
È questa l’intuizione da cui trae origine Mazinga Z, robot gigante guidato – proprio come nel caso di un’auto – da un pilota umano collocato all’interno della sua testa.
Tuttavia, sebbene già allora Nagai sia un autore di successo in Giappone per via di fumetti comico-erotici come Harenchi Gakuen (’68, in Italia La scuola senza pudore, J-Pop, 2015), egli pensa fin da subito a Mazinga Z come al protagonista di una serie animata, proponendone la realizzazione alla Toei Animation – con cui Nagai stava già collaborando per Devilman, anch’esso del ’72 e nato per il volere della Toei di creare un’opera ispirata al manga horror nagaiano Mao Dante, creato l’anno precedente e interrottosi bruscamente –, che accetta.
Ottenuto anche il consenso di Fuji TV, inizia la lunga lavorazione – durante la quale l’aspetto e il nome da dare al robot cambiano più volte – che culmina nell’esordio, il 3/12/’72, del primo episodio di Mazinga Z (titolo internazionale Mazinger Z; titolo giapponese: Majinga Zetto), anime che ottiene un successo trionfale in Giappone, raggiungendo la durata di 92 episodi, inaugurando il filone dei robot giganti guidati internamente da un pilota – come i suoi due sequel Il Grande Mazinga e Ufo Robot Goldrake – e facendo divampare il merchandising legato alla serie TV.

Anche per Nagai si verificano dei problemi: la pubblicazione del suo fumetto di Mazinga Z sulla rivista settimanale per adolescenti Shonen Jump della Shueisha viene interrotta, costringendo l’autore a trasferirlo sul mensile per bambini TV Magazine della Kodansha – editore per il quale Nagai si stava già occupando del manga di Devilman. Il cambio di editore, di periodicità e di target della nuova rivista, provocano un forte snaturamento di tutto ciò che Nagai aveva realizzato nelle sue prime storie e l’annacquamento dei nuovi episodi fumettistici che si limitano ad aderire il più possibile a quanto narrato nella serie TV.
Il fumetto di Nagai debuttò nell’ottobre del ’72 su Shonen Jump e, se confrontato con quanto poi mostrato nella serie TV, contiene varie differenze:
- narrative – nel manga, ad es., Mazinga Z viene creato dal folle e sfigurato scienziato Juzo Kabuto come “regalo” per il nipote Koji, e non come strumento con cui difendere l’umanità dal dottor Hell come invece avviene nell’anime;
- figurative – diversi dettagli dell’aspetto dei personaggi e di Mazinga Z sono diversi rispetto alla serie TV: il robot di Koji, ad es., ha i bordi degli occhi di colore rosso, dettaglio destinato a influenzare Hideaki Anno per Evangelion;
- concettuali – all’inizio del manga, Mazinga Z dà l’impressione di possedere una propria volontà e Koji deve impegnarsi a lungo per riuscire ad imporsi efficacemente su di esso per evitare che il robot continui a provocare morte e distruzione in città, cosa che accentua l’ambivalente natura di dio-demone del robot, sottolineata dal suo stesso nome che unisce i termini Ma, cioè “demone”, e Jin, “dio”;
- e stilistiche – l’entrata in scena del robot e i primi disastrosi tentativi di pilotarlo da parte di Koji rievocano le atmosfere demoniache e di devastazione urbana narrate da Nagai in Mao Dante, accentuate dal fatto che il robot è spesso rappresentato come una silhouette nera dalla quale emergono solo gli occhi bianchi.
Nagai, oltre ad inserire nel manga diversi momenti umoristici in cui affiora la sua comicità maliziosa che lo rese celebre in patria, non esita ad arricchirlo con elementi horror, poiché, come da lui ricordato, per la caratterizzazione di Mazinga Z non pensa ad un eroe, ma ai mostri come Godzilla, capaci di distruggere intere città e di uccidere persone come se fossero insetti; ad ulteriore prova delle sue intenzioni c’è il fatto che, nel manga, il colore prevalente del robot sia il nero, scelta cromatica insolita per un protagonista in quel periodo.
Gli aspetti horror del fumetto vengono trattati in modo originale e sorprendente per l’epoca: oltre a far schizzare olio dai robot che vengono danneggiati e mutilati, Nagai dà vita a indimenticabili figure negative e grottesche, come nel caso del Barone Ashura, creatura dal corpo e dal volto per metà di uomo e per l’altra metà di donna, geniale allegoria di coloro che usano il proprio lato maschile e autoritario verso i subordinati, mentre quello più femminile e docile con chi possiede qualifiche superiori (peculiarità del personaggio ripresa e resa celebre dalla serie TV).

Si ha l’impressione che Nagai, nel suo manga, volesse approfondire i concetti di libero arbitrio (che consente a ciascuno di noi di comportarci come meglio crediamo, nel bene o nel male), di forza di volontà individuale (che può avere anche effetti negativi creando attriti o conflitti, come nel caso della rivalità tra Ashura e il Conte Blocken) e di responsabilità (Koji diviene gradualmente più consapevole dell’importanza del suo ruolo di pilota del robot), condannando i tentativi di chi cerca di prevaricare le volontà altrui con la forza, attingendo a quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale col nazismo e il fascismo, sensazione accentuata dall’arrivo del macabro Conte Blocken, ex-ufficiale nazista ora a comando dell’Armata della Croce di Ferro (soldati con divise simili a quelle delle truppe del Terzo Reich), il cui aspetto orripilante (che lo accomuna a personaggi del cinema horror come il dottor Hill di Re-Animator 1 e 2) ne rispecchia la follia e la crudeltà.
Tuttavia il passaggio da Shueisha a Kodansha blocca e stravolge il lavoro di Nagai, che da quel momento perde interesse nella realizzazione di manga robotici, preferendo delegarli a suoi assistenti come Gosaku Ota (che si occupa di altre edizioni fumettistiche di Mazinga Z, del Grande Mazinga e di Goldrake, unendole in una trilogia narrativa) e Ken Ishikawa (suoi i manga della saga del Getter Robot). Malgrado tutto, il manga nagaiano di Mazinga Z edito da Shueisha finisce per influenzare anche lo staff della serie TV, trasponendo dal fumetto la storia di Loreley e del dottor Stroheim, narrandola nell’ep. 61.

Col tempo, anche il rapporto Toei/Nagai si incrina, interrompendo così bruscamente una proficua e gloriosa collaborazione, scatenando anche problemi e strascichi legali che continueranno a ripercuotersi per lungo tempo, vanificando, negli anni ’80, il progetto nagaiano della serie animata Dai-Mazinger, bloccato dalla Toei che ne era rimasta esclusa.
Successi e amarezze divengono, negli anni successivi, compagni di viaggio inseparabili di Mazinga Z che, debuttando il 4 marzo 1978 sulla TV spagnola TVE 1, rappresenta la prima serie robotica nagaiana ad essere trasmessa in un paese occidentale (ad essa farà seguito Goldrake, trasmesso dal 4 aprile dello stesso anno in Italia). Di Mazinga Z in Spagna vengono mandate in onda solo 32 puntate (la serie verrà poi ridoppiata e completata negli anni ’90, quando è trasmessa da TeleCinco) che provocano un successo incredibile (ma anche forti polemiche), facendo di esso il robot più amato dal pubblico ispanico.

Come se non bastasse, il 1980 è anche l’anno in cui in Italia si intensificano le polemiche contro gli anime e in particolare contro i robot, cosa che provoca l’interruzione della serie TV (dei 92 episodi originali ne vengono trasmessi solo 51, peraltro tutti oggetto di tagli di diversi minuti), destinata a rimanere incompleta per molti anni (le puntate lasciate inedite dalla Rai saranno recuperate solamente nel 2015 con la serie in DVD curata da Yamato Video) e ad essere replicata in rare occasioni dopo il 1980.
Tuttavia, grazie all’indimenticabile doppiaggio italiano della serie TV 2, ad alcuni film di montaggio realizzati e doppiati malamente in Italia (Mazinga contro gli Ufo Robot, Gli Ufo Robot contro gli Invasori Spaziali, Mazinga contro Goldrake) che hanno per primi fatto conoscere Mazinga Z (Mazinga contro gli Ufo Robot esce in Italia nell’estate del 1978, cioè molto prima dell’arrivo della serie animata su Rete Uno) e le sue interazioni con altri personaggi nagaiani, ai suoi legami con Goldrake e altre serie ideate da Nagai, alla sua caratteristica di opera imprescindibile per conoscere e comprendere l’animazione giapponese, Mazinga Z è sopravvissuto alle molto difficoltà incontrate in Italia e può oggi contare su un solido gruppo di fan.
Fan 
Quelle degli anni ’70 non sono le uniche avventure cartacee e animate di Mazinga Z, poiché, col passare degli anni, Nagai ne ha più volte ripreso personaggi e vicende, ideandone versioni parodistiche (il manga Il ricordo di K-Kun, dove la K sta per Koji Kabuto; oppure la serie OAV del ’90 Il pazzo mondo di Go Nagai), inserendoli in altri suoi manga di successo (come nel caso dell’episodio “La fortezza d’acciaio”, presente nei vol. 16/17 di Violence Jack) o tentando di realizzarne nuove e più curate versioni adatte al pubblico adulto, come nel celebre caso del manga MazinSaga (’90), rimasto incompiuto, ma che rappresenta tuttora la più matura e profonda rielaborazione della saga di Mazinga Z.

Viene perfino realizzato un sequel fumettistico della trilogia animata composta da Mazinga Z/Grande Mazinga/Goldrake con il manga Dynamic Heroes (2005) di Kazuhiro Ochi, in cui ritroviamo Koji, Mazinga Z e tutti gli altri personaggi principali della trilogia, a cui se ne aggiungono altri provenienti dagli anime anni ’70 di Devilman e Cutie Honey.
Per quello che riguarda le produzioni animate, la più rilevante è la serie TV Shin Mazinger Z (2009, 26 episodi, titolo alternativo: Mazinger Edition Z: The Impact!). Diretta da Yasuhiro Imagawa (noto in Italia per la regia degli OAV basati sul Giant Robot di Mitsuteru Yokoyama e per aver preso parte all’anime Getter Robot: The Last Day), quest’opera offre al pubblico una reinterpretazione della saga di Mazinga Z, 
Dunque le avventure di Mazinga Z e dei suoi personaggi, malgrado i molti problemi incontrati nel corso degli anni, sembrano essere tutt’altro che terminate e prive di spunti di interesse e di analisi, cosa che fa di quest’anniversario un qualcosa di vitale da celebrare con interesse e attenzione, e non una semplice commemorazione di un personaggio ormai dimenticato e obsoleto.
Quindi tanti auguri di lunga vita a te, Mazinga Z!
OMAGGI A MAZINGA Z
Articolo pubblicato originariamente il 19 marzo 2012
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qui ne trovate la prova hemeroteca.lavanguardia.com/preview/1978/03/04/pagina-46/33765457/pdf.html?search=Mazinger ↩
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che, seppur contenente la storpiatura del nome del protagonista in “Ryo Kabuto”, può vantare le indimenticabili caratterizzazioni di Claudio Sorrentino/Ryo, Gil Baroni/Boss, Lino Troisi/Dottor Inferno, Armando Colonnello-Laura Gianoli/Barone Ashura ↩




