PanelxPanel: la critica che funziona

PanelxPanel: la critica che funziona
Abbiamo intervistato Hassan Otsmane-Elhaou, creatore e direttore di “PanelxPanel”, rivista digitale di critica fumettistica vincitrice del premio Eisner 2019. Con lui abbiamo parlato del significato, degli obiettivi e della sostenibilità della critica e di come “PanelxPanel” possa essere un esempio da seguire.
La copertina del più recente numero di PanelxPanel (dicembre 2019)

PanelxPanel è una rivista mensile in formato pdf creata da Hassan Otsmane-Elhaou che, da un paio di anni, sta proponendo e portando avanti un’idea di critica e divulgazione fumettistica avente come oggetto serie e personaggi del panorama supereroico statunitense, basate su approfondimenti e interviste sviluppati attraverso lunghi articoli nei quali immergersi lontano dalla velocità frenetica imposta dal web. Un concept di successo, visti i risultati di pubblico e la vittoria dell’Eisner 2019.
Con Hassan abbiamo parlato di come e perché è nata
PanelxPanel della sua idea di critica, del suo valore e del suo significato nel mondo del fumetto contemporaneo.

Benvenuto su Lo Spazio Bianco, Hassan.
Quando, come e soprattutto perché è nata l’idea di PanelxPanel e in che modo quell’idea primigenia si è evoluta e mutata tra il momento del concepimento e l’uscita del primo numero della rivista?
Poco tempo dopo aver inaugurato il canale youtube Strip Panel Naked, ho iniziato a scrivere articoli per il sito ComicsAlliance, che però ha chiuso i battenti non molto tempo dopo (spero sia stata solo una coincidenza!). Mi sono così trovato a dover decidere se spostare la mia rubrica Strip Panel Naked da qualche altra parte o che cosa altro fare con essa. Sono sempre stato un grande appassionato delle riviste, soprattutto quelle con articoli più lunghi, analisi più profonde e, si spera, ben progettate. Quindi ho pensato che, dovendo trovare una nuova casa per i miei articoli, perché non farlo nel modo in cui mi sarebbe piaciuto fruirli come lettore e mettere quindi insieme una rivista mensile ben curata? Penso che la motivazione principale sia stata quella di realizzare ciò che io per primo avrei voluto leggere e quindi provare a convincere gli altri che era quello che avrebbero voluto leggere anche loro!
Riguardo ciò che è cambiato nel tempo, ritengo che PanelxPanel sia in costante evoluzione. C’è una sorta di muro in cui l’immaginazione si scontra con la realtà e penso che per me iniziare questa avventura sia stato un momento di bilancio, di scoperta di capacità di progettazione e cose simili. È chiaro che con il passare del tempo siamo diventati più sicuri dei nostri mezzi e penso che ciò si rifletta anche nella forma della rivista.

Se dovessi definirla in poche parole, qual è la linea editoriale di PanelxPanel? È sempre rimasta la stessa o si sta modificando con il passare del tempo?
Penso che sia sempre stata la stessa, cioè fornire una scrittura di alta qualità, critica e discussioni sui fumetti. Abbiamo cercato di allargare gli argomenti, includendo anche altri articoli sul panorama indipendente, manga e webcomic. Ma, in sostanza, l’idea è quella di uno spazio in cui rilassarsi leggendo qualche buon articolo che aiuti a immergersi più a fondo in alcune ottime opere a fumetti, analizzando la loro origine e le loro tematiche.

In un tempo in cui ormai la fruizione on line di contenuti si basa sulla sintesi e la velocità, PanelxPanel si contraddistingue per una ricerca dell’approfondimento e, dunque, anche per la richiesta di investire tempo nella lettura. Anche la scelta di presentare i contenuti della rivista in pdf richiama in un certo senso un rapporto con un tempo analogico nel quale la lettura richiedeva un proprio ambito. Qual è il tuo pensiero su questi argomenti?
È proprio come avete detto voi. Quando navighi sul web oggigiorno sei inondato da mille diversi annunci pubblicitari, link ad altri articoli o siti, gallerie di immagini, tutto pur di farti restare a ogni costo su quella pagina, per attrarre le entrate pubblicitarie, perché i siti hanno bisogno di soldi per sopravvivere. Quando paghi per qualcosa, ne stai finanziando direttamente la creazione, così da poter eliminare pubblicità. Puoi allora provare a realizzare una rivista “elegante” che si possa leggere dall’inizio alla fine, o più semplicemente, mettere insieme tanti piccoli articoli soddisfacenti all’interno di un contenitore più grande. In modo idilliaco, mi piace l’idea di sedermii con una rivista e una tazza di tè in una giornata pigra e perdermi in un mondo lontano da internet.
In realtà stiamo anche provando a ricreare un’esperienza fisica. La novità che porterà il 2020 sono una serie di libri cartacei chiamati PanelxPanel: One Shots, volumi tascabili, ognuno incentrato sull’approfondimento di un particolare argomento. Li ho immaginati un po’ come se la prima metà di ogni numero di PanelxPanel fosse in realtà un lungo saggio, ma in formato tascabile.

Un immagine dei primi due One Shots cartacei di PanelxPanel

Visto che ne hai fatto menzione, ci racconti qualche dettaglio di questo nuovo progetto?
Volentieri. È un’idea su cui abbiamo lavorato per un po’ di mesi. Molti degli autori penso che abbiano iniziato a scrivere tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, quindi ci siamo presi qualche tempo prima di annunciare l’uscita. Inizialmente saranno solo in formato cartaceo, perché ritengo proprio il formato una chiave fondamentale affinché possano aver successo. Sono volumetti tascabili, in formato A5, di circa 70-80 pagine. Quindi, come ho detto prima, hanno in effetti una foliazione maggiore rispetto alla prima metà di ogni numero di PanelxPanel, ma come essa vertono su un argomento specifico. Sono scritti in modo da essere facilmente accessibili e facilmente leggibili, sebbene serva dedicare loro il tempo opportuno, ed entrano benissimo nelle tasche di un giubbotto, in modo da poterseli portare dietro. Mi preme sottolineare che sono anche ottime letture su un’ampia varietà di argomenti, tra cui, per esempio, la storia dell’identità del Canada raccontata attraverso i suoi fumetti o un’esplorazione sul perché Rob Liefeld abbia preso d’assalto gli X-Men, quando lo ha fatto, e molto altro ancora. Personalmente, è un altro modo per spingere un po’ più avanti l’asticella dell’idea di leggere approfondimenti critici accessibili ma coinvolgenti in modi nuovi e diversi per i lettori.

Ogni numero di PanelxPanel ha una struttura più o meno simile: lunghe interviste agli autori e approfondimenti su un fumetto in particolare – di solito una novità editoriale -, analisi tecniche su vari aspetti del linguaggio fumettistico e una parte dedicata a brevi recensioni. Come si è configurata la scelta di questa struttura e quali cambiamenti – aggiunte o eliminazioni – sono stati apportati nel tempo?
Un paio di cose sono cambiate nel tempo, in qualche modo rendendo la prima sezione della rivista un po’diversa dalla seconda metà, creando maggiormente un’esperienza chiusa attorno a un particolare fumetto. Per il resto, abbiamo cambiato il formato di alcune delle rubriche regolari nella seconda metà del magazine, passando da un piccolo spazio per interviste chiamato 5 domande… a Solo, che si configura come uno spazio per brevi saggi di scrittori ospiti. Mi sono accorto di voler anche dare un po’più di spazio a temi non correlati al focus principale del numero, nelle pagine finali, e ho ritenuto che due grandi dialoghi con gli autori, intervallati da altro materiale, sarebbero stati sufficienti, ogni mese, come interviste.
La scelta che ha portato a tale struttura è, ancora una volta, legata al capire cosa avrei voluto leggere come fruitore. Abbiamo una rubrica regolare chiamata Big Talk, dove spesso ospitiamo team creativi che si intervistano a vicenda. Questa idea è venuta fuori da alcuni feedback ricevuti da un amico scrittore quando stavo preparando il primo numero, a cui piaceva il formato di Chain Reaction, una trasmissione radio nella quale qualcuno intervista un autore che, la puntata successiva intervista a sua volta un altro autore e così via. Abbiamo fatto qualcosa di simile per i primi sei numeri di PanelxPanel e poi abbiamo trasformato quella rubrica in uno spazio più aperto, ma è stato comunque un approccio divertente.

Come si compone la redazione di PanelxPanel, come scegli i tuoi collaboratori? È una redazione fluida o ci sono persone che sono con te fin dall’inizio?
Sfortunatamente, sono io il curatore unico della rivista, ma il nostro gruppo di scrittori è vario. Abbiamo alcune firme abituali, come Tiffany Babb e Andrea Ayers, che hanno contribuito a molti numeri, e scrittori come Sean Dillon, M.L. Kejera e Rasmus Lykke che scrivono alcuni articoli all’anno, insieme ad altri collaboratori saltuari. La scelta a volte dipende dall’argomento del fumetto scelto per l’approfondimento e riguarda chi sarebbe più adatto a scriverne. Dopo aver lavorato sulla rivista per così tanto tempo, capisco subito a quale tipo di pezzi possono essere interessati gli autori, quindi tendenzialmente contatto coloro che penso potrebbero avere un approccio interessante. Siamo sempre aperti a ricevere proposte per nuove rubriche regolari ed è anche così che alcuni autori saltuari sono poi diventati abituali.

Ti sei fatto un’idea di quale sia il lettore tipo della rivista? E che rapporti hai instaurato con i lettori in questi due anni?
Sì, tra i nostri lettori ci sono sicuramente un sacco di autori di fumetti (sono rimasto sorpreso da alcuni dei nomi presenti nell’elenco dei nostri abbonati!) e anche persone che vorrebbero fare fumetti a un certo livello professionale: credo che fosse da aspettarselo, visto il taglio che abbiamo dato alla rivista. Ma tra i nostri lettori annoveriamo anche studiosi, fan di vecchia data e appassionati che sono interessati specificamente all’opera a fumetti approfondita ogni mese nella prima parte del numero. Una delle cose più belle per me è stata ricevere un’e-mail da un appassionato di fumetti da oltre quarant’anni che, dopo avere letto un numero di PanelxPanel, aveva completamente cambiato il suo modo di pensare al medium. Mi auguro di riuscire a fare ciò ogni mese per i nostri lettori.

Qual è stato il numero di PanelxPanel che ha avuto il maggior riscontro tra il pubblico e quale quello di cui tu e la tua redazione andate più fieri?
Come era facile aspettarsi, i numeri di maggior successo in termini di lettori sono stati quelli incentrati su fumetti campioni di incassi, come PanelxPanel# 4, dedicato al Mister Miracle di Tom King e Mitch Gerads, o il # 24, incentrato su The Wicked + The Divine di Kieron Gillen e Jamie McKelvie. Personalmente adoro il numero 27, dedicato alla serie Pretty Deadly di Kelly Sue DeConnick ed Emma Ríos, che ha segnato un altro cambiamento di design per la rivista. Sinceramente però penso che in ogni numero sinora uscito abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro, grazie a una efficace intersezione di voci e approfondimenti.

A prescindere dal riscontro dei lettori, ci sono argomenti o temi che ritieni importante promuovere e che continuate a proporre nella rivista?
Quello più ovvio è il valore della critica. Penso che sia uno degli argomenti più importanti della rivista, quello per cui esiste in primo luogo e che si spera che le persone siano disposte a pagare per sostenere. Non è facile convincere i lettori a spendere $ 3,00 per una rivista che parla di ciò che amano, ma la reazione è stata quasi sempre incredibilmente positiva dopo aver provato un solo numero. Oltre a ciò, mi premono la promozione dell’ampia gamma di fumetti pubblicati oggi, i diversi approcci allo stile e il valore artistico del medium, che ritengo un punto importante, anche se si tratta di fumetti di supereroi. Ogni livello del lavoro fatto su un fumetto nasconde una professionalità e vogliamo far luce su quel mestiere e indurre le persone a guardare i fumetti che amano in modi nuovi.

Quale è la tua personale visione sulla critica? Ovvero: quali sono le sue responsabilità, quale deve essere il suo ruolo nel mondo del fumetto, quali sono le condizioni per esercitarla al meglio?
Parlavamo prima della linea editoriale della rivista. Si parla e si scrive di fumetto ormai da così tante parti che ritengo sia importante trovare una propria voce e un proprio approccio originali, che connoteranno il valore e la responsabilità della tua opera all’interno dell’ambito culturale della critica. Per noi di PanelxPanel si tratta di aiutare il fumetto a essere considerato come una forma d’arte che nasce dalle decisioni artistiche dei suoi creatori. C’è la tendenza a pensare a certo fumetto come un prodotto usa e getta – e il metodo di distribuzione dei fumetti americani in questo certo non aiuta – invece ciò che noi vogliamo è fermare il lettore, carpire la sua attenzione per alcune ore e fargli scoprire i meccanismi che lo fanno appassionare alle serie che ama. In senso lato, la critica è preziosa per comprendere il lavoro che c’è dietro un fumetto, per capire come funziona il mezzo stesso e anche come interrogarlo.

In Italia la critica fumettistica, che ormai vive praticamente soltanto sul web, viene percepita dalla maggior parte degli addetti ai lavori come amatoriale, in parte per cause da imputare a sé stessa e a come si è sviluppata negli anni, in parte per un preconcetto del mondo del fumetto italiano che spesso equipara la critica a un nemico (specie se l’analisi di un prodotto ne mette in evidenza anche le criticità oltre ai pregi). Qual è lo stato della critica nella tua nazione? Come viene percepito il ruolo di critico dal fumetto di lingua anglosassone?
Allo stesso modo, direi. C’è stato un allargamento da parte di alcuni dei più grandi siti di fumetti verso altri media più grossi, come cinema e TV, il che è molto comprensibile se vuoi attirare quantità di lettori su larga scala che ti permettano di generare le entrate di cui hai bisogno per sopravvivere. Ma ritengo che ci siano sempre stati poca istruzione e aiuto per coloro che vogliono fare critica fumettistica, perché in effetti non esistono corsi o istituzioni a cui accedere per imparare. Siamo tutti autodidatti, il che può essere utile ma ha chiaramente i suoi lati negativi. Penso però che stiamo migliorando con l’andar del tempo e ci sono alcuni fantastici siti web che scrivono in modo intelligente sui fumetti, come Women Write About Comics e Multiversity.

In un mondo ormai abituato a pretendere contenuti digitali gratuiti – quasi che ciò che non è materiale non sia frutto di un lavoro – PanelxPanel è a pagamento. Come hai maturato questa scelta?
L’ho concepito da subito come un prodotto a pagamento perché volevo remunerare coloro che avrebbero scritto per la rivista. Le entrate pubblicitarie sono basse e difficili da sostenere e, se segui quel modello, ti spingi naturalmente verso una direzione improntata alla ricerca del maggior numero possibile di clic. E io e non volevo questo. L’alternativa era qualcosa come Patreon, che già uso per Strip Panel Naked. Pensando a un pay wall, non volevo che fosse semplicemente un sito, volevo un prodotto. In tal senso è più facile convincere qualcuno a pagare $ 3,00 se in cambio ottiene una rivista da 100 pagine, piuttosto che pagare la stessa cifra per avere accesso a un sito web. Forse è una piccola differenza, ma la ritengo fondamentale.

Che cosa significa per te il fatto che PanelxPanel abbia vinto nel 2019 l’Eisner Award come Miglior testata giornalistica sul fumetto e che valore dai a questo premio?
È stato incredibilmente sorprendente. Eravamo stati candidati all’Eisner già nel 2018, ma non abbiamo vinto, quindi è stata già una bella sorpresa essere nominati una seconda volta anche quest’anno. Significa molto, in quanto avvalora il lavoro che facciamo sulla rivista, i molti giorni e le lunghe ore che le dedichiamo. Anche il pubblico percepisce un forte valore nel premio, soprattutto perché gli Eisner sono votati da parte di colleghi addetti ai lavori. Era stato già un onore essere candidati dopo solo sei uscite, quindi vincere quest’anno è stato davvero qualcosa di speciale. È un’ulteriore spinta ad andare avanti e cercare di migliorarsi.

Grazie infinite per il tuo tempo, Hassan.

Intervista realizzata via mail nel mese di dicembre 2019
Traduzione e adattamento di David Padovani

Hassan Otsmane-Elhaou

Hassan Otsmane-Elhaou, oltre ad essere il creatore e l’editor della rivista PanelxPanel, vincitrice del premio Eisner 2019, è anche la mente dietro il canale Youtube Strip Panel Naked. Lavora anche come letterista, su fumetti quali Red Sonja, Quantum & Woody e Black Stars Above.

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