
Dopo aver introdotto la figura paterna di Sàndor Kozma, presidente dell’associazione umanitaria EMR e primo grande mezzo per giungere al potere, la narrazione si focalizza sull’incontro con la figlia adottiva Efia e sul loro rapporto estremamente conflittuale. In età adolescenziale la giovane Efia sceglie infatti la via della ribellione contro l’autorità familiare e politica, entrambe personificate dalla madre.
La sua parabola la conduce a compiere atti di terrorismo, riportando alla mente il percorso estremo di Rosa e compagni, che alcuni anni dopo si sarebbero contrapposti alla Juric.
Il racconto non si presta particolarmente a un processo di identificazione con la protagonista (la “regina” del titolo) né tanto meno a una piena empatia verso le nefandezze che ha compiuto per “salvare il mondo”.
Ne emerge piuttosto un evidente e necessario distacco nei confronti dell’assoluta assenza di moralità e di scrupoli, che non viene attenuato neppure dalla sua assunzione del ruolo materno e che persiste persino dopo la sua morte (come si evince dal finale, ambientato nel presente, in cui ancora si avvertono le ripercussioni delle sue azioni).

Molto suggestivo il finale, che si ricollega direttamente all’episodio d’esordio della prima stagione, a indicare ancora una volta l’idea di circolarità della narrazione con opportuni rimandi interni alla serie.
Volendo trovare un difetto generale di questa stagione, a dire il vero meno evidente in questo episodio (seppure ancora presente), è quello di aver compattato in un numero minore di pagine una grossa quantità di avvenimenti che complessivamente forse avrebbero meritato almeno un episodio in più, presupposto diametralmente opposto rispetto a una certa diluizione della storia avvertito principalmente nella stagione precedente.
Luca Casalanguida, a cui vengono affidati i disegni della porzione più corposa della storia, realizza tavole essenziali e dinamiche, alquanto irregolari nella struttura ma altrettanto funzionali allo stile della narrazione, ben coadiuvato ai colori da Andres Mossa, che utilizza una palette cromatica più marcata per i passaggi emotivamente di forte impatto. Da citare anche le tavole in bianco e nero di Andrea Accardi per il prologo e l’epilogo: particolarmente evocative e intense le pagine iniziali dedicate a Odino, in cui il disegnatore dimostra una notevole versatilità.
Analizzando i tre numeri di Juric nel loro insieme, possiamo considerare questa stagione come uno dei prodotti più maturi e compiuti dell’intera saga ideata da Recchioni e Mammucari, una storia narrativamente solida, coraggiosa e appassionante.
Abbiamo parlato di:
Orfani: Juric #3 – La regina è morta, viva la regina
Roberto Recchioni, Paola Barbato, Andrea Accardi, Luca Casalanguida
Sergio Bonelli Editore, ottobre 2016
98 pagine, brossurato, colori – 4,50 €
ISBN: 977228330200360039







