Paolo Martinello racconta il suo “Iconoclasta”

Paolo Martinello racconta il suo “Iconoclasta”
A Lucca, in occasione dell’uscita del suo volume come autore completo "Iconoclasta", edito da Star Comics, abbiamo intervistato Paolo Martinello.

ha presentato a Lucca Comics & Games 2022 Iconoclasta, volume edito da . Il disegnatore vicentino coniuga la scrittura con il suo tratto onirico per una storia che vuole divertire ma in cui la risata è un veicolo per interrogarsi su questioni alte. Il protagonista Laslo è un cialtrone che, chiamato all’avventura, suo malgrado, risponde: presente!

20221030_114436Ciao Paolo, benvenuto su Lo Spazio Bianco! Che effetto fa tornare in fiera?
In realtà la sensazione in Fiera non è mai cambiata, è come se gli ultimi anni non ci fossero stati. Poi per essere a Lucca è esattamente come venti anni fa, quando venivo a cercare di ottenere i primi lavori.
Tanta caciara e soprattutto una grandissima intensità. Questo aspetto non è mai cambiato. Certo, sono cambiati gli spazi e l’attenzione generale verso i fumetti, ma le emozioni sono sempre le stesse.

Tu oggi arrivi a Lucca come autore completo, con un lavoro corposo: Iconoclasta.
Si tratta di un fumetto che ho cominciato a scrivere circa dieci anni fa, ma a cui ho potuto dedicarmi solo recentemente.
Va detto che lavorando principalmente come disegnatore tra l’Italia e la Francia, fino a oggi non avevo avuto il tempo per svilupparlo. Il lavoro autoriale richiede un tipo di attenzione e tempi diversi. Tempo che inevitabilmente devi sottrarre alle tue scadenze ufficiali anche per uno come me, sempre attivo tra disegno, illustrazione e insegnamento.
Per quel che riguarda Iconoclasta sono riuscito a ritagliarmi degli spazi nel corso degli anni per la preparazione, aspettando il momento in cui effettivamente avrei potuto dedicarmici completamente, perché secondo me ne valeva la pena.
Quel momento è arrivato quest’anno, cioè quest’anno ho potuto dedicarmi al disegno. La scrittura invece risale a un incontro a Bologna con Luca Ballico, mio concittadino. Luca è un editor che lavora nel cinema e ha a curriculum anche gli ultimi film di Bellocchio.
Ricordo che tra uno spritz e l’altro gli ho parlato di questa idea che avevo per un fumetto e che avrei voluto svilupparla con lui. Alla fine, abbiamo messo insieme il soggetto e lui mi ha aiutato a mettere in ordine le mille idee che avevo in testa.

Da buon editor, ti aiutato a restare centrato sul racconto?
Esatto, Iconoclasta ha richiesto parecchie riscritture e in tal senso ho avuto un aiuto enorme anche da , dello studio Arancia. Con lui, abbiamo lavorato story board alla mano per dare i giusti tempi di lettura, il ritmo ai cliffhanger fino ad arrivare alla stesura finale che oggi è nelle mani dei lettori.

iconoclastaIconoclasta fa riferimento a un momento storico particolare, rimandando al rapporto tra fede e immagini sacre e il protagonista, Laslo, è un sacrestano. Si tratta di un libro spirituale?
L’idea di partenza del soggetto era di iniziare con uno spaccato di vita non tanto ecclesiastico quanto parrocchiale, inteso come una realtà molto piccola da cui partire per arrivare a un contesto universale. Il pretesto è stato una serie di riflessioni legate a questioni anche personali sul senso di esistenza, sull’elaborazione di un lutto e sulla morte stessa.
Si trattava di riflessioni che avrei voluto condividere con il lettore ma che avrebbero potuto portare il racconto verso una pesantezza che mi sono accorto subito avrei voluto evitare. Volevo che fosse soprattutto una lettura divertente e per questo mi è venuta in aiuto la figura del sacrestano che fosse l’esatto opposto della profondità da cui sono partito.
Laslo è un personaggio cinico, scettico, uno che lavora in chiesa ma che sarebbe stato volentieri altrove. Nel corso del libro si comprende che lui sta lì anche spinto da altro, opportunismo soprattutto, ma che si trova ad affrontare situazioni più grandi di lui sempre in una maniera piuttosto cazzara.
Questo tipo di protagonista è il veicolo che ho scelto per rendere Iconoclasta una storia la cui leggerezza fosse uno strumento per arrivare a qualcosa di più, non intimista come alcune cose che ho letto, ma anche intimista.

Il titolo, Iconoclasta, spinge interrogarsi sul concetto di arte figurativa, ma anche sul tuo ruolo di artista.
La stragrande maggioranza dell’arte che conosciamo proviene dalle chiese e la stessa Storia dell’arte passa attraverso quel contesto. L’arte figurativa in generale, ma soprattutto quella sacra, ha sempre avuto una vocazione narrativa molto vicina alla mia professione.
A Cortona, nel museo diocesano, c’è l’Annunciazione di Beato Angelico in cui addirittura vediamo l’Arcangelo Gabriele rappresentato con un fumetto che gli esce dalla bocca.
Nella Cappella superiore di Assisi, dove è rappresentata la storia di San Francesco, quella che possiamo ammirare è arte sequenziale.
Ovviamente la ragione storica per cui si faceva quel tipo di scelte era che l’arte figurativa è un modo diretto per arrivare alle persone spesso prive degli strumenti che le rendessero in grado di leggere e interpretare Sacre scritture o vite dei santi.

paolo martinello interno

L’immagine è immediata.
Assolutamente. Ovviamente lo scopo di quel contenuto era guidare verso la Fede, ma il punto non è solo lo scopo finale, ma gli strumenti per arrivarci.
Detto questo, nel realizzare il mio fumetto, ho fatto una sintesi tra vari elementi, sono partito dall’iconoclastia per poi spostarmi fino a una sua lettura contemporanea.
Le immagini, come quelle che ho messo in copertina e che un tempo abbellivano gli altari, con l’arrivo dell’arte contemporanea sono quasi scomparse, come se si fossero smaterializzate.
Per l’arte sacra è come se fossimo passati dalla rappresentazione del contenuto alla celebrazione dell’artista.
Io ho immaginato una sorta di potere mistico, al di là dell’aspetto religioso, contenuto in certe immagini.
Pensando a millenni di persone che immaginano, desiderano, parlano, pregano attraverso quelle icone, ho immaginato fossero diventate i contenitori di un potere energetico enorme che fosse legato ai desideri delle persone.
Partendo da questo, ho iniziato a raccontare cosa potrebbe succedere a tutta questa energia se fosse stata liberata distruggendo le immagini che la contengono.
Nel fumetto poi c’è un altro elemento che spiega come, nella storia in cui è ambientato questo racconto, si sia arrivati alla rimozione delle immagini sacre che non sono distrutte, ma solo celate.
In questo mondo che ho immaginato l’iconoclastia è la conseguenza di una iper-canonizzazione del quotidiano.
Immagina un mondo in cui tutti i personaggi di riferimento popolare, tipo gli influencer, venissero canonizzati. Se tutto diventa sacro nulla lo è più e quindi, in un contesto simile, diventa plausibile che a un certo punto le immagini sacre vengano rimosse perché inefficaci.
Laslo si muove in quel mondo e in un mondo così surreale viene chiamato a indagare in qualità di sacrestano quando qualcuno inizia a distruggere le icone per liberare l’energia che contengono.

L’Iconoclasta del fumetto apre un vaso di Pandora e Laslo di trova di fronte a tutto questo?
Sì, e senza essere adatto né senza avere gli strumenti per affrontarlo. È il richiamo dell’avventura.

paolo martinello iconoclastaSulla quarta di copertina del volume c’è una frase che colpisce: “Dicono che un miracolo sia un atto di Dio, ma per me non è solo questo. Un miracolo è una possibilità, una soglia che ci viene posta davanti. Sta a noi scegliere se attraversarla oppure no”. Si parla di miracolo non solo come grazia ricevuta, ma come scelta.
Ho immaginato che tipo di aspetto potesse avere un miracolo e in che modo descrivere qualcosa che non è descrivibile.
Per vedere come ho fatto è decisamente più semplice leggere il fumetto.
In sintesi, ho costruito un meccanismo che lega tra loro fatti e personaggi, una specie codice. Quando questo codice esplode, abbiamo a che fare con il miracolo.
Questo meccanismo mi ha aiutato a portare il fantastico nel quotidiano, non volevo che un momento simile fosse affidato a un elemento esterno, tipo il mago Gandalf, che irrompe e porta la magia. Per questo l’idea stessa di miracolo diventa parte del nostro patrimonio biologico.

Il miracolo quindi è un percorso.
In un certo senso sì. Diventa la conseguenza naturale di una serie di cose surreali, persino comiche.

Un tema importante affrontato in modo leggero che non vuol dire superficiale.
Io sono assolutamente favorevole a questo tipo di approccio. Il racconto di genere alla fine ha il compito di mettere assieme la cultura alta con il quotidiano in modo da renderla assimilabile.
In questo senso faccio sempre l’esempio di . Il personaggio di Sclavi è arrivato in edicola in un periodo, a cavallo tra anni ‘80 e ‘90 in cui andava fortissimo lo splatter ma il suo scopo non era lo splatter.
Dylan viene subito ascritto a quel mondo, quando in realtà lo splatter era semplicemente un veicolo per parlare di temi come la solitudine, le relazioni, persino della fine dell’esistenza.
Allo stesso modo, il mio veicolo è il racconto divertente, la commedia.

Da questo punto di vista, il tuo percorso artistico passa per , di cui sei stato il copertinista. Bilotta è probabilmente un maestro nell’utilizzo del contesto come veicolo narrativo. Quanto del lavoro con Bilotta hai portato nella tua esperienza di sceneggiatore?
Bilotta ha uno stile di scrittura molto riconoscibile. Lavorare con lui mi ha dato l’opportunità di capire che ancora possibile ricorrere al fumetto popolare per affrontare qualunque tema.
Per quanto mi riguarda non ti saprei dire esattamente come sono arrivato alla scrittura perché io in realtà sono partito disegnando cose che ho scritto. Il mio primo volume pubblicato in Francia, con Pavesio, è uscito vent’anni fa.
Negli anni, soprattutto per ragioni lavorative, ho preferito dedicarmi soprattutto all’illustrazione. Per quello che riguarda il mio stile di scrittura e il modo in cui mi sono formato non ho un riferimento preciso.
Per certi aspetti credo di sentirmi più vicino ai film che ai fumetti. Trovo una forma di connessione, ad esempio, con quella di Sorrentino o di NAnni Moretti. Registi che danno grande spazio al racconto attraverso l’attenzione per la costruzione dei personaggi. In quel senso abbiamo una lunghissima tradizione in Italia, da Germi a Monicelli.

Grazie mille per la tua attenzione.
Grazie a voi!

Intervista registrata a Lucca il 30/10/2022

Iconoclasta: sagrestani, santi (e santini) di Martinello

PAOLO MARTINELLO

Vicentino, classe ’75, vive stabilmente a Bologna dove è docente di Colorazione digitale professionale presso l’associazione Giardini Margherita di Bologna, di fumetto francese presso la Scuola internazionale di Comics di Reggio Emilia e di un workshop annuale di colorazione digitale presso L’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, comincia a lavorare per l’editoria per ragazzi, pubblicando come illustratore con , , Zanichelli, Lo Scarabeo Editore (i : “Universal Fantasy Tarot”, “Mona Lisa Tarot” ed “Epic Tarot”) e De Agostini.
Attivo tanto sul mercato italiano che in quello francese: pubblica “Delethes”, con , collabora con Dargaud per la serie “La compagnie des Glaces”, realizza per Glénat la serie in tre volumi “3 Souhaits”, tradotta in italiano da con il titolo di “3 Leggende”. Per Glénat, tradotto in Italia da Star Comics ha realizzato “La maison aux trois bandits” uno degli episodi della collana “Conan le Cimmerien”. Si segnalano anche la biografia a fumetti di “Caterina De Medici”, nella collana “Ils ont fait l’Histoire”, e la biografia in due volumi dell’attore “Sacha Gutry”.
Come copertinista ha realizzato tutte le cover della serie da edicola “Draghi e Creature Fantastiche” (De Agostini) e di “Valter Buio” (Star Comics) e Mytico (RCS) e attualmemte al lavoro per la collana “grand personnages de l’histoire en bande dessinee” per “Le monde”.
Per Dylan Dog ha realizzato “Addio Groucho” (Color fest), “Il calvario”, sul numero 335 della serie regolare, “L’uomo dei sogni” sul numero 355, “Il primordio” sul numero 392 e “Giochi Innocenti” sul numero 414.

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