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Lucca Comics 2016: intervista ad Adam Tempesta

Durante Lucca Comics & Games 2016 abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Adam Tempesta riguardo Itero Perpetuo, la sua carriera e le sue opere future.
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Durante il abbiamo incontrato Adam Tempesta, autore e illustratore torinese, classe 1992, esordiente per con Itero Perpetuo.
A partire dalla sua prima pubblicazione, che abbiamo trattato diffusamente in questo articolo, abbiamo rivolto all’autore alcune domande sul suo percorso artistico e sulle sue pubblicazioni future.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam Tempesta

Adam Tempesta allo stand Eris.

Come hai iniziato a disegnare fumetti e come ti sei appassionato al disegno e alla street art?
Sin da quando ero piccolo, ho sempre disegnato, penso che il maggior imprinting che abbia ricevuto sia stato quando andavo all’asilo. Venivano organizzate delle gare di disegno, e quando salivo per andare alla mia sezione i fogli coi lavori di tutti i bambini dell’asilo erano appiccicati per le scale. Da quanto ricordo quella è stata la cosa che più mi spinse a disegnare. Poi in qualche modo ho scoperto i graffiti e la street art, che mi hanno avvicinato ancora di più a quello che ora vorrei fare: vivere di disegno e di illustrazione. Questo mi ha portato sempre più a sperimentare per trovare un mio stile, per riuscire a evolvermi costantemente.

Potrebbe essere stata anche una questione “ambientale”? Quando hai scoperto i graffiti nella tua città, sei entrato in un gruppo probabilmente.
Sì, certo. Anche se ora non sono un graffitista, dai 14 ai 16 anni facevo graffiti e andavamo sempre nelle fabbriche abbandonate. Avevamo una piccola compagnia, e la cosa che mi piaceva di più era poter fare disegni su superfici gigantesche o molto grandi, e farle in posti abbandonati mi piaceva ancora di più perché era in qualche modo una maniera per lasciare un segno in un posto in cui nessuno andava (se non proprio chi ci andava appositamente), non era una via principale, insomma.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam Tempesta

Mi hai parlato di quanto ti stimolasse disegnare su spazi ampi. Pensi di poter fare prima o poi un fumetto o qualcosa di simile sfruttando anche formati più ampi o forme particolari, riprendendo in mano questa passione di un disegno non limitato allo spazio circoscritto di un libro?
Sinceramente non ci avevo mai pensato. È una cosa che mi hai fatto venire in mente adesso, però… Certo! Mi piacerebbe tantissimo sperimentare su nuove forme e formati, non necessariamente un libro deve essere rettangolare, può essere anche triangolare o quadrato, anzi, è un buono spunto per imprese future.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam TempestaParlando di Itero Perpetuo, entriamo nel merito: la storia ha una sua complessità. C’è un incipit classico, ma è costruita in un modo preciso. Durante lo svolgimento si resta spaesati, e penso sia anche normale, e sul finale tutti i nodi vengono al pettine. Per cui è una storia che sembra essere stata ben studiata. In che modo l’hai preparata?
Magari ti deluderò con questa risposta (ride), ma sinceramente quando ho iniziato a disegnare gli storyboard di Itero Perpetuo in cui c’erano più scritte che altro, l’idea era che il personaggio A dovesse arrivare a B, e poi andando avanti nel fumetto e disegnandolo, ho fatto il resto. Mi piace dire che la trama è abbastanza lineare, ma quel che succede in mezzo sembra quasi distoglierti dalla trama, anche se il protagonista va sempre dritto, non cambia strada.

È una specie di Odissea vera e propria quindi, nel senso che c’è un obiettivo ma strada facendo hai sviluppato tutto, partendo solo da un’idea.
Esatto, strada facendo ho messo tutto assieme quando ho cominciato a disegnare gli storyboard. Quando mi è venuto in mente il soggetto ho pensato “io voglio parlare di questo”, ma quasi nulla era previsto della trama.

Quindi, quanto è stata importante la storia? Avevi un obiettivo preciso, ma alla fine dei conti hai lavorato praticamente improvvisando.
Esatto! L’importanza di quel che volevo dire, il soggetto da cui è partito tutto quanto, era basato sul disastro del Challenger, uno shuttle esploso due minuti dopo il lancio.
La storia doveva parlare di una donna, che è stata il personaggio simbolo di quella tragedia: il suo nome era Christa McAuliffe.
Inizialmente pensavo di parlare di lei, la storia doveva essere incentrata sulla sua figura, ma poi ho trasformato l’incipit iniziale. Per cui, quanto fosse importante per me la storia da cui ero partito, si vede soprattutto nella prima scena del fumetto, dopo in realtà è tutto improvvisato.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam TempestaCome mai hai deciso di cambiare all’ultimo, passando da una protagonista femminile a uno maschile?
Può sembrarti una sciocchezza, ma il motivo principale è che durante la storia il protagonista si sarebbe preso molte botte, graffi e mazzate, e allora non mi sembrava carino far picchiare una donna. Così ho pensato “ci metto il classico tipo americano col mascellone, così almeno possiamo fargli di tutto”.

Hai detto in un’intervista su Rolling Stone che la fantascienza non ti piace in realtà, ma Itero Perpetuo è anche una storia fantascientifica. Come mai questa scelta? Di solito quando una cosa non piace a un autore si tende a scartarla, no?
Sì, esatto. Effettivamente è strano, io non sono un fan della fantascienza. Ho visto alcuni film, ma non ho mai approfondito. Però forse la fantascienza ha quell’elemento che è lo spazio, il viaggio spaziale, che invece mi sono sempre piaciuti, fin da quando ero piccolo. Il fatto che si possa viaggiare nello spazio con un’astronave ti permette di rappresentare qualcosa di sconosciuto, visto che non sai bene cosa ci sia effettivamente. A me sembra un fattore su cui è bellissimo giocare, perché puoi usare qualsiasi espediente.

Ti ha dato quindi più possibilità per raccontare, è stato piuttosto un pretesto.
Esatto, poi appunto chi fa fantascienza ha determinati canoni. Quel che faccio io non è fantascienza, secondo me, perché non ho i paletti della fantascienza.

La storia è stata quasi del tutto improvvisata. Hai detto prima però che avevi un obiettivo: cosa volevi suscitare in chi avrebbe letto Itero? Alcuni hanno fatto rimandi letterari e cercato collegamenti “colti” per dare una traccia precisa alla storia, ma io personalmente durante la lettura mi sono trovato spaesato, non sapevo cosa stesse succedendo. Leggevo e me lo vedevo accadere davanti. Per me è stato soprattutto intrattenimento puro, mi sono divertito molto a leggerlo, piuttosto che esercizio letterario.
Sì, infatti la mia volontà principale era quella: cioè che chi lo leggesse si divertisse. L’idea di cui ho tenuto sempre conto quando stavo scrivendo la storia vera e propria, mentre disegnavo, era far arrivare il lettore in un punto in cui dicesse “Ah, adesso succederà questo perché secondo me l’autore vuole fare questo gioco”, però in realtà poi non succedeva assolutamente quello, e quindi il lettore si sarebbe ritrovato doppiamente spaesato: un inganno. Chi legge cerca di capire cosa ho voluto fare ma in realtà non lo capisce.
In poche parole, una delle cose che cerco sempre di fare, e cercherò sempre di fare, è lasciare il lettore spaesato, voglio che chi legge sia sempre presente fino all’ultima pagina, potendosi aspettare di tutto.

Alla fine dei conti in Itero Perpetuo viene delineato, seppur indirettamente, anche un concetto di tempo, un’idea di circolarità fra inizio e fine. In questo c’è qualcosa di tuo? Hai una tua personale idea di come funziona il tempo, o ne hai adottata una in particolare per Itero?
Questa domanda è molto difficile! A me piacciono molto lo spazio e il tempo, e riflettere sui discorsi esistenziali in generale, però sinceramente è un’idea che mi è venuta improvvisando, perché mi piaceva e ho voluto inserirla. Però non ci ho mai riflettuto troppo.Lucca Comics 2016: intervista ad Adam TempestaPer i disegni, ci sono ispirazioni evidenti ad alcuni autori underground, ma la cosa che salta più all’occhio è che quasi tutto è vivo. Anche l’astronave che passa ha una sua vita, è un mondo organico vivente anche nelle cose inanimate. Questo mi fa pensare a Jesse Jacobs ad esempio, ci sono altre ispirazioni?
Sì, uno di questi personaggi è proprio Jacobs. I due che mi hanno ispirato moltissimo per Itero Perpetuo sono Michael DeForge e Jesse Jacobs. Quando andai a far vedere gli storyboard ai ragazzi di Eris, la storia gli piacque molto. C’erano già mostri e creature strane, però quando mi hanno fatto poi vedere i lavori di Jacobs e DeForge, mi si è aperto un mondo, perché in loro ho avuto l’impressione che i graffiti fossero entrati nei fumetti. Il loro stile mi è piaciuto davvero tantissimo, e mi hanno influenzato molto.
Poi ci sono vari riferimenti ad Adventure Time, che a me piace moltissimo. In molti mi hanno detto che Itero Perpetuo lo ricorda un bel po’.
Parlando di autori meno recenti, soprattutto nel periodo degli anni ’90, c’è sicuramente Jim Woodring. Anche per lui, da quando l’ho scoperto, ho avuto una mania per tutto quello che ha fatto.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam TempestaMi dicevi che con Jacobs e DeForge hai avuto l’impressione che i graffiti siano entrati nei fumetti.
Non accade solo in Italia, ma è da un po’ che vari autori emergenti si occupano anche di street art, penso a Martoz ad esempio, ma potrei citarne molti altri.
Finora non è stato certo scontato che il fumetto fosse legato ai graffiti e alla street art. Piuttosto si è sempre pensato al cinema e alla letteratura. Quindi è una tendenza nuova.
Infatti, è una tendenza nuova che a me piace tantissimo. In qualche modo si riesce a incrementare su carta tutta la scena dei graffiti e della street art. Si riesce a metterle in un libro, a intrattenere la gente, a veicolare un’arte molto contemporanea. Secondo me chi fa graffiti e fa anche fumetti ha un tratto molto distintivo, che spero di vedere sempre più spesso in molti altri autori. Perché quando fai graffiti, sei legato a farli in maniera veloce, hai una sola possibilità, non puoi cancellare o studiare schemi. Per cui il tuo scopo primario è che tutti vedano, mostrando te stesso al 100% senza barriere. Forse questo concetto, mischiato ai fumetti, permette alle opere e agli autori di essere più sinceri e di mostrarsi per come sono.

Alcuni fra coloro che fanno graffiti hanno un codice, una loro filosofia su come farli. Secondo te può essere compatibile il fatto di mettere graffiti su carta con l’idea “purista” di chi fa graffiti?
Dunque, i puristi dei graffiti in teoria ovviamente non vedrebbero di buon occhio questa tendenza. Ma sinceramente conosco molti puristi dei graffiti, persone che hanno la testa quadrata in questo senso, e che pensano che i graffiti debbano essere solo illegali. Ma non mi accade mai di ricevere da loro insulti o critiche quando faccio fumetti dopo aver realizzato graffiti. La mentalità della vecchia scuola dei graffiti è che devi essere illegale, come unica verità. Ma penso che una “corrente” per sopravvivere debba anche evolversi, non puoi restare legato per sempre agli anni ’90, o a una vecchia mentalità.

Certamente, fra l’altro fare graffiti anche in maniera legale dà differenti possibilità a chi li realizza, come ad esempio dei tempi di studio maggiori.
Certo, chi dipinge su muro in maniera legale è comunque uno street artist, anzi lo ritengo più un pittore, non c’è niente di male. Ognuno ha il suo mestiere, i pittori esistono fin dall’anno mille, tutti dipingevano su muro ed era una cosa normalissima.

Lucca Comics 2016: intervista ad Adam TempestaPer chiudere, stai lavorando già su qualcos’altro? Abbiamo detto che non ti piace la fantascienza, per cui probabilmente non sarà un fumetto di fantascienza.
Ora sto lavorando a un nuovo fumetto, sono agli storyboard, per cui ho iniziato da poco.
Se in Itero Perpetuo si sente un retrogusto fantascientifico, stavolta mi concentrerò totalmente sui toni della favola.
Però questa volta vorrei realizzarlo tutto a colori, per cui sarà più dettagliato e avrà meno pagine, perché vorrei creare disegni più articolati rispetto a Itero, e stavolta la protagonista sarà una ragazza.
Il tutto è quindi incentrato sulle favole ma ci saranno sempre quegli elementi che adoro: eventi accidentali e svarioni.
Quello che vorrei fare ora coi colori è simile a ciò che ho fatto con la copertina di Itero Perpetuo; quindi un qualcosa di psichedelico e allucinogeno, mantenendo l’idea di fondo che dicevo prima: chi legge deve essere preso fino all’ultima pagina e non deve capire cosa lo aspetta.

Con questa protagonista pensi di riuscire stavolta a continuare o pensi di cambiare di nuovo idea? (ride)
No (ride), questa volta è lei. Non si cambia.

Quanto pensi di lavorarci su? Hai già preventivato qualcosa?
Guarda, ora te ne parlo, ma è la prima volta che lo faccio, non l’ho neanche detto ai miei editori (ride), comunque: ora – come dicevo – sto preparando gli storyboard, dovrò vedere se tutto funziona e fare i cambiamenti necessari, per poi inchiostrare tutto. Poi darò i colori.
A me piace prendere le cose con calma, anche perché fortunatamente ho un lavoro, quindi devo riuscire a incastrare queste due cose. Per cui secondo me fra due anni potrebbe essere pronto un nuovo volume.

Allora attendiamo con ansia, grazie mille per la disponibilità!
Grazie a te!

Intervista realizzata dal vivo il 29 ottobre 2016, durante il Lucca Comics & Games.

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