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Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Neil Gaiman diede inizio alla sua gestione di Miracleman con un breve prologo di appena sei tavole. Le abbiamo analizzate, le abbiamo trovate perfette.
Articolo aggiornato il 03/01/2017

Introduzione

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfettoNel 1990, viene chiamato a continuare la serie , che tra il 1985 e il 1989 era stato oggetto, tra alterne vicende editoriali, di una rivisitazione per molti versi epocale firmata da .

La testata al tempo nelle mani della Eclipse Comics (che sarebbe fallita appena tre anni dopo, nel 1993) venne affidata, su indicazione dello stesso Alan Moore, a Neil Gaiman, che da poco aveva iniziato la sua serie più famosa Sandman.

Il compito di Gaiman è doppiamente difficile. Da un lato, deve portare avanti una storia che sembra aver detto tutto e esaurito in un numero relativamente ristretto di pagine l’intero argomento supereroistico. Dall’altro, deve riuscire a non sfigurare agli occhi del lettore nel confronto con Moore, al tempo assai più celebre, che nel decennio appena concluso aveva sfornato opere come V for Vendetta, Swamp Thing, Watchmen, The Killing Joke e in quel momento lavorava a From Hell.

La sua gestione di Miracleman inizia con un prologo di sei tavole intitolato L’età dell’oro, affidato alle matite di . Questo prologo, affinché sia funzionale alla storia e all’esigenze editoriali, deve riuscire a:

  • Creare uno starting point per i nuovi lettori
  • Rientrare in una continuity con l’opera di Alan Moore per i vecchi lettori
  • Mostrare sin da subito le idee e le novità della nuova gestione

Il prologo è perfetto proprio per la sua capacità di raggiungere i tre obiettivi in appena sei tavole (quattro splash page e una doppia splash page) e soli 730 caratteri, spazi inclusi (per intenderci la metà di questa introduzione).

Tavola 1

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Il prologo si apre con un campo lungo su Trafalgar Square, che denota immediatamente l’ambientazione geografica della storia.

Siamo a Londra, ma non è la Londra dei nostri giorni. A posto della statua dell’ammiraglio Horatio Nelson c’è la statua dorata di Miracleman, nella stessa posa, con vestiti simili. Come quella di Nelson, anche questa è lì per commemorare una battaglia, quella di Londra che Miracleman ha combattuto contro Kid Miracleman nella precedente run di Alan Moore.

Le didascalie ci dicono “era il migliore dei tempi. E la cosa miracolosa era questa: tutti lo sapevano”. Il lettore è immediatamente portato ad attribuire questa straordinaria situazione a colui che è rappresentato dalla statua. La scultura suggerisce protezione verso il mondo su cui si erge per via della mano sulla spada, ma allo stesso tempo ha un’aria di sufficienza, il viso è quasi sprezzante, segnato dalla coscienza di una superiorità.

Sprezzante in realtà non è il termine esatto per descriverlo, è il termine “umano” più adatto in relazione a una scala di valori “umana”, ma il Miracleman di Gaiman è tutto basato sulle diverse percezioni del mondo da parte dell’uomo e del supereroe-dio, sulle diverse scale di valori attraverso le quali lo interpretano e si relazionano con esso, sulle differenze nel modo di concepire l’esistenza, l’essere al mondo.

La tavola riesce a parlare un linguaggio differente per il lettore nuovo e quello di vecchia data. Quello nuovo, non a conoscenza di quanto fatto da Moore nei numeri precedenti, non percepisce immediatamente questa differenza ontologica tra umano e divino: ne può avere solo il sentore e poi ne avrà definitiva conferma nel corso del prologo e del primo capitolo della gestione Gaiman, Una preghiera e una speranza. Il lettore di vecchia data, che ha assimilato la lezione di Moore, ha invece una consapevolezza maggiore del messaggio che Gaiman veicola attraverso questa prima tavola. In primo piano, in alto, c’è dunque la statua di Miracleman; in secondo piano, in basso, c’è la National Gallery.

Due simulacri: il primo della potenza di un essere divino; il secondo della forma più sublime della vita umana, l’arte. La statua del divino è in oro, la vita umana alle sue spalle è in marmo e cemento. Dal marmo e dal cemento, si erge la colonna d’oro che innalza il divino in cielo. L’elemento divino occupa circa 1/3 della tavola, quello umano gli altri 2/3, poi c’è la natura sottoforma di piccioni. Dunque, già nella prima tavola vengono date tre indicazioni fondamentali: siamo a Londra, i protagonisti sono l’umano e il divino, il tema è il loro reciproco rapporto.

Tavola 2

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Lo sguardo si allarga, si sale di quota, è visibile una più grande porzione della città.

Questo movimento di ascesa verso l’alto suggerisce al lettore l’idea del volo (già richiamata con i piccioni nella tavola precedente), che induce tutta una serie di emozioni legate al desiderio atavico dell’uomo di librarsi in cielo – Sogno di un volo era anche il titolo del primo arco di storie di Moore.
La componente emotiva, come vedremo, ha un ruolo importante nella logica di questo prologo. Il lettore può riconoscere il Tamigi, Buckingham Palace, il Big Ben, l’Abbazia di Westminster. Anche al meno attento è ormai chiaro che siamo a Londra.

Il sole sta tramontando. L’elemento umano (la città) occupa però solo ¼ circa della tavola, una percentuale minore rispetto la tavola precedente. Quello naturale (il cielo con i colori del tramonto) occupa un altro quarto circa. I 2/4 circa della tavola (la metà sinistra) sono invece occupati da una colossale struttura in oro che taglia le nuvole.

Il lettore informato sa che quella è la piramide-casa-tempio che Miracleman ha costruito negli ultimi numeri della gestione di Alan Moore; il lettore arrivato da poco riesce comunque ad attribuirla a lui in quanto come la statua della tavola precedente è anch’essa in oro. Lo sguardo dunque si allarga e l’elemento umano perde importanza, ne guadagna quello divino. Le didascalie parlano di vecchio mondo e nuovo mondo, il primo “incompetente e incompiuto” e il secondo “un’era di miracoli”: due mondi contrapposti, come la “piccola” città in basso e la mastodontica struttura in oro.
Il tema della contrapposizione tra umano e divino è ancora più ingombrante, anche graficamente.

Tavola 3

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Si sale ancora di quota, lo sguardo si allarga ancora.

Dell’enorme piramide è ora visibile la cima, della città non è riconoscibile più nulla. L’elemento umano è oramai quasi nullo, mentre la natura guadagna spazio. Nelle prime due tavole sono state date informazioni sulla geografia, sui personaggi e sui temi, ora tocca all’elemento cronologico: un jet dal design futuristico sfreccia nell’aria (ancora una volta il volo), siamo quindi in un futuro non troppo lontano, magari soli pochi mesi o anni. La piramide incombe sulla città degli uomini, la sovrasta. I suoi colori sono simili a quelli del tramonto, e la vita umana è una macchia grigia, di cemento, circondata da un mondo dorato.

La contrapposizione tra umano e divino è suggerita a un livello pre-razionale, è un messaggio veicolato emotivamente, attraverso le scelte cromatiche e i disegni. La didascalia ha una funzione importante, di contrasto. Le immagini suggeriscono una preminenza del divino sull’umano, mentre le parole parlano di “un tempo di riconciliazione, in cui l’ordinario e il miracoloso partecipavano l’uno all’altro con vantaggio di entrambi.
Al lettore viene quindi instillato un dubbio: non sa se credere alle immagini o alle parole e questo dubbio sarà il campo fertile su cui sviluppare il primo capitolo Una preghiera e una speranza.

Tavole 4 e 5

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Una meravigliosa doppia splash page in cui saliamo ancora di quota, arrivando addirittura al di sopra dell’atmosfera. Vediamo la terra, gli oceani, le nuvole, le correnti. Ogni creazione umana diventa invisibile. Oltre la curvatura della terra, il sole tramonta: il freddo universo è pervaso dal suo colore.

L’unico elemento non naturale visibile nelle due tavole è la sommità della piramide di Miracleman che supera le nuvole più alte. Da un lato le dimensioni immani della piramide sono finalmente chiare e dunque retroattivamente la vita umana appare più piccola che mai; dall’altro, anche l’elemento eroico-divino sembra cedere a quello naturale. Il lettore è stupefatto, sedotto dalle siderali distanze, dall’energia solare che quasi esplode fuori dalla pagina. Anche le didascalie dialogano con il lettore su un piano emotivo: “per una volta nella nostra storia, l’età dell’oro non era separata dai nostri cuori.”

Sublimazione emotiva che fa da trampolino di lancio per la tavola successiva.

Tavola 6

Miracleman di Gaiman/Buckingham, un prologo perfetto

Siamo oramai nello spazio. Vediamo l’intero pianeta terra, il sole oltre di esso.

Ma le gerarchie suggerite nelle due tavole precedenti sono nuovamente ribaltate: i pianeti sono in secondo piano, Miracleman è di nuovo in primo e occupa quasi tutta la metà destra della pagina. Ha le braccia conserte e si guarda indietro, con la stessa aria “sprezzante” che aveva nella statua della prima tavola. Una sufficienza nel volto che è in netto contrasto con l’esplosione di emozione e stupore che è stata indotta nel lettore “umano” nelle tavole precedenti: Miracleman non ha più nulla di umano, è distante allo stesso modo tanto dai personaggi che abitano il suo universo quanto dal lettore.

La carica emotiva delle pagine precedenti è tutta al servizio di questo definitivo ribaltamento di prospettive e visioni del mondo. Eppure come la statua della prima tavola (qui si chiude il cerchio) egli si erge a protezione, frapponendosi tra la terra e tutto il resto, compreso il lettore. Non protegge più quindi la “piccola” Trafalgar Square o la capitale inglese, è a protezione invece dell’intero universo che si stende alle sue spalle in mille puntini luminosi. E la didascalia recita: “tutto era giusto nel mondo.”

Abbiamo parlato di:
Miracleman #1
Neil Gaiman, Mark Buckingham
Traduzione di Pier Paolo Ronchetti
Panini Comics, gennaio 2016
48 pagine, spillato, colori – 2,90€
ISBN 977203756300150045

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