Micheluzzi, Jean Mermoz e la passione per il volo

Micheluzzi, Jean Mermoz e la passione per il volo

Nicola Pesce Editore pubblica in formato integrale la biografia a fumetti del leggendario aviatore francese.

“Ah, signori! Allora avete lo spirito d’avventura? Sognate orizzonti vietati a noi, poveri vermi della terra? Siete voi i futuri artisti del cielo, i cavalieri volanti? E’ quel che andremo a vedere!”
“Il tempo era così bello, così bello il mare…”

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Istriano e figlio di un comandante di squadra aerea col grado di generale, Attilio Micheluzzi non ha mai fatto mistero della sua precoce e bruciante passione per il volo e le macchine volanti, e anzi essa costituisce uno dei temi ricorrenti ispiratori della sua opera, da Il pilota che morì due volte (sua prima pubblicazione professionale su testi di Mino Milani), alla saga Air Mail e la serie Petra Cherie, da alcuni considerata il suo primo capolavoro.

Non sorprende dunque che un fumettista voracemente amante del tema aeronautico e dell’avventura si sia cimentato con la biografia di Jean Mermoz, personaggio poco conosciuto in Italia ma aviatore molto noto e venerato non solo in Francia ma anche in vari Paesi dell’Africa del nord e del Sudamerica, ovvero i luoghi che ne hanno ospitato le gesta. Nato oltralpe e costretto dalle ristrettezze economiche ad arruolarsi giovanissimo, un breve periodo nel neonato corpo dell’Aeronautica fu sufficiente per veder sbocciare e consolidarsi le sue eccezionali capacità di pilota. Rinuncia alla carriera militare per diventare uno dei protagonisti del progetto di realizzazione di una linea postale aerea tra l’Europa e il Sudamerica, scalando dall’inizio alla fine la scala gerarchica dell’azienda francese che lo assunse inizialmente come semplice meccanico (finirà come ispettore generale Air France). Perennemente a disagio nei ruoli di organizzatore logistico, leader ed imprenditore, che ricoprì obtorto collo, ed alla perenne ricerca di un nuovo record da polverizzare o di una nuova impresa in volo come la prima traversata transandina e la prima traversata commerciale dell’atlantico, la vita di Mermoz appare come un’incarnazione del mito di Icaro, tanto per le azioni eroiche del personaggio quanto per la sua tragica fine.

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Micheluzzi gli porge il suo tributo confezionando un docu-racconto (come efficacemente definito da Vincenzo Graziano nella prefazione al volume) che mostra al meglio la sua caratteristica capacità di miscelare letteratura e cinema. A raccontare l’epopea del protagonista di questo libro è Joseph Kessel, scrittore e giornalista francese amico di Mermoz e suo principale biografo. Kessel si presenta nella prima pagina, rivolgendosi al lettore parlandogli direttamente (con un espediente narrativo tipico di Micheluzzi), e ritorna nel corso delle pagine a tenere il filo della narrazione, talvolta intervistando chi ha incontrato Mermoz, lo ha conosciuto o percorso con lui un tratto di strada comune.

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Potrebbe essere difficile leggere il volume tutto d’un fiato, perché questa lunga avventura è fitta di luoghi, date, personaggi, incontri, fughe, itinerari, successi, ripetute tragedie. Sorvoliamo i cieli dell’Europa, i torridi deserti africani, sfioriamo le spume e sfidiamo le tempeste dell’oceano atlantico, cerchiamo uno spiraglio, a migliaia di metri di quota, per attraversare le Ande, scampiamo a situazioni disperate sfiorando i limiti dello sforzo fisico, dell’inedia, del congelamento, per poi sfuggire alla morte e tornare alla vita decollando di nuovo, sempre e comunque librandosi in volo. Una vera ossessione per Jean Mermoz, che non si sottraeva al duro lavoro ed al compiere considerevoli imprese anche con i piedi piantati per terra, ma che solo fra le nuvole era capace di trovare la propria tranquillità e felicità, di saziare la sua inesauribile sete di assoluto.

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Il racconto, lungi dall’essere l’esaltazione dello spettacolo di un solo uomo, è costellato da molte delle figure che hanno influito nella vita di Mermoz, dai suoi tanti amici e compagni di avventura (incontreremo tra gli altri Antoine de Saint-Exupéry), agli affaristi di cui fu eccezionale ed insostituibile partner, senza dimenticare gli aerei, importanti e presenti quanto i personaggi stessi, con le loro peculiari caratteristiche tecniche (sono inserite schede illustrate perfettamente di vari modelli dell’epoca), così come con le loro debolezze – rappresentate dalla vetustà dei mezzi, dalla continua necessità di manutenzione e dai frequenti, rischiosissimi malfunzionamenti.

Già autore di svariate ricostruzioni della vita di personaggi storici su testi suoi o altrui (Ghandi, Luther King, Anna Frank), Micheluzzi sembra trovarsi perfettamente a suo agio col racconto biografico. Non offre esplicitamente riflessioni storiche, sociali o politiche ma decisamente punta sulla mera descrizione della verità storiografica, che prevale nettamente rispetto ad una narrazione che faccia invece leva sull’emotività del lettore; non mitizza in alcun modo la figura di Mermoz ma si limita a ricostruirne le coraggiose – ed a volte folli – gesta così come le debolezze, adeguatamente ed esplicitamente supportato dalle informazioni biografiche di Kessel.

Pur senza alcuna concessione alla poetica o al lirismo dunque, pare a volte di percepire la partecipazione attiva di Micheluzzi alle vicende che racconta (visse nelle regioni africane di cui Mermoz pochi decenni prima coprì le rotte) e la sua ammirazione per il protagonista. Senza l’utilizzo di particolari espedienti narrativi né grafici, sono solo i crudi fatti a generare meraviglia nel lettore: ad esempio, lo stupore che può suscitare apprendere dell’enorme sacrificio anche in termini di vite umane necessario a raggiungere obiettivi che oggi diamo totalmente per scontati (mandare una lettera da un continente all’altro in pochi giorni); oppure, la tragicità quasi anonima con cui si consuma il triste destino del protagonista, nelle (sole) due pagine finali prima della tavola conclusiva. Anche in questo senso, in quest’opera è possibile cogliere la perfetta maturità creativa dell’autore.

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L’uso di didascalie è costante e preponderante rispetto ai balloon, le tavole risultano per lo più molto cariche di testo. Questa scelta si ripercuote quasi costantemente sulla composizione della vignetta, il cui spazio per la rappresentazione grafica risulta necessariamente sacrificato. Micheluzzi gestisce l’inconveniente con esperienza e perizia ottimizzando l’utilizzo di quanto rimane a disposizione del suo pennino, facendo ad esempio in modo che il lettore possa facilmente immaginare quello che non viene completamente mostrato. La composizione volumetrica delle tavole risulta sempre ben equilibrata quale che sia la suddivisione in vignette poi utilizzata; in questo senso, è curioso notare come la griglia non sia praticamente mai la stessa da una tavola all’altra. I dialoghi tra i personaggi sono invece quasi ridotti all’osso, e si riducono per lo più allo scambio di una o poche battute. Il ritmo della narrazione è piuttosto sostenuto, con un rapido susseguirsi  di eventi e pochissimi passaggi dedicati alla riflessione o all’introspezione.

Micheluzzi, rinomato tra le altre cose per l’encomiabile e sorprendente uniformità del livello artistico ed estetico della sua produzione, ci consegna uno dei suoi lavori più curati, operando una notevole ricostruzione storica evidentemente sostenuta da una robusta documentazione. Dalla riproduzione dettagliata degli aerei che sfiora il disegno tecnico senza sconfinare nella cura maniacale del particolare, all’abbigliamento e perfino le acconciature dell’epoca, agli ambienti estremamente vari – dalle officine meccaniche e dalle stazioni ferroviarie delle città europee ai selvaggi e sconfinati paesaggi africani e sudamericani – a tutto è riservata la medesima cura. L’autore presta particolare attenzione alla caratterizzazione grafica dei vari personaggi, che risulta riuscita e coerente lungo tutta l’opera; notevole risulta inoltre il gusto nella scelta e il costante impegno profuso nella costruzione delle inquadrature delle scene; la sua caratteristica linea chiara è arricchita ed equilibrata regolarmente da pochi ma netti, fondamentali chiaroscuri. Micheluzzi amava illustrare le storie d’epoca e con questo lavoro offre una magistrale dimostrazione delle sue capacità.

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Un atto di amore e di ammirazione. Con queste parole è Micheluzzi stesso, nella penombra del suo studio, a chiudere e definire l’opera che qui trattiamo. Un progetto fortemente voluto dall’autore istriano, in cui lo stesso riponeva molte speranze che furono in realtà almeno parzialmente frustrate da una storia editoriale piuttosto travagliata. La prima edizione integrale, del maggio 1987 per la svizzera Kesserling, non ebbe il riscontro sperato e fu causa di aspri contrasti tra autore ed editore per le scelte di quest’ultimo in tema di promozione e tiratura; dopo una pubblicazione parziale (29 tavole) sul n. 11 di Corto Maltese nel 1986, Mermoz non verrà pubblicato integralmente fino al gennaio 1999, quando vide di nuovo la luce delle librerie per la collana Tascabili Lizard. Ora la Nicola Pesce Editore gli rende definitivamente giustizia, ripubblicando l’opera in un’edizione consona anche nel formato.

Abbiamo parlato di:
Mermoz
Attilio Micheluzzi
Edizioni NPE, 2024
112 pagine, cartonato, bianco e nero – 19,90 €
ISBN: 9788836271818

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