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Paranoid Boyd #2: intervista a Enrico Carnevale

In occasione dell'esordio di Paranoid Boyd abbiamo intervistato Enrico Carnevale, disegnatore della seconda parte del numero 2.
Articolo aggiornato il 22/09/2017

Paranoid Boyd #2: intervista a Enrico Carnevale si è diplomato alla Scuola Fumetto Cassino (FR) nel 2006.
Nel 2005 disegna e inchiostra alcuni numeri della serie a fumetti digitale
 DN4-Epsilon, per Cagliostro E-Press, mentre due anni dopo inizia a disegnare su testi del fratello Matteo, Gryeph – la Saga del Taumaturgo.
Nel 2011 vince il contest MArteLive2011, che gli consente di ottenere una borsa di studio per frequentare la Scuola Internazionale di Comics di Roma.
Fa parte del collettivo di artisti
Kuro Jam, composto da ex allievi della Scuola Internazionale di Comics di Roma, ed è insegnante di Disegno e Tecnica del fumetto presso la Scuola Fumetto Cassino.

Carnevale si è occupato di disegnare la seconda parte di  #2 e in occasione dell’imminente esordio in edicola della serie gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo lavoro.

Ciao Enrico e grazie per averci concesso questa intervista.
Come sei stato reclutato tra le file dei disegnatori di 
Paranoid Boyd?
Circa un anno fa Andrea stava formando un team di disegnatori, contattando autori con i quali aveva già avuto modo di collaborare in passato. Tra questi c’era Matteo Pirocco, di cui io sono stato allievo (tanti) anni fa e con il quale sono sempre rimasto in contatto. Matteo, sapendo che Andrea era in cerca di disegnatori per Paranoid Boyd, gli ha fatto il mio nome girandogli anche alcune mie tavole. Ad Andrea è piaciuto il mio lavoro e quindi ha provveduto a contattarmi. Una specie di raccomandazione meritocratica.

Quali sono le tue precedenti esperienze nell’ambito del disegno e come ti hanno aiutato ad affrontare questa nuova impresa?
Guarda, io disegno praticamente da sempre e negli anni di cose ne ho fatte tante, a diversi livelli (fumetti, illustrazioni, collaborazioni, autoproduzioni, lavori per privati, esposizioni…), ma di fatto rimango un esordiente e considero Paranoid Boyd il mio primo lavoro da professionista. Quello che ritenevo più importante era mantenere l’approccio che porto avanti in ogni occasione, indipendentemente da quello che devo realizzare: tentare di dare il meglio di quanto posso offrire in quel preciso momento.

Paranoid Boyd #2: intervista a Enrico Carnevale
Litografia di Enrico Carnevale per “Paranoid Boyd”, che verrà presentata a Lucca Comics & Games 2015.

Cosa ti ha attratto maggiormente di questa serie?
In primis, l’idea di collaborare con Andrea: avevo già letto alcune sue storie, e ne sono sempre rimasto colpito – e lo dico in tutta sincerità, non per fare il ruffiano. Ha un modo di scrivere che personalmente trovo più genuino di altri, e soprattutto non è ridondante: l’horror è uno dei generi più saccheggiati nel fumetto italiano, e questo a mio avviso rende ancora più complesso trattarlo nel giusto modo. Andrea ci riesce, e bene.
(Tra l’altro, ho un piccolo aneddoto: ho conosciuto lo scorso anno a Lucca, e mi sono fermato al loro stand proprio leggendo il nome di Andrea su una delle copertine. Casualità ha voluto che neanche un mese dopo sia stato lui a contattarmi per propormi di lavorare a Paranoid Boyd).
Poi in secondo luogo, ovviamente, mi ha attratto la storia: il tema della paranoia, il personaggio di Will, l’intreccio della trama e i personaggi secondari. Quando ho letto gli script ho pensato si trattasse di un’ottima serie: inquietante, rivoltante, paranoica.

Quali influenze ti hanno contagiato per tratteggiare le atmosfere horror del fumetto?
Non è la prima volta che mi capita di disegnare delle tavole horror, ma nonostante questo non posso definirmi né un cultore né un esperto del genere. Per cui ho cercato di prendere ispirazione da autori che secondo me ne rendono al meglio mood e atmosfere (e che più si avvicinano al mio gusto personale): ho sfogliato ripetutamente i Dampyr di Stefano Andreucci, Silvia Califano e Luca Rossi, il Mater Morbi di Massimo Carnevale e alcuni albi disegnati da Fabio Pezzi, per cercare una regia più fluida e dinamica.
Anche se, alla fine, credo che nessuna di queste influenze traspaia particolarmente dalle mie tavole.

È stato difficile far rivivere nel tuo segno i personaggi rispettando il character design impostato da altri?
No, affatto: soprattutto perché Andrea è stato davvero meticoloso nella descrizione e nella caratterizzazione dei personaggi stessi, fornendo un riferimento comune molto chiaro e dettagliato. Per toppare totalmente un personaggio mi sarei dovuto davvero impegnare.
In più, del character design di alcuni personaggi mi sono occupato io, quindi dovresti girare la stessa domanda agli altri disegnatori e vedere cosa ti rispondono…

Com’è funzionato il lavoro sulla serie, per quanto riguarda voi disegnatori? Vi siete confrontati , siete stati in contatto, oppure ognuno ha realizzato il suo numero in autonomia?
Inizialmente ci siamo divisi, su indicazione di Andrea, il lavoro di studio preliminare (personaggi, ambientazioni, oggetti e situazioni particolari), di modo da avere tutti una base comune che ci permettesse di lavorare in maniera autonoma ai rispettivi capitoli.
Da lì in poi ognuno ha lavorato per conto proprio, provvedendo però man mano ad aggiornare gli altri sull’avanzamento delle proprie tavole (ciascuno indicando quali scene o personaggi avesse disegnato in un modo, quali in un altro, eccetera).

Su quale/i numero/i lavorerai?
Io ho disegnato il Capitolo 4, contenuto nel numero 2 della serie. Sullo stesso albo ci sarà il Capitolo 3, disegnato da Matteo Pirocco (che, come dicevo, è un mio ex insegnante e “mentore ad honorem”, quindi immagina quanto mi renda orgoglioso poter essere in un albo insieme a lui), mentre la copertina è stata realizzata di Blake Malcerta (e non sto qui a dirvi quant’è mostruosamente bella).

Paranoid Boyd #2: intervista a Enrico Carnevale

Come ha cambiato il tuo modo di lavorare e la tua carriera vincere il contest MArteLive2011?
Caspita, avete indagato sul mio passato! Comunque, la vittoria del MArteLive mi ha permesso di vincere una borsa di studio per il primo anno del corso di Fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics, che altrimenti dubito avrei frequentato. Una volta intrapreso il percorso di studio ho deciso di portarlo a termine, diplomandomi nel 2014.
Nonostante avessi già diverse nozioni sul fumetto, l’evoluzione avuta nei tre anni passati alla Scuola Internazionale di Comics è stata radicale ed esponenziale. Ho avuto modo di farmi seguire da insegnanti professionisti eccezionali, confrontarmi con eccellenti compagni di corso, colmare delle tremende lacune e imparare una incredibile quantità di tecniche nuove.
Non che non abbia ancora un’infinità di cose da imparare e di aspetti da migliorare, ma di certo senza il MArteLive adesso non sarei qui a rispondere alle vostre domande.

Che differenze ci sono tra il lavoro di fumettista e quello di vignettista, da te intrapreso a partire dal 2010?
Uhm, posso dare una risposta solo relativa alle vignette e alle strisce che realizzavo io, quindi si tratta di un caso un po’ personale: in quelle vignette mi sono ritrovato a snaturare parecchio il mio modo di scherzare e di divertire, principalmente perché sapevo che il target di lettori non avrebbe avuto restrizioni di genere o età. Dovevo realizzare delle battute che potessero essere recepite da chiunque, il che spesso mi portava a essere molto generico e a tratti banale – niente parolacce, niente dialetti, niente riferimenti particolari, note di colore ridotte all’osso. Il tutto spesso si riduceva a un qualcosa che, secondo me, non era poi così divertente.
La differenza principale rispetto al fumetto è che, almeno finora, non ho mai dovuto snaturarmi eccessivamente, bensì in un modo o nell’altro sono sempre riuscito a rimanere fedele alle mie idee, al mio stile, alle mie interpretazioni e al mio gusto personale – fermo restando che i compromessi, seppur minimi, spesso sono inevitabili.

Sei stato da entrambe le parti della cattedra di scuole di fumetto: per un disegnatore è una palestra maggiore fare lo studente, insegnare o lavorare su una serie come Paranoid Boyd?
Domanda difficile… Guarda, per me sono la stessa cosa. L’essere uno studente, un insegnante o un professionista al lavoro su delle tavole… sono tutte situazioni che hanno qualcosa da lasciarti e insegnamenti che possono permetterti di migliorare.
Quando sei in aula e assimili nuove nozioni dal tuo insegnante, applicandoti giorno dopo giorno sul foglio, stai di fatto crescendo e migliorando.
Lo stesso accade quando sei al lavoro sulle tavole di una serie e segui le direttive dello sceneggiatore, tenti di trovare nuove soluzioni grafiche e narrative, ti confronti con i tuoi limiti e con le scadenze.
Infine, quando sei “in cattedra” e provi a trasmettere agli studenti le tue conoscenze, il rapportarti con persone nuove, spesso completamente diverse da te, ti porta continuamente a dover trovare la soluzione migliore per riuscire a condividere un particolare aspetto, concetto o regola. Non è solo lo studente a essere cambiato dopo ogni lezione, ma lo è anche l’insegnante.
Nel mio caso non c’è una “palestra” più faticosa di un’altra, fintanto che la persona che le frequenta è sempre la stessa.Paranoid Boyd #2: intervista a Enrico Carnevale

Otre a Paranoid Boyd, ci sono altri progetti professionali in vista?
Da qualche mese sono al lavoro su un’autoproduzione insieme ad alcuni colleghi (uno sceneggiatore, un illustratore e altri due fumettisti), con i quali abbiamo creato il collettivo “Kuro Jam“.
Abbiamo presentato il nostro primo progetto Kimeramendax alla scorsa Romics, il cui cantiere prevede uno sketchbook (di prossima uscita) e un primo albo a fumetti previsto per il 2016.
Per il resto sono al lavoro su un altro progetto in collaborazione con uno sceneggiatore, ma è davvero troppo presto per parlarne.
Senza contare che ci sarà da lavorare alla seconda stagione di Paranoid Boyd

Ringraziamo ancora Enrico Carnevale per averci concesso questa interessante intervista.

Intervista condotta via mail da Andrea Bramini e Paolo Garrone il 04/10/2015

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