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X-Men le origini: Wolverine

Nel trentacinquesimo anniversario di vita editoriale del personaggio, la Marvel dedica un'intera pellicola alle origini di Wolverine, prequel della precedente trilogia targata X-Men e trampolino di lancio per futuri e...
Articolo aggiornato il 24/09/2017

X-Men le origini: WolverineConfesso di essermi recato al cinema per vedere questo X-Men le origini: Wolverine ben equipaggiato di più che giustificati pregiudizi e basse aspettative; devo dire, invece, che la pellicola si è rivelata una parziale sorpresa, tutto sommato. Intendiamoci: il film è un blockbuster bello e buono, con la consueta miscela di effetti speciali e una trama che serve a giustificare l’utilizzo degli stessi più che a regalare un intreccio ben costruito o a fornire un particolare approfondimento psicologico dei personaggi. Tenendo pero’ conto del fatto che bisognava inserire in questo capitolo buona parte di quanto realizzato in trentacinque anni di vita editoriale del personaggio e gestire in meno di due ore origini (come da titolo), innesto dell’adamantio, vita privata e la relazione col fratellastro Victor Creed, vera e propria nemesi del protagonista, il risultato appare certo confortante e, perché no, godibile. Non mancano le “baracconate” che lo spettatore si aspetta di trovare in pellicole di questo tipo, vedi la prima missione del Team X messo insieme dal generale Stryker: minuti di nulla imbottito da effetti speciali e computer grafica il cui unico scopo è appagare chi si aspetta di vedere gente volare, sparare, sparire, compiere balzi impossibili e di far sorridere gli altri, quelli che invece stanno più attenti ai dettagli e che magari questo tipo di scene lo conoscono da anni grazie ai wuxia e a parte di quello sconosciuto calderone ribollente di idee che è il cinema orientale. Detto questo, pero’, e pur rimanendo lontano dalla costruzione e dall’approfondimento visti, ad esempio, ne L’incredibile Hulk con il personaggio di Bruce Banner (ma là c’era un certo Edward Norton alla sceneggiatura, anche se poi la produzione è corsa ai ripari mettendoci mano e screditandone pure l’autore…) il mix ideato da David Benioff e Skip Woods e diretto da Gavin Hood funziona e alcune loro scelte, in leggera controtendenza alle (mie) aspettative, pagano anche: carrellata asai veloce delle origini di Wolverine e Victor, sapiente miscela di sequenze narrative e scene ad alta concentrazione di azione ed effetti speciali (non relegati in due/tre punti del film come, ad esempio, in Iron Man), una patina di ironia a pervadere buona parte della pellicola.

Partiamo dal primo elemento: con un breve antefatto viene riassunta tutta l’infanzia del protagonista e alla sigla – espediente che proprio da Hulk sembra avere preso piede – è affidato il compito di mostarci Logan e Victor attraversare i vari conflitti bellici dell’ultimo secolo e mezzo. Il film ha così modo di poter gestire personaggi già definiti, senza perdere tempo ad illustrare vicende ben note ai fan del mutante artigliato e di scarso interesse per chi invece è interessato solo alla sua versione cinematografica. E proprio nelle prime sequenze viene introdotto il Team X, supersquadra di soldati mutanti col solo scopo, come illustrato, di sprecare un po’ di effetti speciali e di introdurre un paio di personaggi che serviranno più avanti nel film (per usare altri effetti, certo, ma con un utilizzo questa volta più sapiente e propedeutico alle sequenze interessate).
Ben più interessante è la figura di Sabretooth, malamente utilizzata, a mio avviso, nelle precedenti pellicole dedicate agli X-Men e qui finalmente dotata del necessario approfondimento psicologico, oltre che di movenze ferine e aspetto dark che mi hanno ricordato alcuni dei vampiri di 30 gorni di notte e che conferisono al personaggio, finalmente, un vero e proprio spessore oltre che un’identità. Molto belle le sequenze di combattimento coinvolgenti Victor e bravo anche Liev Schreiber nella sua interpretazione, decisamente migliore rispetto alle precedenti apparizioni.

Nulla da dire anche sulla prova di Hugh Jackman, che si era già rivelato un’ottima scelta dal punto di vista dell’aspetto fisico del personaggio e che, certo senza impressionare particolarmente per la qualità della recitazione (ma non è certo in questo tipo di film che si misura la capacità interpretativa di un attore) riesce a gestire bene la figura del protagonista sia nelle sequenze d’azione, vera e propria colonna portante della pellicola (penso alla lotta fuori dal bar in Canada o alla sequenza dell’elicottero) che in quelle più spiccatamente narrative o dove la patina ironica cui accennavo si fa più marcata. E proprio la decisione di caratterizzare in tal modo il protagonista si è rivelata, a mio giudizio, una scelta decisamente azzeccata, sia perché differenzia il personaggio dal cinico e disincantato combattente che abbiamo conosciuto sulle pagine del fumetto (giusto per indicarne una delle caratterizzazioni più utilizzate), sia per la funzione di alleggerimento di alcune scene (la morte di Volpe d’argento, per citarne una) necessarie alla costruzione del personaggio, ma arcinote ai fan. Da qui l’apparente controsenso, ad esempio, nell’abbassare improvvisamente il livello drammatico dovuto alla morte dell’amata con le battute sulla nudità del protagonista nel granaio dei due vecchi contadini: null’altro che un espediente propedeutico al ritmo elevato che il film si prefigge e che queste sequenze rischierebbero di inficiare (talvolta riuscendoci). Un taglio ironico già tentato, e malamente, in Iron Man, usato qui con maggiore gusto ed abilità, che non mi ha certo fatto impazzire, ma del quale riconosco l’efficacia (anche a giudicare dalle risate in sala).

Due parole meritano anche gli altri personaggi: se di Sabretooth abbiamo già detto, un po’ di perplessità mi ha lasciato l’utilizzo di Wade Wilson (Ryan Reynolds), a.k.a. Deadpool, “the merc with a Mouth”, figura che ho amato nei comics per la sua eccentricità, per la sua irriverenza, per il suo giocare col medium stesso del fumetto rompendo il cosidetto “quarto muro”, rivolgendosi direttamente al lettore o mostrando la consapevolezza di essere il protagonista di un albo supereroistico, qui invece relegato a uno dei tanti soldati di Stryker che affetta proiettili roteando katane e che potrebbe essere il migliore soldato esistente se parlasse di meno; peccato che di fatto sia il più silente di tutti… La Marvel ha pero’ già annunciato un film a lui interamente dedicato: vedremo se riuscirà ad ovviare a quella che a me sembra una grossa occasione mancata, visto il buon lavoro fatto con Logan e Victor, smentendomi, o se invece sarebbe stato più saggio un utilizzo maggiormente accortodi un personaggio con potenzialità da vendere.
X-Men le origini: WolverineDiscorso diametralmente opposto per Gambit, mutante che ho sempre difficilmente digerito, e che tutto sommato nel film trova anche un suo posto, fatto ovviamente di sfoggio di poteri/effetti speciali, ma non particolarmente inutile o fastidioso.

Insomma, a conti fatti X-Men le origini: Wolverine assolve in pieno la sua funzione di spin-off atto ad approfondire il perosnaggio di Logan, a fornirgli un background, a ridare lustro alla figura di Sabretooth e a contribuire all’edificazione dell’universo Marvel in campo cinematografico, col suo riallacciarsi alla precedente trilogia mutante e con l’introduzione di personaggi che torneranno nelle pellicole a venire o che in esse avranno il loro primo, pieno utilizzo (basta prestare particolare attenzione ai mutanti imprigionati da Stryker per avere qualche indizio). Il tutto senza tralasciare la funzione principale del film, ovvero quella di divertire e coinvolgere lo spettatore in un serrato alternarsi di azione ed effetti speciali ben dosato ed inserito in una trama tutto sommato ben gestita e caratterizzata da una qualità certamente non eccelsa ma costante, che pur rimanendo lontana anni luce da pellicole di medesimo genere ma ben altro spessore, prende le distanze da qualche illustre predecessore (penso nuovamente ad Iron Man) e si rivela capace di gestire un personaggio di non facile trasposizione quale quello di Wolverine. Con diverse cadute, ovvio (la scena dell’incontro di boxe per citarne una), ma con uno sviluppo godibile e, per una volta, un finale degno di questo nome, cosa che accade di rado e che non mi sarei certo aspettato qui. Il tiro si aggiusta: che in America stiano pian piano imparando a filmare fumetti?

Riferimenti:
Sito ufficiale: www.x-menorigins.com
Scheda del film su IMDB: www.imdb.com/title/tt0458525
Scheda del film su Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/X-men_origins_wolverine

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