paranoid Boyd siamo quindi in presenza di un’opera fortemente Paranoid Boyd: un’analisi della prima lisergica stagionesuggestiva, carica di pessimismo e di tragica ineluttabilità, cui manca una trama organica e una dinamica dei personaggi convincente, ma capace di raggiungere alti picchi di coinvolgimento grazie alle intuizioni in fase di scrittura e a un disegno quasi sempre di livello. Uno sviluppo coerente di quanto raccontato in questo primo ciclo, all’interno di una narrazione più compiuta e più attenta al background del protagonista, sarà il banco di prova per la seconda stagione.

Abbiamo parlato di:
Paranoid Boyd, # 1, 2, 3
Andrea Cavaletto, Renato Riccio, Francesco Biagini, Matteo Pirocco, Enrico Carnevale, Simone Delladio, Rossano Piccioni, Studio Creative Comics, Blake Malcerta
, 2015-2016
32 pagine, spillato, bianco e nero – 4,00 €/cad (#1,2)
64 pagine, spillato, bianco e nero – 5,90 €/cad (#3)

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