Questo approfondimento è la versione aggiornata di un pezzo che ho scritto a suo tempo per il volume Giorgio Pezzin – Tanto gli strumenti sono solo dipinti, appartenente alla collana della Biblioteca Papersera, serie di libri realizzati annualmente dagli utenti del forum del Papersera.
Si ringrazia Paolo Castagno per aver concesso la possibilità di ripubblicarlo su Lo Spazio Bianco.
Per gli interessati, il volume in questione è acquistabile qui.

Pezzin sembra cogliere questa mancanza nella vita del miliardario: dopotutto, come aveva scritto proprio il suo creatore anni prima, che gusto c’è a possedere undici ottilioni di dollari se non ci si fa un po’ di chiasso attorno? Decide quindi che è necessario coinvolgerlo finalmente in imprese economiche degne del suo portafogli: basta con interessi di pochi spiccioli, Paperone deve impegnare le risorse del suo impero finanziario per imprese di portata mondiale, come è lecito attendersi dal papero più ricco del mondo!
E così, dopo una prima avventura in cui già si intuisce la voglia di grandiosità del “nuovo” Paperone (Zio Paperone e la raffineria galleggiante) ecco lo sceneggiatore veneziano sfornare una serie di storie che hanno fatto epoca, quasi sempre affiancato dai due elementi di punta dell’allora nuova generazione di disegnatori, Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita.

Già da questa prima sommaria descrizione emergono alcune caratteristiche interessanti: Rockerduck, creato da Barks per una ten-page quasi a fine carriera, in qualche modo ha colpito gli autori italiani più dell’altro rivale Cuordipietra Famedoro e rimane, anche nelle storie di Pezzin, l’avversario per antonomasia del vecchio cilindro, tutto sommato mantenendo la caratterizzazione delineata negli anni precedenti da Guido Martina, cioè un affarista rampante e privo di scrupoli, pronto ad azioni palesemente illegali pur di vincere. Paperone invece è fondamentalmente quello di Carl Barks, finanziere con un gran fiuto, duro ma corretto (nonostante le tentazioni) e con in fondo un gran cuore.
Ma soprattutto a colpire è l’entusiasmo di questo vecchio papero ottuagenario con la vitalità di un ragazzino, entusiasmo che a volte sfocia nell’incoscienza ma che, ben più della sete di guadagno, è la vera molla che lo spinge in avventure straordinarie.
Aggiungendo la caratteristica scrittura pirotecnica e graffiante dell’autore, grondante satira e paradossi, gli elementi per una serie di storie che ancora oggi i lettori ricordano e rileggono con piacere ci sono tutti.
Forse come “manifesto” di questo “nuovo corso” possiamo scegliere due avventure che lo incarnano alla perfezione, pur distanti tra loro una decina di anni: Zio Paperone e gli icebergs volanti e Zio Paperone e l’avventura in Formula 1 – entrambe disegnate da Cavazzano – sono infatti esempi della perfetta “sinergia” del gruppo dei paperi in cui ognuno di loro occupa un ruolo ben preciso: Paperone è la mente e il motore dell’azione, Paperino è il braccio e Qui Quo Qua sono i consiglieri, ciascuno indispensabile e nessuno completo senza gli altri. Uno schema decisamente barksiano a cui però gli altri autori italiani si erano fino ad allora raramente attenuti.
La caratteristica più evidente in queste storie è la complicità tra i paperi e il forte attaccamento tra loro che si percepisce ad ogni tavola, quando non diventa addirittura esplicito come in Zio Paperone e la corsa all’avorio, in cui Zio Paperone si butta al collo dei suoi nipoti che aveva creduto morti, baciandoli e abbracciandoli: differentemente da quanto accade nei lavori di altri autori del periodo e anche successivamente, Paperone non ha mai bisogno di ricattare il nipote per costringerlo in qualche modo, lui e i nipotini sono sempre pronti ad affiancarlo. Sarà forse l’entusiasmo che questo vecchio papero scozzese trasmette anche ai lettori, ma i nipoti si dimostrano disposti a seguirlo in qualsiasi angolo sperduto del mondo e in qualsivoglia affare strampalato: un’inversione a 180° rispetto a quando litigavano furiosamente senza risparmiarsi colpi bassi, a volte per delle semplici beghe condominiali!

Ecco quindi fare la loro comparsa su Topolino temi di stretta attualità, trattati sempre con divertimento ma anche con una grande attenzione e competenza, tanto che molte di queste storie diverranno quasi profetiche, anticipando scenari poi effettivamente concretizzatisi: ad esempio la questione energetica (Zio Paperone e lo specchio solare) o il biorisanamento (Zio Paperone e i batteri mangiapetrolio). Argomenti “adulti” ma con i quali è bene cominciare a familiarizzare sin da ragazzi e in questo il settimanale assolve bene al suo compito con il bravo autore veneziano.
Lo sceneggiatore sa però anche essere un fustigatore (per quello che gli consentono i fumetti Disney) e non di rado mette alla berlina i malcostumi del nostro paese: la sua Paperopoli è molto “italiana” e, da questo punto di vista, il purista può sentirsi “tradito” preferendo che i propri beniamini si muovano in una realtà più coerente con il modello americano a cui appartengono, ma evidentemente la tentazione di sbeffeggiare, pungere, anche rimproverare, mettendo in mostra i nostri difetti, è troppo forte per l’autore!

Insomma, sono davvero tanti i temi e gli argomenti che ha affrontato Pezzin utilizzando la vecchia tuba come pretesto.
La lettura in sequenza di queste storie ci offre una panoramica di un buon trentennio del nostro mondo, dei problemi che sono sorti e delle soluzioni approntate: dalle energie alternative (Zio Paperone e i pannelli solari, Zio Paperone e l’energia ventosa) alle nuove tecnologie (Zio Paperone e la rivoluzione elettronica), dalle problematiche economiche (Zio Paperone e il pericolo giallo, Zio Paperone e la febbre della plastica) a quelle sociali (Zio Paperone e il ponte di Messina, Zio Paperone e i rifiuti liofilizzati), nulla sfugge alla penna del nostro e la sua produzione è come un libro di storia dalla doppia lettura: racconta col sorriso per i piccini, informa e fa riflettere chi è già nell’età della ragione.











