I paperi di Barks: Il club dei miliardari

Il Club dei miliardari di Paperopoli, ideato da Bob Gregory e Carl Barks, l’istituzione per il miliardario che non deve chiedere mai.

Una delle innumerevoli istituzioni di Paperopoli è indubbiamente il Club dei Miliardari, luogo dove i più ricchi del mondo si riuniscono per rilassarsi, bere un cocktail e assistere alle periodiche scaramucce, verbali ma non solo, tra Paperone e Rockerduck. Introdotto per la prima volta in Paperino campione di cha cha cha (1959), storia disegnata da su testi di Bob Gregory, venne successivamente utilizzato sia dal cartoonist dell’Oregon sia dagli altri autori disneyani per scherzare sulle manie dei ricchi o enfatizzare la tirchieria di Paperone, il suo membro più illustre.

L’importanza dello status symbol

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
da Un collezionista diverso

Le storie che meglio identificano l’atmosfera del Club sono indubbiamente quelle brevi (1) , come Un collezionista diverso (1962): in un ricevimento di collezionisti sono presenti Lord Julius Seltzer, “il grande collezionista di tazze da té tirolesi“, e Lord Burybone, “il noto collezionista di tabacchiere dell’epoca elisabettiana“. Un po’ più in là, invece, ecco Atticdust, “la cui collezione di marmi ammuffiti va oltre ogni possibile descrizione“! Già in questo caso Paperone è in difficoltà: non ha collezioni che possano confrontarsi con quelle dei personaggi che gli hanno presentato, non ha uno status symbol, a parte la sua immensa collezione di denaro che, con sua grande sorpresa, procura un giramento di testa nei colleghi collezionisti.
Mentre in questa occasione è Paperone stesso a mettere in dubbio il valore della sua ricchezza come status symbol, in Zio Paperone snob di società (1963) sono le critiche dei componenti dell’alta società a incrinare le certezze del miliardario paperopolese. In questo caso mai titolo italiano fu più azzeccato. Snob è, infatti, l’abbreviazione dell’espressione latina sine nobilitate, che indicava al tempo dei duchi e dei conti tutti coloro che non avevano natali nobili, ma che comunque erano accettati, non senza qualche reticenza, nella così detta alta società. E’ un po’ ciò che succede a Paperon de’ Paperoni all’inizio dell’avventura barksiana, quando il magnate paperopolese prova a entrare in una festa organizzata nell’hotel Swelldorf Brasstoria. Viene, infatti, fermato e apostrofato all’ingresso dal ricco Porcello de’ Lardis:

Ehi, sbrindellone, non penso che tu sia stato invitato (…) Questo party è solo per persone importanti!

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
da snob di società

Soltanto accennando al fatto che l’albergo dove si tiene la festa è di sua proprietà, un imbarazzato Porcello permette a Paperone l’ingresso nella sala, pieno di donne ingioiellate (tanto che una di queste porta il suo monile con una carriola!), uomini che parlano di auto e quadri, e persino un barbone, diventato tale dopo aver speso le sue sostanze proprio per l’acquisto di un quadro.
Un campionario di varia vanità da cui Paperone si sente escluso, ottenendo un forzato ingresso solo dopo aver recuperato il rubino striato: infatti, nonostante tutto, alle sue spalle le dame di società commentano:

– Quel Paperone… si vede spesso in giro, ultimamente!
– Troppo spesso! E’ avaro, non tiene al suo look, ed è così borioso!
– E poi non fa che parlare di denaro!
– Già! Ma possiede il rubino striato, il segno più distintivo che esista al momento! E così dobbiamo invitarlo a tutti i ricevimenti!

A volte lo status symbol è un modo di essere, necessario per concludere gli affari, come nel caso de La caccia alla volpe (1960), che ripropone il soggetto di un racconto breve del 1948 con Paperino protagonista. Paperone, in particolare, è costretto a partecipare e possibilmente catturare una volpe durante una classica caccia con cavalli e cani al seguito in un’avventura di dieci pagine della quale sono coprotagonisti altri anonimi componenti del ricco club paperopolese.
I VIP di Paperopoli vengono quindi rappresentati come un gruppo di ipocriti attirati più dall’immagine che non dai contenuti o da quello che le persone sono in grado di trasmettere, e tale morbo a volte colpisce lo stesso Paperone, come abbiamo visto, che o cerca un oggetto per rappresentare il suo stato sociale, o fa della finta beneficenza alla città come in Paperino e la pepita mimetizzata (1963), o coinvolge lo stesso Paperino come strumento per il suo innalzamento sociale, come avviene in Paperino presidente a tutti i costi (1963).

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
da Paperino presidente a tutti i costi

In questo caso, il magnate, spinto dall’invidia nei confronti dei suoi colleghi miliardari che hanno nipoti impegnati in posti chiave, costringe Paperino ad accettare il posto di direttore di un suo motel diroccato. L’erede di Paperone, aiutato dai nipotini, ripulisce i locali e, desiderando la fama ma senza la dovuta esperienza nel campo, si ritrova coinvolto in una lunga serie di guai, con ciliegina finale di invito al Re dei Barboni a soggiornare presso il motel. Non può esserci nulla di peggio nella società dell’immagine, e così Paperone chiude con il cartello Disonorato sulle spalle, e il nipote come contento presidente degli scarti e rottami della fabbrica di viti e bulloni di Paperone!
Nonostante questo finale, Barks utilizza anche Paperino come diretto inseguitore dello status symbol: ad esempio in Paperino imprenditore terriero (1963) il nostro sospira alla radio ascoltando la pubblicità per l’acquisto di un ranch nella valle delle primule. Soltanto troppo tardi si accorge della truffa di cui è oggetto, ordita da tale signor Cinghialetto, ennesimo suino antropomorfo barksiano utilizzato come antagonista dei paperi.

A caccia della Luna

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
Il maragià del Verdestan, dall’omonima storia

Come i migliori pistoleri del mito del west americano, anche Paperone incrocia la sua strada con altri colleghi miliardari in sfide spesso legate alla più o meno inutile ricerca dello status symbol più appariscente. Uno dei confronti più noti in questo campo è indubbiamente quello con il Maragià del Verdestan (1952), riccone proveniente dall’estremo oriente, in originale dall’Howduystan.
Il confronto con il Maragià è di carattere monumentale: i due ricconi, infatti, si sfidano nella realizzazione di statue del fondatore di Paperopoli, Cornelius Coot, sempre più alte e appariscenti, fino a che la disfida non viene decisa dalla costruzione di un monumento che autocelebra i due miliardari, decretando alla fine la vittoria del paperopolese sul suo avversario orientale, ridotto sul lastrico.
Paperone incrocerà le sue strade con altri tre ragià in altrettante avventure: La tigre stanca (1955), La Luna a 24 carati (1958) e La fiera di Paperopoli (1962).
Se ne La fiera di Paperopoli il maragià di Brazapoor (Brazzhyat of Monsoon) fa una piccola comparsata come cliente del chiosco di gelati di Paperino, ne La tigre stanca il maragià del Turlupindore (Swingingdore), una vera e propria riproposizione con nome differente di quello del Verdestan, ingaggia una sfida con Paperone per una gara tra gli animali più veloci del mondo che si tramuta rapidamente in una gara a chi pesa di meno tra i due ricconi.
Ne La Luna a 24 carati, Paperone e nipoti affrontano non solo il ragià di Okkioduole (Eyesore), ma una schiera di avversari che comprende anche i Bassotti, associati con due ratti antropomorfi che richiamano quelli utilizzati con Jack Hanna ne L’oro del pirata (1942) e soprattutto il Favoloso magnate texano Cornolungo Erbalta, che aveva esordito sempre nel 1958 con l’unico intento di mostrare quanto fosse invasiva la presenza di Paperone nell’economia statunitense: il prestito che diede il via alle ricchezze di Erbalta, rappresentato con dei tratti alla John Wayne, proviene proprio dalle casse del miliardario paperopolese. Nella Luna a 24 carati, invece, è, come lo stesso Maragià, una semplice comparsa rispetto al vero antagonista dell’avventura, Muchkale, il più ricco di Venere che, naufrago sulla luna dorata del titolo, cede a Paperone il suo possedimento in cambio di una manciata di Terra, che gli permetterà di assemblare un piccolo pianeta fornito di tutte le sostanze nutritive e in grado di ricondurlo a casa: una lezione a Paperone sul vero valore degli oggetti preziosi.

Qui mi sentivo così povero, avendo a disposizione solo atomi di oro!
Ma ora ho un mondo tutto per me… con cibo, bevande e vita! Inoltre ho un mezzo per tornare a casa!

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
da La Luna a 24 carati

Senza esclusione di colpi

I due avversari più noti, anche perché spesso utilizzati per definire per contrasto lo stesso Paperone, sono indubbiamente John D. Rockerduck e Cuordipietra Famedoro. Entrambi, come i loro colleghi precedenti, sono apparsi nella produzione barksiana in una manciata di storie: mentre Rockerduck solo per il suo esordio del 1962, Famedoro ebbe miglior fortuna con il terzetto de Il torneo monetario (1956), Il campionato di quattrini (1959) e Tutto per la concessione (1966).

I paperi di Barks: Il club dei miliardari
Il deposito di Cuordipietra Famedoro da Il torneo monetario

Cuordipietra, miliardario sudafricano, è il doppio di Paperone in tutto e per tutto: anch’egli con un deposito nella valle del fiume Limpopo ha ricchi possedimenti sparsi in tutto il globo oltre a essere caratterizzato da una tirchieria pari a quella dell’originale paperopolese, mostrata nella storia d’esordio con il tratto in comune costituito dal gomitolo fatto di pezzi di spago raccolti in giro da entrambi i due “poveri” paperi. Sarà alla fine proprio questo dettaglio, il più povero di tutti, a stabilire il più ricco del mondo, sebbene la reale differenza tra i due personaggi risiede nel loro modus operandi.
Mentre infatti Paperone accetta la sfida, un confronto non solo personale con Cuordipietra, ma anche con l’ambiente circostante (il gomitolo viene srotolato nel cuore dell’Africa selvaggia), Famedoro cerca con ogni mezzo, soprattutto antisportivo, di vincere la sfida, cosa che si ripeterà anche nel Campionato di quattrini quando, alla fine, la vittoria verrà assegnata a Paperone proprio grazie alla sua onestà. Interessante osservare come, per l’ennesima volta, Paperone cambia i suoi dollari di carta, insieme con i suoi possedimenti sparsi per il globo, in monete, in questa occasione da misurare per stabilire il più ricco del mondo, mentre in altre occasioni per semplici problemi di conservazione della ricchezza personale.
Infine in Tutto per la concessione i due miliardari si sfidano per ottenere il diritto a sfruttare una concessione mineraria in Africa: in questa avventura, il miliardario sudafricano, evidentemente utilizzato a causa dell’ambientazione, opera per lo più in maniera indiretta, mostrando la sua presenza come sabotatore dei piani di Paperone soltanto nel finale.
Se, dunque, Cuordipietra è ciò che sarebbe stato Paperon de’ Paperoni senza il successo che ha convinto Barks a modificarne il carattere, Rockerduck rappresenta l’avversario estemporaneo ideato appositamente per una sfida locale, La superbenzina, in cui il vero protagonista è Paperino, che viene ingaggiato come guidatore di una barca a motore che dovrebbe dimostrare il maggiore rendimento del carburante prodotto da Paperone rispetto a quello di Rockerduck. Il successo di quest’ultimo come personaggio, soprattutto in Italia, è evidentemente da ricercarsi nei modi diretti con cui affronta Paperone: nelle prime due pagine della storia i due miliardari si affrontano in una vera e propria rissa, in un confronto fisico e verbale che, evidentemente, trova il gradimento degli autori italiani, Guido Martina su tutti, che hanno spesso raccontato in maniera più esplicita rispetto ai colleghi d’oltreoceano la fisicità di Paperon de’ Paperoni.


Note:
  1. Questa sezione è una parziale riscrittura di un articolo dello stesso autore pubblicato su DropSea 

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