Un nuovo codice: da Rorschach a Comics Code

Intervista a Emiliano Longobardi, della redazione di Comics Code (fu Rorschach) Appassionato di fumetti da 32 anni, scrittore in potenza, libraio di conseguenza. Con gli attuali compari di Rorschach ha...
Articolo aggiornato il 15/10/2015

Un nuovo codice: da Rorschach a Comics CodeCiao Emiliano, da collega a collega, inizierei subito con una domanda a cui cerco di rispondermi ogni giorno, per diletto: perché Rorschach (no, questo io non me lo chiedo!)? Perché questa voglia di parlare di fumetti e spendere ore ed ore in questo, piuttosto che nel collezionare farfalle?

Perché con le collezioni di farfalle si “acchiappava” qualche decennio fa e ci siamo resi conto che fa molto più “figo” dire alle ragazze che ci occupiamo di fumetti ;-)).
A parte le scemenze, penso che l’istinto di esprimere una propria passione e di condividerla col prossimo non appartenga solo a noi, ma a tutti coloro che – a diversi livelli – si impegnano in iniziative simili alla nostra. Sicuramente ne sai più di qualcosa anche tu, vista la dedizione con cui confezioni ogni volta il tuo bel sito. (Adoro le sviolinate… – ndr) Altrettanto certamente non lo si fa per soldi, tutt’altro! Al limite i dobloni si spendono, ma non rientrano e, francamente, non sono la nostra priorità.

Come e quando è nato il sito?

Partiamo da Rorschach, ovviamente. Tutto ha inizio nell’autunno del ’99. Già da qualche anno il gruppo che lavorava a SeD – Storie e Disegni (una fanzine cartacea attiva fra il ’91 e il ’94) e che attualmente realizza Comics Code, si era ritirato a “vita privata”, salvo me e , che – nel frattempo – abbiamo dato sfogo alla nostra passione realizzando fumetti e non solo scrivendone (l’albo Xiola – Primo sangue della Liberty di Ade Capone, disegnato da Werther Dell’Edera, ora a lavoro su Road’s End della Innocent Victim-Magic Press e su Skorpio e Lanciostory della Eura). Un tardo pomeriggio di fine settembre, pero’, Simone Satta (anche lui ora redattore di Comics Code) da guascone che è ha convinto con l’inganno Alessandro Pinna, e il sottoscritto a buttarci nuovamente nella mischia con una fanzine. Da lì a ricoinvolgere Fabio Lanza e Manuel Seu il passo è stato brevissimo. Una volta ricostituita l’associazione a delinquere abbiamo cercato di progettare una nuova rivista, ma ben presto ci siamo resi conto che il cartaceo – visti i costi – era per noi proibitivo. Dopo un po’ di riunioni anche tese e dopo, addirittura, la decisione di lasciar perdere, lo stesso pomeriggio in cui avevamo decretato la morte prematura (nel senso di morte prima della nascita) della “fanzine senza nome”, con Alessandro abbiamo deciso di ribaltare a sorpresa le cose e ci siamo ripresentati agli altri quattro deficienti con il progetto di Rorschach. L’idea di un magazine monografico da diffondere tramite e-mail (idea totalmente di Alessandro) è piaciuta e da lì a partire il passo è stato brevissimo (oddio… tanto breve no, visto che siamo partiti a fine giugno dell’attuale secolo…). Dopo un anno di Rorschach settimanale, pero’, ci siamo resi conto della necessità di una sponda sul web in cui far convergere tutti quei materiali che in un’e-mail da mantenere entro i 100k non potevano entrare (articoli lunghi, approfondimenti, gallery di immagini, ecc.). Nell’ottobre del 2001 nasce così Rorschach on Line (rorschachonline.it), che ha avuto una vita “editoriale” di poco più di due anni (nel frattempo, Rorschach settimanale ha chiuso nel giugno del 2003 col N.150). Fiuuu! Ce l’ho fatta! E tutto senza prendere il respiro! :)

Ci sono stati momenti in cui la voglia di portarlo avanti ha avuto dei cali?

Più di uno, anzi – a dirla tutta e più precisamente – la volontà di farlo è sempre stata la stessa, ma è successo spesso che gli impegni pressanti di lavoro o di natura personale hanno rallentato e di molto la perfetta riuscita del settimanale e del sito. Oltretutto, e anche questo va detto, l’e-magazine settimanale ha chiuso proprio perché ormai non ce la facevamo più a gestirlo al meglio e – di conseguenza – piuttosto che rischiare di vederlo agonizzare e spegnersi nel dolore, abbiamo optato per la chiusura nel suo momento migliore riguardo il numero di abbonati e per le soddisfazioni che ci ha dato in termini di credibilità ottenuta presso i lettori (addetti ai lavori e non). In tre anni non abbiamo saltato un’uscita… una grande soddisfazione, ma rischiava di diventare un vincolo ossessionante. E così ci siamo dedicati “soltanto” al sito (costantemente falcidiato da un’irritante mancanza di puntualità negli aggiornamenti).

Chi c’é dietro a Rorschach? Nome e cognome dei colpevoli!

Ho già citato tutti i nomi degli altri imbecillotti con cui mi diverto, ma qua è giusto rispondere elencandoli in ordine alfabetico e specificandone le mansioni (a prescindere dal fatto che ognuno di noi cerca di fare un po’ di tutto).
Fabio Lanza è l’artista, la mina vagante, il folle fra i folli; Alessandro Pinna si è occupato per tre anni del confezionamento del settimanale e se questo è uscito regolarmente è stato quasi soltanto merito suo, ha svolto anche il ruolo di coordinatore e supervisore di Rorschach on Line, e attualmente si occupa di questioni tecniche e della realizzazione delle gallery che ospitiamo sul sito, oltre a concentrare la sua attenzione sul fumetto franco-belga; Simone Satta è il nostro pargoletto, legge di tutto, ma ha un amore particolare per tutto quanto abbia delle stelle e delle strisce; Manuel Seu è invece il responsabile della “sezione trasversale” sul cinema legato ai fumetti (o al fantastico) e sull’animazione; Antonio Solinas è il nostro uomo all’estero (vive in Inghilterra) e tiene i contatti con tutti gli autori e gli addetti ai lavori stranieri (inoltre è il webmaster del neonato Comics Code): la sua dote migliore è inventarsi di sana pianta interviste ai nomi più grossi del comicdom anglofono e a spacciarle per vere a noi e a voi; il sottoscritto, infine, si occupa di tutto ciò che è fumetto italiano e di mantenere i contatti con gli addetti ai lavori italiani (autori, editori, redattori, giornalisti).
Un nome che appare solo nei credits e che non fa parte della redazione, ma il cui lavoro è stato per anni assolutamente fondamentale è quello di Paolo Carta, che ha aiutato Alessandro nel confezionamento del settimanale e che si è sbolognato la grossa parte della impaginazione del sito.

Ok, domanda un po’ preoccupata (perché la risposta potrebbe ingelosirmi!): che rientri ha il vostro lavoro (perché a certi livelli, di lavoro o poco meno si tratta) per Rorshach?

Rientri economici? Nessuno. Rientri morali? Inquantificabili!

La newsletter di Rorshach, benemerita iniziativa che per molto tempo è stata un appuntamento fisso della mia mail, è da poco andata in pensione. Come funzionava la redazione di quello che era un vero e proprio giornale sui comics? Quali difficoltà comporta imporsi delle scadenze?

Il primo numero di Rorschach (anteprima a livello nazionale sulla decisione di Miller di dare un seguito a Il ritorno del Cavaliere Oscuro… mica cotiche! ;-)) ha avuto una gestazione tutto sommato semplice. Le difficoltà sono sopravvenute con i numeri successivi. Il lavoro era organizzato in questo modo: si faceva una riunione in cui decidere le scalette di due mesi in due mesi, scalette comunque piuttosto elastiche) e si cercava di rispettare come scadenza il martedì precedente l’uscita. Solo quel sant’uomo di Alessandro, pero’, poteva sopportare ritardi anche di 3 giorni (che su scala settimanale, ti puoi immaginare, hanno un peso specifico di una certa rilevanza…). Con il N.26 (il primo del 2001), abbiamo cambiato la grafica e, soprattutto aumentato le rubriche: oltre ad editoriale e pezzo monografico, da quel momento hanno integrato Rorschach anche L’occhio insonne (uno spazio-libero gestito dal sottoscritto) e One man comic (una storia a fumetti in una vignetta o un’illustrazione). Da quel numero tutto si è splendidamente complicato ulteriormente, perché i vari pezzi del mosaico-Rorschach sono aumentati. Un piccolo elemento della rivista che ha sempre costituito uno stimolo e un vincolo pressante al contempo, è stata la preview dell’argomento che avremmo trattato la settimana successiva: una volta annunciato, non si poteva tornare indietro…

Fu Rorschach, sarà Comics Code! Arriviamo al piatto forte dell’intervista, la nuova incarnazione del sito: nuovo nome e nuova grafica, cosa sarà, come sarà, chi ci sarà?

Cominciamo dalla fine: la redazione di Comics Code sarà composta dagli stessi sei elementi che hanno composto quella di Rorschach. Sarà un sito che si occuperà di fumetti a 360, sicuramente senza preclusioni di sorta, ma con un occhio che privilegerà autori, case editrici e fumetti che normalmente non hanno gli spazi che si meriterebbero. Siamo convinti che internet possa essere una buona cassa di risonanza, se la si usa con criterio, serietà e correttezza. Ed è quello che finora abbiamo sempre cercato di fare e che continueremo a fare con Comics Code. Ogni mese presenteremo un piatto forte e alcuni altri argomenti di rilievo. Un buon numero di interviste (almeno 3, sempre in esclusiva e realizzate da noi o dai nostri collaboratori). Dodici recensioni (sei di opere in uscita e sei di opere classiche o da riscoprire). Gli approfondimenti potranno essere costituiti da dossier, speciali e quant’altro abbia necessità di molto spazio. Non mancheranno, inoltre, le gallery dedicate a disegnatori ed illustratori. In home page, saranno presenti quattro rubriche fisse: “sketchbook” (un disegno o uno schizzo inediti realizzati per noi da alcuni dei nomi più importanti del fumetto nazionale ed internazionale), “la fumettoteca ideale” (ereditata da SeD prima e da Rorschach ora, dedicata alla classifica delle opere che non devono mancare nella biblioteca di un appassionato secondo gli addetti ai lavori e secondo i lettori), “connessioni” (un link ad un sito che riteniamo sia doveroso visitare) e, infine, “codificazioni” (lampi di luce, ombre e novità dal mondo delle nuvole), che è un po’ il figlio de “L’occhio insonne” di Rorschach. Il primo aggiornamento di Comics Code, attualmente in linea, prevede – fra le altre cose – un’intervista e una gallery dedicate a Carlos Nine, un monumento del fumetto e dell’illustrazione mondiali, e altre interviste ad alcuni nomi di grosso spessore come il texiano Claudio Villa e gli inglesi Liam Sharp (attualmente disegnatore Image) e Mark Buchingam (in forza alla Marvel e alla Vertigo).

È stata una scelta sofferta chiudere un sito con tanta storia dietro?

Non ci siamo accoltellati e non ci siamo tolti il saluto, ma è anche vero che non si è trattata di una decisione presa con leggerezza. I motivi principali sono stati due, uno di natura filosofica e l’altro più pratico: innanzitutto, con la chiusura di Rorschach settimanale, non aveva più senso che ne esistesse una spalla (perché con quelle intenzioni era nato) sul web; Rorschach on Line, poi, già da qualche tempo aveva necessità di una rinfrescata alla grafica e di una razionalizzazione dei contenuti, e questo è stato il motivo pratico che ci ha portato a una “rifondazione”. Siamo perfettamente consci che si tratti di una mezza follia (se non di una follia tutta intera), visto e considerato che – ormai – in tre anni un nome ce lo siamo fatti, ma siamo anche convinti che ripartire da zero possa dare degli stimoli diversi e ci faccia stare sempre sulla corda, senza rischi di impigrirsi solo grazie al comodo ombrello di un nome conosciuto e rispettato.

Nel comunicato ufficiale non posso fare a meno di trovare quelli che sono gli stessi concetti che cerchiamo di portare avanti sullo Spazio Bianco, e quasi mi commuovo, anche se è una coincidenza. Per sottolineare un passaggio che credo importante: “Indagare fra gli spazi bianchi che separano le vignette del nostro medium preferito nel tentativo di decodificarne valore e potenzialità”.
Comics Code, appunto, il codice del fumetto!

Il nome del sito è una voluta provocazione: il riferimento è esplicitamente diretto al famigerato e odiato Comics Code of Authority dei fumetti americani. Allo stesso tempo, pero’, può anche essere tradotto come dici tu. In questo senso, abbiamo voluto camminare sul filo dell’ambiguità.

Un nuovo codice: da Rorschach a Comics CodeCome pensi sia il modo migliore per portare in risalto, come dite, alle realtà meno visibili del fumetto? A volte sembra difficile “istigare” il navigante alla lettura di un articolo privo di grossi nomi, figurarsi alla lettura di un fumetto! Inoltre, la visibilità di un pezzo fuori dalla prima pagina cala notevolmente, e di pari grado la possibilità di pubblicizzare le opere in questione.

Dal punto di vista della “usability” (chiedo scusa a te e ai lettori per questa parolaccia) hai sicuramente ragione. Pero’ c’é anche da dire che – pur non avendo alcuna intenzione di “targettizzare” (oggi sono proprio volgare, sorry) i nostri lettori – abbiamo la speranza di rivolgerci soprattutto a persone curiose e disposte a non smanettare col mouse da un sito all’altro prima di aver dato a ognuno una lettura un minimo approfondita. Se una persona non vuole leggere e informarsi, non potrà certo essere Comics Code a farle cambiare idea, pero’ se un navigante cerca informazioni in senso lato sui fumetti, allora Comics Code sarà sempre per lui un approdo accogliente e (faremo di tutto) gratificante per le sue esigenze. Il resto lo lasciamo a chi perde la vista sulle statistiche degli accessi (e, per un certo periodo, il sottoscritto si è lasciato abbindolare…).

Comics Code avrà un aggiornamento puntualmente mensile: non pensi possa essere un limite nell’affollato mondo del web, dove le notizie viaggiano talmente veloci da arrivare prima ancora che siano ufficiali? Te lo chiedo perché è una scelta opposta alla nostra (dove gli aggiornamenti anzi cercano di essere più frequenti possibili!), e perché per me è un piccolo dramma non riuscire a recensire un mensile appena uscito, o ritardare tanto da rendere (secondo me) poco utile parlarne, quando magari nemmeno più si trova in edicola/libreria.

Con Rorschach on Line avevamo provato a gestire una sezione news, ma ci siamo resi conto che altri siti affrontano l’argomento molto meglio e più puntualmente. Abbiamo desistito dall’illusione di stare dietro all’attualità con cadenza quotidiana e preferiamo tenerla come punto di riferimento, ma che non ci vincoli alla nausea. A noi piace leggere fumetti e piace parlarne (scrivendone) con chi condivide la nostra stessa passione, punto. Se il fumetto di cui parliamo è già uscito da un mese piuttosto che da una settimana, poco ci importa: se un’opera vale, vale nel tempo. Oltretutto non crediamo nella concorrenza fra siti, quindi non avrebbe molto senso correre dietro alla chimera della quotidianità a tutti i costi per poter arrivare una frazione di secondo prima degli altri. Cio’ non toglie (e questa è l’altra faccia della medaglia) che non abbiamo nemmeno l’intenzione di parlare solo di fumetti con una patina di muffa sulle copertine ;-)

Ora, tocca come sempre una delle domande più stra-abusate delle mie interviste, ma non riesco a farne a meno: da dove nasce la tua passione per il fumetto? Quali opere o autori ti hanno affascinato agli inizi, e quali ora?

La mia passione per il fumetto nasce grazie a mio padre, che ne era un grande lettore e collezionista. Ho avuto la grande fortuna e la possibilità – fin da bambino – di poter leggere alcuni dei grandi classici del fumetto mondiale (da Little Nemo a Kirby, da Barks ad Audax, dagli horror di Creepy a Pratt) e poi, piano piano, di avvicinarmi ai fumetti della “mia” epoca (sono del ’72). Negli anni – com’é intuibile – i miei gusti sono mutati e si sono adeguati al carattere di una persona che cresceva e che attraversava infanzia e adolescenza per arrivare allo stato attuale (maturità? Deficienza cronica e consapevole? Non saprei che dire…). I primi fumetti che ho collezionato organicamente sono stati Zagor e Mister No, mentre il primo che ho acquistato dal N.1 è stato Martin Mystere (con conseguenti “sbornia” per gli argomenti che trattava e sogno di diventare archeologo).
Gli anni del liceo sono stati contraddistinti dal fenomeno Dylan Dog, dalla curiosità verso il “fumetto d’autore” (attraverso Comic Art prevalentemente) e il ritorno di fiamma per il fumetto supereroistico. Nell’autunno del ’91, dopo il diploma, ho iniziato a lavorare in una libreria in cui sono riuscito a creare un piccolo settore fumetti. Pian piano le mie letture si sono diversificate (e un’impennata in questo senso c’é stata negli anni della fanzine SeD di cui ho parlato all’inizio). Ora quella libreria è mia e da una decina d’anni – al piano superiore – è diventata una fumetteria. Attualmente, di conseguenza, leggo assolutamente di tutto. Non ne faccio né una questione di nazionalità né di genere, ma solo ed esclusivamente di qualità.

Non trovi anche tu che spesso le case editrici (a differenza degli autori, sempre molto disponibili) siano poco attente alla realtà dell’apparato informativo/critico fornito dai siti? Parlo anche semplicemente di concessione di informazioni dirette (spesso limitate a ritardatarie newsletter), o anche a copie omaggio per recensioni?

Che un Editore non dovrebbe sottovalutare le potenzialità di una cassa di risonanza come quella costituita dai siti che si occupano di fumetti è una cosa – penso – inconfutabile. è anche vero che – a prescindere dalle notizie che possiamo avere dalla Casa editrice – del fumetto XY prima o poi parleremo comunque e questo, per l’Editore, è un dato di fatto: perché perdere tempo nella realizzazione di una newsletter, se tanto del mio ultimo manga fatto in Svezia i siti parleranno ugualmente? Non mi trovi invece d’accordo sulla questione delle copie omaggio: dove sta scritto che dobbiamo parlare necessariamente di ciò che non possiamo acquistare? I fumetti li compriamo tutti, parliamo di quelli e basta, piuttosto (é una provocazione, ma son curioso di vedere che ne pensi).

Beh, innanzitutto è chiaro che il vero scopo per cui è nato il sito, era di riuscire a scroccare qualche fumetto, alleggerendo il salasso settimanale del portafoglio, e quindi la cosa mi colpisce molto… A parte gli scherzi, dopo i primi passi fatti un po’ per gioco, un po’ per dire “ci proviamo”, scoprire di riscuotere interesse, di avere sempre più accessi (lo ammetto, li controllo spesso, mi fanno sentire un po’ più sicuro di non scrivere per il nulla), ed al contempo di migliorare come critico, mi ha portato a farmi carico anche di una responsabilità. Responsabilità verso il navigante che leggendo il sito magari decide o meno se comprare una nuova uscita, o si incuriosisce di un autore o di un’opera, o ancora apre le pagine dello Spazio Bianco in ricerca di informazioni mirate. E responsabilità verso quei fumetti che escono e passano in secondo piano, di cui nessuno si occupa, e che magari meriterebbero spazi maggiori… Ma le risorse da investire a fondo perduto sono limitate, e credo che un aiuto in forma di copie omaggio da parte delle case editrici aiuterebbero me a rendere più completo il sito, loro a farsi conoscere un po’ di più – anche se qui si potrebbe creare il fastidioso equivoco di una partigianeria a cui non tengo proprio.
Certo, messo alle strette, ad ogni uscita di Anteprima sforbicio titoli su titoli che comprerei se riuscissi a campare lo stesso, evito di osare su nuove uscite per non rischiare di gettare soldi, e chiudo un occhio di fronte a fumetti che vorrei leggere e di cui vorrei parlare… continuando a fare un servizio che non sempre sento apprezzato “professionalmente” come, credo, meritererebbe – senza per questo voler sembrare chissà chi…

Mi sembra abbia già detto tu tutto quanto ci sia da dire: poveri e indipendenti o ricchi e leccaculo? è un dilemma che alcuni risolverebbero dicendo che il fatto di ricevere copie-omaggio non impedirebbe loro di conservare un’indipendenza e un’autonomia di giudizio assolutamente granitiche. Non lo voglio mettere in dubbio, ma preferisco che siano gli Editori, senza che noi chiediamo niente, a decidere di mandare i loro materiali in giro a fondo perduto e senza aspettarsi: a) una recensione e, nel caso, b) una recensione necessariamente positiva.
In ogni caso, ripeto, con tutto il bendiddio che attualmente “innaffia” gli scaffali di librerie ed edicole, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta riguardo ai fumetti di cui parlare…

A proposito di fumetti, anzi di autori, che sensazione si prova a passare il velo tra il fumetto in quanto opera di carta e inchiostro, ed i suoi autori?

La prima volta che sono stato a una fiera è stato nell’ottobre del ’91, a Lucca. è stata un’esperienza tutt’ora impareggiata e straordinaria. Decine di migliaia di persone tutte assiepate all’interno di un palazzetto dello sport interamente dedicato al fumetto. Un sogno! E, goduria nella goduria, ho anche avuto la possibilità di incontrare fisicamente per la prima volta gli autori. Incredibile. L’anno dopo, poi, ho avuto la fortuna di assistere a quella che è unanimemente ricordata come una delle migliori edizioni di sempre della fiera toscana. Ettore, non so se tu ci fossi, ma ti assicuro che l’idea di attraversare i corridoi fra gli stand e passare di fianco a John Byrne, incrociare lo sguardo di David Mazzucchelli, salire sugli spalti e, comodamente seduti, chiacchierare con Carlo Ambrosini e Nicola Mari, chiedere timidamente un disegno a Magnus (!!!), intravedere Dave McKean e, poco dopo, quasi non riconoscere Go Nagai, è una serie di emozioni che non può essere descritta. E ho fatto solo i primi nomi che mi sono venuti in mente! L’imprinting è stato dei più caldi. Nel frattempo lavoravamo tutti a SeD e qualche contatto telefonico per delle interviste c’era già stato; finita l’esperienza con SeD pero’, nel corso degli anni ho, continuato a frequentare le mostre, a tutt’oggi sto provando a scrivere fumetti e non ho mai smesso di sottoporre qualche lavoro ad autori ed editori, quindi la rete di conoscenze si è allargata in maniera considerevole e di qualche autore sono diventato amico nel vero senso della parola. Fa semplicemente tutto parte della serie di occasioni in cui le persone si possono incontrare e conoscere: in questo caso il trait d’union è stato il fumetto, in altri può essere stata una festa di compleanno piuttosto che l’università.
Alla fine di tutto, abbassare il velo fra il fumetto e i suoi autori (come dici tu) è stata ed è un’esperienza come tante altre che ti fa capire come tutto venga fatto – nel bene e nel male – da esseri umani: esistono autori-persone in gambissima, altri che mi lasciano indifferente, alcuni altri che ritengo delle emerite teste di cazzo. C’est la vie, no? :)

Pensi che, iniziando a cercare una analisi forzatamente quanto più oggettiva e critica nei fumetti, si rischi di perderne un poco la magia?

Spesso si, senza dubbio. Ed è la parte che meno mi piace oggi della mia passione per i fumetti. Non penso che potrei mai fare a meno del piacere di leggerli, ma non posso negare che – in alcuni momenti – mi ritrovo più a considerarli come “lavoro” (sia perché li vendo, sia perché cerco di scriverli, sia perché ne parlo su Comics Code) che come divertimento. In quei momenti cerco di fare uno sforzo e di non pensarci, magari me ne distacco per qualche giorno e poi li riprendo in mano, ma è pur vero che ormai l’occhio e la mente hanno acquisito dei meccanismi particolari. L’importante, comunque, è che il cuore continui ad amarli visceralmente.Come vedi questo strano mercato del fumetto, sempre in crisi e sempre pieno di nuovi editori, nuove opere, nuove iniziative?

Per rispondere con un minimo di grado di approfondimento dovrei abusare ulteriormente dello spazio che mi/ci hai già concesso su Lo Spazio Bianco. Provo a cavarmela con un invito: parliamone insieme in un dossier da condividere fra il tuo sito e Comics Code! ;-)

Mi sembra una fantastica idea! Quindi, è il caso di dire… AL LAVORO!
Per tutti quanti, appuntamento sulle pagine di Comics Code!

Intervista rilasciata nel mese di Gennaio 2004 via email

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