Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto

Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto
Durante Lucca Comics and Games 2019 abbiamo intervistato Fabio Tonetto, creatore di Rufolo e che ha da poco pubblicato il suo secondo volume, Rufolo e il Grande Evento, per Eris Edizioni. Con lui abbiamo parlato dei suoi inizi nell’animazione e della nascita dei suoi personaggi a fumetti.

Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto_Interviste Nella marea di autori e opere presenti a un Lucca Comics and Games mai così ricco, Eris Edizioni ha portato in fiera un autore italiano che si è fatto conoscere per il suo stile minimale e sintetico, mutuato dal mondo dell’animazione e dei funny animals: stiamo parlando di Fabio Tonetto, creatore di Rufolo e presente in fiera con il suo nuovo volume, Rufolo e il Grande Evento. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo inizio nel mondo dell’animazione e del fumetto, nonché per parlare della sua creazione più famosa.

Ciao Fabio e grazie del tuo tempo. Partiamo dagli inizi e dai tuoi studi: nasci come animatore e per molti anni hai lavorato esclusivamente in questo campo. Quando e perché hai deciso di intraprendere questa strada?
Non appena uscito dalle superiori ho avuto la possibilità di entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha una sede anche a Torino. Da lì, dopo tre anni di studio, ho continuato a lavorare nell’animazione, ma devo dire che fumetto e animazione sono sempre andati in parallelo. A un certo punto ho deciso che non avevo molta voglia di lavorare in un grosso studio di animazione e ho pensato che con il fumetto avrei potuto tenere le cose più sotto controllo, con meno budget e con meno persone intorno.

Durante questa edizione di Lucca è in programma un incontro proprio sull’animazione italiana: quale è la tua prospettiva sullo stato di questa arte nel nostro Paese?
Penso che sia in forma, ci sono molti nomi importanti e interessanti, vari di questi vengono raccolti nel dvd antologico Animazioni, ormai arrivato al sesto volume. Ci sono nomi che sono icone in italia e nel mondo, due su tutti Donato Sansone e Blu, che nell’ultima decina d’anni hanno spinto l’animazione d’Italia, e insieme a loro molti altri hanno dato un grande contributo.Sicuramente il cambiamento dei mezzi e l’avvento del digitale permette a tanti autori di realizzare molte opere da casa e con un budget ridotto.

Il digitale ha semplificato la produzione, quindi.
Sì, costi e tempi di produzione si sono ridotti, ma penso che la tecnologia abbia soprattutto esaltato l’iniziativa e le idee individuali. Prima era necessario lavorare in più persone su un’opera, erano necessari collaboratori. Oggi invece si può scegliere se lavorare da soli o insieme, ma farsi una cosa completamente da soli è oggi molto più semplice.

Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto_Interviste I tuoi primi lavori per riviste (Frigidaire, Vice USA) dimostrano uno stile molto dettagliato e di grande impatto, laddove con Rufolo, ma anche con Ren Rocchi, hai intrapreso un percorso di stilizzazione e sintesi del tratto: da dove è nata questa esigenza? Pensi che in futuro realizzerai un’opera con uno stile diverso?
Non escludo mai un ritorno a quello stile, perché è nelle mie corde. Andare verso la sintesi è stata una mia necessità per essere meno d’impatto e incuriosire i lettori più lentamente. Mi rendo conto che un’immagine di Frigidaire possa essere più coinvolgente, erano molto più organiche e potenti, però a un certo punto ho avuto il coraggio di iniziare a togliere, a sintetizzare, di ridurre. Tutto questo era semplicemente più stimolante per me, i miei gusti sono cambiati rispetto a prima, volevo essere più grafico, essere meno accattivante ma più raffinato.

E questo ti permette anche di sperimentare molto. Se penso a Rufolo e il Grande Evento, questa è un’opera molto radicale: nessuna suddivisione in vignette, nessuna scenografia eppure con un forte senso del movimento scenico, poche linee, un numero limitato di colori.
Penso che questo sia un retaggio dell’animazione, con il tempo è venuto sempre più naturale pensare a muovere quel personaggio in quello spazio, un mondo tridimensionale che può esistere solo in questo modo. Mi viene un po’ in mente Copi, autrice apparsa sulle vignette di Linus, che disegnava un personaggio all’interno sulle due pagine ma mantenendolo sempre sullo stesso piano: ho sempre apprezzato quel genere di fumetto, quindi la mia è una sorta di evoluzione da quel punto per costruire un mondo senza vignette ma con una sua dimensionalità.

Rufolo nasce dalla tradizione dei funny animals, integrando però aspetti onirici alla Little Nemo e riflessioni esistenziali: come è nata l’idea di questo personaggio? E come bilanci la sua esplorazione esistenziale e la sua comicità surreale?
Sarò molto specifico: Rufolo nasce durante un corso di illustrazione a Macerata, più precisamente il 17 Luglio 2010. Durante gli esercizi del corso è nato questo personaggio, che è molto diverso da quello che vedi oggi: era peloso e gobbo come un troll. Pian piano ho continuato a disegnarlo, prima come contorno ad altre storie, per poi diventare protagonista. Le sue storie per me sono soprattutto cronaca quotidiana, in quel mondo si pensa così e ci si fa quelle domande: non voglio insegnare il senso della vita o fare la morale, semplicemente in quella dimensione si riflette su quei concetti. Non ho nemmeno la volontà che ognuno veda quello che vuole, ma lascio sempre la maggior libertà possibile in questo mondo. L’umorismo di Rufolo è invece solidamente aggrappato a Cochi e Renato, all’immaginario del loro cabaret e delle loro canzoni, così come i film più strani di Pozzetto, quelli da lui diretti, parlo de Il volatore di aquiloni e Saxofone, ambientati a Milano e in cui lui si muove in situazioni paradossali che raccontano una realtà.

Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto_Interviste

E in effetti quello che si percepisce leggendo Rufolo e il Grande Evento è proprio questa volontà di far muovere il personaggio nella sua realtà, nel fargliela esplorare e così facendo di condurlo in un viaggio alla scoperta di sé stesso.
Certamente, questo è sicuramente un elemento del racconto, ma alla fine ci sono tante altre storie nello stesso volume, ci sono quelle degli insetti, delle pietre: ognuno ha un suo viaggio da affrontare.

Nello spazio senza gabbie: intervista a Fabio Tonetto_Interviste Rufolo è un personaggio “pasticcione”, un uomo di tutti i giorni, che si dispera per i suoi difetti, riflette sulle diversità, cerca la realizzazione e vive in una sorta di circolo: le sue avventure sono sempre degli inciampi ma poi si torna in piedi come prima. Il finale di Ren Rocchi ha invece qualcosa di più filosofico ma anche più catastrofico. I personaggi tornano (ad esempio il signor Atti), ma il contesto e l’ambientazione sono molto più desolati e diretti. Il protagonista stesso si definisce una “stramerda”, per cui i toni rispetto a Rufolo sono molto cambiati. Come hai pensato Ren Rocchi e potrà tornare successivamente, visto il cambiamento dei toni delle tue storie?
Ren Rocchi era il modo di raccontare un altro personaggio con le sue situazioni quotidiane, il cui contenuto è solo relativamente diverso rispetto ad altre mie storie: alla fine, infatti, anche Rufolo è uno dei personaggi di quei racconti, sebbene avesse un ruolo diverso. Le storie di Ren Rocchi avevano anche una struttura diversa, con una griglia più classica. Non è detto che il personaggio torni, alla fine della storia, durante la gara con il Signor Atti, lui si butta giù da un dirupo: alla fine non so nemmeno io se sia morto, non lo sappiamo, probabilmente è semplicemente da un’altra parte.

Rivedremo Rufolo e altre tue creazioni in futuro, magari anche come corti animati?
Per adesso Rufolo è in pausa. Sto facendo storie autoconclusive, già provate su linus, dato che comunque il concetto di continuity non fa parte della mia narrazione. Al momento il Rufolo del nuovo volume è più maturo, quindi potrebbe esserci in futuro una ulteriore evoluzione. Adesso sto lavorando con una rivista di Milano, Frankenstein, in cui sono coinvolti fumettisti, ma anche artisti, illustratori e altri creativi alle prese con il linguaggio del fumetto, ognuno con a disposizione 2 pagine per raccontare una storia. Lì sto portando avanti il mio discorso sulla sperimentazione, facendo tavole autoconclusive senza dialoghi in cui gioco con spazi e prospettive. Sto cercando nuovi embrioni per nuove storie, sono in continua fase esplorativa inserita in quel discorso di cronaca quotidiana, o flusso di coscienza per dirla in modo altisonante, di cui parlavo prima. Adesso provo a realizzare storie con meno gabbie possibili, senza sceneggiature e strutture, bensì buttando giù quello che ho in mente in maniera più libera e rilassata.

Intervista realizzata dal vivo il 1 Novembre durante

Fabio Tonetto

Fabio Tonetto, nato ad Alessandria nel 1983, si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia dipartimento di Animazione di Chieri (TO) nel 2006. Oltre ad aver lavorato come animatore per video pubblicitari, musicali e per Cartoon Network, ha pubblicato fumetti in molte fanzine e autoproduzioni, ha collaborato con vari collettivi (Lök, Puck!, Delebile, collettivo Mensa, Amenità, A4God, Delebile) e pubblicato brevi storie e illustrazioni su Rolling Stone, Frigidaire, Vice USA. Nel 2016 pubblica Rufolo, suo primo volume con Eris Edizioni: l’opera gli vale il Premio Boscarato come miglior autore unico italiano nel 2017. Il personaggio appare successivamente su Linus. Nel 2019 pubblica il suo secondo libro, Rufolo e il Grande Evento, sempre per Eris Edizioni.

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