Negri gialli, l’urlo nero dei migranti nell’Europa dell’indifferenza

Negri gialli, l’urlo nero dei migranti nell’Europa dell’indifferenza
Negri Gialli, fondamentale opera di Yvan Alagbé dedicata al tema delle migrazioni, viene pubblicata in Italia da Canicola Edizioni. Un fumetto duro e potente, in un graffiante bianco e nero.

CopertinaLa pubblicazione in Italia di Negri gialli si può tranquillamente definire un evento editoriale per il mondo del fumetto. Con tale volume, Edizioni inaugura la sua collana I quindici, dedicata a romanzi a fumetti che affrontino tematiche e problemi sociali. E lo fa iniziando da una delle opere più importanti del fumetto indipendente francofono degli ultimi decenni, tradotta efficacemente da Valerio Camilli.

L’autore, Yvan Alagbé, è nato a Parigi nel 1971 dopo aver trascorso parte dell’infanzia in Benin, nell’Africa occidentale. Tornato in Francia per studiare matematica all’università, fonda con Olivier Marbouf le riviste L’oeil carnivore e Le Cheval sans tête, nonché la casa editrice Amok (1994), che dalla fusione con la belga Fréon generò Frémok (2002), tra le più importanti del fumetto indipendente europeo. E proprio per Frémok, nel 2012, esce questo Negri gialli e altre creature immaginarie, che raccoglie e riorganizza diversi fumetti realizzati dall’autore dal 1994 al 2011, tutti incentrati sul tema della migrazione.

L’opera principale, che dà il titolo alla raccolta, è la prima a essere composta. Nelle varie edizioni successive vengono man mano aggiunti gli altri brani: in questa edizione italiana, ad esempio, viene inserito per la prima volta il racconto inedito Eros Negro. Nel 2018 l’opera ha visto una importante edizione americana per The New York Review of Books, 2018, cui segue a stretto giro questa edizione in Italia.

Il fulcro dell’opera è la questione coloniale francese, la cosiddetta Françafrique, sia in riferimento al passato di dominazione, sia in connessione all’attuale fenomeno migratorio. Emblematica della potenza del suo stile già la copertina, dove troviamo il volto del protagonista Alain e due mani che lo strangolano. Un’immagine simbolica, brutale, fortissima, ampliata dal raffinato frontespizio, che unisce classicamente i vari personaggi, sintetizzando nei loro rapporti spaziali nella composizione i rapporti simbolici interni all’opera.Mario

Tale potenza si dispiega poi nei vari racconti che compongono la raccolta, dotati ciascuno di una notevole forza autonoma, ma armonizzati in un discorso unico complessivo. Amore, la brevissima prima storia, è giocata brillantemente su un efficace movimento di camera che introduce il testo più lungo, quello di Negri Gialli appunto, che dà il titolo.

Al centro vi è la vicenda di Alain, immigrato sans papier del Benin, fidanzato con una donna francese, Claire. Alain vive con la sorella Martine, che si guadagna da vivere facendo lavori di casa per famiglie benestanti. Tramite il suo punto di vista Alagbé rappresenta con durezza le relazioni umane e la questione politica dell’immigrazione nell’Europa dei nostri anni.

La gabbia è lontana da quella francese, e guarda piuttosto a quella italiana: anche il segno è lontano dalla ligne claire, prediligendo un tratto spesso, marcato, vigoroso, che – anche qui – ricorda piuttosto il meglio del fumetto italico popolare (come vedremo, apertamente citato dall’autore più avanti). In ogni caso, si tratta di un’opera fuori dai comuni schemi, anche nel declinare le tematiche di cui tratta. Fin da subito emerge la raffinatezza dello scavo psicologico nella fisiognomica dei volti, nella gestualità dei corpi, che assurgono a veri protagonisti della narrazione.

Negri gialliCosì come ben presto si impone al centro della scena, il personaggio terribile di Mario, anziano poliziotto nero in pensione, facente parte della prima ondata di agenti di colore reclutati sotto De Gaulle. In questa maschera tragica si incarna fisicamente la drammatica contraddizione coloniale: Mario infatti porta su di sé le stimmate di una feroce assimilazione, che non lo ha avvicinato ai francesi autoctoni (che continuano a osservarlo con la stessa diffidenza) ma lo ha reciso dalle sue radici, condannandolo a un tremendo sradicamento culturale. Si tratta di un personaggio che può rivaleggiare con i grandi antieroi del naturalismo e del verismo: non a caso l’autore stesso ha effettuato  un parallelo con Pasolini, che in Ragazzi di vita (1955) e altre opere ha saputo mirabilmente raccontare il ventre oscuro dell’Italia postbellica. Così similmente fallisce il diverso tentativo di integrazione di Alain, in una chiusa drammatica di grande, spietata efficacia.

Negri gialliSeguono altre narrazioni più brevi, che precisano il discorso. Dyaa è un’altra drammatica storia di migrazione, dove la potenza di bianco e nero giunge a un vertice ancor più elevato di sintesi drammatica; La valigia invece sperimenta l’uso di un tratto quasi comico, riprendendo anche – in chiave ovviamente critica – una certa deformazione razzistica, caricaturale dell’altro, insita nel fumetto europeo fino a non molto tempo fa. L’efficace detournement surreale della vicenda viene rafforzato dalla scheda finale di “analisi del testo a crocette”, che vuol essere anche una ironia verso le dissezioni della critica.

Cartoline da Montreuil è invece di nuovo un esempio di realismo sociale quotidiano più classico. Si va qui ad affrontare il problema degli sgomberi nei confronti di centri sociali di riferimento per i migranti: la tragedia è ancor più drammatica, dato che si consuma all’ombra di un monumento modernista alla Resistenza francese. Post Scriptum, similmente, presenta la figura di Thomas Sankara. Sand Niggers contiene la spiegazione del titolo, nel riferimento all’identità anfibia cui è costretto il migrante:

“Cosa sono i negri gialli? Centauri che attraversano il deserto? Probabilmente no. Né sono femmine cammello ormai abituate alla sete. Amore mio. Sei la miseria del mondo. Sei il tesoro sepolto. Il mio Giuseppe imprigionato nel pozzo.”

Potente ed efficace l’associazione di immagini tratte dall’attualità con figure di Caronte e dell’Inferno dantesco, dalla plateale e tuttavia forte valenza metaforica. Eros Negro è, similmente, un lavoro raffinato, che va a riprendere e decontestualizzare il fumetto sexy e noir italiano, usato come paradossale strumento per raccontare il coloniale.

Insomma, un affresco di realismo sociale ad ampio respiro, che trascende la pur meritoria funzione di denuncia per divenire un’opera dotata di una sua forza autonoma. Come la grande narrativa a fumetti deve sempre essere.

Abbiamo parlato di:
Negri gialli e altre creature immaginarie
Yvan Alagbé
Traduzione di Valerio Camilli
Canicola Edizioni – 2019
128 pagine, bianco e nero, brossurato – 19,00 €
ISBN 978-8899524418

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