Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Partendo dalle risposte di Manuele Fior, intervistato da Padovani e Brena, abbiamo evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

nasce a Cesena nel 1975, si laurea in Architettura a Venezia nel 2000 e poi si trasferisce a Berlino dove, fino al 2005, alla professione di architetto accompagna quella di illustratore e fumettista.
Collabora con le sue illustrazioni per The New Yorker, Le Monde, Vanity Fair, Feltrinelli, Einaudi, La Repubblica, Sole 24 Ore, Edizioni EL, Fabbri, Internazionale, Il Manifesto, Rolling Stone Magazine, Les Inrocks, Nathan, Bayard, Far East Festival. Oggi 
Manuele vive e lavora a Parigi.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Manuele Fior, illustrazione per La Repubblica

David Padovani e Nicole Brena lo hanno intervistato per Lo Spazio Bianco nel gennaio 2015. Prendendo spunto dalle sue risposte, ho evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

Ciao Manuele e benvenuto su Lo Spazio Bianco. Dopo tutti questi anni di lavoro, che rapporto hai con il medium fumetto?

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Manuele Fior, un dettaglio da “Cinq Mille Kilomètres par Seconde”

Medium è il mezzo espressivo attraverso il quale l’artista trasmette il proprio messaggio, un mezzo che ciascuno può scegliere o inventare nei modi che ritiene più adatti allo scopo comunicativo che si prefigge. Medium è anche il legante chimico utilizzato in pittura.

In generale ho una maggiore fiducia in quello che posso fare, probabilmente anche nel mezzo in sé. Mi sembra di aver imparato qualcosa della scrittura, non ne sapevo niente quando ho iniziato questo mestiere.

Per usare parole di Alessandro Tempi, il medium è ciò che funge da elemento di collegamento fra il momento produttivo e quello fruitivo dell’opera d’arte. Ne consegue che una conoscenza profonda dei media ed una corretta consapevolezza del modo di rapportarsi con essi sta alla base di ogni prodotto artistico.

Marshall McLuhan, famoso per l’affermazione “Medium is Message”, interpretò in modo nuovo gli effetti prodotti dalla comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli. La sua riflessione ruota intorno all’ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell’informazione di volta in volta veicolata.

Com’è stato passare dal colore al bianco e nero? Hai incontrato delle difficoltà o per certi versi concentrarsi su una palette più limitata (per quanto le sfumature e i cambi di tratto sembrano essere, alla fine, colore) ti ha portato più vantaggi?

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Manuele Fior, un dettaglio da “Quattro buoni motivi”

La xilografia, l’incisione su rame e l’acquaforte sono basate esclusivamente sul chiaroscuro. Con il tratteggio e la densità delle macchie, un bravo fumettista può ottenere qualsiasi gradazione di chiaro e scuro.

Le difficoltà ci sono sempre, qualsiasi tecnica si adotti. Il bianco e nero è astratto, bisogna inventarselo un po’ da soli. Soprattutto mi è riuscito difficile tornare alla linea, mi sono ritrovato a studiare di nuovo il disegno, la prospettiva, ma questa è una cosa buona.

Il contrasto è il rapporto o la differenza tra i valori più alto e più basso della luminosità nell’immagine. Se si aumenta tale differenza, i punti più luminosi tendono al valore massimo e i punti più scuri tendono al valore minimo. I valori intermedi non cambiano. Nel caso di un’immagine in bianco e nero, aumentare il contrasto significa eliminare il cosiddetto “grigio intermedio”.

Quando studiavo all’università, ero molto deluso che l’architettura organica venisse snobbata da molti docenti e la maggior parte dei corsi improntati sul razionalismo e post-modernismo mi infastidivano. Poi mi è capitato di visitare il convento della Tourette di Le Corbusier e l’importanza di questo artista e del suo pensiero mi ha sedotto profondamente. Cerco di pensare che una cosa non escluda l’altra, per cui razionalismo e organicismo fanno parte per me di un tutt’uno, che utilizzo, ora nel fumetto, a mio piacimento.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Frank Lloyd Wright, disegno

L’architettura organica è una branca dell’architettura moderna che promuove l’armonia tra uomo e natura, tra ambiente costruito e ambiente naturale, attraverso l’integrazione dei vari elementi artificiali e naturali.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Le Corbusier, disegno del convento di Santa Maria de La Tourette

Il convento di Santa Maria de La Tourette è un edificio religioso appartenente all’Ordine domenicano, progettato da Le Corbusier e situato nel comune di Éveux, nei pressi di Lione, in Francia.

Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, figura tra le più influenti della Storia dell’architettura contemporanea, viene ricordato come maestro del Movimento Moderno. Pioniere nell’uso del calcestruzzo armato per l’architettura, è stato uno dei padri dell’urbanistica contemporanea. Fuse l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio, rivelandosi un geniale pensatore della realtà del suo tempo.

Tendo a pensare che l’architettura appartenga visceralmente a un contesto geografico e culturale. I fumetti sono un’opera di fantasia e l’utilizzo che faccio dell’architettura nelle mie storie è puramente immaginario, fantasioso, secondo l’estro del momento.

Nei miei fumetti l’architettura è una parte integrante della narrazione. L’architettura chiede una storia ed io cerco di assecondarla.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Manuele Fior, un dettaglio da “Icarus / Rosso Oltremare”

La composizione poi è una materia che si studia all’università e che io trovo, nella sua accezione più generale, funzioni per una pagina di fumetto come per una pianta architettonica: qualcuno ha già messo in relazione una pianta di Mies Van der Rohe con un quadro di Mondrian. Quello che ho sempre cercato di evitare è di fare l’architetto nei fumetti, cioè quello che fa dell’architettura un punto distintivo del suo “stile”.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Ludwig Mies van der Rohe, pianta del padiglione di Barcellona, 1929

Erede delle avanguardie anteguerra, il Bauhaus fu una scuola, ma rappresentò anche il punto di riferimento per tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura legati al razionalismo e al funzionalismo, parte del cosiddetto movimento moderno. I suoi insegnanti, appartenenti a diverse nazionalità, furono figure di primo piano della cultura europea. Il termine “Bauhaus” era stato ideato da Walter Gropius e richiamava il termine medievale Bauhütte che indicava la loggia dei muratori.

Manuele Fior, spunti per la comunicazione visiva

Piet Mondrian, composizione, 1921

Quando parliamo di di composizione indichiamo, nel linguaggio artistico, la disposizione o collocazione degli elementi all’interno del nostro campo visivo o dell’opera stessa. In architettura, l’ambito di applicazione della composizione si estende ad ogni scala di progettazione, dagli ambienti interni di un edificio fino all’urbanistica.

Non sono un amante della definizione “letteratura disegnata”, anche se Pratt ha avuto le sue ragioni nel coniarla, Zappa direbbe che assomiglia a “architettura danzata”. Il fumetto è chiaramente un altro paio di maniche, ma le influenze reciproche sono innegabili. Di fumetti ne leggo molti, per fortuna sempre con gran piacere.

“Sono un autore di letteratura disegnata. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni.” Così Hugo Pratt raccontava l’essenza del fumetto, legittimando un mezzo comunicativo troppo a lungo bistrattato. Prendendo in prestito le parole di Mario Allegri e di Claudio Gallo “Letteratura disegnata” significa narrare storie attraverso parole e immagini, due codici integrati in un modo così stretto da costituire un unicum inscindibile, che ha dato vita a un nuovo tipo di linguaggio.

L’intervista originale è di David Padovani e Nicole Brena

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