Parliamo di:

L’ultimo sorso del morto: Garota tra amore e dannazione

Davide Garota mette in scena una storia cruda e dalle tinte oscure, nella quale umanità e immortalità danzano in un vortice distorto di emozioni.

L'ultimo sorso del morto: Garota tra amore e dannazioneRisulta indubbiamente impegnativo scorgere il volto autentico de L’ultimo sorso del morto. Il delirio soprannaturale dipinto dalla mente di (1979) affonda le proprie radici nella sconfitta dell’uomo di fronte all’inesorabile trionfo della morte sull’amore. Tuttavia, cosa accadrebbe se fosse possibile porre un freno a questo tragico corso? A quale prezzo un tale risultato potrebbe essere raggiunto?

In California, dopo la morte della giovane moglie, l’ex Berretto Verde Jerry Braxter ha intrapreso la carriera di sicario per far fronte alle dispendiose cure della figlia, afflitta da una rara malattia che l’ha ridotta ormai ad un vegetale. Un giorno, di ritorno dall’ennesimo assassinio, ad accoglierlo nella mesta solitudine del suo appartamento trova un’ospite inatteso: la Morte in persona. Colpita dalle capacità del killer, questa gli offre un patto: finché egli continuerà ad uccidere, sua figlia resterà in vita ed egli stesso potrà considerarsi come il “messaggero della Morte”.

Pagina dopo pagina, il personaggio di Jerry Braxter rivela una natura cangiante, in bilico tra il legame affettivo verso la figlia e una propensione, un “talento innato” nel causare sofferenza, di cui l’immortalità – acquisita come premio per aver accettato il patto con la Morte – diventa drammatico catalizzatore. Non vi è più freno alla furia del sicario, come suggeriscono gli infiniti cadaveri (innocenti e non) lasciati lungo il suo peregrinare senza meta, tanto da rendere impossibile stabilire dove finisca Braxter e inizi la sua maledizione, dove finisca l’anima dannata e inizi l’uomo.

L'ultimo sorso del morto: Garota tra amore e dannazioneIn tal senso, è significativa la scelta dell’autore di deformare il volto del protagonista, rendendolo scheletrico e caratterizzandolo con un verde olivastro, come se si trattasse di una proiezione fisica della spietatezza di cui quest’ultimo si fa rappresentante. Di fronte a questa visione orrifica incubo e realtà si uniscono; il filo che intercorre tra i due punti cardine dell’intreccio – amore e morte – si rompe, all’apparenza inevitabilmente, e l’immortalità arde sulle ceneri di un’umanità ormai perduta.

Con L’ultimo sorso del morto, Davide Garota realizza un’opera pulp in cui originalità e citazionismo convivono in armonia. Impossibile, ad esempio, ignorare i riferimenti al cinema western ed erotico di Joe Damato (citato persino all’interno della storia) o all’immaginario di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, da cui il fumettista marchigiano attinge per la scelta delle ambientazioni (California e Messico) e la struttura dei dialoghi (taglienti e decisamente crudi); così come la caratterizzazione di Jerry Braxter richiama in parte il tema del soprannaturale e del dualismo tra luce e oscurità presente in buona parte dei soggetti scritti da Takashi Miike, famoso e controverso regista nipponico.

A tutto ciò, come abbiamo detto, Garota affianca scelte stilistiche convincenti e di grande impatto per quanto riguarda sia l’ambito del disegno sia quello della narrazione. Nel primo caso, è opportuno citare la scena del patto tra il protagonista e la Morte (richiamata successivamente sul finire della storia), interamente realizzata in bianco e nero e contraddistinta da un tratto irregolare, sporco ed evocativo, volto a generare una spinta empatica ed emozionale; il resto del volume è caratterizzato da tavole a colori, nelle quali sfumature e ombreggiature, insieme ad una desaturazione sempre puntuale e pertinente, hanno un ruolo fondamentale nella definizione di paesaggi e personaggi, contrassegnati da una fisionomia spiccatamente comunicativa.

Infine, menzione speciale per l’impostazione stessa delle tavole: il susseguirsi degli eventi respira attraverso uno storyboard ordinato e mai sopra le righe, utile nel prevenire quel senso di confusione quando ci si ritrova davanti ad inseguimenti o scene d’azione che, lungo tutto il racconto, accompagnano il lettore.

L'ultimo sorso del morto: Garota tra amore e dannazione

Per quanto concerne la componente narrativa, Garota ha dimostrato già in passato con Il fuoco non ha amici di avere un talento particolare nel raccontare storie in cui la personalità e la sfera della psiche rappresentano colonne portanti. Ne L’ultimo sorso del morto avviene un ulteriore e significativo lavoro di penna attraverso il quale la dimensione della riflessione entra in contatto con una componente marcatamente action.

In questo caso, l’alternanza tra silenzi – interiori e reali – e situazioni caotiche risulta un valore aggiunto poiché consente al lettore di osservare lo sviluppo dei personaggi o di conoscerne aspetti rimasti nascosti, favorendo così la maggiore comprensione di un’azione o di un dialogo presentati precedentemente. Allo stesso modo, il ritmo narrativo non subisce alcuno scacco, sia che ci si avvicini al climax di una sequenza sia che ci si ritrovi al suo picco minimo: l’attenzione rimane sempre alta.

In conclusione, L’ultimo sorso del morto rappresenta un ennesimo passo importante nella carriera artistica di Davide Garota, una scelta di genere forte e, soprattutto, portata avanti con consapevolezza verso l’affermazione di uno stile grafico e narrativo originale. L’anima adrenalinica dell’opera farà di certo felici gli appassionati di questo filone, senza privare chi aveva conosciuto e apprezzato le prime pubblicazioni del fumettista marchigiano di quel tratto più personale e intimista.

Abbiamo parlato di:
L’ultimo sorso del morto
Davide Garota
, 2016
194 pagine, cartonato, colori – 16,90€
ISBN: 978-88-6790-203-3

 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio