Mother Panic: una nuova supereroina a Gotham City

Mother Panic: una nuova supereroina a Gotham City
Mother Panic di Jodie Hauser, Gerard Way e Tommy Lee Edwards è la serie più ordinaria all'interno della linea DC Young Animal. RW Lion propone un volume con i primi due archi narrativi, che confermano la difficoltà di integrare il progetto di Way nell'universo DC ordinario.

mother-panic-hauser-way-edwards-cover_Recensioni Violet Paige divide i propri giorni fra sovraesposizione mediatica, che gestisce proponendosi come personaggio pseudo-trasgressivo e provocatorio fra talk show scandalistici e locali più o meno alla moda, l’assistenza alla madre, affetta da disturbi cognitivi, e la ricerca di vendetta nei confronti di chi le ha rovinato la vita.
Alla morte del padre, Violet fu chiusa nel collegio di Gather House dove fu sottoposta a un programma di rieducazione che, attraverso un percorso che mescolava addestramento al combattimento e torture fisiche e psicologiche, mirava ad annullare la sua personalità per poi usarla a scopi non definiti.

Questo il punto di partenza di Mother Panic, serie creata da Jody Hauser, e Tommy Lee Edwards, della quale questo volume propone i primi due archi narrativi: Lavori in corso e Rottami, entrambi scritti da Hauser e disegnati rispettivamente da Lee Edwards (qui anche colorista) e Shawn Crystal con i colori di Jean Francois Beaulieu.

I sei episodi qui raccolti coprono metà della prima annata della serie, ma ormai potremmo anche chiamarla “stagione”, nel corso della quale Mother Panic è stata protagonista insieme a Batman di un tie-in del crossover Milk War.

Apparsa nella linea Young Animal curata da Gerard Way, Mother Panic è di fatto un progetto autonomo inserito nell’universo DC: dal punto di vista narrativo infatti, seppure Gotham, Batman e Catwoman compaiano e siano spesso richiamati nei dialoghi, restano a livello di elementi d’ambiente, senza svolgere un ruolo significativo. Al momento l’unico senso del coinvolgimento della Bat-family è quello di rassicurare il lettore ordinario di Batman, invitandolo a dare una possibilità al nuovo personaggio.

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Fig. 1 – Jodie Hauser, Gerard Way, Tommy Lee Edwards, Mother Panic – Lavori in corso, DC, RW-Lion.

L’aspetto più intrigante della vicenda è sicuramente la natura di quella che viene indicata come la “malattia” della madre della protagonista, Rebecca Paige. Rebecca vive in una residenza ricavata da un vecchio albergo ma le numerose scene nelle quali compare ci mostrano non gli interni di un albergo ma una sontuosa dimora circondata da un parco che appare immenso, con sentieri e giardini, in una composizione visuale e architettonica complessiva pienamente surrealistica, con statue a forma di fungo gigante e rospi servitori – forse richiami a racconti quali Alice nel paese delle meraviglie e Il vento nei salici (Fig. 1).

Questa ambientazione non è mostrata tramite soggettive, non è, cioè “quello che vede Rebecca”; una lettura possibile allora è che quella che a un primo livello può essere effettivamente una rappresentazione del rapporto di Rebecca con la realtà – deformato dai suoi non meglio identificati disturbi – potrebbe quindi alludere a un qualche stato liminale della realtà stessa.
Poiché la compresenza di più livelli di realtà e la reciproca porosità è lo scenario di fondo dei racconti di Young Animal, ecco che Rebecca potrebbe rappresentare il legame con il loro universo.

In questi due primi archi Hauser sfrutta i due fuochi della narrazione per arricchire le atmosfere ed evitare una chiave univoca di lettura: in questo modo, infatti, Mother Panic evita lo schiacciamento sulla ricerca di vendetta da parte di Violet. Questo filo rosso quindi caratterizza il personaggio ma non esaurisce la storia, che si muove con disinvoltura fra hard-boiled e fantascienza, fra il mondo della tradizione DC e quello di Young Animal, incarnati rispettivamente in Gotham e nel mondo liminale nel quale vive Rebecca.

Anche la differenza di stile dei disegnatori dei due primi archi narrativi richiama questa dualità di generi: in Lavori in corso Tommy Lee Edwards definisce un’atmosfera tipicamente hard-boiled tramite il predominio di cromatismi scuri, l’abbondanza di neri e l’utilizzo di un tratto spesso che richiama immancabilmente – considerando la marginalità di Batman – quella che caratterizzava la Gotham Central di Ed Brubaker, Greg Rucka e Michael Lark.

In forte contrasto con la fisicità pesante e concreta delle forme utilizzata da Lee Edwards, Shawn Crystal utilizza linee sottili e deformazioni espressive al limite della caricatura che danno al racconto un carattere più astratto. Comune ad entrambe le messe in scena è il poco rilievo dato all’azione e, in generale, al dinamismo delle scene, scelta che trasmette la sensazione di uno scorrere farraginoso del tempo che, particolarmente nella messa in scena di Crystal, aumenta il senso di disorientamento onirico dell’intreccio.

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Jodie Hauser, Gerard Way, Shawn Crystal, Jean Francois Beaulieu, Mother Panic – Rottami, DC, RW-Lion.

La caratterizzazione dei personaggi in questi due primi archi narrativi rimane a un livello di allusioni e suggestioni, con qualche didascalismo. Violet è in fondo una composizione di luoghi ricorrenti – dal trauma infantile alla ricerca di vendetta, passando per la scoperta dell’incapacità di uccidere a sangue freddo – che al momento non si giovano particolarmente nemmeno dell’affinità con la biografia di Bruce Wayne. Interessante in particolare la messa in evidenza della scelta di Violet per il proprio profilo pubblico che riflette la distanza fra le origini dei due personaggi: entrambi optano per un’immagine frivola, che nel caso di Wayne è la vita da playboy dilapidatore e di Violet di starlet mediatica autodistruttiva.

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Jodie Hauser, Gerard Way, Shawn Crystal, Jean Francois Beaulieu, Mother Panic – Rottami, DC, RW-Lion.

Rebecca e il suo mondo sono sicuramente suggestivi ma tutto sommato, dopo i primi sei episodi, restiamo al livello della creazione di aspettative. Da parte loro i comprimari restano poco sviluppati e, sebbene siano portati in scena con grande efficacia e suggeriscano ampie potenzialità (pensiamo al Dominic di Lavori in corso e al Pretty di Rottami), Hauser li mette da parte, lasciandoli allo stato di poco più che ingranaggi.

Con tutti questi limiti che sembrano emergere da un compromesso fra un progetto indipendente e i vincoli della narrazione DC, Mother Panic è ben più di una lettura gradevole: fatta salva la goffaggine nel rendere il rifiuto di uccidere della protagonista, Violet e Rebecca hanno grande presenza scenica e fascino, suscitano aspettative, interrogativi e desiderio di scoprire che cosa si cela dietro le loro storie. Il mondo nel quale (o forse i mondi attraverso i quali) si muovono sono richiamati con grande efficacia e hanno ampi margini di indefinito nei quali intreccio e personalità dei personaggi potrebbero espandersi.

Come spiega bene Andrea Gagliardi, Mother Panic è il progetto Young Animal più vicino all’ordinario mondo DC: questa prossimità lo rende ulteriormente interessante perché comporta il confronto diretto con vincoli di produzione e abitudini di lettura – della produzione mainstream DC in generale e del Bat-universo in particolare – nella duplice missione di giocare e far evolvere il concetto di ordinario supereroico e stimolare i suoi lettori a muoversi verso scenari meno scontati. I primi due archi narrativi risolvono questo confronto con una semplice giustapposizione rassicurante che non perturba il mondo di Gotham, le sue regole e tantomeno i suoi lettori più pigri.

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Jim Krueger, Phil Hester, Ande Parks, Trish Mulvihill, Gotham Radio, DC, RW-Lion.

Da segnalare in coda al volume la serie Gotham Radio realizzata da Jim Krueger (testi), Phil Hester (matite), Ande Parks (matite) e Trish Mulvihill (colori), che accompagnava Mother Panic già nella pubblicazione originale in albi. Composta da episodi di due tavole ciascuno, Gotham Radio muove dall’omicidio durante una trasmissione in diretta di un giornalista radiofonico “pro-Batman”, Danny Ruby. La rete decide di sostituirlo con Cory Edgars, freelance che imposta la sua trasmissione come un attacco sistematico alla reputazione del Crociato Incappucciato.

Il racconto procede con un ritmo sostenuto grazie alla rapida scansione delle puntate e all’accumulo di elementi, dai problemi lavorativi della protagonista Debbie Stoner alle riflessioni di suo padre, che in gioventù ebbe una brevissima carriera di giustiziere mascherato. Edgars è tratteggiato con atteggiamenti sopra le righe che, seppure al momento sembrano gratuiti, contribuiscono a mantenere alta la tensione e suscitano aspettative di spiegazione.

Hester, Parks e Mulvihill scelgono uno stile visuale leggero che gioca più con le superfici che con i volumi: corpi, oggetti, volti ed espressioni sono definiti con tratto sottile e campi neri che, insieme alla dominante cromatica scura, definiscono un’atmosfera classicamente hard-boiled.

Abbiamo parlato di:
Mother Panic vol. 1 – Lavori in corso
Jodie Hauser, Gerard Way, Tommy Lee Edwards, Shawn Crystal
Traduzione di Sveva Scaramuzzi
RW-Lion, 2018
176 pagine, brossurato, colori – 15,95 €
ISBN: 9788833042039

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