Odio il Middlewest!

Odio il Middlewest!
L'autore di “Odio favolandia” racconta un nuovo mondo che Jorge Corona realizza in un'esplosione di forme e colori seguendo Abel, un undicenne che affronta l'adolescenza.

Il primo volume di Middlewest, serie scritta da , è una festa di forme e colori fin dalla prima tavola e che si conferma pagina dopo pagina per impatto visivo e narrazione.
L’immagine di apertura di questa serie Image, edita in Italia da , è una splash page che mostra una creatura fatta di vento, polvere e tempesta che incombe su Abel, il giovane protagonista.

Splash - MIDDLEWEST
®Bao Publishing

Jorge Corona per illustrare la sceneggiatura di Young sceglie un approccio carico di forza dinamica: l’immagine che presenta Abel lo vede schiacciato sotto il peso di una figura gigantesca priva confini, fatta di fumo, rabbia e vento. Il colore imposto da Jean-Fraincois Beaulieu è livido, carico di sfumature, che varia dal calor bianco al blu fino al viola. Il risultato è una tavola di una bellezza che fa quasi paura, nella quale la figura impietrita del ragazzo rimanda a quei sogni nei quali la minaccia che incombe toglie il fiato e paralizza.
L’incipit alza immediatamente il livello di attenzione, che viene mantenuto costante seguendo un ritmo tra quiete e tempesta cadenzato fino alla fine.

Cover_Middlewest_Young_Corona
®Bao Publishing

Lo stacco sul vissuto, aperto dal brusco risveglio del ragazzo, traduce l’immagine del mostro nel quotidiano. Abel ha un padre severo, perennemente arrabbiato, con il quale fa fatica a rapportarsi. Che esista un legame tra la figura minacciosa che tormenta i sogni del ragazzo e quella del genitore è immediato, ma lo sviluppo resta sorprendente, al punto che quando il velo tra sogno e realtà viene squarciato si resta sorpresi. Quella del mostro che incombe non è la traduzione fatta dal subconscio di un preadolescente, ma una minaccia tangibile dalla quale fuggire.

Il Middlewest costruito da Young è un mondo fantastico nel quale sono immediati i tributi all’immaginario collettivo, costituito da Mary Poppins, Il Mago di Oz e persino Pinocchio, che vengono usati però come modelli, bussole che consentono al lettore di orientarsi; musica di sottofondo sulla quale è costruita una nuova partitura.

Abel è un ragazzo di dieci anni che si trova ad interagire con due educatori con caratteristiche opposte. Da un lato c’è un padre che confonde educazione e frustrazione, che ha un modo violento di spiegare la differenza tra male e bene, dall’altro c’è la volpe parlante che lo accompagna, lo giudica bonariamente ma allo stesso tempo fugge dalla responsabilità per lasciarlo solo al momento delle scelte. Il rapporto con il suo amico ricalca quello di Calvin & Hobbes di Bill Watterson, un’assonanza con cui Young gioca al punto di evocarla per poi porsi in discontinuità, quando la volpe stizzita risponde a Jeb, il vecchio che per primo incontra Abel dopo la drammatica fuga da casa, di non essere un peluche.

middlewest interno 1La costruzione dei personaggi e delle sfide affrontate durante il viaggio confermano la buona vena artistica di Young, che elabora un racconto nel quale non manca un certo gusto per l’avventura, come l’indovinello del troll, omaggio alla tradizione fantasy nordica, amalgamato con la necessità di raccontare della crescita di Abel costretto a fare i conti con lo stesso demone, una personificazione della rabbia. Il suo viaggio alla ricerca di un nuovo equilibrio lo porta in un luna park itinerante, un paese dei balocchi, nel quale il ragazzo non solo trova una maggiore consapevolezza di sé e delle sue capacità, stimolate da curiosità e voglia di imparare, ma anche una nuova dimensione di famiglia a cui sentirsi legato.

Tutta l’architettura del racconto testimonia la voglia dell’autore, padre, di indagare il rapporto tra genitori e figli raccontando diverse declinazioni della figura paterna.
Il tema della rabbia che esplode è osservato da ambo i lati; se da un lato si osserva un genitore consumato dal risentimento, dall’altro osserviamo un ragazzo chiamato a fare i conti con emozioni analoghe, come si trattasse di un retaggio da cui affrancarsi, cercando di soffocarle piuttosto che rassegnarsi a conviverci.

Il volume crea un legame tra il padre-autore e il padre-lettore, evidenziando le difficoltà che il ruolo, in equilibrio incerto tra educatore e complice, impone, aggiungendo però una visione dal basso, il punto di vista del figlio, che impone domande complicate e prive di risposte.

Di fronte al racconto di due mondi destinati a collidere per poter evolvere, è stato interessante chiedere l’opinione a un lettore-figlio, coscritto del protagonista: mio figlio Lorenzo, undicenne e coetaneo del protagonista.

Il volume è scritto e disegnato molto bene, scrive Lorenzo, e mi è piaciuto, soprattutto per i colori.
Mi ha colpito vedere come Abel e suo padre siano simili ad Hulk perché quando sono arrabbiati si trasformano e sono pericolosi, con la differenza che Abel vuole combatterla mentre il padre no.
Middlewest mi ha ricordato Che rabbia!, il libro illustrato da Mireille D’Allance, che parla di Roberto, un bambino che dopo una brutta giornata vede la sua rabbia prendere forma e distruggere i suoi giocattoli.
La disperazione per le cose perse gliela fa controllare e alla fine la rabbia – conclude la sua analisi da lettore-figlio – finisce col rimpicciolirsi e sparire.

middlewest interno 2

La cura dimostrata verso i protagonisti non riduce l’attenzione verso i comprimari, dettagliati abbastanza da poterli sentire vicini, una famiglia di giostrai giramondo nella quale Abel è il cucciolo che deve crescere. Jeb e Magma, gli anziani, sono le figure che vigilano sul ragazzo e che provano ad aiutarlo, il primo indicando la strada, la seconda cercando nella sua mente le origini della maledizione che lo colpisce. Robby, una ragazzina allevata prima di lui dai giostrai, e il suo robot sono, assieme alla volpe, i suoi amici, le persone cui mostrare paura e dubbi senza vergognarsene.

Sullo sfondo rispetto alle avventure di Abel, c’è il cammino del padre che, esattamente come una tempesta, si avvicina minaccioso.
L’uomo è una figura che Abel ha imparato a temere, odiare, ma il solo che ha consapevolezza della maledizione che li condanna; difficile comprendere se il cammino del genitore sia motivato dalla rabbia o dalla voglia di redimersi. L’epilogo del volume è la giusta chiusura di un primo atto che prevede l’incontro con l’eroe e l’avvio del suo cammino, ma è anche il giusto lancio al prossimo capitolo, mostrando un buon equilibrio.

Difficile trovare difetti a una storia che si presta a una lettura sia letterale che metaforica, che ha tavole dense di forme e colori al punto che è piacevole tornarci sopra, che sa attingere molto bene a riferimenti pop senza apparire schiava delle citazioni e che sa parlare con la stessa onestà alla due generazioni di lettori intercettate dai protagonisti.
Colpisce come Young spinga a osservare dubbi e incertezze, ma pure alle fragilità del ruolo di genitore, senza per questo voler essere educativo, quando piuttosto evocativo.

Abbiamo parlato di:
Middlewest vol #1
Skottie Young, Jorge Corona, Jean-Fraincois Beaulieu
Traduzione di Michele Foschini
Bao Publishing, 2020
160 pagine, cartonato, colori – 18,00 €
ISBN: 9788832733921

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